Dell’Utri canta, La Loggia
canta, Schifani piange, la Prestigiacomo non canta, Pisanu non canta non
piange e non ride, Miccichè si mette le mani in tasca e mastica
gomma americana, Cuffaro batte le mani… Forza Italia, che questi siamo
noi. Karaoke per l’Inno di Mameli.
Siamo uno splendido fiume che
scorre verso la libertà, e dico alla sinistra: attenti,
perché se no, questo
fiume – ministro Pisanu permettendo – lo facciamo scorrere sino a Roma»

Silvio e Gianfranco (Miccichè) cantano rivolti alla platea. Qualcuno vuole dare al Presidente del consiglio il testo, ma Silvio lo ferma divertito: conosce a memoria l’Inno di Mameli, ci mancherebbe. Eccoli i bravi ragazzi di Forza Italia. Con qualche ruga in più, qualche capello bianco, qualche preoccupazione perché – anche in Sicilia – le lune di miele non sono eterne, e loro lo sanno benissimo.
Ci voleva il catino pieno: il padiglione 20 della Fiera del Mediterraneo che non sarà il Maracanà, ma conta i suoi 8 mila posti a sedere (in tutto i forzisti saranno stati 12 mila). C’era un bisogno vitale di bagno di folla, ci volevano migliaia di strette di mano, ci voleva la parata e il collettivo autoattestato di esistenza. Quando il futuro si fa incerto, non è male fortificare il morale delle truppe: 192 pullman da tutta la Sicilia. Si torna alle radici, a 10 anni fa. E si torna – naturalmente, geneticamente, inevitabilmente – alla Sicilia, cornucopia di consensi per Forza Italia. Per Berlusconi è una scelta obbligata.
Sentiamolo: «Quasi non credo ai miei occhi. Siamo uno splendido fiume che scorre verso la libertà, e dico alla sinistra: attenti, perché se no, questo fiume – ministro Pisanu permettendo – lo facciamo scorrere sino a Roma». Ai fotografi: «Domando di fare spazio, il ministro dell’interno mi dice che non risponde della vostra integrità fisica…». E scende dal palco, si mette a sedere fra Pisanu e la Prestigiacomo, per costringere fotografi e cameraman ad allontanarsi. Dura mezz’ora il teatrino coi fotografi. Il fatto è che si deve arrivare alle 18.30 per il primo tg Mediaset, quello di Italia1.
Berlusconi: «Ma siamo una cifra così esagerata che staremo insieme poco, sarò costretto a parlare poco. Dieci anni per la libertà, e siamo ancora qui. Avevamo tanti progetti per la nostra vita, io avevo un mestiere in cui mi sentivo realizzato pienamente, ma gli avvenimenti incalzavano… E dopo ciò che era successo con i partiti della prima repubblica, la sinistra, con il 30% dei voti si preparava ad avere l’80% dei seggi in Parlamento. E allora ci demmo di fare, con la Lega e Alleanza nazionale che marciava verso la libertà, e ciò che restava di quei partiti… Ma l’accordo non fu possibile, e dissi: se proprio non si potrà mettere in campo un esercito contro la sinistra, beh allora lo farò io… e una sera di dicembre, avevo per festeggiare il Natale la mia famiglia e i dirigenti più importanti del mio gruppo: trovai un muro di no, tutti mi dissero no, compresa mia madre che era fra le più accese sostenitrici che io continuassi a fare il mio lavoro…
Ma io le dissi: mamma, sento il dovere di farlo. Mia madre di notte tornò a Arcore: se senti il dovere di farlo devi trovare il coraggio di farlo. In poco tempo dovemmo montare una forza politica. E c’era con me il capo dell’organizzazione, Marcello Dell’Utri, e individuammo un uomo per ogni regione che suscitasse le adesioni, deciso a presentarsi di lì a qualche mese. Scegliemmo i nostri migliori uomini, per la Sicilia c’era Gianfranco Miccichè. Quando gli dissi: Gianfranco è fatta, lui stette zitto, e pensavo che pensava a tutti i soldi che avrebbe perduto perché era una scelta che imponeva un sacrificio economico rilevante, e poi mi disse: sono qui, agli ordini, pronto a lavorare. Andammo alle elezioni, per trasformare il Paese, quello Stato che avevamo ricevuto in eredità e che ci parve molto lontano da quello che avrebbe dovuto essere. Poi ci fu un colpo di mala giustizia e di Palazzo che privò la sovranità popolare del governo che si era dato.
E so quanto tempo abbiamo perso per quanto accadde allora. Se non ci fosse stato quell’incidente antidemocratico, oggi saremmo qui a festeggiare dieci anni di governo, e l’Italia sarebbe in grado reggere la competizione con gli altri paesi del mondo. Fummo costretti alla traversata nel deserto e difendemmo la democrazia e la libertà contro il comunismo….
Costruendo questo progetto, abbiamo affrontato tutte le sfide elettorali che si sono presentate: e vittorie nel ’99, nel 2000, 2001, 2002… Ma c’è una piramide di uomini vecchi nelle istituzioni, funzionari nell’amministrazione pubblica rimasti lì a sfruttare, e siamo riusciti a diminuirne il numero, a trasferirli ma non a metterli fuori. Abbiamo bel chiaro ciò che dobbiamo fare: ho firmato un contratto coi cittadini in modo solenne: diminuire la pressione fiscale, impegno vivo, vitale assoluto, meno tasse per tutti… Ci siamo scontrati con crisi mondiale che nessuno poteva prevedere, l’11 settembre, Iraq, Afghanistan, crisi delle borse, impatto duro dell’euro, e infine i disastri, le truffe di cui ha sofferto la nostra economia, Cirio e Parmalat. Ma l’Italia va meglio di Francia e Germania, è riuscita a tenere in ordine i conti pubblici. E senza aumentare di una lira le imposte, senza mettere le mani nelle tasche dei cittadini, abbiamo aumentato le pensioni più basse…».
«Abbiamo abolito molte tasse e adempimenti burocratici, introducendo la riforma della scuola, del lavoro, della previdenza, che stanno cambiando il nostro modello di sviluppo. Abbiamo adempiuto al nostro contratto. Per l’occupazione avevamo promesso un milione e mezzo posti di lavoro, ne abbiamo creati un milione e 338 mila. Avevamo promesso sicurezza per i cittadini: stiamo creando un esercito del Bene da contrapporre all’esercito del Male, siamo il paese più sicuro d’Europa. Infine Grandi Opere: ecco oltre 93 miliardi di vecchie lire, già appaltate, prevalentemente al Sud. E c’è il Ponte sullo Stretto di cui si parla da decenni e che consentirà a questa terra meravigliosa e a voi di sentirvi italiani al 100%. Sentirete una italianità nuova, più profonda. La realizzazione del ponte questa volta si farà,entro pochi mesi sarà bandita la ricerca per il General Contractor. Lo sappiamo: bisognerà intervenire sulle ferrovie dell’isola. E verrà l’amaro in bocca alla sinistra che in Europa ha fatto fare un pronunciamento contro il Ponte sullo Stretto, ma lo abbiamo aggirato. Moralità è non rubare, ci mancherebbe altro, ma anche mantenere gli impegni che si assumono con gli elettori. Insomma: la forza di un sogno, cambiare l’Italia. Cambiare l’Italia: meno costi per lo Stato, meno tasse per tutti. La sinistra non vincerà, anche se Bertinotti è persona limpida e intellettualmente onesta, ma con Bertinotti non riuscirebbe a governare. Rifondazione propone che lo Stato, dopo due anni di disoccupazione, dovrebbe assumere chiunque, ma così fallirebbe».
E finisce così: «meravigliatevi di ciò che siamo
riusciti a fare. Chi crede vince. Riusciremo battere il triciclo?».
«Siii». «Riusciremo a oltrepassare il 50%, e governare
per altri cinque anni?». «Siii». «Le tre I della
Sinistra? Insultare, insultare, insultare Berlusconi. Ci faremo intimidire
dalle tre I della sinistra?». «Noooo». Inenarrabile:
al di là del bene e del male.
Forse non si saranno uniti ai cori i lavoratori della Keller, della
Lts, dell’Imesi, dell’Infotel e della Tecnosistemi, aziende del palermitano
in crisi, che hanno portato i loro striscioni davanti alla Fiera del Mediterraneo.
Da mesi in attesa di Cassa integrazione, quelli della Lts hanno scritto:
«Presidente ci consenta, ma stiamo morendo di fame».
Lungo la strada del ritorno verso
l’aeroporto Berlusconi potrà vedere i suoi manifesti elettorali:
sul suo ritratto gigantesco
mani ignote hanno disegnato il lungo naso di Pinocchio.
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