“Signor Presidente,
consenta anche a me di associarmi alle sue parole,
di salutare, come capo del Governo, l’elezione di Benedetto XVI, pontefice
della Chiesa Cattolica e vescovo della città in cui questo Parlamento
vive e opera. Egli ha fatto della verità e della libertà
il punto inscindibile del suo pensiero e della sua azione. Lo avete sentito
voi stessi quando, su invito del presidente Pera, ha pronunciato proprio
nella biblioteca del Senato un illuminante discorso sul futuro dell’Europa.
Lo Stato italiano e il Governo nazionale non trascureranno alcuno sforzo
per rendere sempre più feconda, più solidale la convivenza,
ciascuno nel proprio ambito, tra le istituzioni repubblicane e le istituzioni
ecclesiali.
Signor Presidente, onorevoli
senatori, il Governo si presenta alle Camere per un atto di chiarimento
politico.
La coalizione che ha vinto le elezioni nel 2001, ricevendo
il mandato diretto ed esplicito dagli elettori per governare, attraversa
ora una fase di difficoltà. Poco più di due settimane fa,
nelle elezioni regionali, il Paese ha mandato un segnale di disagio che
per la sua dimensione ha un chiaro significato. Ho compreso questo segnale
ed intendo dare un’adeguata risposta politica.
La democrazia è fatta anche di queste cose:
chi governa deve attendersi consenso e dissenso, stabilità e crisi.
Solo i sistemi autoritari non ne conoscono la dialettica e, tantomeno,
un franco conflitto sia fra la maggioranza e l’opposizione, sia all’interno
stesso dell’opposizione e della maggioranza. Considerare fisiologico quel
che accade può servire allo scopo di non drammatizzare artificialmente
situazioni complicate che vanno comunque risolte alla radice e naturalmente
nell’interesse generale del Paese. Credo di poter dire con soddisfazione
che almeno su un punto, ma decisivo in questo Parlamento e nella cultura
civile dell’Italia non agiscono più le divisioni del passato.
Non c’è settore o cultura politica che non
riconosca come valida, dopo le tristi esperienze degli anni scorsi, la
regola secondo cui la maggioranza, che ha il mandato di governare, governa.
Se l’Esecutivo, scelto dagli elettori, entra in crisi sono gli stessi elettori
a dover decidere del destino politico del Paese, a norma di buon senso
e secondo la nostra Costituzione che recita, nel suo primo articolo, che
la sovranità appartiene al popolo. Nessuno ha prospettato un cambio
di maggioranza parlamentare alle spalle del corpo elettorale. Anzi, tutte
le forze politiche, che compongono l’attuale maggioranza, hanno formalmente
rinnovato la loro fiducia al Presidente del Consiglio e gli hanno chiesto
di dare vita ad un nuovo Esecutivo.
Questa sfida io intendo accettarla, formando un nuovo
Governo che sia in grado di dare le risposte che il Paese in questo momento
richiede. I valori fondanti di questa coalizione ed il suo programma hanno
una forza, direi un nitore che ci consentiranno di superare ogni difficoltà
e di adempiere al mandato conferitoci dagli elettori. Credo fermamente
nella virtù della stabilità e della continuità di
Governo. Penso che abbiamo realizzato alcune cose di grande spessore in
questi anni di riforme economiche, di riforme istituzionali e di conduzione
della politica estera e di sicurezza del Paese nella burrasca seguita l’11
di settembre.
Siamo ora di fronte ad una discussione aperta, libera,
trasparente che ha una premessa comune di indefettibile: questa è
la maggioranza scelta dagli elettori per governare il Paese; questa è
la maggioranza che lo farà sino alla fine della legislatura.
Questo è l’obiettivo che tutti noi della maggioranza
condividiamo e che ci unisce più di ogni possibile differenziazione.
Voglio ricordare qui che più di dieci anni fa abbiamo iniziato un
cammino comune per costruire qualcosa che in Italia non c’era: una coalizione
politica che fosse in grado di dare coesione ed identità alla maggioranza
moderata e liberale del Paese, a quei milioni di italiani che, stanchi
delle consuetudini di una vecchia politica che pensava di risolvere i problemi
creando debiti che pesano sulle spalle delle generazioni successive, chiedevano
e chiedono un cambiamento, riforme, modernizzazione, speranza in un futuro
in cui lo Stato fosse al servizio dei cittadini e non i cittadini al servizio
dello Stato. Oggi possiamo rivendicare con orgoglio quanto sia stata difficile
e insieme straordinaria l’impresa che abbiamo organizzato fino ad ora e
che sentiamo assolutamente di non dover lasciare incompiuta. Tradiremmo
non solo noi stessi, ma prima di tutto chi ha creduto e chi crede in noi.
Noi, della Casa delle Libertà, tutti insieme
abbiamo dato voce e rappresentanza politiche, identità e coesione
ad una parte maggioritaria del Paese. Tutti insieme abbiamo dato vita ad
un nuovo modo di affrontare la politica e le sue sfide.
Vorrei che avessimo l’orgoglio di quanto abbiamo fatto
insieme in questi anni di Governo, i quattro anni più difficili
della storia recente del mondo, gli anni del terrorismo internazionale,
della più lunga crisi economica europea, del cambio della moneta
con tutte le conseguenze positive e negative che ha portato; anni nei quali
abbiamo garantito ad un Paese una guida sicura.
Abbiamo messo fine all’instabilità permanente
del nostro sistema. Abbiamo accresciuto il ruolo ed il prestigio internazionale
dell’Italia. Abbiamo realizzato riforme rinviate per decenni. Abbiamo dato
avvio ad un lavoro imponente con l’ambizione di cambiare profondamente
il nostro Paese portandoci sulle spalle i pesi del passato.
Sono orgoglioso di questa nostra storia comune, di
questa nostra storia di più di un decennio. Sono assolutamente fiducioso
che questo momento di difficoltà possa essere superato, perché
la nostra forza deriva dalla coscienza di questa nostra storia comune vissuta
con passione e con determinazione. Una passione e una determinazione che
ci hanno consentito di superare insieme ostacoli che apparivano difficili,
se non addirittura insormontabili.
Ora, per rilanciare la nostra azione, è mia
intenzione aggiornare il nostro programma accrescendo i nostri sforzi per
difendere il potere d’acquisto delle famiglie, per sostenere le nostre
imprese, per imprimere un rinnovato e deciso sviluppo al nostro Sud. Per
questo intendo rafforzare la compagine del Governo. Ma è anche,
e soprattutto, necessario dare nuovo slancio e nuova coesione ai nostri
partiti, anche trasformando la nostra alleanza di oggi per dare un futuro
stabile e sicuro a questa nostra decennale storia comune.
A voi, amici della maggioranza, che in tutti questi
anni mi avete sostenuto, chiedo innanzi tutto di avere fiducia. Fiducia
in noi stessi, fiducia nei nostri valori, fiducia nella nostra storia.
Con la vostra fiducia e con il vostro sostegno abbiamo scritto pagine importanti
per il nostro Paese. Con la vostra fiducia e con il vostro sostegno sono
sicuro che ne scriveremo molte altre ancora. Nei Paesi europei, dove il
sistema istituzionale già lo consente, il Premier, eletto direttamente
dal popolo, adegua la squadra di Governo ogni volta che si presenta la
necessità sotto la sua diretta responsabilità, senza lunghe
ed estenuanti crisi politiche e verifiche parlamentari. Così si
fa nelle più avanzate democrazie occidentali.
Per conseguire questo risultato il sistema costituzionale
nel nostro Paese richiede invece una serie di passaggi formali, a partire
naturalmente dalle formali dimissioni del Governo.
La riforma costituzionale di questa maggioranza adeguerà
il nostro sistema di Governo alle moderne democrazie. Ma ora, dovendo dar
vita ad un nuovo Governo, non mi posso sottrarre al passaggio attraverso
una formale crisi di Governo. È con questo spirito che ho convocato
in questo stesso Palazzo il Consiglio dei ministri per recarmi subito dopo
dal Capo dello Stato.
Vi ringrazio dal profondo del cuore.”
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