Ufficiali della Guardia di Finanza di Milano hanno consegnato l’invito a comparire a fine di novembre, convocando i due indagati per il 3 dicembre ma né Berlusconi né Mills si sono però presentati all’interrogatorio. Al premier la Procura contesta due ipotesi di reato: corruzione in atti giudiziari di un testimone e concorso in falsa testimonianza.
“Una cosa totalmente campata per aria, già ampiamente smentita e di nessuna consistenza”: Silvio Berlusconi ha parlato dell’avviso a comparire durante l’odierno Consiglio dei ministri usando un tono sarcastico e distaccato. Lo riferisce il ministro per le Politiche comunitarie Giorgio La Malfa, sostenendo che il premier si è detto “molto deciso e molto convincente”.
Duro invece il commento del sottosegretario alla presidenza del Consiglio Paolo Bonaiuti. Riferendosi all’avviso di garanzia che la Finanza consegnò a Berlusconi durante i G7 a Napoli, il portavoce del premier ha detto: “Oggi, come nel ’94, il Corriere della Sera va contro il premier”. Gli ha fatto eco Gaetano Pecorella, onorevole di Forza Italia e presidente della commissione Giustizia della Camera: “Siamo alle solite. Il solito tintinnare di manette ogni volta che ci si avvicina ad una scadenza elettorale”.
Anche l’avvocato Niccolò Ghedini, difensore di Berlusconi, prima lamenta la violazione del segreto istruttorio e la mancata pubblicazione delle ragioni della difesa, poi chiosa: “La sintesi dell’intera vicenda è una sola e non è giuridica. E’ iniziata la campagna elettorale”.
L’inchiesta dovrebbe chiudersi in tempi brevi. Secondo quanto si
apprende da fonti investigative, i due pm titolari dell’inchiesta, Alfredo
Robledo e Fabio De Pasquale, avrebbero già in mano tutte le carte
necessarie a provare la tesi della corruzione. In questi giorni, i magistrati
stanno ascoltando alcuni testimoni prima di procedere con la chiusura delle
indagini. E’ presumibile dunque che un’eventuale richiesta di rinvio a
giudizio per il premier arrivi a fine febbraio.
All Iberian, Berlusconi assolto
“perché il fatto non è più reato”
Rese note le motivazioni con
cui in settembre
il premier è stato prosciolto
dall’accusa di falso in bilancio
MILANO 27 dicembre 2005 – Silvio
Berlusconi e tre ex manager Fininvest sono stati prosciolti, al termine
del processo All Iberian, in cui erano imputati per falso in bilancio e
false attestazioni, in quanto, in base alla nuova normativa sui reati societari,
i fatti non sono più previsti dalla legge come reato. Lo scrivono
i giudici della seconda sezione penale di Milano nelle motivazioni della
sentenza, che nel settembre scorso ha posto fine a una vicenda giudiziaria
cominciata nel ’95.
Riguardo al falso in bilancio, i magistrati fanno notare che alla luce delle novità legislative sull’argomento (volute proprio dal governo Berlusconi) il pubblico ministero “non ha contestato uno degli elementi specializzanti previsti dalla novella (le nuove norme, ndr), ovvero il superamento delle soglie di punibilità: né tale circostanza può ritenersi contestata implicitamente, atteso il tenore delle imputazioni che, attribuendo le entità delle omissioni oggetto del reato a più annualità, non consente, tramite il raffronto con i bilanci, di considerare all’evidenza superate le soglie in relazione alle singole annualità”.
E dunque, visto che per i giudici non risulta contestato “uno degli elementi costitutivi” del reato così come configurato dalle nuove norme, gli imputati devono essere prosciolti perché il fatto in sé “non è più previsto dalla legge come reato”.
Nel corso del dibattimento, su questo punto, erano state presentate due tesi contrapposte. Secondo il pm, Francesco Greco, il reato di falso in bilancio doveva essere considerato come prescritto; mentre per i difensori del presidente del Consiglio il falso in bilancio non costituisce più reato. E, come si legge adesso nelle motivazioni, il collegio giudicante ha accolto gli argomenti della difesa.
Stessa conclusione anche per
il secondo capo di imputazione, le false attestazioni alla società
di revisione Arthur Andersen.
| L’entoruage di
Silvio Berlusconi, con tutta la sua schiera di avvocati – deputati, si
scaglia contro il Corriere della Sera, colpevole di aver pubblicato la
notizia di un invito a comparire per corruzione eluso dal premier lo scorso
3 dicembre.
L’articolo parla di un versamento di «non meno di 600mila dollari» effettuato nel 1997 da parte del manager Fininvest Carlo Bernasconi su conti svizzeri dell’avvocato inglese David Mills per ottenere la sua falsa testimonianza in inchieste italiane proprio sulla Fininvest. Una vicenda già nota (ma non nei dettagli e nelle cifre) sulla quale il premier era stato invitato a rispondere all’inizio del mese dai magistrati milanesi. Non presentandosi. Per commentare le sue vicende giudiziarie il presidente del consiglio sembra preferire qualsiasi cosa ad un incontro faccia a faccia con i giudicie: anche le sedi meno appropriate. Come il consiglio dei ministri riunito per varare la nomina di Mario Draghi a Bankitalia: «Il Presidente del Consiglio – riferisce il ministro Giorglio La Malfa – dice che si tratta di una cosa campata per aria, ampiamente smentita e di nessuna consistenza. In Cdm ne ha parlato in modo serio e convincente». O meglio, per usare le parole di Francesco Storace, «il presidente del Consiglio è molto indignato e tutto il Cdm è altrettanto». Una congiura di giornali e procure
Ma sulla sostanza dei fatti riportati dall’articolo, in attesa degli accertamenti giudiziari, arriva un’indiretta conferma: l’inchiesta c’è, le cifre contestate sono vere, l’invito a comparire anche. E difatti Bonaiuti, parla di «atti coperti da divieto di pubblicazione», ma non di notizie inventate. Mentre l’avvocato – deputato Nicolò Ghedini, polemizza coi giudici: «Notizie vietate. Come sempre non risulta che la Procura di Milano avvii una indagine per verificare la fonte». Quanto alla linea difensiva, Ghedini, in una lunga nota ribadisce che : «a) Silvio Berlusconi ha cessato ogni carica aziendale dal gennaio del 1994; b) l’avvocato Mills è stato il testimone principale utilizzato dall’accusa contro la Fininvest. Pagare un teste per essere accusati non sembra una operazione molto astuta; c) Silvio Berlusconi non ha mai avuto incontri per i processi con Mills, tantomeno nel 1997; d) la dazione di denaro sarebbe stata effettuata dal Bernasconi, oggi purtroppo deceduto, ma che più volte è stato ascoltato dalla Procura e dal Tribunale e mai ha prospettato situazione siffatta, pur avendo offerto ampia collaborazione con l’A.G.. Certo che è facile utilizzare un morto, che non può smentire, per sostenere un’accusa». Per sostenere una difesa, invece, basterebbe presentarsi in Procura e spiegarsi. |
![]() |