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ROMA 12 marzo 2010- Con tutta l’ energia di chi si
sente in grado «di battere Carnera a braccio di ferro», e la
cattiveria di chi deve inventare e imporre una realtà di fantasia,
Berlusconi cerca di rovesciare la disfatta delle liste e dei ricorsi in
una vittoria elettorale. Per riuscire nell ‘ i m p r e s a s i
a f f i d a completamente e solamente alle sue leggendarie doti di comunicatore.
E oltre a raccontare la sua versione dei fatti, carica a testa bassa i
magistrati e la sinistra (complici i giornali), sempre più uniti,
nella sua descrizione del mondo, nel tentativo di eliminarlo con mezzi
giudiziari per afferrare il potere, «come hanno sempre fatto, perché
la loro tradizione è quella dell’ Urss». «Basta! E’
un disco rotto», esplode Bersani. In effetti i contenuti, le frasi
del Cavaliere sono sempre quelle, ma è il tono che si alza, la violenza
verbale: «Stanno tentando di fare contro di noi una grande porcheria
a cui daremo una risposta forte e dura», e cresce la violenza acustica
con cui urla l’ anatema «ver-gogna-te-vi» rivolto anche ai
giornali. Toni incendiari che aumentano man mano che si avvicina la manifestazione
del 20 marzo, a cui magari parteciperà anche Bossi: «Ci saranno
bandiere leghiste alla manifestazione», che però non risparmia
battute al veleno: «Come segretario avrei mandato a portare le liste
qualche persona per bene ma anche qualche persona decisa. Berlusconi dice
che sono stati i radicali a impedirci di presentare le liste. Io non mi
sarei fatto fermare da gente che non mangia, che digiuna e non ha energie
addosso». Il clima si arroventa, così Bondi può dire
che si «stanno ricreando le stesse condizioni che hanno reso possibile
l’ attentato avvenuto a Milano lo scorso dicembre», naturalmente
dando la colpa a Di Pietro e alla sinistra. Berlusconi nel salone dell’
Hilton dove ha radunato i suoi, si trova di fronte un partito disorientato,
sotto shock, che senza la lista Pdl a Roma, rischia di rimanere in blocco
a casa. Il Cavaliere deve serrare i ranghi e prima di tutto assolve i dirigenti
pasticcioni: «Li ho interrogati per ore e non hanno responsabilità.
Hanno voluto far passare, anche tra noi, che si sia trattato di incapaci,
ma non è così e dobbiamo ora far cambiare nella testa dei
nostri elettori e di noi stessi questa idea». Idea pericolosa alla
vigilia delle elezioni. Urge una promessa, sostanziosa: «A tutti
coloro che corrono il rischio di non essere in lizza, garantiamo che se
si impegneranno in campagna elettorale come se fossero candidati, premieremo
il merito e saranno protagonisti della giunta». Tradotto, significa
che tutti i ras che porteranno consistenti pacchetti di voti alla Lista
Polverini, saranno ricompensati con un bell’ assessorato o incarico di
pari valore. Rinsaldate le speranze dei «berluscones» romani,
il Cavaliere passa al repertorio tradizionale contro sinistra e magistrati.
Dopo il duro documento del Csm anche l’ Anm con il suo presidente Luca
Palamara esprime tutta la sua indignazione: «C’ è un clima
insostenibile in cui la magistratura e i singoli magistrati quotidianamente
sono destinatari da parte del presidente del Consiglio di offese e invettive
che stanno oramai minando la credibilità delle istituzioni».
Ma Berlusconi è caricatissimo, «un discorso da combattente»,
lo definisce il sindaco Alemanno.
Primo bersaglio è l’ opposizione che manifesta:
IL PREMIER Il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi
«Sabato in piazza sfilano a braccetto Bersani, campione della
faziosità, Di Pietro, campione del giustizialismo, e la Bonino,
campione della cultura radicale. Insomma, un’ amalgama terrificante».
Quindi tocca ai magistrati che non hanno accolto la lista fuori tempo massimo,
prima fra tutti «una magistrata che avrebbe dovuto rincorrere i delegati
Pdl per permettere a milioni di cittadini di esprimere il loro voto per
il primo partito italiano» e invece è rimasta nel suo ufficio
«dove, guarda caso, ha in mostra un ritratto del Che…». Per
Berlusconi è troppo: «In Iraq e Afghanistan garantiamo il
votoe qui ci viene interdetto il diritto fondamentale della democrazia…
Vergogna!».
Ma dopo le regionali, avverte Berlusconi: «faremo
la grande riforma della giustizia con assoluta intenzione a definirla come
riforma dello Stato, come riforma costituzionale».