Attacco ai diritti
Berlusconi a reti unificate
Care amiche, cari amici, vi sto truffando.
Berlusconi invade le case degli italiani all’ora di cena per
annunciare l’ultimo imbroglio, quello sulle pensioni. Parla come un padre
di famiglia che deve far quadrare i conti, come se i soldi delle pensioni
fossero una sua concessione e non quelli dei lavoratori. Sostiene l’ineluttabilità
della «riforma», perchè altrimenti salta tutto e i pensionati
di oggi e di domani (i giovani, che oggi sono precari o disoccupati) non
potranno, nel 2030, avere la certezza del reddito.
Lui, Berlusconi, può farla la «riforma» quella
vera, perché possiede poteri taumargici, è «Unto dal
signore» e sostiene di avere la fiducia degli italiani. Di più,
ai telespettatori promette che dal 2008, potranno certo andare in pensione
con 40 anni di contributi (un sacrificio, ma cosa non si farebbe per accontentare
il premier?), ma se qualcuno arrivato a 65 anni volesse continuare a lavorare
allora ci sarebbe anche un premio del 32% sulla retribuzione. Ragazzi,
questo è il Nirvana, perché nessuno ci ha pensato prima?
Ci voleva un abile piazzista come Berlusconi per vendere un prodotto
così difficile come l’attacco alla previdenza, uno scoglio su cui
si era infranto il suo primo governo nel 1994. Ma il premier ci riprova,
è convinto che sia cambiata l’aria, che la ventata neoliberista
che spira in Europa, dove le pensioni sembrano essere la sola vera emergenza,
gli possa garantire appoggi importanti. La strategia di Berlusconi e Tremonti
è chiara: constatato il fallimento delle loro promesse elettorali
(vi ricordate? boom economico, meno tasse, più lavoro…), preoccupati
per lo sfondamento del 3% del rapporto debito-Pil, estraggono dalla tasca
la ricetta magica delle pensioni. Così si sparigliano le carte in
tavola. Con questa «riforma» il ministro Tremonti si presenterà
la prossima settimana al vertice dei ministri finanziari europei e potrà
gonfiarsi il petto: «Avete visto, faccio la riforma e i sindacati
mi attaccano con lo sciopero generale». Chi è stato vicino
in questi giorni a Berlusconi e a Tremonti racconta che il vertice del
governo ha cercato lo scontro con i lavoratori, convinto che si possa fare
un atto di forza. Se Raffarin in Francia ha colpito le pensioni degli statali,
se il socialdemocratico Schröder in Germania ha tagliato la sanità,
allora, ha pensato Berlusconi, perché non posso provarci anch’io?
E la concertazione, il consenso delle parti sociali? Aria fritta, c’è
solo un «tavolino» che dura dal mercoledì al venerdì
su cui Cgil, Cisl e Uil potranno esprimere il loro dissenso. Ma è
tutto una fregatura, una farsa, fin dall’inizio della legislatura. Tanto
che ieri sono stati i moderati Angeletti e Pezzotta i primi a parlare di
siopero e non il «massimalista» Epifani. Per il governo questa
è una scommessa pericolosa. Primo perché non sono paragonabili
gli interventi fatti in Francia e in Germania (Paesi dove la spesa pensionistica
e sanitaria è di gran lunga superiore alla nostra) con la manomissione
della previdenza; secondo perché, nonostante la sistematica occupazione
da parte di Berlusconi dei mezzi di comunicazione e il conformismo trionfante,
permane nei sindacati e nella sinistra la capacità di aggregare
e mobilitare ampi strati della società italiana, milioni di cittadini
che non possono tollerare di apprendere che saranno tagliati i loro diritti,
come quello di andare in pensione, da una comunicazione televisiva del
premier. Nel giorno del suo compleanno Berlusconi ha aperto una stagione
difficile, di drammatiche rotture sociali per il Paese. Dopo aver aperto
le ostilità con un atto così clamoroso, il premier deve attendersi
mesi di proteste e di scioperi. Si parte sabato prossimo, a Roma con la
manifestazione dei sindacati europei. Per i lavoratori, i pensionati, i
giovani l’appuntamento si carica di un significato assai più importante.
di Rinaldo Gianola 29.09.2003
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