ROMA 9 giugno 2010- “Governare tenendo conto della
Costituzione è un inferno”.
A meno di ventiquattro ore dallo sfogo davanti alla
platea di Federalberghi, Silvio Berlusconi torna ad attaccare
il sistema di pesi e contrappesi previsto dalla carta
fondamentale.
Il governare e il fare le leggi “visto da dentro è un inferno”, afferma il premier parlando all’assemblea di Confartigianato: “Non è che manchino le intenzioni o buoni progetti, ma è l’architettura istituzionale che rende difficilissimo trasformare progetti in leggi concrete”.
Immediata la replica del segretario Pd Pierluigi Bersani, intervistato in diretta a Repubblica Tv: “Berlusconi ha giurato sulla Costituzione”, ricorda Bersani, che al premier dice: “Se non ti piace, te ne vai a casa”. Il leader dell’Idv, Antonio Di Pietro, evoca il fascismo: “Solo nei modelli fascisti si può fare a meno delle regole costituzionali e del Parlamento”. In campo anche l’Associazione nazionale partigiani, che in una nota “fa appello a tutte le coscienze responsabili, ai partiti, all’associazionismo democratico, alle forze sindacali, agli studenti, affinché si dia luogo ad una grande, civile mobilitazione unitaria per dire no alla deriva autoritaria in corso cui non si può più assistere inerti e divisi”.
A sostegno delle parole di Berlusconi si è invece espresso Umberto Bossi, ministro per le Riforme: “La Costituzione è datata”, ha confermato il Senatùr ai cronisti in Transatlantico. “La stiamo cambiando proprio per questo motivo”.
Il premier è anche tornato sul progetto, caro a Tremonti, di cambiare l’articolo 41 della Costituzione per azzerare le autorizzazioni necessarie ad aprire un’impresa: “Vogliamo arrivare a un nuovo sistema in cui non si debbano chiedere più permessi, autorizzazioni, concessioni o licenze”, ha detto, definendo i controlli previsti dalla Carta “una pratica da Stato totalitario, da Stato padrone che percepisce i cittadini come sudditi”.
Ieri dal presidente del Consiglio era giunto un altro
attacco ai vincoli che, a suo modo di vedere, gli impediscono di governare
come vorrebbe. Tra gli altri, Berlusconi aveva citato i magistrati che,
ricorrendo alla Corte costituzionale, ottengono l’abrogazione delle leggi.
Oggi l’Associazione nazionale magistrati ha espresso “stupore e preoccupazione”
per quelle dichiarazioni. “E’ imbarazzante”, dice l’Anm, “che il Capo del
Governo interpreti continuamente come un complotto politico la semplice
applicazione delle regole e il fisiologico funzionamento degli istituti
di garanzia propri dei moderni Stati costituzionali di diritto”. I magistrati
italiani, conclude l’Anm, “non intendono lasciarsi trascinare in questa
rissa verbale, ma hanno il dovere di denunciare gli effetti di delegittimazione
delle istituzioni che tali imprudenti
ROMA 8 giugno 2010- “La legge è stata ostacolata da toghe e giornalisti ma adesso basta. Il testo che arriva alla Camera non sarà modificato. E questa è una decisione vincolante per il Pdl”. Silvio Berlusconi, davanti all’ufficio di presidenza del Pdl a palazzo Grazioli, “blinda” il testo del ddl sulle intercettazioni. Sulle intercettazioni “è stato trovato un punto di equilibrio”, c’è stato “un lungo lavoro di mediazione” all’interno del partito, ma ora “non dobbiamo perdere più tempo e bisogna votarlo senza ulteriori modifiche” taglia corto il Cavaliere. Invitando i fedelissimi a serrare i ranghi. E ammettendo che il testo finale sarà bel lontano da quello che il Cavaliere aveva in mente: “Ammetto che nel programma avevamo scritto una cosa dai principi molto più forti, ma fare leggi è un calvario quotidiano, pensi ad un cavallo e ti ritrovi un cammello. Ma adesso il testo è stato modificato ma non va più cambiato”. Anche perché, sottolinea il Guardasigilli Angelino Alfano, “nel ddl ci sono i nostri principi”. Consueto, ormai, l’attacco alla magistratura e alla Rai 1 (poi smentito da Bonaiuti).
Intanto il Cavaliere incassa il via libera di Fini all’ultima versione del ddl. “Sono certo che Berlusconi – dice il presidente della Camera – concordi con me sul fatto che la nuova formulazione del ddl fa sì che esso di certo non contrasti con altri impegni presi con gli elettori: quelli in materia di lotta alla criminalità e di difesa della legalità”. I finiani sono soddisfatti per l’innalzamento da 48 ore a 72 ore l’arco temporale della proroga delle intercettazioni. “L’esame degli emendamenti conferma alcuni passi avanti soprattutto in tema di intercettazioni ambientali, ricusazione e astensione. Positiva è la volontà di superare il limite rigido dei settantacinque giorni anche se serve un’ulteriore riflessione”, afferma il senatore e sottosegretario al Welfare Pasquale Viespoli.
Intanto il sottosegretario alla Giustizia Giacomo Caliendo, assicura che per gli editori di giornali 2 “c’è una sanzione pecuniaria che è correlata alla gravità del reato, mentre non è prevista alcuna sanzione di tipo penale per gli editori”. Resta invece il carcere di tre anni per il giornalista che pubblica intercettazioni delle quali è stata ordinata la distruzione, ma secondo il sottosegretario nessuno violerà quel divieto: “Mi auguro che di fronte a una notizia di cui sia stata disposta la distruzione o l’espunzione dal processo il giornalista non la utilizzi”.
L’attacco del premier. “Ci criminalizzano perchè dicono che noi vogliamo impedire la libertà di stampa”. E una delle conseguenze della “criminalizzazione” sarebbe la decisione della magistratura abruzzese che ha indagato per omicidio colposo i membri della Protezione Civile che non hanno saputo avvisare i cittadini del terremoto all’Aquila: “Ho detto a quelli della Protezione civile di non andare più all’Aquila 3. Appena vanno in Abruzzo gli saltano addosso, qualcuno con la mente fragile rischia che gli spari in testa” dice il premier che punta il dito contro la magistratura politicizzata “in modo organico” che sta impedendo “il governo del Paese” e va, in questo senso, contro gli interessi del Paese. Dove, garantisce il Cavaliere, “la sovranità è in mano a Magistratura democratica e alla Consulta”.
L’opposizione. Massimo D’Alema ha duramente criticato
la scelta della maggioranza di blindare il testo sulle intercettazioni
in una riunione a Palazzo Grazioli. Se così fosse, sottolinea il
presidente del Copasir, “sarebbero espropriate le istituzioni”. In ogni
caso, aggiunge, “se il testo è quello noto fino a ieri vi sono norme
non rassicuranti, soprattutto dal punto di vista della sicurezza dei cittadini”.
In particolare, per D’Alema la modalità di autorizzazione per la
prosecuzione delle intercettazioni, “è chiaramente una norma ostruzionistica
delle indagini”. Durissimo Antonio Di Pietro: “‘Silvio Berlusconi e’ un
attore malefico nato, che propone e realizza un provvedimento scellerato
e fascista. Siamo pronti alla resistenza, dentro e fuori il Parlamento”.
“Non firmo il contratto di servizio della Rai 1 se
continua ad essere faziosa”.
contrasta con l’art. 21 della Costituzione
“Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il
proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.
La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni
o censure”.
“Nel programma elettorale c’era scritta una cosa che
conteneva principi molto più forti.
E invece il testo è stato modificato e io mi
sono astenuto. Ora non va più cambiato,
la decisione e’ vincolante per i nostri senatori e
i nostri deputati”.
contrasta con l’art. 67 della Costituzione
“Ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione
ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato”.
“Dopo un primo giudizio in cui risulti innocente, e
già ti sei rovinato la vita, avresti il diritto di non finire di
nuovo
nel girone infernale dei processi per quel fatto invece
capita che i pm ti ci riportino perchè con questo mestiere ci guadagnano,
perchè vogliono dimostrare il loro teorema
accusatorio, perchè gli stai antipatico o solo per pregiudizio politico.
E un cittadino si ritrova nell’inferno e ne ha distrutta
la vita per sè e la propria famiglia”.
“Lobby di magistrati e giornalisti hanno finora impedito che si arrivasse ad un testo che difende al 100 per cento la nostra privacy, che in una democrazia è uno dei primi contenuti del nostro diritto alla libertà”
“La sovranità non è più nelle
mani del popolo ma nelle mani di alcuni pm che attraverso la Corte costituzionale
si fanno abrogare alcune leggi”.
contrasta con l’art. 104 della Costituzione
“La magistratura costituisce un ordine autonomo e
indipendente da ogni altro potere”
contrasta con l’art. 134 della Costituzione
“La Corte costituzionale giudica: sulle controversie
relative alla legittimità costituzionale delle leggi e degli atti,
aventi forza di legge, dello Stato e delle Regioni”
“Non ho poteri e per un imprenditore che faceva
quello che decideva è un calvario quotidiano.
Succede così che la legge che ne viene fuori
pensavi che fosse un cavallo e ne esce un dromedario”.
contrasta con l’art. 95 della Costituzione
“Il Presidente del Consiglio dei ministri dirige la
politica generale del Governo e ne è responsabile. Mantiene l’unità
di indirizzo politico ed amministrativo, promovendo e coordinando l’attività
dei ministri. I ministri sono responsabili collegialmente degli atti del
Consiglio dei ministri, e individualmente degli atti dei loro dicasteri.
La legge provvede all’ordinamento della Presidenza del Consiglio e determina
il numero, le attribuzioni e l’organizzazione dei ministeri”.
“Ho detto a quelli della Protezione civile di non andare
più all’Aquila.
Appena vanno in Abruzzo gli saltano addosso, qualcuno
con la mente fragile rischia che gli spari in testa”
contrasta con l’art. 2 della Costituzione
“La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili
dell’uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge
la sua personalità, e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili
di solidarietà politica, economica e sociale”.
contrasta con l’art. 32 della Costituzione
“La Repubblica tutela la salute come fondamentale
diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce
cure gratuite agli indigenti”.
“La tassa di soggiorno è stata fatta alle mie
spalle e comunque è colpa della sinistra”
contrasta con l’art. 5 della Costituzione
“La Repubblica, una e indivisibile, riconosce e promuove
le autonomie locali; attua nei servizi che dipendono dallo Stato il più
ampio decentramento amministrativo; adegua i principi ed i metodi della
sua legislazione alle esigenze dell’autonomia e del decentramento”
contrasta con l’art. 119 della Costituzione
“I Comuni, le Province, le Città metropolitane
e le Regioni hanno autonomia finanziaria di entrata e di spesa. I Comuni,
le Province, le Città metropolitane e le Regioni hanno risorse autonome.
Stabiliscono e applicano tributi ed entrate propri, in armonia con la Costituzione
e secondo i principi di coordinamento della finanza pubblica e del sistema
tributario. Dispongono di compartecipazioni al gettito di tributi erariali
riferibile al loro territorio”.
ROMA 8 giugno 2010- “Se la Rai non cambia, non firmo il contratto di servizio”. Parole di Silvio Berlusconi, nella veste di ministro dello Sviluppo Economico ad interim, riferite da alcuni partecipanti al vertice Pdl di Palazzo Grazioli. L’incontro non era ancora iniziato quando Berlusconi, parlando con alcuni presenti, è tornato a prendersela con il servizio pubblico. Il presidente del Consiglio, viene riferito, ha ribadito il suo disappunto nei confronti di alcune trasmissioni a suo dire faziose. Più tardi, il portavoce di Palazzo Chigi, Paolo Bonaiuti, ha negato che il premier abbia mai pronunciato queste parole, ma le frasi del premier sono state riferite alle agenzie da persone che partecipavano all’incontro di Palazzo Grazioli riservato ai vertici del partito.
L’opposizione: “Enorme conflitto d’interessi”. Una fonte presente all’incontro ha sottolineato il tono scherzoso usato dal premier, ma la precisazione non è bastata per spegnere sul nascere le reazioni politiche: “Siamo stanchi delle minacce e dei ricatti del dittatorello Silvio Berlusconi”, ha commentato immediatamente l’Italia dei Valori per bocca del portavoce Leoluca Orlando. “Non è il padrone della Rai e non è più sostenibile il fatto che detenga ancora l’interim dello Sviluppo Economico”. In una nota, Orlando parla di maxi-conflittto d’interessi nel conflitto d’interessi”.
Sullo stesso argomento insiste anche il Pd: “Con la minaccia di non firmare il contratto di servizio il conflitto di interessi del presidente Berlusconi, oltre che una tragedia, diventa anche una farsa”, dichiara responsabile comunicazioni Paolo Gentiloni. “Il proprietario di Mediaset non può firmare quel contratto diventando così anche sul piano formale l’interlocutore-controllore della Rai”. Secondo Gentiloni, “la Commissione di vigilanza, che sta concludendo l’esame del contratto di servizio, deve chiedere formalmente la fine dell’interim”.
La smentita di Bonaiuti. “Le frasi attribuite al Presidente Silvio Berlusconi in merito al contratto di servizio della Rai non sono mai state pronunciate”, dice il portavoce del premier in una nota. “L’ipotesi in discussione era quella di legare la riscossione del canone alle bollette della luce”.
Il cda reintegra Ruffini con riserva. Intanto, dopo la sentenza del giudice del lavoro, si va verso il reintegro di Paolo Ruffini alla direzione di RaiTre. La decisione in tal senso è stata votata all’unanimità dal consiglio d’amminstrazione di viale Mazzini su proposta del dg Mauro Masi. Reintegro almeno per ora temporaneo, poiché si attende l’esito del ricorso Rai contro la decisione del giudice. L’appello è previsto per il 19 luglio prossimo.
Zavoli vuole sentire Masi. Per il presidente della
Commissione, Sergio Zavoli, “le vicende di questi giorni tra conferme
e smentite, ci inducono ad ascoltare, possibilmente nella giornata di domani,
il direttore generale della Rai, Mauro Masi”. “L’audizione di Masi sarà
utile per avere a quel livello di responsabilità risposte per garantire
serenità e certezza, con l’assunzione di provvedimenti – aggiunge
Zavoli nel corso della seduta per la discussione del parere sul contratto
di servizio – che mettano ordine in vicende che ci inquietano. Occorre
che i nuovi ingressi di talenti nella Rai avvengano sulla base di regole
che rappresentino il nuovo volto dell’azienda pubblica. Avrà un
valore significativo, in questo senso, anche la questione della trasparenza
degli stipendi”.
ROMA 9 giugno 2010- “Annozero non tornerà. Io vado avanti per la mia strada sia su Santoro sia sulle serate della Dandini”. Un altro giorno in trincea per Mauro Masi. Assediato da tutte le parti, costretto a cedere su Paolo Ruffini che torna direttore di Raitre, in difficoltà con la stessa maggioranza di centrodestra che lo accusa di aver gestito malissimo i dossier tanto cari a Berlusconi. Il direttore generale deve ottenere almeno lo scalpo di un “nemico” del Cavaliere e i riccioli di Santoro sono in cima alla lista. La minaccia di stracciare il contratto di servizio 1 agitata dal premier ieri mattina ha fatto capire a Masi che non è il momento di alzare bandiera bianca. Bisogna combattere e Masi è pronto a sfidare l’evidenza, le sentenze dei giudici, le scelte dei direttori di rete (il vero obbiettivo è ridurre a una serata settimanale Parla con me), l’ostilità ormai manifesta di alcuni consiglieri di amministrazione del Pdl.
Masi fa finta di non vedere l’esito del suo lunedì nero. Soprattutto, il botta e risposta tra il presidente Garimberti e il conduttore di Annozero concluso con un messaggio inequivoco: da settembre, il giovedì sera, tornerà su RaiDue l'”uso criminoso” della tv di Santoro. “Quello che c’è scritto sui giornali è acqua fresca. Michele deve dire a me che l’accordo raggiunto per la sua uscita salta”, avverte il direttore generale. Convinto di avere ancora delle carte da giocare. Ha messo sul piatto addirittura un rilancio dell’offerta economica. Si parte da 10 milioni, tre di liquidazione e 7 per la produzione di docu-fiction. Masi ha contattato l’agente di Santoro Lucio Presta alzando la posta: si può arrivare a 12 milioni. “L’aumento c’è. Ma non più di tanto”, ammettono al settimo piano di Viale Mazzini. E’ un vicolo cieco, una mossa da ultima spiaggia. Ma tutte le strade vanno battute. Non si comprende come il consigliere indicato dal Tesoro Petroni e quello Udc De Laurentiis potrebbero accettare altre spese dopo aver già condannato le cifre della precedente intesa. E la posizione di Santoro è chiara: “L’offerta era al di sotto dei valori di mercato. Ma l’aspetto economico non mi interessa. La questione è politica”.
Il rilancio è solo una delle ipotesi. L’altra è esasperare il conduttore ancora per qualche settimana fino a costringerlo a un gesto unilaterale di addio. La classica porta sbattuta (e ben liquidata). La terza è la produzione di docu-fiction santoriane a prescindere da transazioni aziendali. La morale è: Annozero non deve andare più in onda, punto. Alcuni consiglieri del Pdl giudicano quest’impresa “pura utopia”. Non ci stanno a farsi trascinare in battaglie assurde contro sentenze dei magistrati e in difesa di scelte sbagliate. A Masi quindi cominciano a mancare sia le sponde interne sia gli alleati fuori da Viale Mazzini. Con l’eccezione di Palazzo Chigi, dove però gli spifferi anti-Masi soffiano sempre più forti.
Berlusconi è infuriato per la gestione delle vicende Rai. Ma con la sua esternazione e attraverso Gianni Letta, principale mentore del dg, ha dato il segnale che la guerra va combattuta fino alla fine. Un messaggio inviato urbi et orbi, consiglieri di maggioranza compresi. Non è il momento di macinare dubbi, critiche e appunti a Masi. Di consumare faide. E’ il momento di muoversi compatti e raggiungere gli obbiettivi. “Santoro non deve rimanere in Rai. Il direttore generale trovi il modo, è un problema suo”, dicono fonti del governo. Quando Masi dice “vado avanti” sa di avere le spalle coperte dal Cavaliere. Per il momento. Ma l’asse Pdl-Lega a Viale Mazzini si muove ormai in ordine sparso. La conferma si è avuta ieri nella riunione del consiglio di amministrazione. Anche sui palinsesti presentati dall’azienda i consiglieri di centrodestra hanno fatto proprie molte osservazioni della minoranza.
Uno sfaldamento della maggioranza in Rai mette in pericolo
altre operazioni. Oggi infatti la commissione di Vigilanza vara il nuovo
contratto di servizio, quello che Berlusconi vorrebbe non firmare. E salta
agli occhi la nuova offensiva contro Sky, nuovo atto del conflitto d’interessi.
L’articolo 20 prevede che la Rai sia trasmessa “attraverso almeno una piattaforma
distributiva di ogni piattaforma tecnologica”. Significa che per il satellite
non sarà necessario garantire la presenza su tutti i network. La
Rai potrà “scendere” dai canali targati Murdoch per passare solo
a Tivùsat. Con un doppio danno, per Sky e per la Rai e un solo vincitore,
Mediaset, l’azienda del premier. Se passa questa norma siamo sicuri che
il ministro dello Sviluppo economico ad interim Berlusconi non firmerà
il contratto?
ROMA 8 giugno 2010- “La Protezione Civile non si recherà più in Abruzzo finché esisterà l’accusa di omicidio colposo”. Lo ha detto il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, intervenendo all’Assemblea di Federalberghi, a Roma. E il premier rivela di aver dato disposizione agli uomini della Protezione civile di non recarsi nelle zone terremotate in Abruzzo o, quanto meno, di farlo senza rendersi riconoscibili perché “qualcuno con la mente fragile rischia che gli spari in testa”. Il presidente del Consiglio fa riferimento alle recenti vicende giudiziarie sul mancato allarme 1 per il terremoto e rivela appunto di aver “detto agli uomini della Protezione civile di non andare in Abruzzo o almeno di farlo senza insegne o almeno senza rendersi riconoscibili” proprio perché dopo l’apertura di quel fascicolo “rischi che qualcuno che magari ha avuto dei familiari morti sotto le macerie e con una mente fragile, gli spari in testa”.
La replica dei giudici è arrivata per bocca del procuratore della Repubblica dell’Aquila, Alfredo Rossini: “Non entro in polemica. Continuiamo a lavorare come al solito bene, velocemente e rispettando le leggi vigenti”. L’inchiesta ha portato all’emissione di sette avvisi di garanzia alle persone, tra cui i vertici della Protezione Civile, che hanno partecipato alla riunione della Commissione Grandi Rischi del 31 marzo 2009 a soli cinque giorni dalla tragica scossa. Per la Procura che ha indagato sull’ipotesi di reato di omicidio colposo, la Commissione Grandi Rischi non ha adottato provvedimenti preventivi.
E un gruppo, maggioritario, di consiglieri del Csm
chiede in un documento che il Consiglio intervenga a tutela dei magistrati
dell’Aquila che hanno messo sotto inchiesta la Protezione civile e che
sono stati accusati dal presidente del Consiglio di essere politicizzati
e di aver messo a rischio l’opera della Protezione civile nei luoghi del
disastro. Il documento sta per essere presentato al Comitato di presidenza.
| NELLA sua breve e “inappellabile” telefonata a
Ballarò dell’altro ieri, il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi
ha fornito agli italiani due importanti “notizie”. La prima in risposta
ad una osservazione effettivamente sollevata in studio da chi scrive. “È
una menzogna che io abbia fornito qualunque forma di giustificazione morale
ai fenomeni di evasione fiscale”. La seconda replicando ad un’accusa che
invece nessuno gli aveva mosso: “Non ho mai evaso le tasse, né io
né le mie aziende”.
Rispetto a queste affermazioni, e affidandosi esclusivamente ai fatti oggettivi della cronaca di questi anni, è utile ripercorrere tutto ciò che è realmente accaduto. Senza giudizi. Senza commenti. Ma attingendo semplicemente alle parole pronunciate dal premier, ai processi nei quali è stato ed è tuttora coinvolto, e ai condoni varati dai governi che ha presieduto. |
LE PAROLE
1) Autunno del 2000: Berlusconi è il leader dell’opposizione. Il 15 ottobre è a Milano, e interviene alla festa di Alleanza Nazionale, partner di Forza Italia nella nascente Casa delle Libertà. Ai militanti dell’allora alleato di ferro Gianfranco Fini, il Cavaliere dice, testualmente: “Non ne può più neanche il mio dentista, che paga il 63% di tasse. Ma oltre il 50% è già una rapina… Non volete che non ci si ingegni? E’ legittima difesa…”.
2) Inverno 2004: Berlusconi è presidente del Consiglio, ha rivinto le elezioni per la seconda volta. In una conferenza stampa a Palazzo Chigi, risponde alla domanda di un cronista e dichiara, testualmente: “Le tasse sono giuste se arrivano al 33%, se vanno oltre il 50 allora è morale evaderle”.
3) Autunno 2004: Berlusconi, sempre capo del governo, interviene alla cerimonia annuale della Guardia di Finanza e, dal palco, arringa così le Fiamme Gialle, impegnate nella lotta agli evasori: “Voi agite con grande equilibrio e rispetto dei cittadini, nei confronti di chi si vuole sottrarre a un obbligo che qualche volta si avverte come eccessivo. C’è una norma di diritto naturale che dice che se lo Stato ti chiede un terzo di quello che con tanta fatica hai guadagnato ti sembra una richiesta giusta e glielo dai in cambio dei servizi che lo Stato ti offre. Ma se lo Stato ti chiede di più, o molto di più, c’è una sopraffazione nei tuoi confronti: e allora ti ingegni per trovare sistemi elusivi che senti in sintonia con il tuo intimo sentimento di moralità, che non ti fanno sentire colpevole…”.
4) Primavera 2008: Berlusconi è in piena campagna elettorale, dopo la caduta del governo Prodi. Il 2 aprile interviene all’assemblea annuale dell’Ance, l’Associazione nazionale dei costruttori. E afferma quanto segue: “Se lo Stato ti chiede un terzo di quanto guadagni, allora la tassazione ti appare una cosa giusta, ma se ti chiede il 50-60% ti sembra una cosa indebita e ti senti anche un po’ giustificato a mettere in atto procedure di elusione e, a volte, anche di evasione. Noi abbiamo un’elusione fiscale record giustificata da aliquote troppo elevate…”.
5) Autunno 2008: Berlusconi ha stravinto, per la terza volta, le elezioni. Il 4 ottobre, di nuovo in conferenza stampa a Palazzo Chigi (immortalato dalle telecamere dei tg delle tre reti Rai) sostiene: “Se io lavoro, faccio tanti sacrifici… Se lo Stato poi mi chiede il 33% di quello che ho guadagnato sento che è una richiesta corretta in cambio dei servizi che lo Stato mi da. Ma se mi chiede il 50% sento che è una richiesta scorretta e mi sento moralmente autorizzato ad evadere, per quanto posso, questa richiesta dello Stato…”.
I PROCESSI
Insieme alle parole, ci sono gli atti che Berlusconi compie e ha
compiuto in questi anni. Prima di tutto come privato cittadino e come imprenditore
che guida un impero mediatico, industriale e finanziario. Un ruolo che
lo ha esposto a numerosi processi, per comportamenti illeciti che configurano
altrettante evasioni tributarie. Qui rilevano solo i principali procedimenti
con ricadute fiscali, dunque, e non anche quelli per reati penali di altro
genere (come ad esempio il processo per il Lodo Mondadori, per corruzione,
o il processo Mills, per corruzione in atti giudiziari, anche questi per
altro “risolti” grazie alle leggi ad personam varate nel frattempo dallo
stesso governo Berlusconi, come il Lodo Alfano prima, il legittimo impedimento
poi).
1) Tangenti alla Guardia di Finanza: Berlusconi è accusato di averne pagate per evitare controlli fiscali su quattro sue società, Mediolanum, Mondadori, Videotime e Telepiù. In primo grado viene condannato a 2 anni e 9 mesi. In appello i magistrati applicano le attenuanti generiche, e quindi scatta la prescrizione. Cioè l’imputato ha commesso il reato, ma per il giudice è scaduto il tempo utile alla condanna.
2) All Iberian 1: Berlusconi è accusato di aver pagato tangenti per 21 miliardi a Bettino Craxi. Viene condannato in primo grado a 2 anni e 4 mesi. In appello, ancora una volta, scatta la prescrizione.
3) All Iberian 2 e 3: in questi altri due filoni di questo processo Berlusconi è accusato di falso in bilancio, con costituzione di fondi neri per 1000 miliardi di vecchie lire, ed evasione delle relative imposte, attraverso quello che i periti tecnici della Kpmg e i pm di Milano definiscono il “Group B very discreet” della Fininvest, cioè il “presunto comparto estero riservato” della finanziaria del Cavaliere. Viene assolto perché “il reato non sussiste più”: nel frattempo, alla fine del 2002, il suo governo ha approvato la legge che depenalizza il falso in bilancio e i reati societari.
4) Medusa Cinema: Berlusconi è accusato di illecito nell’acquisto della società cinematografica, per 10 miliardi non iscritti a bilancio. Condannato in primo grado a 1 anno e 4 mesi, viene assolto in appello, ancora una volta con la formula della prescrizione. Il reato c’è, ma i termini per la condanna sono scaduti.
5) Diritti televisivi Mediaset: Berlusconi è accusato dai pm di Milano per appropriazione indebita e frode fiscale per 13,3 milioni di euro. La procura ha chiesto il rinvio a giudizio, ma il processo è stato sospeso, prima per effetto del Lodo Alfano (dichiarato successivamente incostituzionale dalla Consulta), e ora per l’intervento della legge sul legittimo impedimento.
I CONDONI
C’è infine una sfera “pubblica”, che riguarda le decisioni
che il Cavaliere ha assunto come capo del governo, nella lotta contro gli
evasori fiscali e nella “disciplina” di casi che, sotto questo profilo,
hanno riguardato direttamente lui stesso o le sue aziende.
1) Nella primavera 1994 Berlusconi “scende in campo” e vince le sue prime elezioni. E’ l’epifania della Seconda Repubblica. Per festeggiarla, il governo vara il suo primo condono fiscale: frutta ben 6,4 miliardi di euro. Forte di questo trionfo, lo stesso governo vara anche il suo primo condono edilizio, che porta nelle casse del fisco 2,5 miliardi. Seguiranno altre cinque sanatorie, nel corso delle successive legislature guidate dal Cavaliere: nel 2003 nuovo condono fiscale di Tremonti, per 19,3 miliardi, insieme il primo scudo fiscale per il rientro dei capitali all’estero da 2 miliardi, poi nel 2004 nuovo condono edilizio di Lunardi da 3,1 miliardi, e infine tra il 2009 e il 2010 l’ennesimo scudo fiscale, appena concluso, e con un rimpatrio di capitali previsto in oltre 100 miliardi di euro. L’infinita clemenza verso chi non paga le tasse, praticata in questi sedici anni, non è servita a stroncare il fenomeno dell’evasione, anzi l’ha alimentato.
2) Dei condoni hanno beneficiato milioni di italiani. Ma ha beneficiato anche il premier e il suo gruppo. Dopo la Finanziaria del ’93 che introduce il secondo condono tombale, rispondendo ad un articolo di Repubblica che anticipava la sua intenzione di beneficiare della sanatoria, Berlusconi fa una promessa solenne durante la conferenza stampa di fine d’anno: “Vi assicuro che né io né le mie aziende usufruiremo del condono”. Si scoprirà poi che Mediaset farà il condono per 197 milioni di tasse evase, versandone al fisco appena 35, e lo stesso farà il Cavaliere per i suoi redditi personali, risolvendo il suo contenzioso da 301 milioni di euro pagando all’Agenzia delle Entrate appena 1.800 euro.
3) Condono peri i coimputati: con decreto legge 143 del giugno 2003, presunta “interpretazione autentica” del condono di quell’anno, il governo infila tra i beneficiari anche coloro che “hanno concorso a commettere i reati”, pur non avendo firmato dichiarazioni fraudolente. Ennesima formula ad personam: consente di salvare i 9 coimputati del premier nel processo per falso in bilancio.
4) Condono di Villa Certosa: Il tribunale di Tempio Pausania indaga
da tempo sugli abusi edilizi commessi nella ristrutturazione della residenza
sarda del premier. Con decreto del 6 maggio 2004 il governo attribuisce
a Villa Certosa la qualifica di “sede alternativa di massima sicurezza
per l’incolumità del presidente del Consiglio”. Nel 2004, con la
legge 208, il condono edilizio dell’anno precedente viene esteso anche
alle cosiddette “zone protette”. Villa Certosa, nel frattempo, lo è
appunto diventata. La Idra, società che gestisce il patrimonio immobiliare
del premier, presenta subito dieci richieste di condono, e chiude così
il contenzioso con il fisco. Versamento finale nelle casse dell’Erario:
300 mila euro. E amici come prima.
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“Potevo fare di questa aula sorda e grigia un bivacco per i miei manipoli” Berlusconi 9 Giugno 2010 contro la Costituzione Italiana: “Un inferno governare con queste regole” ![]() ![]() |
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