Il risultato dei ballottaggi non potrà non avere una conseguenza
sugli equilibri interni alla maggioranza di governo. La tensione esplosa
nelle settimane all’indomani della prima tornata elettorale è destinata
ad acuirsi. Manovra, rimpasto, ministeri da spacchettare per accontentare
questo
o quello, la fila per un posto da sottosegretario. Un incubo che
Berlusconi ha cercato di allontanare esibendo un incauto ottimismo.
Dopo aver ribadito che non ha alcuna intenzione di «passare
attraverso una crisi» per risolvere i problemi all’interno della
maggioranza il presidente del Consiglio ha tracciato l’itinerario che lo
aspetta al suo ritorno in Italia che potrebbe anche prevedere un’appendice
a Bruxelles per designare,
con gli altri capi di stato e di governo della Ue, il successore
di Romano Prodi alla guida della Commissione che per lui è Josè
Manuel Barroso
«un candidato ideale».
«La prossima settimana dovremmo chiudere tutto, sia il lancio
della politica per lo sviluppo dell’economia, che comprende la riduzione
delle tasse,
sia un eventuale rafforzamento della squadra di governo» ha
detto Berlusconi. Nessun legame, quindi, per il premier tra i risultati
che fioccano
e la tenuta dell’esecutivo. «Non vedo perché il governo
non debba rimanere. Abbiamo un mandato di cinque anni e intendiamo rispettare
il programma. Tutto il resto è strumentale» afferma
con leggerezza e dimenticandosi in modo strumentale che a tre anni dal
suo arrivo a Palazzo Chigi sono proprio i punti qualificanti del programma,
a cominciare dalla riduzione delle aliquote fiscali, a non essere stati
rispettati. Se ci sarà bisogno di modificare l’assetto del governo,
qualcosa pure la si farà. «Se dobbiamo rafforzare la squadra
-insiste il premier- la rafforzeremo.
Potremo arrivarci anche con delle new entry ma solo se migliorano
la squadra. Averne per fini diversi non credo sia accettabile nè
da noi,
nè dai cittadini».
Il messaggio agli alleati scalpitanti è chiaro. Ma gli alleati
a cui è destinato il messaggio non aspettano molto per fargli sapere
come la pensano. «Voler premiare a tutti i costi l’asse Bossi-Tremonti
ha dato questi risultati». È il commento del capogruppo dell’Udc
alla Camera Luca Volontè.
«Dai cittadini italiani è venuto un giudizio chiarissimo
su questa prima parte della legislatura e dei governi di coalizione della
gran parte delle città
è delle province italiane». «È un segnale
palese di difficoltà – prosegue Volontè – a cui bisogna reagire
con un cambio di rotta e cambiando marcia
alla Cassa delle Libertà». Secondo il dirigente dell’unico
partito di centrodestra uscito bene da questa tornata elettorale, ora «c’è
bisogno
di responsabilità, di metodo e di merito dentro la coalizione
e da condividere con l’intero paese». «Non è il tempo
di strapuntini – sottolinea Luca Volontè – e nemmeno di divani ma
ben altro è il compito che gli elettori ci hanno assegnato: riflettere
e ripartire per il bene del paese». Il nodo, dunque, è il
rapporto con la Lega. Il partito di Bossi rimasto senza leader ha di certo
condizionato l’esito del voto. Quando ha corso da solo e quando, in seconda
battuta, ha scelto l’apparentamento, anche se Roberto Calderoli tenta di
salvare il salvabile dicendo che il voto sul governo
«è stato quello delle europee».
Ma è anche vero che dopo la sconfitta personale di Berlusconi
alle europee, quella di un candidato come Ombretta Colli, strettamente
legata
al premier, nei ballottaggi appena conclusi è il segnale
che le cose non funzionano più. Anche nei colonnelli di Forza Italia
le sicurezze stanno cedendo il passo al panico. Per spargere ottimismo
non basta Fabrizio Cicchitto che dice «chi parla di spallate, di
elezioni politiche anticipate dice parole
in libertà» e sostiene di vedere «un governo
e una maggioranza che tengono in modo indiscutibile». Non basta Claudio
Scajola che invita a dare
«alle elezioni amministrative il significato che hanno».
Invito che ovviamente vale solo quando a perderle sono loro. Il vice presidente
dei deputati
di Forza Italia, Isabella Bertolini insiste sul fatto che «il
risultato di Milano impone ora una riflessione profonda nella Casa delle
Libertà e ancora
di più in Forza Italia». Punta il dito sulla Lega che
«prima va da sola, poi all’ultimo momento corre ai ripari, ma è
troppo tardi, e gli elettori
ci puniscono». Una coalizione penalizzata dal fatto di non
essersi presentata unita al primo turno è anche la lettura che del
voto dà Paolo Romani, coordinatore “azzurro” della Lombardia. «Il
risultato della Lombardia rappresenta il de profundis del governo Berlusconi
e della maggioranza»
è stato il drastico commento di Alessandra Mussolini.
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