La missione in cui fu rapito Enzo Baldoni era autorizzata
dalla Croce rossa italiana e doveva servire a recuperare una lettera
di al Sadr per il papa. Nuove indiscrezioni filtrano
intanto sullo smacco subito dal ministero degli Esteri italiano, completamente
tagliato fuori nel momento decisivo del rilascio delle due Simone: perfino
il maresciallo di polizia che da Ciampino chiama
il ministero per l’orario di arrivo del volo con
le due ragazze, si sente rispondere un imbarazzante “non lo sappiamo”
C’è una costante tra
la vicenda di Enzo Baldoni e quella degli ostaggi italiani liberati martedì.
Le mezze verità, quando non le bugie, che certo non rendono un buon
servizio a chi vuol capire come sono andate le cose. Delle tante, eccone
altre due.
La prima: la missione
in cui fu rapito Baldoni era autorizzata dalla Croce rossa italiana. Doveva
servire a recuperare una lettera di al Sadr per
il papa, come sostiene la relazione segreta del capomissione della
Cri in Iraq, poi censurata e oggi pubblicata dal Diario della settimana.
La seconda: il
ministero degli Esteri è stato completamente tagliato fuori nel
momento decisivo del rilascio delle due Simone. E così tutto il
merito di un lavoro oscuro di contatti, relazioni, verifiche, informatori,
svolto nei giorni precedenti con l’aiuto del Sismi, ha finito per essere
accreditato a Gianni Letta e Maurizio Scelli. Lo sdegno è stato
tale che Frattini martedì, sbattendo la porta del suo ufficio alla
Farnesina, se n’è tornato a casa
Ad accogliere a Ciampino le due Simone, il capo della diplomazia
italiana era il grande assente.
La versione mondata della Cri
Nella ricostruzione che per Diario ha fatto Massimiliano Boschi,
il pezzo forte è il brano iniziale della relazione scritta da Beppe
De Santis, capo della Cri a Bagdad, sulla missione durante la quale è
stato sequestrato Baldoni. Secondo De Santis, la richiesta di portare aiuti
a Najaf viene dagli sciiti di al Sadr, ma poi è Centofanti, l’addetto
stampa del commissario Maurizio Scelli, a chiedere di verificare se, nel
corso della missione, si possa ottenere una lettera di al Sadr per il papa.
Lettera in cui si chieda “espressamente al commissario Cri di intercedere
presso il Santo Padre per la risoluzione della guerra in atto nella città
santa”. E qui arriva il solito giallo: Il lungo brano scompare infatti
dalla relazione “ufficiale” di De Santis fornita dalla Croce rossa a Diario
e riportato a suo tempo fedelmente dal settimanale.
Scrive oggi Diario: “Il
portavoce di Scelli, Fabrizio Centofanti, domanda a De Santis di ottenere
‘ufficialmente una lettera attraverso la quale le autorità di al
Sadr chiedono espressamente al commissario Cri di intercedere presso il
Santo Padre’. Il 19 agosto parte il convoglio della Cri per Najaf, che
viene attaccato sia all’andata, sia al ritorno. E, soprattutto, viene bloccato
dagli americani a poche centinaia di metri dalla moschea di Ali: dunque
la lettera per Scelli non può essere consegnata. Ghareeb, che teneva
i contatti con gli sciiti, al ritorno viene ucciso con quattro colpi alla
testa: un’esecuzione vera e propria. Enzo Baldoni viene prima sequestrato
e poi ucciso”. “La missione a Najaf deve ancora concludersi – aggiunge
Diario – ma è evidente il tentativo da parte di Scelli di prenderne
le distanze e di rendere subito pubblico il suo disaccordo con De Santis,
non appena saltato l’obiettivo di ottenere
la lettera”. Il resto è noto.
Lo smacco di Letta a Frattini
Quanto alla vicenda della liberazione di Pari e Torretta, lo smacco
che la Farnesina subisce da Letta risulta evidente nel tardo pomeriggio
di martedì 28. Mezz’ora dopo l’annuncio della liberazione da parte
di Berlusconi in Tv (alle 18), il sottosegretario Boniver confessa candidamente
che il ministero è stato colto di sorpresa, per via di “un’accelerazione
nelle ultime ore”. Del resto alle 17 e 47 il suo collega Baccini diceva
all’Ansa che “la notizia non è ancora ufficiale” e alle 17 e 50
l’Unità di crisi della Farnesina la stava ancora verificando. Alle
17 e 54, finalmente, la conferma. Quanto al segretario generale Umberto
Vattani, riferisce una fonte, solo poco prima delle 19 si sarebbe reso
conto di quello che stava succedendo. Nessuno si era preoccupato di avvisarlo.
Le dichiarazioni di Frattini (che ormai ha lasciato il palazzo sul lungotevere)
giungono molto più tardi. E il giorno dopo amarezza e mugugni si
sprecano. “Siamo stati presi in giro, sfruttati e messi da parte al momento
giusto”, suggeriscono alti funzionari.
Eppure, fino alla sera del 27, tutto sembrava andare bene. Il capo
di gabinetto Cesare Ragagliani e il suo vice avevano annullato un viaggio
a Shanghai per non lasciare sguarnito il ministero nelle ore che avrebbero
potuto rivelarsi decisive. La sera si era lavorato fino a tardi. Febbrile
l’attività negli uffici. L’attesa cresceva martedì 28 ma
nel pomeriggio, ecco il fulmine a ciel sereno: l’annuncio di Palazzo Chigi
che spiazza tutti. La tensione si taglia col coltello, il disappunto è
palpabile, a cominciare da Frattini fino all’ultimo dei centralinisti.
E, raccontano, perfino il povero maresciallo di polizia che dall’Aeroporto
di Ciampino chiama il ministero per chiedere l’orario di arrivo del volo
con le due ragazze, si sente rispondere un imbarazzante “non lo sappiamo”.
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