Con una mappa sotto gli occhi, seguendo le e-mail scritte da Enzo Baldoni sul suo blog o quelle inviate ad alcuni amici (come a Teresa Sarti, presidente di Emergency) e ripassando la ricostruzione fatta da Diario è possibile ricostruire i giorni iracheni del pubblicitario e reporter italiano ucciso dall’«Esercito islamico in Iraq». Baldoni arriva a Baghdad il 6 agosto con un volo dalla Giordania allestito per alcune ong. Nella capitale irachena va ad alloggiare all’Hotel Palestine. Nei primi giorni conosce un giordano-palestinese che si trova in Iraq da alcuni mesi. Probabilmente, secondo alcune mail scambiate tra Baldoni e l’inviato Rai a Baghdad, Pino Scaccia, il trasferimento del pubblicitario milanese fuori dal Palestine è legato all’offerta di Ghareeb: una casa privata vicino alla propria. Il giordano-palestinese e Baldoni legano immediatamente e insieme compiono tre viaggi: uno a Falluja e due a Najaf.
FALLUJA
È il 9 agosto quando Baldoni parte per Falluja a bordo della
Nissan di Ghareeb. «Ghareeb – scrive due giorni dopo, l’11, lo stesso
Baldoni sul suo blog www.bloghdad.splinder.it – deve portare qualcosa a
Falluja. Non indago, non voglio sapere niente, ma sono certo che si tratta
di aiuti umanitari. Partiamo la mattina di buonora. Ghareeb è nervoso,
non l’ho mai visto così teso». Probabilmente, tale tensione
è dovuta alla destinazione:
Falluja è una città molto pericolosa per chiunque,
soprattutto per gli occidentali visto che lo stesso esercito Usa è
convinto che proprio in qualche nascondiglio di Falluja si nasconda Al
Zarqawi, considerato il luogotenente di Osama bin Laden in Iraq. In una
pausa del viaggio, i due si fermano
a bere un bicchier d’acqua in casa di amici di Ghareeb: qui, Baldoni
conosce Mohammed. È un iracheno che, a causa di un bombardamento
Usa, perde entrambe le gambe e vede morire moglie e figlio. «Una
qualche associazione benefica – scrive Baldoni alla presidente di Emergency
– gli ha dato due piedi spaiati, un 37 e un 38, e gli manca una rotula.
Si può fare qualcosa per questo ragazzo di Baghdad che mi sono preso
a cuore?». Emergency, in Iraq, ha un centro specializzato in questo
tipo di interventi: a Sulaymania, a Nord, nel Kurdistan iracheno. È
là che Baldoni,
dopo il secondo viaggio a Najaf, avrebbe voluto portare Mohammed.
NAJAF: IL PRIMO VIAGGIO
È il viaggio compiuto da Baldoni, sempre insieme a Ghareeb,
con la Mezza Luna Rossa. In origine, al convoglio umanitario per Najaf
doveva partecipare anche la Croce Rossa italiana ma da Roma arriva un alt.
Giuseppe De Santis, capo della missione della Cri a Baghdad e conoscente
di Baldoni, entra in contatto con il pubblicitario milanese e gli
spiega l’impossibilità dell’organizzazione umanitaria di gestire,
ufficialmente, un viaggio nella città santa sciita, assediata dai
tank americani. È il 15 agosto quando Baldoni, insieme al resto
dei mezzi umanitari, arriva a Najaf. Il 16 Baldoni è nuovamente
a Baghdad: si è lussato una spalla e medita di interrompere il viaggio.
NAJAF: IL SECONDO VIAGGIO
È il 19 quando un secondo convoglio umanitario parte alla
volta della città santa sciita. Anche stavolta, la Cri non riceve
il via libera da Roma
ma decide di partecipare senza insegne. «Il convoglio – precisa
Fabrizio Centofanti, portavoce della Cri – è partito non contro
il parere di Roma,
ma senza neppure avvertirci». Al viaggio si aggrega anche
la Rai. Sulla strada per Najaf, all’altezza di Mahmudiya, una mina esplode:
un camion
del convoglio risulta danneggiato e l’autista ferito, ma la missione
prosegue. A Kufa (15 km da Najaf), iniziano le versioni contrastanti tra
quando riassunto da Diario e quanto finora dichiarato dalla Cri. Il convoglio
si ferma a Kufa: è la versione della Cri. Siamo arrivati a Najaf:
è la versione
di Baldoni, confermata da Scaccia. Il convoglio non autorizzato
riprende la strada per Baghdad. Nuova fermata a Kufa mentre la troupe della
Rai riparte immediatamente per la capitale. Sono le 16 di giovedì
19 agosto: partito Scaccia, non ci sono più testimoni oculari, non
ci sono più persone disposte a raccontare cosa sia successo a Baldoni
e a Ghareeb, rimasti con tutto il resto della missione Cri-Mezza Luna a
Kufa.
Quel che sembra ormai certo è la morte, sempre a Mahmudiya,
di Ghareeb, mentre della sorte di Baldoni, diretto a Baghdad per poi accompagnare
Mohammed a Sulaymaniya, non si hanno più notizie. La stessa Croce
Rossa, arrivata a Baghdad, annuncia di aver perso per strada i due
ma non chiarisce dove né come. De Santis della Cri viene
rimosso dall’incarico e si arrocca dietro il silenzio.
In quel silenzio, forse, c’è più di una risposta alle
ultime ore di libertà di Baldoni.
Perché la Cri ha tardato nel confermare
tale ricostruzione? Dove, come e quando il convoglio della Cri ha perso
di vista Baldoni e Ghareeb?
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