E’ quanto chiesto da alcune associazioni che operano
in città e anche da comuni cittadini, i quali hanno sottoscritto
un documento, inoltrato all’amministrazione, in cui
si sollecita quest’ultima ad aprire un dialogo con i cittadini,
attraverso la convocazione, ad esempio, di un consiglio
comunale aperto.
A sposare l’iniziativa anche l’associazione «Avola
in laboratorio», il parroco della chiesa di Santa Venera
Giovanni Caruso, il rappresentante del forum provinciale
«Acqua bene comune» Paolo Pantano.
Si unisce, idealmente all’iniziativa, perché
non ha materialmente sottoscritto la richiesta, anche l’associazione
ambientalista Acquanuvena, il cui presidente Carmelo
Sgandurra già nei giorni scorsi ha manifestato serie perplessità
in merito all’affidamento del servizio idrico fognario
a privati.
«Con la privatizzazione dell’acqua succederà
che un bene pubblico di ogni cittadino sarà più caro e ci
saranno grosse
aziende multinazionali già pronte ad immettersi
nel mercato e a rendere l’acqua più salata» ha riferito Sgandurra.
«Vogliamo un incontro fra l’amministrazione
e i cittadini per chiarire con quali modalità avverrà l’affidamento
ai privati,
quali garanzie e benefici avrà il cittadino.
Noi ancora non sappiamo nulla su come avverrà questa gestione»,
commenta
Paolo Pantano e prosegue: «Molti comuni in Sicilia
si stanno organizzando per impedire che avvenga la privatizzazione.
Ad Avola le reti non sono state ancora affidate e
dunque è possibile opporsi alla privatizzazione. La Regione nominerebbe,
in questo caso, un commissario ad acta e il comune
si unirebbe ad altri per ricorrere al Tar o all’Unione Europea.
La nuova legge non impedisce ai comuni di scegliere
la via dell’azienda speciale delle cosiddette municipalizzate».
A dire di quanti avversano l’avvio di un regime privatizzato,
l’installazione dei contatori è uno strumento utile
per razionalizzare i consumi, ma la gestione privata
comporterà un aumento esponenziale delle bollette.
«Una famiglia, ad esempio, di quattro persone
dovrà pagare bollette salate», riferisce Pantano ed aggiunge:
«Inoltre la Sai 8 non dà alcuna garanzia
sulla manutenzione della rete idrica fognaria che è alquanto obsoleta».
La necessità di un confronto dal basso potrebbe
risultare utile anche per chiarire le idee a numerosi cittadini che
al momento ben poco sanno in merito ad eventuali benefici
o meno che scaturiranno dalla privatizzazione del servizio.
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