Parla il gip: Nelle intercettazioni l’esponente
di casa Savoia auspica favori sessuali di minorenni.
Parole “raccapriccianti”, secondo
l’ordinanza di custodia. Dopo l’arresto del principe, trapela che sarebbe indagato anche
il figlio. E spunta una pista internazionale di tangenti che porta in Bulgaria POTENZA –17 giugno 2006 “Indizi gravissimi”, particolari
“raccapriccianti”: così il gip Alberto Alberto Iannuzzi, ha commentato
il coinvolgimento – con conseguente arresto – di Vittorio Emanuele, nell’inchiesta
su corruzione e struttamento della prostituzione portata avanti dalla Procura
di Potenza. E intanto anche Emanuele Filiberto risulterebbe indagato. Il
coinvolgimento del figlio Non si sa ancora quale reato viene contestato,
al rampollo di casa Savoia. Ma dagli atti dell’inchiesta risulta che insieme
al padre organizzò un attacco informatico contro un sito che pubblicava
conutenuti a loro sgraditi, www.pravdanews.com. Le origini dell’inchiesta Tutto inizia circa due anni fa. Uno sfrattato di Potenza desidera ottenere
ad ogni costo un prefabbricato nel rione Bucaletto: per questo si rivolge
a un dipendente di una cooperativa, che millanta conoscenze al Comune.
E che per il “favore” chiede dei soldi, che poi gioca ai videopoker. Così
gli inquirenti si imbattono nel giro di usura in cui è finito l’uomo
e risalgono a una ditta del Potentino, leader nella distribuzione di questo
tipo di macchinette. I controlli sulla società portano quindi a
una società di Messina, Italnolo. E quindi a un’associazione a delinquere
che, secondo i magistati, piazzava videopoker truccati, che evitavano i
controlli grazie al nulla-osta dei Monopoli di Stato. “Soldi e donne”
Nelle duemila pagine raccolte dal pm Henry John Woodcock ci sono poi
ampi stralci sulle presunte connivenze di Vittorio Emanuele, che sarebbe
stato interessato “a soldi e donne”. Con rapporti con prostitute sia a
titolo personale, sia per i facoltosi clienti del casinò di Campione.
“Parole raccapriccianti”Speriamo che ci sian delle belle bambine,
così le s…”, dice Gian Nicolino Narducci, stretto collaboratore
di Vittorio Emanuele, al principe, che ribatte subito: “Subito, sì,
urlando!”. E’ quanto emerge dall’ intercettazione telefonica di un colloquio
tra i due uomini, che discutono della partecipazione di Vittorio Emanuele
ad una manifestazione filantropica, nel settembre dello scorso anno. Durante
l’evento, sarebbero stati raccolti fondi a favore di un’associazione milanese
che assiste minorenni vittime di abusi sessuali e maltrattamenti in famiglia.
Il gip di Potenza, Alberto Iannuzzi, nell’ordinanza di custodia cautelare,
ha definito “oggettivamente raccapriccianti” i termini usati dal principe
e dal suo assistente. “Indizi gravissimi”Vedremo cosa risponderà
il principe martedì, nell’interrogatorio di garanzia. Ma oggi il
gip Iannuzzi ha ribadito che il discendente di casa Savoia è un
punto di “riferimento importante”, in un’inchiesta che riguarderebbe reati
commessi in tutta Italia, ma anche all’estero. Sul perché della
misura cautelare in carcere Iannuzzi ha sottolineato: “I fatti accertati
sono gravissimi, tali da giustificare il provvedimento. Ritengo di aver
fatto una valutazione rigorosa, che prescinde dal rango della persona destinataria
di questo provvedimento”. Il ruolo del portavoce di FiniPrestazioni
sessuali – consumate anche alla Farnesina, sede del Ministero degli Esteri
– “nella speranza di poter emergere nel mondo dello spettacolo”: è
la “concussione sessuale” contestata a Salvatore Sottile – portavoce del
leader di An, Gianfranco Fini (che è estraneo alla vicenda) – da
ieri agli arresti domiciliari. Nell’ordinanza il gip di Potenza, Alberto
Iannuzzi, ha evidenziato lo “sprezzante cinismo” con cui Sottile e il vicedirettore
risorse tv della Rai, Giuseppe Sangiovanni, parlano delle giovani donne
che hanno individuato o che si rivolgono loro sperando di sfondare in televisione.
Il versante bulgaroSul fronte internazionale, al momento risulta
indagato anche Simeone di Sassonia-Coburgo-Gotha, ex re, premier e cugino
di Vittorio Emanuele. L’accusa nei confronti dei due cugini, e dell’imprenditore
Pierpaolo Cerani, è quella di istigazione alla corruzione di membri
di Stati esteri. Secondo quanto si è appreso, l’uomo politico bulgaro
si fece dare e promettere denaro e altro da Cerani e Vittorio Emanuele,
per garantire loro l’affidamento di commesse nei settori ospedaliero e
della telefonia da realizzare nel suo Paese. Minacce al giornalista
E intanto, qui in Italia, emergono anche altri episodi inquietanti,
legati in qualche modo al principe. Ad esempio, una lettera di minacce
recapitata al direttore di Novella 2000, Luciano Regolo, dopo la
pubblicazione sul settimanale di articoli che non erano piaciuti a Vittorio
Emanuele. Nella missiva, due sole parole: “Sei morto”.