Al Presidente della Regione Siciliana
Alla Commissaria Europea per l’Ambiente Sig.ra MargotWallström
Ai Sigg. Sindaci dei ComunidiAugusta, Priolo, Melilli, Siracusa,
Floridia,
Solarino
Al Presidente della Provincia di Siracusa
Al Ministro per l’Ambiente
Al Ministro della Salute
Al Presidente della Commissione NazionaleAntimafia
Al Presidente della Commissione RegionaleAntimafia
All’Assessore Regionale ai Beni Culturali
I sottoscritti cittadini
esprimono la loro più decisa contrarietà alla decisione della
Regione Siciliana di affidare per i prossimi venti anni il settore dello
smaltimento dei rifiuti solidi urbani a quattro aziende private che dovranno
realizzare 4 mega-inceneritori dove distruggere circa un milione e cinquecentomila
tonnellate l’anno di rifiuti indifferenziati.
Gli incenenitori sono stati localizzati ad Augusta (SR), Bellolampo (PA), Paternò (CT) e Casteltermini (AG) senza tenere conto della loro eccessiva distanza dalle aree metropolitane di Palermo, Catania e Messina, in violazione delle norme di tutela del territorio (come nel caso di Paternò dove è stato ubicato in un’area Sito di Interesse Comunitario), in contrasto con ogni criterio di logicità e di risparmio energetico ed economico. Per esempio, i rifiuti di Messina andranno a Paternò mentre quelli di Catania ad Augusta.
Inoltre, contraddicendo le norme comunitarie e nazionali, anziché adottare politiche per ridurre la produzione dei rifiuti, la Regione Siciliana ha deciso di abbandonare ogni sforzo per conseguire significativi risultati nella raccolta differenziata e nel recupero e riciclo dei materiali. Infatti, le quattro impreseaffidatarie del servizio, avranno il generico obbligo di separare soltanto la frazione umida ed i metalli (circa il 37% + il 3%) mentre tutto il resto, compreso le plastiche clorurate ed altre pericolose sostanze, verrà incenerito. Nonostante attualmente la raccolta differenziata in Sicilia sia inferiore al 2%, nessuna concreta misura viene posta in atto per raggiungere in tempi brevi e certi la quota del 35% già obbligatoria per legge dal maggio 2003.
Nella nostra regione, dove dovrebbero essere fondamentali le questioni della legalità e della lotta contro le ecomafie, si è invece affidato il delicatissimo settore dei rifiuti nelle mani delle imprese private Enel e Falk, le quali si serviranno di altre aziende private che – da troppo tempo e con molte ombre – gestiscono la raccolta e le discariche in Sicilia.
Nell’area diAugusta
– dichiarata nel 1990 ad “alto rischio di crisi ambientale” e rimasta tale
per la mancata attuazione del Piano di Risanamento Ambientale – si è
stabilito di convogliare circa 500.000 tonnellate l’anno di rifiuti prodotti
dalle province di Catania, Siracusa, Ragusa e Enna e di bruciarne circa
280.000 presso la centrale elettrica Enel Tifeo che sarà trasformata
in inceneritore.
Mentre
diventa sempre più indispensabile avviare tutti quegli interventi
necessari per ridurre le emissioni del polo petrolchimico, depotenziare
i rischi, bonificare i siti inquinati, risanare la falda idrica insalinata
ed inquinata da idrocarburi, riportare la qualità dell’ambiente
ad una condizione di “normalità”, tutelare la salute dei nascituri,
dei cittadini e dei lavoratori, è sconcertante che si vogliano aggiungere
altri impatti in una zona dove il limite di sopportazione è stato
ampiamente superato.
Ancor più sbalorditivo se si considera che nell’area esiste già un inceneritore per rifiuti speciali e che è in avanzata fase progettuale la realizzazione di una piattaforma – con relativo inceneritore – per lo smaltimento di circa 70.000 tonnellate l’anno di rifiuti industriali pericolosi. Nel raggio di appena qualche chilometro si troveranno tre inceneritori! E’ poi sommamente irresponsabile aver localizzato l’inceneritore nella stessa area Enel Tifeo dove le indagini condotte nell’ambito degli studi di caratterizzazione per i piani di bonifica hanno accertato la presenza di suoli inquinati da diossina.
L’inceneritore non servirebbe neppure ad eliminare le discariche presenti nel territorio . In fatti, bisognerà realizzarne di nuove per depositarvi circa 200.000 t/h di frazione umida ed ancora altre per 100.000 t/h di rifiuti speciali come le ceneri e i residui della combustione. Questo mentre l’intera Provincia di Siracusa produce attualmente 170.000 t/h di rifiuti solidi urbani.
Con l’area in questione è confinante la zona archeologica di Megara Iblea, città fondata nell’VIII secolo a.C. dai colonizzatori greci, e sulla quale si stanno investendo risorse economiche e culturali per la tutela e la valorizzazione di un gioiello che ora rischia di essere perduto per sempre.
E’ noto che gli inceneritori a letto fluido, come quelli che si vogliono realizzare in Sicilia, costituiscono una grave e pericolosa fonte di inquinamento. Ancor più se i rifiuti sono indifferenziati. Le emissioni tipiche di un impianto che incenerisce circa 800 tonnellate al giorno, sono caratterizzate da imponenti quantità di ossido di carbonio, polveri, anidride solforosa, ossidi di azoto, acido cloridrico, acido fluoridrico, sostanze organiche volatili, metalli pesanti, mercurio, idrocarburi policiclici aromatici, diossine, ed altre centinaia di sostanze tutte pericolose.
Alla luce di questa drammatica
situazione è inaccettabile la scelta della Regione e non esiste
alcun motivo per giustificarla. E’ deprecabile che, contrariamente a
quanto
previsto e stabilito dal Piano Regionale per i rifiuti, nessuna informazione
sia stata data ai cittadini sugli impianti di incenerimento e sulle discariche
che si vogliono realizzare per la frazione umida, ceneri e resti di combustione.
I sottoscritti cittadini sono consapevoli che la problematica dei rifiuti deve essere affrontata seriamente e responsabilmente, senza escludere la termovalorizzazione della frazione residua dopo le operazioni di vera ed efficace raccolta differenziata, nel quadro di una concreta attuazione della lotta agli sprechi ed alla proliferazione di discariche ed inceneritori, nella corretta valutazione degli impatti sopportabili dai territori. Essi sono però fortemente e irriducibilmente contrari a progetti che mirano soltanto al profitto delle imprese di smaltimento e accrescono rischi, costi e danni per i cittadini.
I sottoscritti cittadini
chiedono quindi al Presidente della Regione di annullare tutti i provvedimenti
che hanno portato alla sciagurata decisione di inserire un ulteriore
impianto ad alto impatto ambientale nell’area ad elevato rischio di crisi
ambientale di Augusta / Priolo / Melilli
ed al Presidente della Provincia e ai Sindaci dei comuni dell’area industriale
di opporsi fermamente a progetti che avrebbero gravi conseguenze per l’ambiente
e la salute delle popolazioni. All’assessore ai Beni Culturali della Regione
Sicilia si sollecitano misure per impedire che gli sforzi fatti in questi
anni risultino inutili e che Megara Iblea
venga distrutta e soffocata.
Alla Commissaria Europea per l’Ambiente si chiede
di accertare la conformità degli atti della Regione Siciliana con
le norme europee in materia di rifiuti e la si
invita a visitare i luoghi. Ai Presidenti delle Commissioni Antimafia nazionale
e regionale si avanza la richiesta di valutare se detti provvedimenti possano
lasciare spazio ad un eventuale consolidamento delle ecomafie. Ai Ministri
per l’Ambiente e della Salute di esaminare se tutto ciò è
coerente con l’esigenza di tutelare la salute delle popolazioni e di attuare
risanamenti e bonifiche attesi ormai da troppo tempo.
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