«buchi neri» bollette rincarate operatori ecologici senza stipendi scandali.
Indagando sui motivi degli aumenti delle bollette, anche del 400%, sono state scoperte all’Ato di Enna le 101 «assunzioni facili» che, secondo quanto accertato da Digos e Gdf, avrebbero fatto saltare i conti dell’ente. Dal 2004 stipendi a singhiozzo, mezzi senza carburante I costi del servizio in Sicilia dal 2003 sono raddoppiati (79,9 euro per abitante) in contrasto con una dinamica nazionale meno marcata (+38,9%). La raccolta differenziata non è mai decollata e le discariche vanno esaurendosi, mentre continuano a dilagare quelle abusive
27 LE ATO IN SICILIA
A fronte di nove province, in Sicilia per i rifiuti
sono stati istituiti 27 gli Ambiti territoriali ottimali.
che si stanno rivelando costosissimi carrozzoni inutili.
400 MILIONI DI EURO IL COSTO DEI RIFIUTI
In Sicilia il servizio complessivo dei rifiuti nel 2007 è costa
400.752.000 euro: ovvero 153 euro per tonnellata, 79,9 per abitante.
Praticamente il doppo del 2003, ovvero 200.700.000 euro.

ENNA 7 marzo 2008. Quando furono pensati, gli Ato, gli Ambiti territoriali ottimali, sembrarono una sorta di uovo di Colombo per la soluzione del problema rifiuti a livello locale, andando oltre la gestione dei Comuni e superando sprechi e diseconomie. Il tutto in una visione moderna ed innovativa del «nodo-monnezza» attraverso l’elaborazione dei piani regionali per la gestione dei rifiuti. Prima la legge nazionale poi, nell’ultimo scorcio degli Anni ’90, quella di attuazione della Regione Siciliana, seguita, nel 2002, dall’adozione del Piano regionale per la gestione dei rifiuti e dal varo dei 27 Ato nelle nove province dell’Isola. Con un bilancio, dopo pochi anni, che non si può dire certo positivo per gli Ambiti territoriali ottimali, se si tiene conto delle indagini giudiziarie avviate da più di una Procura – l’ultima, in ordine di tempo, riguarda i vertici dell’Ato Rifiuti di Enna indagati per abuso d’ufficio per 101 «assunzioni facili» – e dei risultati ottenuti sul piano dell’efficienza rispetto ai fondi pubblici gestiti e a quanto pagato dai cittadini per un servizio sempre più carente.
Degli Ato si è occupata anche la commissione parlamentare d’inchiesta «Sul ciclo dei rifiuti e sulle attività illecite ad esso connesse» dedicando loro un apposito capitolo nella relazione finale approvata all’unanimità il 27 febbraio scorso e già trasmessa ai presidenti del Senato e della Camera. Il primo dato che salta agli occhi riguarda il costo complessivo del servizio rifiuti che in Sicilia – si legge nella relazione – «è di 400.752.000 euro (153 euro per tonnellata, 79,9 euro per abitante). I dati per tonnellata e per abitante collocano la Sicilia leggermente al di sotto della media nazionale. Il costo complessivo risulta pressoché raddoppiato rispetto al dato 2003 (200,7 milioni di euro) a fronte di una dinamica nazionale molto meno marcata (+38,9 per cento)».
Premesso che «va apprezzato il fatto che, pur se con ritardo, la Sicilia si è dotata di un Piano che prevede un ciclo integrato industriale dei rifiuti, la cui efficienza complessiva potrà giudicarsi solo con il completamento di una parte significativa dell’impiantistica », la Commissione d’inchiesta rileva che «appare opportuno introdurre degli aggiustamenti al Piano che – pur senza stravolgerne la filosofia di fondo – lo adeguino alla peculiarità della situazione territoriale». Alcuni riguardano la dimensione dei quattro termovalorizzatori e la localizzazione delle discariche, altri gli ambiti territoriali ottimali e le società miste.
«Se, dal punto di vista tecnico, il piano si incentra sui quattro sistemi integrati, caratterizzati da una precisa scelta impiantistica quanto alla chiusura del ciclo – si legge nella relazione – dal punto di vista amminnistrativo-gestionale il Piano vede quali protagonisti indiscussi gli Ato. Vi è da prendere atto, a tale riguardo, del coro pressoché unanime di critiche con riferimento alle performances finora fornite dagli Ato siciliani. Da più parti, infatti, gli Ato sono stati individuati come il maggiore centro di imputazione delle responsabilità relative sia alla lievitazione dei costi del nonciclo dei rifiuti in Sicilia che una generale de-responsabilizzazione dei Comuni. Del resto, il debito maturato fino ad oggi dagli Ato ammonta a circa 430 milioni di euro, cui vanno aggiunti i costi che dovranno essere sostenuti per la stabilizzazione stabilizzazione dei lavoratori di pubblica utilità e dei lavoratori socialmente utili assunti in larga parte dai Comuni e poi trasferiti sui bilanci degli Ato».
Per trovare una soluzione, nella legge finanziaria regionale 2007 era stata proposta da alcuni parlamentari, tra cui il capogruppo di An all’Ars, Salvino Caputo, la riduzione del numero degli Ato da 27 a 14.
Non se ne fece nulla. Tuttavia, la stessa commissione d’inchiesta ritiene necessaria la riduzione, ma anche «una radicale rivisitazione del ruolo stesso degli Ato a favore di una maggiore centralità delle responsabilità gestionali dei Comuni». Tra l’altro, la costosa inefficienza degli Ato è sanzionata dagli stessi cittadini che hanno avviato «procedure dirette a contestare la pretesa impositiva di tali enti».
Non solo: la commissione sottolinea che «da più parti, sia in ambito giudiziario che amministrativo, è stato denunciato il fatto che gli Ato sono all’origine di imbarazzanti conflitti di interesse; situazioni conflittuali che fanno capo spesso allo stesso ente pubblico per il fatto che si trova ad essere, da un lato, titolare, attraverso partecipazioni di maggioranza, di società miste aggiudicatarie di appalti relativi ai rifiuti solidi urbani, e, dall’altro, in quanto componente dell’Ato, in posizione concorrenziale verso le stesse società miste e quindi, in buona sostanza, verso se stesso».
Per non parlare della «scarsa trasparenza nell’assegnazione dei lavori, molto spesso affidati senza procedure di evidenza pubblica, a cooperative (sovente costituite ad hoc, con assunzioni clientelari ed a volte di persone con pregiudizio penali) dalla scarsa affidabilità professionale».
La relazione finale della commissione parlamentare d’inchiesta, come si evince, centra il nodo messo a fuoco dall’indagine della Procura della Repubblica di Enna che si è mossa, a partire dal 2005, su due binari: uno, per abuso di ufficio, scaturita dalle «assunzioni facili» e l’altro, di tipo contabile, che è stato trasmesso alla Corte dei Conti per l’accertamento di eventuali danni erariali. Sette le persone indagate, alle quali il procuratore Calogero Ferrotti ha comunicato l’avviso di conclusione delle indagini: Serafino Cocuzza, l’ex presidente dell’Ato Rifiuti ed attuale direttore dell’Ato Idrico di Enna, l’ex amministratore delegato Antonio Cammarata e gli ex componenti del Cda Giovanni Vitale, Francesco Santangelo, Gioacchino Todaro, Giuseppe També e Claudio Cravotta.
«Siamo in attesa di conoscere il contenuto delle memorie difensive che saranno depositate dagli indagati – dice il procuratore Ferrotti – per decidere quale richiesta avanzare nei loro confronti per il reato di abuso d’ufficio». Sempre che non vengano ripresi gli accertamenti e questa volta anche a carico di Sicilia Ambiente, la società per azioni di gestione dell’Ato che ha ottenuto l’incarico su affidamento diretto e senza gara d’appalto.
L’indagine aveva mosso i primi passi tre anni fa da una serie di interpellanze presentate in Consiglio provinciale per contestare all’Ato gli aumenti, anche del 400 per cento, delle bollette per i rifiuti. Da lì, il passo successivo ha riguardato quanti, con contratti a progetto rinnovati ad ogni scadenza, si sono ritrovati – grazie alle delibere del Cda – assunti di fatto ed inseriti nell’organico dell’ente. Insomma, le famose 101 «assunzioni facili» che, secondo quanto accertato da Digos e Guardia di Finanza, avrebbero fatto saltare i conti dell’Ato. Con conseguenze drammatiche per gli utenti che devono pagare bollette salatissime, per gli operatori ecologici che ricevono lo stipendio a singhiozzo e dal 2004 non hanno mai ricevuto il salario accessorio, per i mezzi meccanici rimasti senza carburante, per la raccolta differenziata che è stata sospesa, per il buco di bilancio di 750 mila euro, per l’esposizione nei confronti delle banche per 12 milioni di euro dopo averne ricevuto 8 dal Fondo di rotazione.
  In natura non esistono i rifiuti
tutto si puo’ riciclare.
Emergenza rifiuti
Raccolta differenziata come risposta:
“Camminare con passo leggero sul nostro pianeta”