In programma anche un’assemblea generale e una campagna di informazione dei cittadini sugli effetti negativi della riforma.
Il prossimo 5 aprile il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, riceverà l’Anm. Era stato il presidente Luca Palamara a chiedere, in una lettera inviata il 16 marzo, un incontro con il Capo dello Stato per rappresentare le osservazioni dell’Anm sulla riforma che “incide profondamente sul complessivo assetto costituzionale della magistratura”.
L’Associazione nazionale magistrati esprime la propria ferma contrarietà ai contenuti del disegno di legge costituzionale di riforma della giustizia approvato dal Consiglio dei ministri.
L’impianto complessivo della riforma si incentra su
una netta alterazione dell’equilibrio tra i poteri, attraverso
un incisivo rafforzamento del controllo della politica
sul sistema giudiziario, in netto contrasto con il disegno
originariodella Costituzione del 1948. Le garanzie
dei cittadini ed i diritti di libertà saranno privati della più
efficace
forma di tutela costituita dall’autonomia e dall’indipendenza
della magistratura.
Nel disegno riformatore le garanzie di autonomia ed
indipendenza, oggi puntualmente previste
direttamente dalla Carta Costituzionale, sono rimandate
a successive ed indeterminate norme di legge ordinaria,
rimesse alle contingenti maggioranze politiche.
Con la riforma sarà la politica a indirizzare
le indagini della polizia giudiziaria,
che verrà sottratta alla direzione della magistratura;
sarà la politica a scegliere i reati da perseguire.
Con la separazione delle carriere si creerà
un organo di accusa che avrà il solo scopo di vincere il processo
con la condanna
dell’imputato e non quello di applicare in modo imparziale
la legge; un pm separato accentuerà il carattere repressivo della
funzione e il suo ruolo si avvicinerà
a quello della polizia. A pagare, anche in questo caso, saranno i cittadini
più deboli.
Se le scelte del pubblico ministero saranno condizionate
dalle indicazioni della politica, sarà difficile, se non impossibile,
che possano ancora avviarsi indagini sui reati commessi
dai potenti.
Aumenterà il numero dei componenti nominati
dalla politica all’interno degli organi di governo della magistratura e
risulterà
dunque svuotato il principio di autonomia dagli altri
poteri dello Stato: se la carriera del giudice e la sua vita professionale
dipenderanno da scelte della politica sarà
più difficile ottenere decisioni giuste, ancora una volta a detrimento
dei cittadini,
in particolare dei più deboli.
Quanto alla responsabilità del magistrato, deve
essere ricordato che oggi esistono ben cinque forme di responsabilità:
penale, civile, disciplinare, contabile e anche professionale.
In Italia, come in tutti gli ordinamenti democratici,
è già prevista una responsabilità
civile indiretta per i casi di dolo o colpa grave e diretta nei confronti
dello Stato
che può poi rivalersi sui magistrati.
Ma, in particolare, va rimarcato che questa riforma
non ha niente a che vedere con il funzionamento della giustizia.
Non ridurrà di un solo giorno la durata dei
processi penali e civili.
Sarebbe davvero “epocale”, invece, una riforma che,
come più volte richiesto dall’Anm, realizzasse:
• l’abolizione dei tribunali inutili;
• l’eliminazione degli inutili formalismi nelle procedure
penali e civili;
• un’effettiva informatizzazione degli uffici e del
processo;
• l’ufficio del giudice e la riqualificazione del
personale amministrativo;
• un incremento e una razionalizzazione delle risorse
umane e materiali per gli uffici giudiziari;
• una seria depenalizzazione;
• una reale riduzione del contenzioso civile.
Invece, anche in questo ambito, il Parlamento sembra
impegnato in proposte di legge che avrebbero l’effetto di aggravare
lo stato della giustizia e ostacolarne il funzionamento,
anche attraverso la modifica dei più efficaci strumenti di investigazione.
Per questi motivi la magistratura intende rappresentare in tutte le sedi, politiche ed istituzionali, nel rispetto delle prerogative di tutte le istituzioni, nonché all’opinione pubblica le ragioni della profonda contrarietà alle proposte di riforma in discussione.
Il Comitato direttivo centrale
proclama lo stato di agitazione ed invita le sezioni distrettuali ed i
magistrati
ad una mobilitazione diffusa,
demandando alla Giunta esecutiva centrale di intraprendere ogni iniziativa
volta
a rappresentare nelle sedi politiche
ed istituzionali le motivazioni della contrarietà alla riforma costituzionale.
Il Comitato direttivo centrale è convocato in
via permanente
e valuterà i tempi di convocazione di un’assemblea
generale.
Approvato all’unanimità Roma, 19 marzo 2011
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