Un avvertimento è d’obbligo:
la comparazione è naturalmente limitata alla
fase attuale dell’emergenza abruzzese.
In Abruzzo la ricostruzione in cemento armato non
è ancora iniziata; in Irpinia e in Molise non è invece mai
finita
producendo uno scandaloso spreco che Repubblica negli
anni, non ha mai smesso di denunciare.
Quindi ci fermiamo ad oggi. E puntiamo i fari unicamente
sull’emergenza.
L’emergenza ha due fasi.
Una prima, nelle ore immediatamente successive al
sisma, e una seconda. Nella prima sono generalmente da considerarsi gli
alloggiamenti in tende. Nella seconda la predisposizione di sistemi abitativi
provvisori. I cosiddetti moduli. Essi possono avere due caratteristiche:
essere del tipo “leggero” (containers e roulottes) e “pesanti” (casette
in legno o in prefabbricato composto). I tempi di realizzazione di questi
secondi, nella media nazionale stilata secondo i dati storici (terremoti
del Friuli, di Campania e Basilicata, Umbria e Marche e infine Molise),
sono di 211 giorni. Una media appunto: dalle prime consegne (in 62 giorni
a San Giuliano di Puglia, alle ultime, con il completamento di tutto il
piano di reinsediamento abitativo (360 giorni in Irpinia). Nel mezzo la
progressiva e graduale sistemazione.
Se dunque volessivo davvero stilare una classifica delle prime case assegnate (m.a.p., moduli abitativi provvisori) con caratteristiche e in numero simili a quelli celebrati ad Onna, dovremmo segnalare questo ordine d’arrivo:
1) Molise (San Giuliano di Puglia), 30 moduli a 82
giorni dal sisma
2) Umbria, 30 moduli a 98 giorni dal sisma
3) Irpinia, 30 moduli a 105 giorni dal sisma
4) Abruzzo, 30 moduli a 116 giorni dal sisma
In effetti le prime case consegnate
a L’Aquila datano 2 luglio, realizzate dalla provincia di Trento a Coppito
e destinate al personale della
Guardia di Finanza. I primi senzatetto ad essere ospitati abitano invece
a San Demetrio
e le hanno ricevute (“a tempo
di record”, ha scritto il Giornale) il 21 agosto. In estate infatti sono
stati consegnati
trenta moduli (21 a San Demetrio
e 9 in località Stiffe).
Ritorniamo per un momento alla prima emergenza.
Quel che segue è un raffronto tra il punto
più alto dell’efficienza organizzativa (l’Abruzzo) e il punto più
basso (l’Irpinia).
A L’Aquila sono state assistite
circa 73mila persone nella settimana successiva al terremoto tra alberghi
e tendopoli allestite.
In quelle ore i temporaneamente sfollati (che hanno
ricevuto solo cibo e cure) ammontano a più di centomila.
in Irpinia, 29 anni fa (l’area,
ad esclusione del Friuli, più lontana da Roma, 340 chilometri dall’epicentro
contro
i 119 dell’Aquila) ma molto più grave per entità
del danno e ampiezza geografica furono assistite 300mila persone circa.
Duecentomila persone in tendopoli, ottantamila persone in roulotte, 20.900
persone in 451 alberghi.
I temporaneamente sfollati (assistiti con cibo e cure
sanitarie) ammontavano a circa 500mila.
(Pubblicazione 18 marzo 1981, depositata alla Camera
dei deputati).
I tempi di allestimento.
(30 novembre-1 dicembre 1980, 90 mila persone hanno
trovato riparo in tendopoli entro sette giorni dal sisma ).
(5-8 dicembre 1980, altre 50mila entro 15 giorni dal
sisma ). entro il 15 idicembre 1980 , l resto della popolazione.
I costi di reinsediamento.
A L’Aquila si è deciso
di saltare un passaggio che, nei precedenti storici, era ritenuto essenziale:
la costituzione nella prima emergenza di roulottopoli
e moduli abitativi in containers.
La scelta ha avuto perciò un costo umano (la
vita in tenda è durissima) ed economico.
L’assistenza completa per le persone ospitate soltanto
in tendopoli è costata in sei mesi 114 milioni di euro.
A ciò si devono aggiungere i costi in alberghi
e in private abitazioni per il resto della popolazione. Proprio in questi
giorni
la Protezione civile sta rinegoziando con gli albergatori
il prezzo del soggiorno (all inclusive) pro-capite: 50 euro a persona.
Se questa cifra è esatta, per una famiglia
di quattro persone si spendono circa 6mila euro al mese.
Il governo ha accettato questi
costi e ha impegnato tutte le risorse disponibili (circa 700 milioni di
euro)
per la realizzazione delle C.a.s.e.,
abitazioni tecnologicamente avanzate ed ecocompatibili.
Il loro completamento, previsto
per fine dicembre 2009, permetterà di accogliere circa 4500 famiglie.
Il costo a metro quadrato dell’abitazione (sono inclusi
i costi di urbanizzazione primaria e secondaria) è di 2400 euro.
Si deve ritenere che l’abitazione, sebbene durevole,
sia comunque provvisoria perché
gli assegnatari sono titolari di un distinto contributo
per la ricostruzione in cemento della propria casa distrutta.
Sono circa tredicimila le famiglie
ad oggi senzatetto.
E molte di esse dunque devono
essere ancora per molto tempo assistite altrove.
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In Irpinia, quindi nel luogo dove più bassa è stata la capacità organizzativa e realizzativa, il piano di reinsediamento aggiornato al 30 giugno 1981, in tempi dunque analoghi a quelli previsti per L’Aquila, prevedeva la installazione di 13.500 prefabbricati pesanti (simili a quelli consegnati a Onna e che oggi vengono chiamate case) nei 36 comuni del cratere e altri 10mila nei 76 comuni dell’area extraepicentrale. Il costo al metro quadro attualizzato (al netto però delle opere di urbanizzazione primaria e secondaria che incidono per il 20-30 per cento) è di mille euro. Al 15 novembre 1981, circa un anno dopo il sisma, il piano di reinsediamento, in ritardo sul cronoprogramma di circa 45 giorni, sono stati completati e consegnati, su 25586 prefabbricati, 18462 alloggi monoblocco con finanziamenti pubblici. A cui si aggiungono 2248 prefabbricati donati da enti vari e già consegnati. |
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