«Coloro che cercano di diffondere la legalità devono essi stessi incarnarla, coloro che fanno appello al diritto internazionale devono essi stessi rispettarlo», ha scandito il segretario generale dal palco della grande sala in cui sono riuniti da questa mattina i rappresentanti dei 191 Paesi membri dell’organizzazione (64 capi di stato, 25 capi di governo e 86 ministri degli esteri). «In Iraq – ha proseguito Annan- vediamo civili massacrati a sangue freddo mentre operatori umanitari, giornalisti e altri non combattenti sono presi in ostaggio e uccisi nel più barbaro dei modi». «Allo stesso tempo, abbiamo visto detenuti iracheni vergognosamente maltrattati», ha proseguito con un parallelo tra le azioni della guerriglia e i casi di tortura nel carcere di Abu Ghraib.
Un atto d’accusa forte, quello di Kofi Annan, tanto che Bush parlando
una mezz’ora dopo ha dovuto replicare giustificando le azioni degli Stati
Uniti. Bush ha difeso ancora una volta la guerra. «Una coalizione
di nazioni ha dato seguito alle giuste richieste del mondo», ha spiegato,
«il mio Paese è grato ai soldati di molte nazioni che hanno
contribuito a liberare il popolo iracheno da un dittatore fuorilegge».
Il presidente Usa ha cercato quindi di illustrare i progressi verso la
democrazia fatti sia in Afghanistan che in Iraq e ha sollecitato le Nazioni
Unite a volgere la loro attenzione a combattere contro il terrorismo e
sui fronti umanitari. E ha dovuto dire che «gli americani rispettano
l’idealismo» su cui le Nazioni Unite sono fondate. Bush ha quindi
polemizzato chiedendo che le Nazioni Unite facciano «di più»
per la stabilizzazione dell’Iraq.
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