ASSOCIAZIONE NAZIONALE MAGISTRATI
Comitato direttivo centrale 5 maggio 2004

PROCLAMATO LO SCIOPERO

1. L’Anm ha espresso fin dall’inizio una valutazione negativa del disegno di legge di riforma dell’ordinamento giudiziario, la cui filosofia era e resta quella della riduzione dell’autonomia e indipendenza dell’ordine giudiziario e del magistrato nel concreto esercizio della funzione.
L’Associazione nazionale magistrati ritiene che una riforma dell’ordinamento giudiziario sia necessaria, ma deve essere una buona riforma, organica, razionale e rispettosa dei principi costituzionali. Il sistema proposto con il disegno di legge, invece, non solo non è idoneo ad assicurare una migliore funzionalità ed efficienza del servizio giustizia, né una magistratura professionalmente più qualificata, ma pone in essere una organizzazione giudiziaria assurda ed ingestibile e mette a rischio l’indipendenza dei giudici e pubblici ministeri.
L’Anm non è mai stata e non è controparte del governo e della maggioranza parlamentare, non ha dunque partecipato a nessuna trattativa, né poteva farlo, perché non ha interessi di categoria da difendere e su cui cercare posizioni di compromesso. L’Anm esiste e si batte in primo luogo per la tutela dell’interesse generale ad una giurisdizione indipendente ed efficiente.
L’ordinamento giudiziario non è una legge che disciplina solo la carriera dei magistrati ma è legge che dà attuazione ai principi costituzionali di indipendenza ed autonomia della magistratura.
Di qui l’allarme per la messa in pericolo dell’assetto costituzionale della magistratura, la scelta, sofferta, dello sciopero, nel giugno 2002 dopo dieci anni dal precedente, e, infine, la proclamazione di un’altra giornata di sciopero l’8 febbraio scorso.
Con senso di responsabilità, di fronte a disponibilità dichiarate di esponenti istituzionali e di rappresentanti della maggioranza in commissione giustizia, lo sciopero è stato sospeso.

Sennonché le dichiarazioni di disponibilità non hanno avuto alcun seguito. La discussione in commissione giustizia della Camera dei deputati è stata chiusa precipitosamente, gli emendamenti presentati da esponenti della stessa maggioranza in accoglimento di alcune osservazioni critiche avanzate da più parti sono stati ritirati. Le modifiche proposte dal relatore sono soltanto apparenti e confermano la scelta di fondo, tesa a ridurre l’indipendenza nell’esercizio della funzione giudiziaria.
L’impianto complessivo del testo del Senato rimane immutato e, sotto alcuni aspetti, addirittura peggiorato:
1) l’abbandono della ipotesi di concorso iniziale con prove distinte per giudici e pm è accompagnato da un separazione definitiva delle carriere, contraria alla Costituzione,
2) è rimasto immutato nei passaggi essenziali il sistema dei concorsi, che reintroduce un assetto gerarchico piramidale della magistratura, in contrasto con il principio costituzionale di pari dignità di tutte le funzioni, ed è comunque macchinoso e di difficile attuazione pratica,
3) il sistema disciplinare idoneo a generare conformismo e disfunsioni ulteriori consentendo anche al P.G. la rimozione del segreto delle indagini preliminari,
4) nonostante il ripristino della figura del Procuratore aggiunto, viene mantenuta una impostazione eccessivamente gerarchica dell’organizzazione complessiva degli Uffici del pubblico ministero, soprattutto tramite introduzione di nuove figure di avocazione del procuratore generale,
5) nulla è stato modificato con riguardo alla Scuola della magistratura, anche con riferimento alla natura e alla finalità dei corsi di formazione,
6) è stata abbandonata definitivamente ogni prospettiva di revisione delle circoscrizioni.
7) la riforma progettata manifesta in tutti i suoi aspetti la volontà di circoscrivere, limitare, erodere le attribuzioni del Consiglio Superiore della magistratura, in contrasto netto con il sistema di governo autonomo dell’ordine giudiziario previsto dalla Costituzione.
2. Intanto le condizioni in cui quotidianamente si amministra la giustizia continuano a peggiorare. Il Ministro, cui la Costituzione assegna la responsabilità di assicurare mezzi e risorse per il funzionamento del servizio, continua ad omettere qualsiasi iniziativa per rimediare alle gravi condizioni di inefficienza degli uffici giudiziari e al disagio quotidiano di cittadini, magistrati, personale amministrativo, avvocati.
Accanto alla indifferenza per il disservizio, il Ministro della Giustizia ha adottato alcuni provvedimenti che realizzano una sostanziale interferenza nel potere che la Costituzione affida al Csm in materia di conferimento degli incarichi direttivi.
Così è stato innanzitutto quando il Ministro Castelli ha bloccato per oltre due anni la nomina del Procuratore della Repubblica di Bergamo, risolta solo con l’intervento della Corte Costituzionale. Analogamente per il Procuratore della Repubblica di Napoli per il quale il Ministro ha prorogato per sei mesi la permanenza, così paralizzando la esecuzione della decisione del Csm di trasferimento per incompatibilità ambientale. Mentre la richiesta di ulteriore motivazione sulla nomina del nuovo Procuratore della Repubblica, in sé legittima, appare un nuovo elemento di opposizione al il Csm. Con queste sue iniziative il Ministro Castelli viola in modo clamoroso il principio di “leale collaborazione” con il Csm, più volte ribadito dalla Corte Costituzionale, e si assume la grave responsabilità di mantenere, in un ufficio così rilevante, un clima di tensione e di paralisi dell’attività, procrastinando il recupero della serenità e della efficienza che è interesse primario non dei magistrati di Napoli, ma dei cittadini.

Inoltre, mentre si svolgeva il dibattito sull’ordinamento giudiziario, al di fuori di ogni ipotesi di “necessità ed urgenza”, è stato definitivamente convertito in legge il decreto legge sulla riammissione in servizio dei magistrati, in termini che contrastano con il più elementare criterio di buona amministrazione, creando nuovi posti direttivi e cercando di introdurre ipotesi di promozione automatica. Anche tutto ciò è in netto contrasto con il principio costituzionale che riserva al Csm ogni decisione sulle nomine dei magistrati.

L’Anm deve, dunque prendere atto con estremo rammarico che, invece di affrontare con attenzione i problemi reali, si è scelto di tornare al clima di contrapposizione e all’impostazione di riforme “contro” la magistratura. Le condizioni che avevano responsabilmente indotto a recedere dalle iniziative di protesta sono venute meno.

Il Comitato direttivo centrale, riaffermata la completa approvazione dell’azione fin qui condotta dalla Giunta esecutiva centrale, decide pertanto di proclamare tre giorni di astensione dalle udienze e dalla attività giudiziaria in date da definire, fissando il primo giorno nella data del 25 maggio 2004, nel rispetto della legge e del codice di autoregolamentazione

Indice per il giorno 22 maggio 2004 ore 10.00 -Aula Magna della Cassazione a Roma un assemblea nazionale, in cui verrà presentato un documento che, proseguendo sulla strada del libro bianco presentato dall’ANM in occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario, evidenzi responsabilità e comportamenti del Ministro della Giustizia foriera di disfunsioni e inefficienze .

Promuove nelle sedi giudiziarie iniziative pubbliche, in collaborazione con gli operatori del diritto, avvocati, personale amministrativo, associazioni degli utenti, per rilevare e denunciare lo stato di disservizio della giustizia.

Invita i colleghi a fare rilevare nella settimana dal 10 al 15 maggio 2004 tutte le situazioni nelle quali l’udienza si svolge pur nella assenza del cancelliere e dell’ufficiale giudiziario. Invita le giunte locali a raccogliere i dati così rilevati al fine di presentarli alla assemblea del 22 maggio 2004