
Margaret SpellingsMargaret Spellings è stata nominata Segretario all’Istruzione per il secondo mandato presidenziale di Bush il 17 novembre 2004, a seguito delle dimissioni di Rod Page, ed è stata confermata dal Senato il 20 gennaio 2005, entrando così in carica lo stesso giorno.
Nonostante l’importanza del lavoro che lei svolge, è sempre stata una figura che raramente è stata sotto i riflettori dell’opinione pubblica. Come ha detto il Washington Post una volta, parlando di lei: “sebbene molti non sappiano neppure che esiste, Margaret Spellings è stata per dieci anni l’alterego di Bush sulle politiche per l’istruzione”.
Sommario
Carriera
Polemiche politiche
No Child Left Behind Act
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Nata nel 1958 in Michigan, si è mossa poi con la sua famiglia a Houston, Texas, quando ancora era giovanissima, ed è lì rimasta fino ad età adulta. Si è laureata infatti all’Università di Houston per poi lavorare all’interno di una commissione per la riforma dell’istruzione, sotto la guida dell’allora Governatore del Texas William P. Clements e quindi come Direttore Esecutivo Associato dell’Associazione delle Scuole del Texas. Nel 1994 la Spellings è stata la direttrice politica della riuscita campagna di Bush per l’elezione a Governatore del Texas, e quindi stata nominata sua consigliera durante il mandato di Governatore tra il 1994 ed il 2000 con responsabilità per lo sviluppo e l’implentazione della politica sull’istruzione in Texas.Quando Bush è stato eletto per la prima volta presidente nel 2000, la Spellings ha assunto la carica di Consigliere per i Problemi di Politica Interna, ed in questo ambito è stata una dei principali autori della legge No Child Left Behind, la pietra miliare della riforma dell’istruzione progettata da Bush. Allo stesso tempo è stata anche responsabile, in questo ambito, dello sviluppo e dell’implementazione della politica della Casa Bianca su salute, lavoro, trasporti, giustizia ed altri elementi chiave della agenda politica domestica del Presidente Bush.
Polemiche politiche
Nel suo secondo giorno come Segretario all’Istruzione nel secondo mandato di Bush, Margaret Spellings ha spedito una lettera al Public Broadcasting System (PBS), la tv pubblica americana, accusandola di aver inserito una protagonista lesbica all’interno di un episodio mai trasmesso di una serie televisiva, e minacciando perciò il ritiro dei finanziamenti federali alle future serie televisive della PBS.A proposito di questo incidente l’ex presidente dei democratici, Terry McAuliffe, ha dichiarato: “il nuovo Segretario all’Istruzione è confinato ad una agenda veramente ristretta ed egoista se la sua prima azione come ministro è stata quella di minacciare una istituzione americana come la PBS. Mentre la situazione delle scuole americane peggiora di anno in anno ed i nostri bambini vengono lasciati dietro (in inglese “falling behind” un gioco di parole con il nome della legge No Child Left Behind, ndt), i repubblicani a Washington sono troppo preoccupati a perseguire un agenda politica intollerante piuttosto che a tentare di risolvere i problemi reali del nostro Paese”.
No Child Left Behind Act
Il progetto No Child Left Behind, ovvero la riforma dell’Elementary and Secondary Education Act del 1965, nasce dalla verifica del sostanziale fallimento di un sistema dell’istruzione basato sull’esistenza di poche scuole d’élite e di scuole pubbliche impoverite e abbandonate a se stesse. Per cercare di fare approvare questa riforma, all’inizio del 2001 Bush aveva promesso che “la riforma bipartisan dell’istruzione” sarebbe stata “una pietra miliare del mio mandato”. Anche l’anno successivo, quando, a causa degli attacchi dell’11 settembre l’attenzione del governo si era spostata dai problemi interni alla guerra al terrorismo, Bush ha continuato a elogiare questa riforma come “la più importante riforma dell’istruzione mai attuata in America”.A parte la retorica presidenziale, di sicuro il No Child Left Behind Act ha rappresentato un forte cambiamento per le politiche educazionali negli Stati Uniti. Per la prima volta il governo è infatti entrato con un peso senza precedenti nella scuola americana, attraverso il concetto del “se volete finanziamenti federali, dovete mostrarci risultati”. E per mostrare i risultati il metodo scelto è stato quello dei test, nella miglior tradizione conservatrice americana. Il piano di Bush e della Spellings prevede infatti l’obbligo per ogni Stato di tenere dei test per i proprio studenti al fine di ricavarne la loro conoscenza della lettura e della matematica, il tutto per ogni anno scolastico dalle elementari sino alle scuole secondarie. E migliore è il risultato di questi test, maggiore è la quota di finanziamenti federali che ogni scuola ha diritto ad ottenere sulla base di questa nuova legge.
Ma non è tutto. Grazie a questa legge, gli istituti scolastici sono tenuti ogni anno a compilare delle “report card” per mostrare i miglioramenti anno per anno per ogni sottogruppo di studenti identificato (disabili, di minoranze etniche, con risultati eccelsi e così via). Gli istituti che per due anni successivi mostrano di non riuscire ad ottenere progressi sostanziali, sono obbligati ad usare i finanziamenti previsti dal Titolo I (quelli per le scuole definite ad “alta povertà”) per fornire istruzione supplementare ai propri allievi, sottoforma di tutoring, class extra e così via. Gli istituti a bassa perfomance di rendimenti sono anche tenuti a fornire agli studenti l’opzione di trasferimento a scuole con rendimento maggiore all’interno del proprio distretto, le quali a loro volta non possono negare questo trasferimento se basato solo sulla capacità e non su altri fattori.
La legge contiene anche altri provvedimenti, incluso la richiesta per ogni Stato di assumere solo insegnanti ad “alto rendimento” entro la fine del 2006, ma è di sicuro il concetto dei test che ha attratto la maggiore attenzione al momento della sua approvazione. Ovvero il punto è: davvero bastano i test a basso costo per migliorare una situazione educazionale davvero tragica come quella della gran parte degli Stati Uniti? Detto in altro modo: è possibile davvero migliorare la scuola americana senza spendere davvero i soldi che servirebbero per farle fare un salto di qualità?
Nel mondo della legislazione federale c’è una grossa differenza tra i fondi autorizzati e quelli appropriati, ovvero quelli realmente spesi. Nel caso del No Child Left Behind Act nel primo anno sono stati ‘appropriati’ solo 22 miliardi di dollari, ovvero 4 miliardi di dollari in meno rispetto a quelli autorizzati. Nei due anni successivi le cose sono andate anche peggio, visto che di volta in volta, anche a causa del buco del bilancio federale, sono stati proposti dei tagli alle spese previste dal No Child Left Behind Act. Secondo i critici democratici è palese che questa legge non è una prorità per l’Amministrazione, nonostante la retorica e le belle parole, e tra gli esempi portati per dimostrare questo c’è il fatto che l’aumento previsto delle spese per il 2004, di circa 1 miliardo di dollari, è ben al di sotto dei 6 miliardi di dollari autorizzati al tempo dell’approvazione della legge.
A livello statale le cose sono ancora peggiori: secondo i dati forniti dalla Conferenza Nazionale delle Legislature Statali, 17 Stati sono stati costretti a tagliare le loro spese sull’educazione nel 2002, altri 20 nel 2003 ed infine 21 nel 2004. E’ ovvio che in queste condizioni i fondi previsti dal Titolo I per le scuole disastrate diventano questione di vita o di morte. Eppure a diversi Stati è stato chiesto di mettere da parte il 20% di questi fondi, per far fronte ad altre necessità, tra le quali il finanziamento di scuole private attraverso i voucher. Nonostante tutto, la retorica presidenziale su questa legge continua imperterrita. Attraverso la formula semplicistica dei test infatti la responsabilità si sposta dai politici che dovrebbero finanziare i programmi, alle scuole che, spesso per mancanza di finanziamento, non riescono a raggiungere i risultati sperati. Il problema reale è che basarsi sui test per curare il problema delle scuole americane è come “basarsi sui termometri per curare la febbre”, come affermato da alcuni esperti americani del settore.
Nonostante tutte queste critiche, nella sua prima intervista concessa all’Associated Press, il neo Segretario all’Istruzione ha riaffermato la centralità dei test nel sistema educativo americano. “Ci sono alcune richieste che non potremo mai prendere in considerazione – non sto qui a nominarli – di persone che dicono ‘Non vogliamo più i test annuali’, oppure ‘Non siamo pronti ad un completo esame del risultato dei test”. La Spellings a questo proposito dice che ci potrebbero essere di sicuro dei cambiamenti nel modo in cui la legge è messa in atto, ma che i test annuali rimarranno comunque “al cuore della riforma scolastica”.
In pochi inoltre conoscono la sezione 9528 del No Child Left Behind Act. Conosciuta come la “clausola del reclutamento militare”, richiede alle scuole pubbliche di dare informazioni sugli studenti ai reclutatori dell’esercito. Le scuole, naturalmente, sono più che disposte a offrire questo servizio alle forze armate perché altrimenti rischiano di perdere gli aiuti federali. Invitare i militari nelle scuole pubbliche potrebbe non essere un problema di per sé, ma i reclutatori devono fronteggiare un sempre più crescente bisogno di soldati in Iraq e un calo degli arruolamenti in Patria. Questo spinge alcuni reclutatori, anche se non tutti, a mettere sempre più sotto pressione gli adolescenti per raggiungere le quote stabilite.
Come ha scritto il New York Times in un editoriale del 4 gennaio 2004, “i reclutatori militari possono contattare i giovani con telefonate non volute a casa loro e organizzando tornei di videogiochi di guerra nel campus”. I reclutatori sono anche conosciuti per puntare ai giovani più vulnerabili, come quelli delle minoranze e delle classi povere rurali e urbane, che hanno meno possibilità di trovare un lavoro o di proseguire nell’istruzione. Sebbene la legge dia ai genitori il diritto di negare all’esercito il permesso di contattare i loro figli, molti genitori non ne sanno molto e non conoscono altri dettagli del No Child Left Behind, una legge, come abbiamo visto, concepita in primo luogo per rendere le scuole più responsabili nei confronti dei contribuenti. I genitori che non vogliono che i loro figli siano contattati dall’esercito devono mettere la loro richiesta di esenzione per iscritto, per assicurarsi che la scuola non fornisca il numero di telefono e l’indirizzo dello studente.
Quando una scuola superiore informa i genitori a proposito del loro diritto alla riservatezza contro l’intrusione federale, è probabile che l’avviso sia sepolto sotto un linguaggio complicato. Si può trovarlo in un vademecum dello studente, da qualche parte dopo una decina di pagine sulle politiche di tolleranza zero contro la violenza a scuola, le regole sul parcheggio o le procedure per le valutazioni. Forse, se i genitori sapessero dei frequenti inganni delle tecniche di reclutamento, chiederebbero all’esercito di non contattare i loro figli. La sezione 9528 è una triste ma realistica indicazione di cosa stia accadendo nelle scuole americane dietro la maschera dell’istruzione e di cosa ci sia dietro le tante belle parole e la vacua retorica.
Link per ulteriori informazioni
Margaret SpellingsNo Child Left Behind Act
- Biografia Margaret Spellings, sito web Casa Bianca
- Biografia Margaret Spellings, sito web Dipartimento dell’Istruzione
- Margaret Spellings, voce di Wikipedia
- Margaret Spellings, voce di Disinfopedia
- “President Bush Nominates Margaret Spellings as Secretary of Education“, sito web Casa Bianca, 17 novembre 2004
- “Bush turns to Spellings for Education secretary“, USA Today, 17 novembre 2004
- “Spellings: Testing to remain at core of school reform“, CNN, 2 febbraio 2005
- “Margaret Spellings Warns PBS“, DNC News, 28 gennaio 2005
- “A Democratic Blueprint for America’s Future“, discorso del senatore del Massachussets Edward M. Kennedy sul futuro dell’America, 12 gennaio 2005
- “FAQ sul No Child Left Behind Act“, sito web Public Schools
- “No Child Left Behind Act: Executive Summary“, sito web Dipartimento dell’Istruzione
- “No Child Left Behind Act: Factsheet“, sito web Dipartimento dell’Istruzione
- “No Child Left Behind Act: Four Pillars“, sito web Dipartimento dell’Istruzione
- “Niente più alibi, pensioni e sanità al varco“, Avvenire, 4 novembre 2004
- “No Child Left Behind: Empty Promises, Empty Rhetoric“, sito web del Partito Democratico
- “Bush stumps for ‘No Child Left Behind’“, CNN, 6 gennaio 2004
- “No Child Left Unbrainwashed“, The New America, 19 aprile 2004
- “No Child Left Behind Act: Recruiting in the Schools“, American Friends Service Committee
- “La scuola che uccide“, Peace Reporter, 3 febbraio 2005
- “New U.S. Secretary Showing Flexibility on ‘No Child’ Act“, New York Times, 14 febbraio 2005
a cura di Daniele John Angrisani per ReporterAssociati
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