Tutti gli uomini del Presidente: Bush II 


Segretario alla Difesa 



Donald Henry Rumsfeld 

Donald H. Rumsfeld è Segretario del Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti d’America dal 20 gennaio 2001 ed è stato riconfermato in questa posizione anche per il secondo mandato di Bush.

Al momento quindi Rumsfeld è il 21esimo Segretario alla Difesa della storia degli Stati Uniti, ed è anche il più anziano ad aver tenuto questo posto sino ad ora. Inoltre già è stato Segretario alla Difesa dal 1975 al 1977, nella squadra di governo del presidente Ford, cosa che l’ha reso anche la persona più giovane, all’epoca, a tenere questa posizione. Oltre ai suoi impegni istituzionali, Rumsfeld, come vedremo, ha anche una lunga carriera nell’industria privata e pubblica.

Rumsfeld si è sposato con sua moglie Joyce nel 1954. Al momento hanno tre figli e cinque nipoti. 

Sommario

La sua carriera
Le citazioni più famose di Rumsfeld
Il Defense Policy Board e la connection irachena
Project for the New American Century
Council on Foreign Relations
Dove potete trovare ulteriori informazioni

La sua carriera

Amministrazione Nixon 
Nato a Chicago, Illinois, il 9 luglio 1932, da una famiglia di origini tedesche (suo padre era originario di Brema nella Germania del nord, in piena “Vecchia Europa”, per stare al linguaggio usato dal nostro soggetto, ndr), Rumsfeld si è laureato alla Princeton University nel 1954, per poi entrare nella Marina Militare americana dal 1954 al 1957 come aviatore navale. In seguito si è trasferito a Washington, DC, nel 1957, ai tempi dell’Amministrazione Eisenhower, in qualità di Assistente Amministrativo di un deputato dell’Ohio, Dave Dennison. Dopo una piccola esperienza in una banca d’affari, è stato eletto in Illinois deputato al Congresso americano nel 1962, all’età di soli 30 anni, e poi rieletto nel 1964, 1966 e 1968.

Rumsfeld si è dimesso dal Congresso nel 1969 durante il suo quarto mandato, per diventare Direttore dell’Ufficio per le Opportunità Economiche degli Stati Uniti, Assistente del Presidente e membro del Gabinetto Presidenziale del presidente Nixon tra il 1969 ed il 1970. Nel 1971-72 è rimasto nel Gabinetto Presidenziale, ma con la qualifica di Consigliere del Presidente e Direttore del Programma di Stabilizzazione Economica.

A questo periodo risalgono alcuni spezzoni delle registrazioni audio della presidenza Nixon, da poco resi disponibili al pubblico, in cui lo stesso presidente si lamentava del “problema Rumsfeld”. Infatti, stando alle parole di Mann, uno dei suoi biografi, in quel periodo Rumsfeld stava diventando “un attivo difensore delle posizioni contrarie alla guerra in Vietnam”. In una riunione del 7 aprile 1971 Nixon, Kissinger e l’allora capo dello staff presidenziale, H.R. “Bob” Hadelman discussero della guerra in Vietnam e fecero riferimento alla posizione di Rumsfeld con questi toni. “Non penso che Rumsfeld sia adatto a questo mondo”, disse Nixon, che dopo pochi minuti suggerì, “sbarazziamoci di lui”.
Anche per questo motivo nel 1973, Donald Rumsfeld abbandonò Washington per trasferirsi a Bruxelles, Belgio, in qualità di ambasciatore americano alla NATO (1973-74).

Amministrazione Ford 
Nell’agosto 1974, viene richiamato a Washington per entrare nell’Amministrazione Ford in qualità di presidente del comitato di transizione alla presidenza di Gerald R. Ford (1974). In seguito diviene Capo dello Staff della Casa Bianca e membro del Gabinetto Presidenziale (1974-75) e quindi, dopo il disastro di Saigon, 13esimo Segretario alla Difesa (1975-77). Durante questo periodo ha lavorato attivamente per favorire la crescita di potere del Pentagono, uscito umiliato dall’esperienza in Vietnam, all’interno dell’Amministrazione alle spese della CIA e di Henry Kissinger. Questa manovra riuscì grazie alla messa in giro di voci secondo le quali l’Unione Sovietica aveva aumentato le spese per la difesa e perseguito programmi per lo sviluppo di armi segrete, e che quindi la risposta adatta fosse la ripresa della corsa alle armi. Questo modo di vedere era in diretto contrasto con quello della CIA e di altre organizzazioni governative, secondo le quali l’economia sovietica era invece in lento declino. Comunque il lavoro di Rumsfeld permise di aprire la strada all’accettazione delle teorie di Leo Strass, che divenne poi responsabile del riarmo ai tempi dell’Amministrazione Reagan (e si è preso così il credito per aver causato in questo modo il collasso finale dell’impero sovietico).

Comunque i rapporti tra Rumsfeld e Kissinger in questo periodo non erano per nulla semplici. Infatti nelle ultime ore della guerra in Vietnam, quando Rumsfeld era ancora Capo dello Staff della Casa Bianca, avvenne un piccolo incidente tra i due. Lo staff del Consiglio di Sicurezza Nazionale, guidato da Kissinger, aveva infatti reso noto alla stampa che tutti gli americani erano stati rimpatriati dal Vietnam, ma dopo poche ore si venne a sapere che questa notizia non era vera. Rumsfeld quindi lasciò trapelare alla stampa la seguente dichiarazione: “Sono state dette così tante bugie durante la guerra, lasciateci finalmente dire la verità”. E’ interessante notare come dopo qualche decennio lo stesso Rumsfeld sarebbe stato accusato di mentire spudoratamente sulla guerra in Iraq, ma di questo ne parleremo a suo tempo.

Nel 1976, Rumsfeld è stato responsabile del trasferimento di George H.W. Bush dal posto di inviato presidenziale in Cina a quello di direttore della CIA. Questo causò una certa animosità nel rapporto tra i due, poiché è stato visto da molti come un tentativo di mettere i bastoni tra le ruote alle ambizioni presidenziali di Bush padre. In ogni caso nel 1977, Rumsfeld è stato premiato, per il suo lavoro, con la più grande onoranza civile americana, ovvero la Medaglia Presidenziale della Libertà. Poco dopo però decise di abbandonare le attività di governo ed intraprendere la carriera privata, cosa che gli permise negli anni a venire di avere rapporti con tutto il mondo del business americano.

Carriera privata
Dal 1977 al 1985 Rumsfeld è stato amministratore delegate e presidente della G.D. Searle & Co., una compagnia farmaceutica di importanza globale. E’ stato proprio grazie a Rumsfeld che la Searle ha avuto l’approvazione da parte della Food & Drug Administration per l’uso dell’aspartame, il controverso e secondo alcuni nocivo dolcificante artificiale (vedi per ulteriori dettagli la scheda sul Segretario al Commercio, Carlos M. Gutierrez). Inoltre durante la sua gestione, la Searle ha ridotto il numero dei dipendenti di almeno il 60%. Questo ha permesso alla società di ottenere dei risultati finanziari eccellenti, e allo stesso Rumsfeld di essere definito come il miglior amministratore delegato dell’industria farmaceutica secondo il Wall Street Transcript (1980) ed il Financial World (1981). Quando infine la Searle è stata venduta alla Monsanto nel 1985, Rumsfeld ci ha guadagnato personalmente 12 milioni di dollari, cosa che gli ha permesso di scalare in poco tempo le posizioni degli uomini più ricchi d’America. 

Dal 1985 al 1990 Rumsfeld ha continuato la sua carriera nel business privato (tra cui anche nella Kellogg’s come membro del consiglio di amministrazione), ed allo stesso tempo ha tenuto anche una varietà di posti nel settore pubblico, inclusi quelli come:

• Membro del Comitato Consultivo Presidenziale sul Controllo delle Armi – Amministrazione Reagan (1982 – 1986)
• Inviato Speciale del Presidente Reagan per il Trattato Marino (1982 – 1983)
• Consulente Senior del Comitato sui Sistemi Strategici del presidente Reagan (1983 – 1984)
• Membro della Commissione Congiunta sui Rapporti tra Stati Uniti e Giappone – Amministrazione Reagan (1983 – 1984)
• Inviato speciale del Presidente Reagan in Medio Oriente (1983 – 1984)
• Membro della Commissione Nazionale sui Servizi Pubblici (1987 – 1990)
• Membro della Commissione Economica Nazionale (1988 – 1989)
• Membro Associato della National Defense University (1988 – 1992)
• Membro della Commissione sulle Relazioni tra Stati Uniti e Giappone (1989 – 1991)
• Membro del consiglio di amministrazione della ABB Ltd, una multinazionale per la costruzione di materiali tecnologici che a basso impatto ambientale (1990 – 2001)
• Consulente del Comitato sulla Televisione ad Alta Definizione del FCC, l’agenzia governativa americana che presiede la gestione delle frequenze radio televisive (1992 – 1993)
• Presidente della Commissione sulla Minaccia dei Missili Balistici contro gli Stati Uniti (1998 – 1999)
• Membro della Commissione per la Revisione del Deficit Commerciale degli Stati Uniti (1999 – 2000)
• Membro del Council on Foreign Relations (CFR, vedi dettagliatamente in seguito)
• Presidente della Commissione Americana per l’Organizzazione e la Gestione dello Spazio di Sicurezza Nazionale (2000)
Rumsfeld ha anche lavorato come presidente e amministratore delegate della General Instrument Corporation dal 1990 al 1993. Questa compagnia pubblica è leader nella trasmissione a banda larga, distribuzione di tecnologie per il controllo dell’accesso via cavo, satellite o altre applicazioni televisive terrestri a banda larga, ed è stata la pioniera della tecnologia per la televisione ad alta definizione digitale. Dopo averla privatizzata con successo, Rumsfeld è tornato al business privato nel 1993, e fino alla sua nomina a Segretario alla Difesa per il primo mandato di Bush, è stato presidente della Gilead Sciences Inc. e della RAND Corporation.
Amministrazioni Reagan e Bush padre 
In qualità di inviato speciale di Reagan in Medio Oriente, Rumsfeld è stato il principale sostenitore della fornitura di intelligence militare e di consigli strategici a Saddam Hussein, che allora era impegnato nella guerra contro l’Iran. Durante tutti gli anni Ottanta, infatti, la politica americana è stata quella di aiutare l’Iraq di Saddam, usandolo come cuscinetto per evitare che l’influenza del nuovo governo religioso iraniano si espandesse anche nelle popolazioni sciite confinanti, sebbene non fosse stato facile convincere gli alti gradi del Pentagono e della Casa Bianca a collaborare con uno Stato che si riforniva anche dall’Unione Sovietica. 

Durante la sua ormai famosissima visita del 19-20 dicembre 1983, Rumsfeld si era incontrato per 90 minuti con lo stesso Saddam Hussein ed aveva discusso con lui l’occupazione siriana del Libano, come prevenire l’espansione dell’influenza di Siria ed Iran, come prevenire la vendita di armi straniere all’Iran ed infine il possibile aumento della produzione petrolifera irachena attraverso un nuovo oleodotto attraverso la Giordania. In questa riunione non erano neppure stati menzionati l’uso e la produzione di armi chimiche da parte dell’Iraq, sebbene il Governo iraniano avesse citato più volte nei due mesi precedenti l’uso da parte delle truppe irachene di armi chimiche sia per aria che per terra, e l’agenzia di stampa ufficiale iraniana avesse fatto i primi accenni a questa storia già all’inizio del 1981. Bisognerà attendere fino al 5 marzo 1984 per ottenere una prima condanna ufficiale da parte del Dipartimento di Stato americano sull’uso delle armi chimiche da parte irachena nella guerra. Dopo soli due giorni anche il Comitato Internazionale della Croce Rossa avrebbe confermato le accuse iraniane.

Nonostante il suo impegno pubblico, Rumsfeld non mancava in questo periodo di mantenere rapporti con il mondo del business e delle università americane. Era infatti diventato membro dell’Accademia Nazionale della Pubblica Amministrazione e collaboratore della Gerald R. Ford Foundation, della Eisenhower Exchange Fellowships, della Hoover Institution alla Stanford University e della National Park Foundation. Allo stesso periodo era anche stato un membro del Forum di Business Stati Uniti/Russia e Presidente del Gruppo Consultivo sulla Sicurezza Nazionale del Congresso.

Nel 1997 Rumsfeld aveva fondato, assieme ad altri conservatori repubblicani, il famigerato Project for the New American Century (PNAC), il cui scopo dichiarato era quello di “promuovere la leadership globale degli Stati Uniti d’America” e che già nel settembre 2000 aveva proposto di invadere l’Iraq. Lo stesso Rumsfeld aveva firmato la famosa lettera del PNAC nel 1998 in cui si chiedeva all’allora presidente William Jefferson Clinton di usare la forza in Iraq per “proteggere i nostri interessi vitali nel Golfo Persico” (vedi più dettagliatamente nel seguito della scheda). 

Inoltre mentre Rumsfeld era membro del consiglio di amministrazione dell’ABB, la multinazionale della tecnologia di cui abbiamo fatto accenno precedentemente, questo gruppo ha emesso il 20 gennaio 2000 un comunicato stampa affermando di aver firmato contratti per consegnare materiale e fornire servizi per la costruzione di due centrali nucleari a Kumho, sulla costa est della Corea del Nord. L’accordo faceva parte del patto nucleare firmato nel 1994 tra Stati Uniti e Corea del Nord, ma Rumsfeld, in seguito uno dei fautori della linea dura contro la Corea del Nord per il proprio programma nucleare, non ha mai spiegato pubblicamente perché non si è mai detto contrario a questo accordo. 

Amministrazione Bush figlio 
Secondo un servizio della CNN del 28 dicembre 2000, “la nomina di Rumsfeld sembra aver risolto un procedente disaccordo tra i consiglieri di Bush su chi dovesse andare al Pentagono. Powell in particolare avrebbe preferito il governatore della Pennsylvania, Tom Ridge, a questo posto, mentre Dick Cheney ed altri deputati repubblicani del Congresso supportavano la nomina di Daniel R. Coats. Ma alcune persone vicine al presidente appena eletto, affermano che Bush non si sentirebbe a suo agio con l’ex senatore dell’Indiana, perciò Cheney aveva cambiato cavallo in corsa e gli avrebbe raccomandato il suo ex capo ai tempi dell’Amministrazione di Bush padre, Donald Rumsfeld”.

Fonte: http://www.cnn.com/2000/ALLPOLITICS/stories/12/28/bush.wrap/

Come Segretario alla Difesa nell’Amministrazione di George W. Bush, Rumsfeld è stato frequentemente sotto l’occhio del pubblico per il modo in cui ha condotto il Dipartimento della Difesa durante l’attacco americano in Afghanistan e l’invasione dell’Iraq iniziata nel 2003. In particolare si ricorda il modo in cui egli stesso definì il bombardamento di Baghdad come parte dell’operazione “Shock and Awe”, ovvero in italiano “Colpisci e Terrorizza”. La sua insistenza per aver condotto la guerra con truppe minori del necessario gli ha portato prima rispetto per la vittoria veloce nel maggio 2003, ma poi è stata la causa principale del forte criticismo che lo ha investito quando sono state sotto gli occhi di tutti il disastro post-bellico e l’inadeguatezza delle truppe americane a far fronte alla guerriglia irachena. Questo ha comportato la perdita, sino ad ora, di oltre 1000 soldati americani, decine di migliaia di feriti e centinaia di migliaia di morti tra la popolazione irachena, dopo che “la fine dei maggiori combattimenti” era stata dichiarata solennemente dal presidente Bush il 1 maggio 2003 nel discorso della ‘vittoria’ sulla portaerei Abraham Lincoln.

Ma di sicuro la sua esperienza al Pentagono durante il primo mandato di Bush sarà ricordata da tutti soprattutto per i crimini di guerra compiuti dai militari americani nell’ormai famigerato carcere di Abu Ghraib, di cui, secondo gran parte dell’opinione pubblica americana e mondiale, è stato proprio Rumsfeld il principale responsabile (per saperne altro su questo argomento si prega di vedere la scheda del Segretario alla Giustizia, Alberto Gonzales). A seguito di questo episodio, e come risultato della denuncia per crimini di guerra presentata contro di lui in Germania dal Centro per i Diritti Costituzionali, Rumsfeld ha dovuto addirittura cancellare la sua partecipazione ad una conferenza a Monaco di Baviera, sebbene pianificata da tempo. 

Fonte: http://www.expatica.com/source/site_article.asp?subchannel_…name=Rumsfeld+scraps+Munich+visit+over+war+probe

In questi ultimi quattro anni al Pentagono, Rumsfeld ha sviluppato una forte relazione di amore-odio con la gran parte dei reporter americani, a causa delle sue frequenti conferenze stampa. In una di queste in particolare, Rumsfeld ha definito Germania e Francia, a causa della loro posizione contro la guerra in Iraq, come la “vecchia Europa”, in opposizione alla “nuova Europa” dei Paesi dell’Est che si erano schierati a favore della guerra americana. Questa dichiarazione ha fatto subito il giro del mondo, causando critiche un po’ ovunque, ma anche diversi attestati di supporto, soprattutto dall’estabilishment conservatore in patria.

Proprio a causa delle sue frequenti uscite, la BBC Radio 4 ha deciso di aprire una piccola rubrica settimanale chiamata “The Donald Rumsfeld Soundbite of the Week” in cui viene ogni volta presentato il suo più curioso commento della settimana. Lo stesso Rumsfeld ha detto che questa rubrica lo fa “sorridere”. 

La decisione di Bush di mantenere Rumsfeld al suo posto dopo la rielezione è stata criticata sia dai democratici che da alcuni repubblicani. In particolare è stato fatto notare che durante un meeting nel novembre 2004 con i soldati americani in Iraq, Rumsfeld ha risposto alle domande di un soldato sulla mancanza di equipaggiamento affermando che “si va in guerra con le armi che ci sono”, un commento che da molti è stato considerato come gelido senza alcun motivo. Comunque in quel caso specifico, Rumsfeld ha parlato per circa un’ora in risposta a questa domanda e alla fine i soldati presenti gli hanno dedicato una standing ovation. Altre critiche gli sono state mosse dalla stampa per l’uso di una macchina per la firma automatica delle lettere di condoglianza spedite alle famiglie dei soldati uccisi in Iraq ed Afghanistan. 

Critiche dalla sua famiglia tedesca 
Anche la sua famiglia tedesca si è associata alle critiche su Rumsfeld. Infatti mentre quest’ultimo era a Monaco per promuovere la guerra in Iraq, i suoi familiari tedeschi avevano a gara per affermare ai giornali di non avere nulla a che fare con lui o la sua guerra. 

I Rumsfeld, abitanti di Weyhe-Sudweyhe, un sobborgo di Brema, erano infatti stati per molto tempo fieri del loro cugino americano, ma ora non lo sono più. Come molti altri tedeschi, erano rimasti perplessi dall’atteggiamento di Donald Rumsfeld sulla guerra in Iraq. “Pensiamo che sia terribile che Donald Rumsfeld sia venuto qui in Germania per promuovere la guerra contro l’Iraq”, aveva affermato Karin Cecere (ex Rumsfeld), di 59 anni, al giornale inglese The Telegraph. “Siamo imbarazzati dal fatto che sia un nostro parente”. 

Anche Margarete Rumsfeld, l’85enne madre di Karin, aveva fatto dichiarazione sullo stesso tono. “Non abbiamo molto a che fare con lui. Ora per noi è solo il Segretario alla Difesa americano, ma per il bene di Dio, è meglio non iniziare questa guerra”.

Più del 60% dei tedeschi si è infatti opposto alla guerra in Iraq, secondo i sondaggi, e il Segretario alla Difesa americano è diventato una delle figure più bersagliate dal movimento per la pace tedesco, soprattutto dopo le dichiarazione, riportate prima, sulla “vecchia Europa”. 

Richieste di impeachment e di dimissioni 
Ma se queste sono le reazioni in Germania, anche in America, ultimamente, la vita non è facile per il riconfermato Segretario alla Difesa. Infatti il 6 maggio 2004, “il deputato Charlie Ranger, democratico di New York, ha introdotto otto articoli per richiedere l’impeachment del Segretario alla Difesa Donald Rumsfeld, per il modo in cui ha gestito lo scandalo delle torture ad Abu Ghraib. Penso che si sia raggiunto un punto tale che si tratta di un vero e proprio crimine e che Rumsfeld abbia mentito al Presidente e tenuto segrete informazioni sia al Congresso sia al popolo americano”, ha detto qualche tempo dopo lo stesso deputato nell’aula della Camera, presentando la sua richiesta.

Fonte: http://www.commondreams.org/headlines04/0507-04.htm

Ma non è finita qui. Sebbene l’ex candidato democratico alla presidenza, John Forbes Kerry, si sia tenuto alla larga dal grande pubblico dopo la sconfitta elettorale di novembre, nelle ultime settimane di dicembre era stato in Iraq ed in Medio Oriente per diversi giorni. Tornato in America, ha subito presentato una richiesta di dimissioni di Rumsfeld ed una petizione sul suo sito internet intitolata “Donald Rumsfeld si deve dimettere”, il cui testo è riportato all’inizio della pagina seguente, tradotto in italiano.

Signor Presidente,

Sono sorpreso e perplesso da quello che avete detto la scorsa settimana al Washington Post, ovvero che nessun membro dell’Amministrazione Bush deve essere considerato responsabile dei nostri fallimenti in Iraq. Mentre la situazione peggiora di giorno in giorno, i soldati americani continuano a morire e le truppe continuano ad essere assegnate a quella regione, è tempo di finire di premiare l’incompetenza ed iniziare a domandare responsabilità. Per la salvezza dei nostri uomini e donne in uniforme e dei loro familiari qui a casa, vi chiedo di cacciare Donald Rumsfeld. Il suo record di fallimenti e la sua incapacità a renderne conto di fronte al popolo americano ed alle nostre truppe oltreoceano, lo rende inadatto a tenere il posto di Segretario della Difesa, anche solo per un altro giorno, figuriamoci per quattro anni.

Se vi preoccupate davvero della nostra credibilità nel mondo e nei confronti delle nostre truppe in Iraq, la cosa migliore da fare è quindi sostituire Donald Rumsfeld come Segretario alla Difesa. Questo è il motivo per cui mi associo al senatore John Kerry ed a decine di migliaia di altri cittadini americani, nel firmare questa petizione e richiedere l’immediato licenziamento di Rumsfeld.

Vi chiedo di agire con fretta. Non possiamo ancora accettare lettere di condoglianza firmate in automatico e storie assurde sul tipo di armi che devono proteggere i nostri soldati.

I soldati americani e le loro famiglie contano su di voi come Comandante in Capo, per fornire i migliori standard a coloro che stanno combattendo in Iraq.

Fonte: http://www.johnkerry.com/petition/rumsfeld2.php

Le citazioni più famose di Rumsfeld 

Il Defense Policy Board e la connection irachena 

Il Defense Policy Board è un organismo governativo che consiglia il Dipartimento della Difesa sulle politiche di difesa. I suoi membri sono nominati dal Sottosegretario alla Difesa con delega per le Politiche di Difesa, ovvero Paul D. Wolfowitz, e sono approvati dal Segretario alla Difesa, Donald H. Rumsfeld. I suoi meeting sono classificati per motivi di sicurezza nazionale e perciò nessuna informazione sul lavoro di tale organismo può essere resa pubblica. 

Il Center for Public Integrity di Washington ha però scoperto lo stesso che nove dei trenta membri del Defense Policy Board sono connessi ad alcune compagnie che hanno ottenuto contratti dal Dipartimento della Difesa per un valore totale di 76 miliardi di dollari tra il 2001 ed il 2002. Uno di loro, Jack Sheehan, un generale dei marines a riposo, è l’attuale vicepresidente anziano della Bechtel, una delle compagnie che hanno maggiormente guadagnato dalla guerra in Iraq. Riley Bechtel, il presidente della compagnia, è un consigliere presidenziale. L’ex Segretario di Stato George Shultz, attualmente membro del Consiglio di Amministrazione della Bechtel, è anche il presidente del Ufficio Consultivo del Comitato per la Liberazione dell’Iraq, uno degli organismi che hanno consigliato le politiche dell’Amministrazione Bush sull’Iraq. 

Quando il New York Times ha chiesto a Shultz se fosse preoccupato della presenza di un conflitto di interesse nella sua duplice posizione, la risposta è stata: “non sono a conoscenza del fatto che la Bechtel possa particolarmente guadagnare dalla mia duplice carica. Ma sono sicuro che se c’è del lavoro da fare, la Bechtel è il tipo di compagnia adatta per svolgere questo lavoro”. Non è quindi un caso che la Bechtel abbia ottenuto un contratto da 680 milioni di dollari per la ricostruzione in Iraq. E non è un caso neppure che la Bechtel, stando ai dati forniti dal Center for Responsive Politics, abbia finanziato i repubblicani nel bienno 1999-2000 per ben 1,3 milioni di dollari.

Le altre due grandi compagnie che si sono spartite la torta irachena sono la Chevron, di cui l’attuale Segretario di Stato Condoleeza Rice è stato membro del Consiglio d’Amministrazione, e la famigerata Halliburton, di cui l’attuale Vice Presidente Dick Cheney è stato amministratore delegato fino al 2000. Senza contare ovviamente la miriade di società minori che hanno ricevuto la loro piccola fetta di torta in cambio di appoggi o finanziamenti più o meno palesi al partito repubblicano ed alle campagne elettorali di Bush, nel corso degli ultimi anni.

Project for the New American Century

Storia
Fondato nel 1997, ma con radici profonde nello staff del Pentagono del 1992, quello dei tempi di Bush padre, (vedi: http://www.pbs.org/wgbh/pages/frontline/shows/iraq/etc/cron.html), i 25 firmatari originali del PNAC erano un insieme di accademici e politici conservatori, molti dei quali avrebbero in seguito trovato posti di importanza fondamentale nell’Amministrazione presidenziale di George W. Bush. Il PNAC è noto soprattutto per la sua posizione sull’Iraq, una preoccupazione che iniziò già prima che Bush divenisse presidente e che gli attacchi dell’11 settembre 2001 ebbero luogo. Infatti nel 1998, come abbiamo già accennato, il gruppo scrisse una lettera (la cui versione integrale è possibile trovare qui: http://www.newamericancentury.org/iraqclintonletter.htm) all’allora presidente Bill Clinton, al senatore del Mississippi Trent Lott (allora leader della maggioranza al Senato) e Newt Gingrich (allora speaker della Camera dei Rappresentanti), per domandare una linea più dura contro l’Iraq. Da allora, il gruppo è cresciuto in numero, grazie anche all’ingresso di persone come l’ex ambasciatore alle Nazioni Unite dell’epoca Reagan, Jeane J. Kirkpatrick e il pro-israeliano Richard N. Perle. 

Secondo William Rivers Pitt, “due eventi hanno portato il PNAC al cuore del governo americano: la prima dubbia elezione di George W. Bush e gli attacchi dell’11 settembre. Quando Bush assunse la presidenza, gli uomini che avevano creato e cullato i sogni imperiali del PNAC divennero i capi del Pentagono, del Dipartimento della Difesa e della Casa Bianca. Quando le Torri crollarono, questi uomini videro subito la possibilità fornita loro di trasformare i loro sogni in politiche reali”. (Fonte: http://truthout.org/docs_02/022203A.htm)

Molti membri originali del PNAC, incluso Cheney, Khalilzad e la famiglia Bush, hanno legami con l’industria petrolifera. Altri invece sono stati per lungo tempo all’interno dell’establishment militare americano o nei “centri di studio strategico” ai tempi della guerra fredda, come Elliott Abrams, Dick Cheney, Paula Dobriansky, Aaron Friedberg, Frank Gaffney, Fred C. Ikle, Peter W. Rodman, Stephen P. Rosen, Henry S. Rowen, Donald H. Rumsfeld, John R. Bolton, Vin Weber, e Paul Dundes Wolfowitz. Non dovrebbe perciò sorprendere il fatto che, mentre il gruppo aveva l’obiettivo dichiarato di scatenare una guerra contro l’Iraq, il suo obiettivo più celato, ma allo stesso tempo più generale, era quello di “riarmare” l’America. La prospettiva del petrolio iracheno può spiegare parte dell’interesse del PNAC verso l’Iraq, ma la sua motivazione principale è nascosta dietro la retorica della sicurezza nazionale ed il bisogno di una forte difesa nazionale.

Per giustificare il bisogno di “riarmare” il Paese, devono comunque essere trovate delle ragioni valide. Nel pacifico mondo di fine anni Novanta, con nessuna superpotenza rivale all’orizzonte, solo la minaccia irachena e quella dei “missili balistici” dagli Stati canaglia erano le uniche possibili ragioni valide per l’opinione pubblica. Il gruppo allora decise di fare della difesa dai missili balistici un proprio cavallo di battaglia attraverso l’opera di Donald Rumsfeld, che nel 1998 fu il presidente di una commissione bi-partisan sulla “minaccia dei missili balistici” e di Vin Weber, un lobbista riconosciuto per conto della Lochkeed Martin e di altre compagnie comprese nella lista delle 500 più potenti tenuta dalla rivista Fortune.

Per quanto riguarda l’altro grande cavallo di battaglia, l’Iraq, secondo un editoriale del 27 febbraio 2003 di William Rivers Pitt, il PNAC si è dato da fare sin dalla sua nascita. Infatti è stato grazie all’azione del PNAC che è stato approvato l’Iraqi Liberation Act, ovvero la legge che ha fornito un velo di legittimità al conflitto attuale. Per non parlare poi della ormai famosa lettera di cui abbiamo già parlato.

Inoltre il PNAC ha finanziato con decine di migliaia di dollari dei contribuenti americani un gruppo di opposizione iracheno chiamato Iraqi National Congress, ed il suo capo, Ahmed Chalabi, nonostante il fatto che lo stesso Chalabi fosse stato condannato in contumacia da una corte giordana a 22 anni di prigione per 31 accuse di bancarotta fraudolenta. Anche questa mossa ha una sua spiegazione concreta: infatti Chalabi e l’INC hanno, durante gli anni, guadagnato supporto per la propria causa, promettendo in cambio contratti petroliferi a chiunque li avesse aiutati a prendere il potere in Iraq, cosa che, ovviamente, ai membri del PNAC non poteva che fare piacere.

Durante le fasi che hanno preceduto l’invasione dell’Iraq nel 2003, il PNAC ha creato un sottogruppo chiamato “Comitato per la Liberazione dell’Iraq”. Costituito solo da membri del PNAC, il Comitato si è messo come obiettivo quello di “educare” il popolo americano via televisiva sul bisogno di una guerra contro l’Iraq. In una riunione con l’ex Consigliere per la Sicurezza Nazionale, Condoleeza Rice, il Comitato ha stabilito i modi ed i mezzi di questa “educazione”.

In sostanza il Project for the New American Century cerca di stabile quello che loro stessi definiscono ‘Pax Americana’ nel mondo. Essenzialmente quindi il loro obiettivo è quello di trasformare l’America, l’unica superpotenza rimasta, in un impero planetario grazie alle forza delle armi. Un rapporto rilasciato dal PNAC nel settembre 2000 (un anno prima delle Torri Gemelle), intitolato “Ricostruire la Difesa Americana” (che è possibile trovare in versione completa sul sito ufficiale del PNAC: http://www.newamericancentury.org/RebuildingAmericasDefenses.pdf) codifica questo piano, richiedendo un massiccio aumento delle spese per la difesa per poi permettere alle forze armate americane di poter combattere su diversi maggiori campi di battaglia per stabilire la dominazione americana sul mondo. Se il primo obiettivo è comunque stato già raggiunto con l’aumento delle spese per la difesa durante l’Amministrazione Bush, per quanto riguarda il secondo si sta andando avanti sulla buona strada. (Fonte: http://truthout.org/docs_03/022803A.shtml)

Posizioni chiave del rapporto “Ricostruire la difesa americana” 
Tra le conclusioni chiave del documento “Ricostruire la Difesa Americana” vi sono le seguenti:

(Fonte: http://www.fpif.org/papers/02men/box1_body.html)

Secondo questo rapporto del PNAC, “la Pax Americana si è dimostrata da sola pacifica, stabile e durevole. Ma nessun momento della politica internazionale può essere ibernato per sempre: anche una Pax Americana globale non si preserva da sola”. Quindi, al fine di ‘preservare la Pax Americana’ anche nel 21esimo secolo, il rapporto del PNAC concludeva affermando che il nuovo ordine globale “deve avere un sicuro fondamento su una supremazia militare americana senza questioni”. 

E’ molto interessante notare anche che nelle sue conclusioni il rapporto affermava che “il processo di trasformazione molto probabilmente durerà per lungo tempo, in assenza di un evento catastrofico e catalizzante – come potrebbe essere una nuova Pearl Harbour”. Quanto meno una strana e sinistra coincidenza, visto che il rapporto fu pubblicato proprio l’anno prima dell’attacco alle Torri Gemelle.

Dopo l’11 settembre molte delle conclusioni e delle raccomandazioni contenute in questo rapporto sono state recepite nel documento di Sicurezza Strategica della Casa Bianca, pubblicato nel settembre 2002 e che riflette a pieno il credo “pace attraverso la forza” portato avanti dai pensatori del PNAC.

Personale del PNAC
I 24 firmatari originali, oltre Rusmfeld, sono:

(Fonte: http://rightweb.irc-online.org/charts/pnac-chart.htm)

Altri membri importanti del PNAC 

Council on Foreign Relations

Storia
Oltre al PNAC, Donald Rusmfeld è membro anche del Council on Foreign Relations (CFR), una delle organizzazioni americane più potenti in assoluto. Il CFR è stato fondato nel 1921, e nel 1996 ha pubblicato la sua storia ufficiale, disponibile sul suo sito web all’indirizzo: http://www.cfr.org/about/grosse00a.php. Stando a quello che dice Gary Allen nel numero di ottobre 1972 della rivista “American Opinion”, i membri fondatori del CFR includevano persone legate a diversi potentati economici come J.P. Morgan, John D. Rockfeller, Paul Warburg, Otto Kahn e Jacob Schiff. Il presidente fondatore del CFR era infatti John W. Davis, allo stesso tempo anche avvocato personale di J. P. Morgan, e vicepresidente era Paul Cravath, anche lui rappresentante gli interessi dei Morgan. E’ anche per questo che il professor Carrol Quigley aveva definito il CFR appena nato come “una tavola rotonda legata alla J.P. Morgan”. Man mano però il peso dei Morgan decrebbe a favore di quello dei Rockfeller.

Il CFR cominciò ad entrare nel cuore del potere americano durante la presidenza di Franklin Delano Roosevelt e lì pianto radici profonde: infatti il Segretario al Tesoro Morgenthau, il Segretario di Stato Stettinus, il Segretario alla Guerra Stimson e il Sottosegretario di Stato Welles erano tutti membri del CFR. Dal 1934 ad oggi, quasi tutti i Segretari di Stato e tutti i Segretari alla Difesa (da Stimson a Cheney) degli Stati Uniti sono stati membri del CFR.

Anche la CIA ha avuto sempre stretti legami con il CFR sin dalla sua creazione, iniziando con Allen Dulles, storico direttore della CIA e fratello del Segretario di Stato John Foster Dulles ai tempi del presidente Eisenhower. Allen Dulles era entrato nel CFR nel 1926 ed in seguito ne era diventato il presidente. 

Nel 1940 Franklin Delano Roosevelt sconfisse alle presidenziali Wendell Willkie, che in seguito divenne membro del CFR. All’epoca il deputato Usher Burdick protestò alla Camera dei Rappresentanti per il fatto che Willkie fosse stato finanziato da J.P. Morgan e dalle banche di affari newyorkesi. Da allora molti altri candidati presidenziali sarebbero stati membri del CFR. Nel 1952 la sfida fu tra due membri del CFR, Stevenson ed Eisenhower e fu vinta da quest’ultimo. Nel 1960 fu la volta di Kennedy (che vinse) contro Nixon, altri due esponenti del CFR. Nel 1968 fu stavolta Nixon a vincere contro un altro membro del CFR, Humphrey, successo poi bissato nel 1972 ancora contro un altro esponente del CFR, McGovern.

Tra gli altri candidati presidenziali provenienti dal CFR troviamo Walter Mondale nel 1984, sconfitto sonoramente da Reagan. Più fortunati invece sono stati nel 1988 l’ex direttore del CFR (e della CIA) George H. W. Bush e nel 1992 William Jefferson Clinton, anche lui membro del CFR. 

Tra i membri attuali del CFR si possono trovare ex presidenti, ambasciatori, Segretari di Stato (tra cui di sicuro la figura più di spicco è quella dell’ex Segretario Henry Kissinger), investitori di Wall Street, banchieri internazionali, amministratori di fondazioni o di think tank, lobbysti, leader militari del Pentagono e della NATO, ricchi industriali, proprietari e manager di importanti media, presidenti e professori chiave di diverse Università, deputati, giudici della Corte Suprema, giudici federali e 10 membri della Commissione di Inchiesta sull’11 settembre. 

(Fonti: http://www.geocities.com/CapitolHill/2807/SPEciaL.html e http://100777.com/doc/734)

La maggior parte dei meeting tenuti dal CFR sono privati e con presenza di ospiti selezionatissimi. Solo occasionalmente ci sono meeting pubblici, con la presenza della stampa. Questa immagine del CFR come un forum chiuso di discussione per la politica estera ha portato delle forti critiche, e sono in molti a pensare che questa organizzazione ed i suoi membri abbiano un controllo reale sulle politiche e gli eventi del mondo.

A causa della sue origini, della sua storia, della sua attività ed all’importanza di coloro che al momento ne fanno parte, il CFR viene infatti spesso considerato come parte del “triumvirato delle organizzazioni di elite” assieme alla Bilderberg ed alla Commissione Trilaterale. Inoltre secondo molti autori il CFR ha anche legami con altri gruppi come gli Illuminati (massoneria) e la Skull and Bones Society (la setta segreta di Yale venuta alla luce durante la campagna presidenziale del 2004, poiché sia Bush che Kerry ne erano membri). 

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a cura di Daniele John Angrisani per ReporterAssociati 

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