Il
2009 rischia di essere davvero un anno nuovo per Cassibile.
Segnatevi queste due date:
22 e 27 gennaio. Il 22 mattina,
alle 10:00,
si aprono in Prefettura le buste
dei concorrenti al *bando* per la gestione del centro di accoglienza
per gli immigrati.
Il 27 invece si tiene l’*udienza
preliminare* contro gli attuali gestori del centro.
Il pubblico ministero Antonino
Nicastro ha infatti chiesto il rinvio a giudizio per truffa aggravata ai
danni dello Stato,
a don Arcangelo Rigazzi e Marco
Bianca, rispettivamente presidente e vicepresidente dell’associazione Alma
Mater,
e a tre imprenditori, che avrebbero
falsificato delle fatture. Ma i presunti illeciti non riguardano soltanto
la contabilità
e tirano in ballo anche il vecchio
Prefetto e la sua vice, che rinnovarono la convenzione – senza gara d’appalto
– pur essendo
a conoscenza delle carenze del
centro e delle inadempienze di Alma Mater. A stabilire se commisero reati
sarà il giudice.
Noi ci limitiamo a proporvi
una accurata ricostruzione dei fatti. Ognuno si faccia la propria idea.
Partiamo dall’immobile dove è nato il centro
Giovanni Paolo II, a Cassibile. Una vecchia fabbrica d’arance. Giudicata
non idonea da Asl, Polizia ambientale, Vigili del Fuoco e dalla stessa
Polizia. Esposti che arrivarono nell’ufficio del Prefetto pro-tempore di
Siracusa di allora, Francesco Alecci e del suo successore Benedetto Basile.
Ma senza sortire alcun effetto… Ormai però quelle carte sono pubbliche.
La deputata dei Radicali Rita Bernardini ne ha addirittura fatto oggetto
di due interrogazioni parlamentari:
http://fortresseurope.blogspot.com/2006/01/cassibile-interrogazione-parlamentare.html
e di una conferenza stampa a Roma. Sarà per questo
che il nuovo prefetto Maria Fiorella Scandura, ha posto come condizione
vincolante per la partecipazione alla gara di appalto, la certificata *idoneità
*dell’immobile.
Ma partiamo dall’inizio della storia.
Il 18 luglio 2005, un gruppo di immigrati sbarcano sulle
coste siracusane. La Prefettura dispone di accoglierli provvisoriamente
in un dormitorio che da un paio di mesi ospita lavoratori stranieri, sotto
la gestione dell’associazione Alma Mater. Il centro si trova a Cassibile,
in via Elorina 5. Si tratta degli ex uffici di una vecchia centrale destinata
alla lavorazione, alla conservazione e alla commercializzazione di agrumi.
Gli sbarchi proseguono. Serve un servizio di accoglienza permanente. Si
decide di affidare l’incarico a Alma Mater, *senza nessuna gara* di appalto
a causa della “particolare criticità della situazione”.
Come di norma però, prima di firmare la convenzione,
vengono fatti tutti gli accertamenti di rito. E i nodi vengono subito al
pettine. Il 2 agosto 2005, il Settore Igiene e Sanità della *Asl
*locale informa il viceprefetto Giuffrè che gli immigrati “dormono
in dei materassi posti direttamente a terra e in numero maggiore alla ricettività”
e chiede di verificare la compatibilità della destinazione d’uso
dell’immobile. Dieci giorni dopo, il 12 agosto 2005, il comando provinciale
dei *vigili del fuoco* comunica alla Prefettura che la struttura non è
adeguata alle norme antincendio. Mancano impianti antincendi, gli arredi
non sono ignifughi (in particolare i materassi) e le uscite di sicurezza
non sono idonee. Il 26 agosto 2005, l’allora prefetto Alecci informa l’Alma
Mater delle risultanze della Asl e dei vigili del fuoco e chiede di adeguare
la struttura “nel rispetto degli standard minimi fissati dalla convenzione”.
*Convenzione *che viene firmata quello stesso giorno. Come se niente fosse.
Scade nel dicembre 2006 e prevede la possibilità di un rinnovo per
altri due anni. Il corrispettivo è fissato a 47,00 euro giornaliere
per ogni immigrato ospitato. Per un totale presunto di oltre 2.400.000
euro in un anno e mezzo.
Alma Mater non si decide a adeguare la struttura.
Se ne lamentano addirittura i poliziotti di guardia al centro. Il 29 ottobre
2005 la *questura *informa il prefetto “notevoli carenze igienico-sanitarie,
che procurano disagio sia agli ospiti del centro che agli operatori delle
forze di polizia”. Il 7 novembre 2005, il prefetto Alecci comunica al Ministero
dell’Interno e all’associazione Alma Mater le risultanze di carenze gestionali
del centro e paventa la possibile applicazione delle penali.
Intanto è arrivato l’inverno e gli sbarchi
sono cessati. Il centro è semivuoto. E il 20 dicembre il prefetto
Alecci chiede al Dipartimento per le libertà civili e l’immigrazione
del Ministero dell’Interno di valutare l’opportunità di chiudere
temporaneamente la struttura. Con un numero di ospiti inferiore al 50%
della capienza della struttura, la convenzione prevede comunque il pagamento
del 50% dei posti (articolo 10 comma 2). Fosse anche per una sola persona.
Succede dal 20 gennaio al 27 febbraio 2006. Nel centro c’è *un solo
immigrato*. Per la sua accoglienza la Prefettura corrisponde 3.525 euro
al giorno. Stavolta a informare il Viminale è il nuovo prefetto,
Benedetto Basile, con una nota inviata il 27 febbraio 2006.
La Prefettura si decide a inviare una commissione
ispettiva a Cassibile. È il 31 ottobre 2006. C’è stata una
*denuncia *contro la gestione di Alma Mater. E il Prefetto ne è
al corrente. Insieme al viceprefetto Giuffrè Rosaria, si recano
al centro i funzionari Tortorici, D’Erba e Cilio. Dalla relazione finale
emergono carenze nella sistemazione alloggiativa e nella sicurezza dei
locali. L’acqua del pozzo non è potabile, giacché l’impianto
di clorazione non è mai stato in funzione dall’apertura del centro.
Mancano i certificati di variazione di destinazione d’uso dell’immobile,
precedentemente utilizzato come centrale per la lavorazione di agrumi.
Le modifiche strutturali prescritte dai vigili del fuoco non sono state
realizzate. E come se non bastasse, il numero degli operatori in turno
è inferiore a quello previsto dalla convenzione. La *commissione
ispettiva* conclude la sua relazione ritenendo che “un eventuale rinnovo
del contratto debba essere subordinato alla realizzazione delle misure
di prevenzione incendi previste nelle direttive del Ministero dell’Interno
per tutti i Centri per immigrati”.
Alle 11:37 di quello stesso 31 ottobre 2006, subito
dopo l’ispezione, il vicepresidente dell’Alma Mater, Marco Bianca, telefona
a una operatrice del centro. Gli chiede come è andata. Lei risponde:
“Cioè ma proprio incalzanti, incalzanti, che poi, non ti dico la
cosa dei vigili del fuoco… *Ho mentito spudoratamente*…” E continua:
“Gli ho detto, bastardi, gli ho detto: quanto ho preso? Perché era
un’interrogazione! Lo stronzo mi ha detto: Sei e mezzo!”
Lo stesso Bianca Marco, il giorno prima, ha ricevuto
una chiamata direttamente dal prefetto. “Potrebbe venire la commissione
*De Mistura*”, informa Alecci. La commissione è stata nominata dal
Ministero dell’Interno per visitare i centri di accoglienza degli immigrati.
E il prefetto ci tiene a fare bella figura: “Vediamo, se ci sono pavimenti
sporchi che c’è da fare cose, se c’è da pitturare, vediamo..”.
“Certo sua eccellenza” lo rassicura Bianca, che però, a parte una
passata di candeggina, non provvede agli adeguamenti strutturali richiesti
da Asl, vigili del fuoco e polizia ambientale.
Nonostante tutte le inadempienze e le carenze del
centro di Cassibile, la convenzione per la gestione viene *rinnovata *per
altri due anni, di nuovo senza gara d’appalto. La firma avviene il 18 dicembre
2006. L’ammontare dell’appalto è di *3.755.850* euro in due anni.
Il funzionario responsabile dell’area immigrazione è Rosaria Giuffrè,
che un mese e mezzo prima ha visitato di persona il centro di Cassibile.
L’unica documentazione richiesta a Alma Mater è il contratto di
affitto della struttura, lo statuto dell’associazione e l’atto da cui risulta
il legale rappresentante dell’associazione. Niente certificato antincendi.
Niente certificato di abitabilità. Niente cambio di destinazione
d’uso. E soprattutto: niente gara d’appalto.
Cinque mesi dopo, nel maggio del 2007, non è
cambiato niente. La divisione urbanistica del Comune di Siracusa attesta
che la destinazione d’uso dell’immobile utilizzato come centro d’accoglienza
è ancora quella certificata nel 1980 dal Sindaco di Siracusa, ovvero
una centrale destinata alla lavorazione degli agrumi. E che né il
locatario Alma Mater, né il locatore Giuseppe Vasquez, hanno mai
fatto richiesta di cambio di destinazione d’uso. Non solo. La Asl dichiara
di non aver “mai rilasciato alcuna autorizzazione né alcun parere
di idoneità igienico-sanitaria all’attività del centro”.
La *polizia ambientale* conferma che l’acqua del pozzo non è potabile
in assenza di un cloratore. E i vigili del fuoco confermano di non aver
mai rilasciato il certificato antincendi per la struttura.
A raccogliere queste informazioni è la Procura
di Siracusa, che sulla gestione del centro ha aperto un’indagine. *Giuffrè
*viene interrogata. Su quali basi venne scelto di affidare la gestione
del centro a Alma Mater nel 2005? “In vero – risponde – pur essendo effettivamente
il funzionario responsabile dell’area immigrazione, ho avuto modo di prendere
conoscenza esclusivamente dagli atti, quando questi erano già perfezionati”.
Ammettiamo che la ragione sia stata l’emergenza. È la stessa Giuffrè
a riferire che “lo stato di emergenza non permanesse prima del rinnovo
della convenzione” nel dicembre 2006. D’inverno infatti gli sbarchi si
bloccano. Lo stesso prefetto Basile nel febbraio 2006 aveva chiesto al
Ministero di chiudere temporaneamente il centro, perché c’era solo
un immigrato. Ma sul rinnovo senza gara aveva espresso parere favorevole
anche il Ministero dell’Interno, secondo quanto riferito dalla stessa Giuffrè.
Le indagini proseguono, e il 6 settembre 2007 il
giudice per le indagini preliminari del tribunale di Siracusa dispone il
*sequestro* di 142.076 euro sui conti bancari dell’Alma Mater. Il pubblico
ministero Antonino Nicastro sostiene che siano i proventi di una truffa
aggravata ai danni dello Stato. È quanto emerge dallo studio delle
carte contabili dell’Alma Mater, affidato dal pm a due consulenti tecnici.
In particolare risultano fatture gonfiate per l’acquisto di arredamenti,
lavori di ristrutturazione e servizi di lavanderia. Vediamo nei dettagli.
Il 12 luglio 2006 l’Alma Mater acquista 57 *comodini
*e altrettanti armadietti presso tale Michele Parisi, che a sua volta li
aveva acquistati dalla ditta “Megara Commerciale” di Augusta. Il valore
della merce è di 5.700 euro. Ma all’Alma Mater vengono fatturati
44.700 euro. Michele Parisi – pluripregiudicato per associazione a delinquere,
porto abusivo e detenzione di armi, emissioni di assegno a vuoto, frode,
truffa e ricettazione – dirà che la fattura si trovava all’interno
di una valigetta che guarda caso gli è stata rubata…
Dal maggio al settembre 2006 poi ci sono 5 fatture
della *lavanderia *industriale Dalia Antonio, per un importo totale di
67.631,64 euro. Ora, due cose non tornano. La prima è che la convenzione
stabilisce l’utilizzo di lenzuola e federe monouso, che per definizione
non si lavano. La seconda, davvero paradossale, è che la lavanderia
in questione ha chiuso i battenti nel 1996. Proprio così. L’Agenzia
delle entrate non riscuote un centesimo di contributi dalla lavanderia
dal 1997. Quando la digos si è recata a Belpasso, all’indirizzo
della lavanderia ha trovato la porta serrata e i macchinari buttati in
mezzo a uno spiazzo.
Ma non è ancora finita. C’è una terza
serie di fatture che finisce sul tavolo del pm. Stavolta è il turno
della *ditta edile* Romano Damiano, che nel corso del 2006 svolge lavori
di ristrutturazione del centro per complessivi 61.440 euro. Una ditta nata
nel gennaio del 2006 e che fattura soltanto lavori all’Alma Mater. E soprattutto
una ditta che dichiara un unico dipendente, il che rende improbabile la
realizzazione di lavori edili per una cifra così consistente…
E insieme alle fatture ci sono le cartelle esattoriali
dell’*Inps*. Secondo un rilievo del maggio 2007 infatti, l’Alma Mater non
risultava aver pagato i contributi sociali Inps obbligatori per il proprio
personale per un ammontare complessivo di 107.027 euro. E poi c’è
la spilla d’oro del valore di 170 euro regalata nel dicembre 2005 all’allora
presidente della commissione per il riconoscimento dello status di rifugiato
di Siracusa. E i due *palmari *con gps, evidentemente utili al miglior
perseguimento delle finalità sociali dell’associazione. E i 3.456
pasti somministrati in più rispetto al numero degli ospiti, per
un importo totale di 24.000 euro, ufficialmente destinati agli ospiti sottoalimentati.
Ad ogni modo, il provvedimento di sequestro del
Gip viene immediatamente impugnato dall’Alma Mater. Nelle indagini ci sono
dei difetti di forma. La difesa ha ragione. E il 29 settembre 2007 il *tribunale
del riesame* di Siracusa dispone la restituzione dei 142.000 euro ad Alma
Mater. È un colpo di spugna sull’impianto probatorio. Gli atti di
indagine prodotti dalla polizia giudiziaria – su cui si basa l’accusa di
truffa – non sono utilizzabili, perché prodotti a indagini scadute.
Già perché il termine di sei mesi delle indagini scadeva
il 6 marzo 2007. E il magistrato non chiese la *proroga*. Inspiegabile.
Come è possibile che in un’inchiesta tanto delicata si compia una
dimenticanza tanto grossolana?
E poi ci sono le intercettazioni telefoniche, che
secondo il tribunale del riesame non possono essere utilizzate, perché
il reato di truffa citato (articolo 640 secondo comma c.p.p.) non lo consente.
Lo avrebbe consentito invece l’articolo 640 bis: truffa aggravata per il
conseguimento di erogazioni pubbliche, punito fino a sei anni. Ma l’accusa
ha deciso diversamente.
Nonostante tutto, il pm ha comunque chiesto il
rinvio a giudizio di don Arcangelo Rigazzi e Marco Bianca, presidente e
vicepresidente dell’Alma Mater, e dei tre imprenditori, tutti accusati
di truffa aggravata ai danni dello Stato. L’udienza preliminare è
fissata al 27 gennaio. La sentenza sembra già essere scritta nelle
parole del tribunale del riesame. Vedremo cosa deciderà il *Gup*.
Fermo restando il rispetto per gli operatori che
lavorano in buona fede a Cassibile, comunque vada il processo e comunque
vada la gara, ci auguriamo che l’accoglienza degli immigrati, ovunque in
Italia, avvenga in modo dignitoso e con la massima onestà rispetto
alla gestione del denaro pubblico.
|