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Le pubblichiamo in versione integrale ringraziando tutti i pubblici ufficiali che le hanno messe a nostra disposizione |
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DOPO la legge voluta a ogni costo dal piagnone Silvio, è facile trovare ovunque svendite di vecchie intercettazioni in audiocassette, cidì e anche vinile. Ne abbiamo comprato uno scatolone in una bancarella a Napoli, altre ce le ha regalate un radioamatore. Le pubblichiamo, alla faccia della legge-bavaglio.
Telefonata al SSSS
– Pronto sono il presidente
del consiglio…
– Qua è il SSSS, servizio
sputtanamenti al servizio di Silvio. Dica la password.
– “Governare è un inferno”.
– No , questa è quella
di ieri, ripetere la password.
– Uffa che complicazioni …
dunque, la password è “mai più Costituzione”.
– Esatto. Buongiorno signor
presidente, in cosa possiamo servirla?
– Sono stanco, arcistufo di
queste continue intrusioni nella mia privacy, nei miei affari e in quelli
dei miei amici e non voglio che nulla sia più reso pubblico. La
privatezza è sacra.
– Va bene, ma abbiamo appena
fatto una legge apposita…
– Non mi basta. Le manderò
tramite lettera a mano i nomi di alcuni giornalisti e magistrati e anche
di un uomo politico sedicente mio alleato. Voglio che le loro case, auto,
tabaccai, barbieri e bar preferiti siano circondati dai miei fotografi
e cameramen e appaiano servizi sputtananti sui miei giornali e sulle mie
televisioni, inoltre voglio che l’esercito segua i loro spostamenti e controlli
i loro telefoni con le linee militari super-segrete che la legge non tocca…
– Ma… e la privacy ?
– La privacy è rispettata.
Infatti nessuno saprà che sono stato io a dirle queste cose…
– Intendevo la privacy degli
altri…
– La rispetto. Infatti le mando
l’elenco per busta. Vedrà arrivare una signora procace in motorino,
è La Russa con la parrucca, così nessuno potrà intercettare
questi nomi…
-Presidente… ma che accadrà
dopo?
– Oh basta, chi se ne frega
… la privacy vale solo per me, mica per gli altri, allerti tutto lo staff..
e la ritengo responsabile signor ….. Come si chiama lei ?
– Col cavolo che glielo dico.
– Bene. Mi piace la sua riservatezza.
Esegua.
– Sarà fatto.
Telefonata legale
– Pronto avvocato? Senta, ho
trovato sul cellulare di mio marito un messaggino con scritto “sono la
tua porca ci vediamo stasera al solito posto ” . Voglio il divorzio.
– Mi dispiace signora, ma lei
ha commesso un grave reato intercettando il messaggino di suo marito e
rendendolo pubblico. Rischia una multa di trentamila euro e entro 72 ore
tre magistrati decideranno se arrestarla e sequestrare i telefonini oppure
entro tre ore 72 magistrati decideranno se il telefono di suo marito deve
essere sostituito con un modello J phone 56, costa solo tremila euro e
ha anche il servizio antintercettazione, li vendo io…
– Ma io volevo…
– Il telefono J phone, la multa
e la batteria di pentole le arriveranno a casa, sappiamo dove abita. Stia
più attenta, quando viola la privacy altrui.
– Va bene avvocato Previti.
Adesso capisco perché mi avevano detto di non rivolgermi a lei.
Telefonata amicale
– Pronto ? Sono Totò.
Totò Riina. E’ lei presidente?
– Dipende.
– Ma dai è uno scherzo
non mi riconosci? Sono Marcellino, Marcello Dell’Utri. Dunque devo dirti
che sono tutti contenti.
– Contenti chi ?
– I nostri amici. Affaristi,
finanzieri, maneggioni mafiosi. Contenti. Dicono che con questa legge gli
avvocati sapranno cavarli d’impiccio in mille modi nuovi …
– Stai attento Marcello… siamo
sicuri che non siamo intercettati?
– Tranquillo. Sto telefonando
da un carcere…
– Va bene ma usa il codice Gasparri.
– Va bene. Uggga nugga mugga
very happy.
– Gugga mugga voti molti ug.
– Mugga voti e mugga affari
e mugga eskort.
– Ugga basta eskort troppe grane
mugga.
– Ugga mugga nun ce beccano
mai ugamuga.
– Certo ugga mugga Marcè.
Telefonata subdola
– Pronto Silvio, bel maschione?
– Chi è ? Come si permette?
– Ma come mi hai già
dimenticato? Quella notte a Napoli, a Mergellina. Apicella suonava gli
Iron Maiden, c’era la luna, quelli della tua scorta erano vestiti da angeli…
– Questa è una provocazione…
io non sono mai stato a Napoli.
– Ma dai… non ti ricordi…
mi hai pagato in rubli …
– Oddio… Tatiana?
– No sono Fini , ti ho fregato
ancora (risata)
– Gianfranco sei il solito cretino.
Certo, finché ti limiti a fregarmi così , va anche bene.
La voti la fiducia?
– Ti ho fregato di nuovo sono
Casini…
– Gianfranco, smettila…
– Altro scherzo. Sì si,
la voto. Tengo famiglia.
Telefonata minacciosa
– Pronto Silvio, sono Bersani.
– Mi dica onorevole…
– Le comunico che in risposta
alle sue leggi liberticide, io abbandono l’aula, prendo l’albergo fuori
da Roma, abbandono il vecchio gestore telefonico e ne prendo uno nuovo
e farò togliere tutti gli iscritti del Pd dalle pagine gialle. Sarà
un Vietnam.
– Ma allora è vero che
siete comunisti !
– Va beh , allora diciamo che
sarà una Seychelles.
(clic)
Telefonata presidenziale
– Pronto sono Napolitano. Parlo
col presidente del consiglio?
– Questa è la segreteria
telefonica di Silvio Berlusconi imperatore d’Italia. Se volete lasciare
un messaggio di congratulazioni premete uno. Se volete una legge ad personam
premete due. Se volete mandare un avviso di garanzia chiamate il numero
verde 899999996543222 e troverete un centralino che parla swahili. Se siete
una bella gnocca premete quattro. Se volete abolire la costituzione premete
cinque. Se siete comunista premete il grilletto e sparatevi. Se sei Bondi
non chiamarmi pasticcino mio. Se sei Caldaroli non fare il solito rutto.
Se sei Napolitano premi il nove e lascia un messaggio dopo il bip .
– Sono Napolitano , volevo dire
che..
– I tre secondi a sua disposizione
sono scaduti. Richiami il mese prossimo.
Telefonata strategica
– Pronto, Silvio.
– Dipende. Chi è ?
– Sono Umberto Bossi. Sono incazzato
come un toro della Val Brembana. Adesso mi sfogo…
– Va bene ma attento. La legge
è passata, ma potrebbe esserci ancora qualcuno in ascolto, è
difficile bonificare tutto.
– Ma dai che non ci intercettano,
cazzo. Ho fatto la scuola radio Elettra.
– E come fai a essere sicuro?
– Sono furbo, sto telefonando
da una cabina pubblica.
– Ma guarda che ci intercettano
lo stesso ..
– Non possono. Ho chiuso bene
il vetro. E poi ho i baffi finti e parlo piano.
– Umberto, sei furbo, ma non
basta.
– Scusa ne parlo con Trota,
mio figlio. Trota, dice il capo che la cabina non basta, che ci intercettano
….. ah facciamo così ? Sei sicuro? Ah certo, geniale, geniale.
Allora Silvio fai come ti dico: vai sotto la doccia, col telefonino, lo
scroscio coprirà la voce, così non capiscono cosa diciamo…
– Ma no Umberto, il telefonino
si bagna… e poi se lo scroscio copre la voce noi come ci parliamo?
-Aspetta che chiedo a Trota.
Ah bene. Trota ha detto: urliamo!
– Scusa Umberto ma non ho tempo
da perdere, metti giù.
– Cosa metto giù?
– Metti giù il telefono…
– Non posso. E’ legato con un
filo, penzola…
– Uffa basta! Ti ripeto, anche
se ho fatto la legge-bavaglio dobbiamo essere prudenti. Cosa volevi dirmi?
– Ti volevo dire che se mi tocchi
Vercelli è guerra.
– Va bene.
– Anche se mi tocchi Clusone
è guerra.
– Ma non è provincia
!
– Ah sì, è perché?
Frosinone provincia e Clusone no? Insomma ascoltami.
– Scusa Umberto ma ho finito
i gettoni del cellulare (clic)
– Silvio… Silvio… Ce li
ho io i gettoni…
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