30 settebre 2008 Antonio Mazzeo
A Stoccarda, l’1 ottobre 2008, s’insedia Africom, il comando delle forze armate Usa per l’Africa. La centrale d’intelligence
“Joint Task Force JTF Aztec Silence” è il nome della forza speciale creata dal Dipartimento della difesa degli Stati Uniti per condurre missioni d’intelligence, sorveglianza terrestre, aerea e navale, nonché vere e proprie operazioni di combattimento in Africa settentrionale ed occidentale. Il primo ad illustrarne le finalità è stato il generale James L. Jones, comandante delle forze armate Usa in Europa (Eucom), in un’audizione davanti alla sottocommissione difesa del Senato, l’1 marzo 2005. “Eucom – ha dichiarato Jones – ha istituito nel dicembre 2003 JTF Aztec Silence, ponendola sotto il comando della VI Flotta Usa, per contrastare il terrorismo transnazionale nei paesi del nord Africa e costruire alleanze più strette con i governi locali”. Il generale statunitense si è poi soffermato sulle unità d’eccellenza prescelte per coordinarne le operazioni. “A sostegno di JTF Aztec Silence, le forze d’intelligence, sorveglianza e riconoscimento (ISR) della Us Navy basate a Sigonella, Sicilia, sono state utilizzate per raccogliere ed elaborare informazioni con le nazioni partner. Questo robusto sforzo cooperativo ISR è stato potenziato grazie all’utilizzo delle informazioni raccolte dalle forze nazionali locali”. Le unità aeree e navali della VI Flotta operanti nel Mediteranno, le differenti agenzie Usa d’intelligence e i partner Nato europei collaborano con la speciale task force nella raccolta d’informazioni.
Sino allo scorso anno, la JTF Aztec Silence si basava sullo sforzo operativo di differenti squadroni di pattugliamento aereo della Us Navy che venivano trasferiti in Sicilia per periodi di circa sei mesi da basi aeronavali statunitensi. Il 7 dicembre 2007, tuttavia, il Comando Centrale degli Stati Uniti ha istituito il “Patrol Squadron Sigonella (Patron Sig)”, assegnando in pianta stabile in Sicilia uomini e mezzi provenienti da tre differenti squadroni di pattugliamento aeronavale (il VP-5, il VP-8 e il VP-16), più il personale del “Consolidated Maintenance Organization” di Jacksonville (Virginia), addetto alla manutenzione dei velivoli. L’elemento strategico per “individuare, attaccare e colpire” gli obiettivi nemici è invece rappresentato dall’aereo radar Orion P- 3C , nato per il pattugliamento marittimo e la guerra antisottomarino, ma che a partire dagli anni ’90 è stato orientato sempre di più alle attività d’intelligence-sorveglianza-riconoscimento e alla cosiddetta “lotta al terrorismo”, l’eufemismo di Washington per giustificare gli odierni programmi di guerra globale. Per la sua versatilità, il P- 3C è stato usato in supporto alle forze terrestri in Iraq ed Afghanistan, e in numerose missioni “umanitarie” in Golfo Persico, Corno d’Africa e Filippine.
Le operazioni del “Patron Sig” sono pianificate e dirette
dal “Sigonella’s Tactical Support Center”, uno dei nodi a livello mondiale
della Rete di comando e controllo della Marina Usa (Navy Command and Control
System – NCCS Ashore Network). “TSC Sigonella – spiega il comando delle
forze navali Usa in Europa – fornisce 24 ore su 24 il supporto alle operazioni
di comando, controllo, comunicazione, computer ed intelligence (C4I) per
il pattugliamento aereo marittimo nel teatro europeo ed in buona parte
del continente africano. Inoltre il TSC è equipaggiato per sostenere
non solo le operazioni degli aerei P- 3C Orion, ma anche quelle dei S-3B
Vikings, dei CP-140 Aurora (canadesi), e dei Nimrod britannici”. Il Tactical
Support Center sovrintende pure alle operazioni di guerra anti-sottomarine
in un’area compresa tra Gibilterra e il Mar Rosso.
Le mani sul Sahara e l’aiuto
“umanitario”
Alla Joint Task Force Aztec Silence sono attribuite
le missioni della “Operation Enduring Freedom – Trans Sahara” (OEF-TS),
il complesso delle operazioni militari condotte dagli Stati Uniti e dai
suoi partner africani nella vasta area del Sahara-Sahel. In OEF-TS le forze
armate Usa possono contare sulla collaborazione di ben 11 paesi: Algeria,
Burkina Faso, Libia, Marocco, Tunisia, Ciad, Mali, Mauritania, Niger, Nigeria
e Senegal. Grazie ad OEF-TS, Washington addestra, equipaggia ed assiste
i regimi partner grazie ad attività che, come ha spiegato lo stesso
gen. James L. Jones, “comprendono l’elaborazione delle informazioni militari,
l’interoperatività dei sistemi di comunicazione, la cooperazione
nella realizzazione di esercitazioni congiunte e multinazionali, la contrapposizione
all’ideologia estremista, il sostegno delle operazioni regionali, il supporto
logistico e il trasporto aereo, l’addestramento terrestre ed aereo, ecc.”
“L’operazione Enduring Freedom – Trans Sahara”, ha aggiunto il Comandante di Eucom, “rappresenta un approccio regionale e preventivo per combattere il terrorismo e migliorare la capacità di risposta e la sicurezza ai confini delle nazioni partner nell’Africa trans-sahariana. L’operazione è stata studiata per assistere i governi che perseguono il miglior controllo del proprio territorio, e per impedire che zone molto vaste divengano rifugi sicuri per i gruppi terroristici. Inoltre l’iniziativa aiuta le nazioni partecipanti a fermare il transito illegale di armi, merci e persone attraverso la regione…”.
Più propriamente, OEF-TS è la componente militare della più ambiziosa Trans Sahara Counter Initiative (TSCTI), il piano a lungo termine degli Stati Uniti d’America per “prevenire i conflitti” nella regione, “attraverso un’ampia gamma di strumenti politici, economici e per la sicurezza”. Il TSCTI prevede al suo interno una “componente civile”, in cui è importantissimo il ruolo di USAID, l’agenzia statunitense per la cooperazione allo sviluppo. Uno degli obiettivi chiave di Washington è infatti quello di centralizzare l’intervento “umanitario” in Africa con la conseguente sostituzione e/o emarginazione delle organizzazioni non governative e della società civile internazionale. Secondo quanto dichiarato al Congresso da Theresa Whelan (assistente per gli affari africani del Dipartimento della difesa), gli Stati Uniti d’America “hanno il dovere d’intervenire nel continente anche per contrastare le nuove gravi minacce rappresentate da Aids, malaria, tubercolosi e trasformazioni demografiche”. Sempre secondo Theresa Whelan, il nuovo Comando militare Usa in Africa sarà composto da “esperti nel campo dell’intelligence, della diplomazia, della sanità e dell’aiuto umanitario, provenienti dal Dipartimento di Stato, dai Dipartimenti alla salute, ai servizi sociali e all’energia e da USAID. Il Comando coordinerà gruppi di addestramento, consulenza, affari civili, aiuto medico e veterinario. Esso farà da interfaccia con altre agenzie governative e gruppi umanitari non-governativi negli sforzi da portare avanti nel continente”.
La Trans Sahara Counter Initiative è stata implementata nel dicembre 2004, sostituendo la “Pan Sahel Initiative” (PSI), il programma Usa di addestramento ed equipaggiamento dei reparti d’intervento rapido di Mali, Mauritania, Niger e Ciad. Con la TSCTI , l’“aiuto globale” si è esteso ad i principali paesi produttori di petrolio dell’Africa settentrionale e occidentale (Algeria e Nigeria), ed a Marocco, Senegal, Tunisia e Ghana. Solo Burkina Faso e Libia, ad oggi, sono i paesi partner della Joint Task Force Aztec Silence rimasti fuori dalla TSCTI. All’iniziativa trans-sahariana sono stati destinati 31 milioni di dollari nel 2006, 82 milioni nel 2007, mentre è prevista una spesa di circa 100 milioni all’anno dal 2008 al 2013. A ciò si aggiungono i 1.300 milioni di dollari già approvati dal Congresso per l’anno 2009 per l’esecuzione di “programmi militari bilaterali” con i paesi africani e l’attivazione del nuovo comando Africom a Stoccarda.
Gli Orion di Sigonella e la guerra
ai Salafisti
Che Sigonella potesse essere convertita nella “postazione
avanzata” delle unità speciali “impegnate nella lotta contro il
terrorismo”, era stato anticipato nel maggio 2005 dal quotidiano spagnolo
El Paìs. Intervistato sui programmi di ristrutturazione delle forze
militari statunitensi in Europa, il solito generale James L. Jones rilasciava
una dichiarazione sibillina: “Stiamo cercando una postazione a sud delle
Alpi che si possa rivelare il luogo migliore per concentrare le nostre
operazioni speciali ed agevolare le attività militari nell’area
del Mediterraneo e in Medio Oriente”. Il nome di Sigonella veniva fatto
come una mera ipotesi congiuntamente ad alcune installazioni Usa in Spagna,
nonostante due mesi prima il comandante Eucom avesse precisato in Senato
che le forze speciali erano già operative a Sigonella in chiave
africana. La notizia rimbalzava in Italia, ma il tenente di vascello Steve
Curry, capo ufficio stampa della base di Sigonella, dichiarava al Corriere
della Sera (3 maggio 2005) che “fino a questo momento non è stata
comunicata alcuna disposizione circa l’eventuale variazione di attività
della stazione aeronavale siciliana”. La smentita era sufficiente perché
la disinteressata classe politica italiana decretasse l’archiviazione del
caso Sigonella-antiterrorismo.
La Sicilia però era già direttamente coinvolta nelle scorribande militari degli Stati Uniti in terra d’Africa. Vere e proprie operazioni di guerra erano state lanciate dai centri di comando e dai velivoli di stanza a Sigonella sin dai mesi che avevano preceduto l’istituzionalizzazione della JTF Aztec Silence. Nell’autunno del 2003, ad esempio, il Pentagono aveva ricevuto l’autorizzazione a trasferire dalla Sicilia alcuni P-3 Orion presso l’aeroporto di Tamanrasset, nel sud dell’Algeria. Nel marzo del 2004 questi velivoli venivano utilizzati in una vasta operazione d’intelligence per individuare presunti “terroristi” algerini presenti in alcuni campi in Ciad. Gli stessi velivoli operavano qualche mese più tardi congiuntamente alle forze armate di Mali e Ciad in un’operazione contro il Gruppo Salafista per la Predicazione e il Combattimento (GSPC), organizzazione accusata da Washington di mantenere legami con al Qaeda. In una sua dichiarazione alla stampa (12 dicembre 2004), il Comando delle forze armate Usa in Europa affermava che “truppe di Ciad e Mali, con l’aiuto dei servizi segreti statunitensi e dei velivoli P-3 Orion dell’Us Navy, hanno ucciso 43 membri del GSPC al confine tra Algeria e Mali. Dopo questa missione, forze speciali Usa hanno iniziato l’addestramento di soldati di quattro paesi del Sahel, Niger, Mali, Ciad e Mauritania. I due mesi d’addestramento sono stati incentrati sulla logistica, le comunicazioni e le attività di tiro, pattugliamento e riconoscimento”.
African Connection
Negli ultimi tempi è ulteriormente cresciuta
la presenza in Africa di organismi, reparti e mezzi di stanza a Sigonella.
Ufficiali del “Naval Criminal Investigative Service” (NCIS) del distaccamento
presente nello scalo siciliano, sono impegnati nell’addestramento “in tecniche
di sicurezza marittime e portuali”, della “Africa Partnership Station”
(APS), la forza multinazionale che gli Stati Uniti hanno promosso con paesi
dell’Africa occidentale e centrale. Buona parte delle operazioni di rifornimento
munizioni, carburante e materiali logistici delle unità impegnate
in esercitazioni in ambito APS sono coordinate dal “Fleet and Industrial
Supply Center” (FISC), il centro logistico delle forze navali del Comando
europeo degli Stati Uniti istituito a Sigonella il 3 marzo 2005. Il centro
ha assorbito le funzioni sino ad allora svolte dalle basi logistiche di
Napoli, Londra, Bahrain ed Emirati Arabi Uniti, ed è l’unico FISC,
insieme a quello giapponese di Yokosuka, esistente fuori dal territorio
statunitense.
Quando gli alti comandi di Eucom-Africom vogliono rafforzare i propri sistemi di telecomunicazione nelle regioni più “critiche” dell’Africa, vengono trasferiti nel continente le apparecchiature e gli uomini del Joint Maritime Ashore Support Team (JMAST) di Sigonella, l’unico centro mobile di comando, controllo, comunicazioni, computer e intelligence CI4 esistente in Europa. Il JMAST di Sigonella, ad esempio, ha operato da Monrovia (Liberia) per assicurare le comunicazioni e la copertura tattica aerea in occasione della visita del presidente Bush a sei paesi africani nel febbraio 2008.
Ufficiali della “Combined Task Force 67 – CTF- 67” , hanno partecipato ad esercitazioni congiunte con le forze armate del Ghana (febbraio 2007), per “rafforzare la sicurezza marittima nel Golfo di Guinea”. Il CTF-67 è il comando che sovrintende le operazioni delle forze aeree della Marina Usa nel Mediterraneo, trasferito da Napoli a Sigonella nell’ottobre 2004 proprio per rafforzare la sua proiezione nel continente africano. Tra il febbraio e il marzo 2008, il CTF- 67 ha pure condotto dallo scalo aereo di Ikeja (Nigeria), l’esercitazione “Marittime Safari” a cui hanno partecipato unità aeronavali di Nigeria e Stati Uniti, compresi i P- 3C Orion del “Patrol Squadron Sigonella”. Sempre nell’ambito del rafforzamento della presenza militare Usa in Africa occidentale, nell’autunno 2007 un gruppo di Seabees (il Genio della Marina) di stanza in Sicilia, è stato trasferito a Brazzaville (Repubblica Democratica del Congo) per partecipare ad attività di addestramento delle forze armate locali e alla realizzazione di infrastrutture civili e militari.
Artigli imperiali in Corno d’Africa
Se per le attività belliche nello scacchiere
nord-occidentale Eucom ha creato la Joint Force Aztec Silence, in Corno
d’Africa, Mar Rosso e Golfo di Aden opera dal 2002 la “Combined Joint Task
Force-Horn of Africa” (CJTF-HOA). Della CJTF-HOA fanno parte oltre 1.800
militari di esercito, marina ed aeronautica Usa, più i rappresentanti
dei paesi membri della coalizione (Djibouti, Etiopia, Eritrea, Kenya, Uganda,
Somalia, Sudan, Tanzania, Yemen, Seychelles, Isole Comore, Mauritius e
Madagascar). I comandi e i centri operativi della task force sono stati
insediati a Camp Lemonier, Djibouti, base destinata ad ospitare presto
il comando di Africom, oggi a Stoccarda. A Camp Lemonier sono in corso
alcune delle opere infrastrutturali più costose delle forze armate
Usa (oltre 120 milioni di dollari nel 2007 per la realizzazione di piste
e parcheggi aeroportuali, impianti elettrici e depositi carburanti). Ad
esse non hanno fatto mancare il loro apporto i reparti di stanza a Sigonella,
primi fra tutti i Seabees del Genio della Marina e l’“Esplosive Ordnance
Disposal Mobile Unit 8” (EODMU8), il reparto speciale utilizzato per l’individuazione
di esplosivi “nemici”, la manutenzione di mine, armi convenzionali, chimiche
e nucleari e la loro installazione a bordo di portaerei e sottomarini.
EODMU8 opera senza interruzione a Djibouti dalla primavera del 2004 ed è intervenuto pure nell’addestramento di unità speciali “anti-terrorismo” dei paesi alleati Usa della regione. In particolare, il gruppo mobile di Sigonella ha operato a fianco delle forze armate di Etiopia e Kenya alla vigilia dell’attacco scatenato a fine 2006 contro le Corti Islamiche somale. Proprio in preparazione dell’intervento militare Usa in Somalia, dal maggio al novembre 2006 furono trasferiti dalla Virginia in Sicilia i reparti di volo del “Patrol Squadron 16 VP- 16” (oggi in buona parte confluiti nel “Patrol Squadron Sigonella”). Ai P- 3C Orion del VP-16 furono affidate le attività ISR in Corno d’Africa che permisero ai comandi statunitensi di individuare gli obiettivi e predisporre i piani per l’offensiva del gennaio 2007. Fu proprio da Djibouti che si alzarono in volo gli AC-130 dell’Us Air Force che bombardarono la zona di Ras Kamboni, nel sud della Somalia, massacrandone gli abitanti.
In Spagna ed in Italia gli scali
“hub” per le future missioni Usa
Con le piene funzioni assunte da Africom l’1 ottobre
2008, crescerà ancora di più nel teatro europeo-mediterraneo
il traffico aereo finalizzato al trasporto di reparti e mezzi statunitensi.
Una sfida, quella rappresentata dalle missioni in Africa, che l’Air Mobility
Command (AMC), l’alto comando Usa per la mobilità aerea, si trova
ad affrontare dopo quella generata dalle guerre in Iraq ed Afghanistan.
Secondo quanto pubblicato il 25 marzo 2008 dal quotidiano delle forze armate
statunitensi, Stars and Stripes, per rispondere ai bisogni dell’istituendo
comando per l’Africa sarà necessario che una parte del personale
dell’Air Mobility Command presente in Gran Bretagna e Germania venga trasferito
in alcune basi d’Italia, Spagna e Portogallo. Il colonnello Keith Keck,
capo della divisione di pianificazione strategica di AMC, ha dichiarato
che Eucom e il comando Us Air Forces “potrebbero deviare il traffico Africom
dall’odierno scalo hub tedesco di Ramstein alle basi di Rota e Morón
in Spagna, alla Naval Air Station di Sigonella e alla base aerea di Lajes,
isola portoghese nell’Oceano Atlantico”.
La Sicilia sempre più avamposto di guerra. Dopo
i velivoli senza pilota “Global Hawk” (arma strategica per le future campagne
d’Africa), e il sofisticato e pericolosissimo sistema MUOS di telecomunicazione
satellitare, l’isola si appresta a fare da base operativa per i grandi
aerei da trasporto C-5 Galaxi, C-17 Globemaster e C-130 Hercules.
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