Afghanistan, forze speciali Usa  torturano a morte detenuto
21.09.2004 Bruno Marolo
 Washington. Un prigioniero di 18 anni è stato torturato a morte dalle forze speciali americane in Afghanistan. Le indagini dei militari afghani sono state insabbiate. La procura militare degli Stati Uniti ha aperto un’inchiesta quando la vicenda è stata scoperta da “Crimes of War Project”, una organizzazione non governativa, e rivelata dal Los Angeles Times.

La morte di Jamal Naseer, avvenuta nel marzo 2003, smentisce le conclusioni dell’inchiesta in Iraq e in Afghanistan dell’ispettore generale dell’esercito, generale Paul Mikolashek. Il rapporto del generale elenca 39 casi di morte tra i detenuti, tra cui 20 sospetti omicidi, ma esclude che vi siano state torture non denunciate alle autorità. La storia di Jamal, ignorata nel rapporto, dimostra la confusione e l’anarchia in Afghanistan, dove non soltanto i militari ma addirittura vigilantes privati americani procedevano ad arresti arbitrari. Gli inquirenti americani affermano di non sapere chi fosse il comandante della base dove il giovane Jamal è stato assassinato. “Non sappiamo quale reparto delle forze speciali operasse nella base, non esiste una documentazione”, ha ammesso Christopher Coffey, investigatore della polizia militare americana a Bagram in Afghanistan.

Jamal Naseer era uno di otto soldati afghani che il primo marzo 2003 presidiavano il passo di Sato Kandaw, nella provincia di Paktia: un avamposto strategico sulla strada per il Pakistan. Ahmad Naseer, fratello maggiore di Jamal, comandava il piccolo reparto. Comincia così la storia di un gruppo di uomini semplici stritolati da interessi più grandi di loro.

Nella provincia di Paktia è in atto una lotta per il potere tra il governatore Mohammed Dalili, fedele al presidente Hamid Karzai, e un signore della guerra di nome Bacha Kahn. Per i notabili afghani il modo più semplice per liberarsi dei nemici è denunciarli come sospetti terroristi. Spiega Lal Gul, presidente della commissione afghana per i diritti umani: “Basta la denuncia per essere arrestati dalle forze speciali americane che non sono in grado di distinguere tra innocenti e colpevoli”.

Il governatore Dalili è in urto con i comandanti locali dell’esercito afghano e della polizia, che accusa di mancanza di zelo contro Bacha Khan. Espone agli americani il sospetto che i soldati del governo vendano armi ai taleban. Il traffico di armi passerebbe sulla strada per il Pakistan. La denuncia arriva nella base americana a Gardez, dove opera un distaccamento delle forze speciali della guardia nazionale. Gli afghani conoscono il comandante del reparto americano soltanto con il nome di battaglia, “Mike”. I funzionari dell’Unama, l’agenzia dell’Onu in Afghanistan, lo chiamano “Crazy Mike”, Mike il pazzo, per la sua aggressività.

Il primo marzo una pattuglia delle forze speciali sale al passo di Sato Kandaw. Gli otto soldati afghani offrono il tè. Mentre versano lo zucchero gli americani spianano i fucili e dichiarano tutti in arresto. Disarmati, ammanettati, bendati, i due fratelli Naseer e i loro sei compagni vengono portati in cella a Gardez. Per due settimane, secondo gli accertamenti degli investigatori militari afghani, i prigionieri vengono bastonati, sepolti nudi nella neve, appesi a testa in giù e torturati con scosse elettriche. “Crazy Mike” e i suoi uomini strappano loro le unghie per costringerli a confessare di essere in combutta con i taleban.

Il 15 marzo, Jamal Naseer muore sotto la tortura. Il comandante americano decide di consegnarlo alla gendarmeria afghana, insieme con i sette prigionieri ancora in vita. La guardia afghana che rimuove il corpo di Jamal testimonia: “Era verde e nero di lividi, mani e piedi erano piagati e ustionati”. La delegazione dell’Onu viene avvertita, intervista i detenuti e accerta che due di loro mostrano segni di percosse e un terzo non è in grado di reggersi in piedi per la bastonate ricevute sulle ginocchia. Interviene il governatore della provincia e dispone il trasferimento dei prigionieri a Kabul. L’inchiesta delle autorità militari afghane conclude: “Non vi è alcuna prova contro i detenuti, e vi sono forti probabilità che uno di loro, Jamal figlio di Ghazi, sia stato ucciso con la tortura dalle forze della coalizione”. Un rapporto di 117 pagine inviato dal procuratore militare afghano alle autorità americane rimane in un cassetto. A fine marzo, “Crazy Mike” e i suoi uomini vengono sostituiti a Gardez da un altro gruppo delle forze speciali e tornano a casa in Alabama.