Siracusa: un mese di attentati
La Sicilia 13 febbraio 2005
13 gennaio
A ORDIGNO ESPLODE DAVANTI ALLA CGIL
Il primo attentato incendiario è stato compiuto la notte del 13 gennaio scorso, quando, con due bombolette di gas da campeggio, è stato appiccato il fuoco alla porta di ingresso della Cgil di Siracusa.

 1 febbraio
A E’ ANCORA LA CGIL NEL MIRINO
Ancora la Cgil nel mirino: anche in questo caso viene utilizzata una bomboletta di gas che però non s’incendia perché era all’interno di una boccia di vetro che conteneva polvere bianca

7 febbraio
VA IN FIAMME ASCENSORE TORRE ZETA
Quattro bombole da gas forate che hanno appiccato il fuoco all’ascensore della Torre Zeta, il cui bilancio dei danni è stato contenuto grazie al sistema antincendio del quale l’edificio è dotato.

9 febbraio
A PAURA ALL’OSPEDALE «UMBERTO I»
Un ordigno, identico a quelli usati nei precedenti attentati, viene trovato in uno dei corridoi dell’ospedale Umberto I. La prontezza di spirito di due agenti evita una tragedia.

30 novembre
UN ORDIGNO SOTTO LA SUA AUTO
Lo scorso 30 novembre, un ordigno rudimentale fu trovato sotto l’auto, una Volkswagen Passat, di Acquaviva. A trovare la bomba era stato lo stesso proprietario dell’auto. In quella occasione Acquaviva si espresse chiaramente su quella che, a suo giudizio, era la pista da seguire: a suo avviso l’atto intimidatorio era da ricondurre alla campagna avviata contro la presenza dei transessuali in città. Ma già allora gli inquirenti avevano dubbi. L’ipotesi era quella del tentativo di creazione di un personaggio «martire» per impegno politico. Nella foto di Gianni Burzilleri, via Capuana, luogo dell’incendio

bombolette da campeggio
Acquaviva confezionava gli ordigni con bomboletta di gas da campeggio. Una volta forata la bombola, il gas fuoriesce ad alta pressione: incontrando una fiamma o una scintilla, siano esse dolose o circostanziali, si incendia violentemente alzando notevolmente la temperatura.

Nella sua folle strategia, firmava gli ordigni con una sigla del terrorismo rosso. Più volte denunciò di essere vittima di minacce