1
febbraio
A E’ ANCORA LA CGIL NEL MIRINO
Ancora la Cgil nel mirino: anche
in questo caso viene utilizzata una bomboletta di gas che però non
s’incendia perché era all’interno di una boccia di vetro che conteneva
polvere bianca
7 febbraio
VA IN FIAMME ASCENSORE TORRE
ZETA
Quattro bombole da gas forate
che hanno appiccato il fuoco all’ascensore della Torre Zeta, il cui bilancio
dei danni è stato contenuto grazie al sistema antincendio del quale
l’edificio è dotato.
9 febbraio
A PAURA ALL’OSPEDALE «UMBERTO
I»
Un ordigno, identico a quelli
usati nei precedenti attentati, viene trovato in uno dei corridoi dell’ospedale
Umberto I. La prontezza di spirito di due agenti evita una tragedia.
30 novembre
UN ORDIGNO SOTTO LA SUA AUTO
Lo scorso 30 novembre, un ordigno
rudimentale fu trovato sotto l’auto, una Volkswagen Passat, di Acquaviva.
A trovare la bomba era stato lo stesso proprietario dell’auto. In quella
occasione Acquaviva si espresse chiaramente su quella che, a suo giudizio,
era la pista da seguire: a suo avviso l’atto intimidatorio era da ricondurre
alla campagna avviata contro la presenza dei transessuali in città.
Ma già allora gli inquirenti avevano dubbi. L’ipotesi era quella
del tentativo di creazione di un personaggio «martire» per
impegno politico. Nella foto di Gianni Burzilleri, via Capuana, luogo dell’incendio
bombolette da campeggio
Acquaviva confezionava gli ordigni
con bomboletta di gas da campeggio. Una volta forata la bombola, il gas
fuoriesce ad alta pressione: incontrando una fiamma o una scintilla, siano
esse dolose o circostanziali, si incendia violentemente alzando notevolmente
la temperatura.
Nella sua folle strategia, firmava gli ordigni con una sigla del terrorismo rosso. Più volte denunciò di essere vittima di minacce
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