Oggi sulla Terra più di un 1,3 miliardi di persone
non hanno accesso all’acqua potabile. Si prevede che nel giro di pochi
anni
tale numero raggiunga i 3 miliardi. «Il principale
responsabile di tutto ciò è il modello neoliberista che ha
prodotto una enorme
disuguaglianza nell’accesso all’ acqua, generando
oltretutto una sempre maggiore scarsità di quest’ ultima, a causa
di modi di
produzione distruttivi dell’ ecosistema». Il
movimento per l’acqua come bene pubblico – nato al Social Forum di Porto
Alegre, al quale aderiscono l’Arci, la Cgil Funzione pubblica, i Cobas
e oltre cento associazioni e comitati che stanno organizzando
i banchetti in tutte le città per la raccolta
delle firme, si batte per arrestare i processi di privatizzazione dell’acqua.
«Le istituzioni economiche, finanziarie e politiche
che per decenni hanno creato il degrado delle risorse naturali
e l’impoverimento idrico di migliaia di comunità
umane oggi dicono che l’acqua è un bene prezioso e raro
e che solo il suo valore economico può regolare
e legittimare la sua distribuzione».
«Tra la fine dell’anno e l’inizio del nuovo è
partita una offensiva molto brutta per la privatizzazione dell’acqua»,
afferma Emilio Molinari, presidente del Comitato Italiano
per un Contratto Mondiale sull’Acqua.
E cita tra l’altro l’invito del Garante della Concorrenza
che interpretando a modo suo la legislazione nazionale
ammonisce i politici e li invita a realizzare al più
presto le privatizzazioni.
«Ma dietro ai servizi pubblici c’è la
politica di un intero secolo – dice Molinari -, ci sono gli sforzi economici
delle comunità.
Ci sono i diritti fondamentali all’acqua potabile,
alla elettricità, al riscaldamento, alla sanità».
E si appella alla maggioranza di centrosinistra perché
rispetti il programma e avvi un serio confronto
in Parlamento e nel Paese per evitare di « svendere
il patrimonio pubblico accumulato con il danaro della collettività».
In paesi come gli Stati uniti, l’Olanda e la Svizzera
l’acqua è rimasta un bene pubblico gestito dal pubblico.
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