29 didembre 2009
«Lo Stato è con voi».Con queste
parole Guido Bertolaso ha salutato ieri gli alluvionati di Lucca. Chissà
se potrà dire lo stesso tra qualche mese, quando sarà operativa
la Protezione Civile Spa varata con il decreto milleproroghe (ma non ancora
pubblicata in gazzetta)? È quello che gli chiederanno oggi i lavoratori
del dipartimento, in un comunicato di fuoco. Ed è quello che tutti
i cittadini dovranno chiedersi, d’ora in poi, in parecchie occasioni. Dove
va a finire lo Stato con la Difesa Spa inserita in Finanziaria? Dove va
a finire con la privatizzazione obbligatoria dei servizi idrici, disposta
nel decreto Ronchi? In questo scorcio del 2009 il centrodestra al potere
ha realizzato buona parte del suo disegno demolitore dei servizi pubblici.
Ma non sempre lo Stato è «retrocesso ».
Anzi. In alcune occasioni si è fatto fin troppo avanti, invadendo
campi che non gli sarebbero propri. Èil caso della Banca del Mezzogiorno.
Giulio Tremonti avrebbe voluto un’istituzione direttamente dipendente dal
Tesoro. Ma la legge lo impedisce, così ha dovuto ripiegare su un
comitato promotore «caldeggiato» dal dicastero. Protagonismo
pubblico anche nei rapporti (tipicamente di mercato) tra banche e imprese,
dove Tremonti ha «benedetto » intese, accordi, concertazioni,
solitamente lasciate alle iniziative del business. Così in questi
pochi mesi lo Stato ha cambiato forma e funzione: non più garante
di servizi universali,maattore in «giochi» economici. Una trasformazione
in cui a perdere sono proprio le fasce deboli. Nella sua lettera d’auguri
di fine anno ai dipendenti, Bertolaso parla di «una nuova società
destinata a facilitare il nostro lavoro, una diversa struttura per la gestione
dei grandi eventi». La Protezione Civile Spa servirebbe a questo:
rendere le cose più facili. Non una parola sui rapporti istituzionali
con le amminitrazioni locali. Il capo dipartimento parla di «una
piccola flotta» di persone, che «al timone avrà gente
nostra» (vuol dire competente e addestrata dall’esperienza della
Protezione Civile). Ma francamente il senso dell’affiancamento di una «flottiglia»
alla «nave madre» non si comprende affatto. Il vero senso resta
nascosto: la verità è che se finora lo Stato si faceva garante
delle emergenze nazionali, attraverso i canali istituzionali, d’ora in
poi si creerà un centro di gare d’appalto che deciderà i
lavori da effettuare e le aziende coinvolte. Non sembra esattamente la
stessa cosa. Business e stellette, invece, nella Difesa Spa. Al nuovo organismo,
voluto da Ignazio La Russa e dal sottosegretario Guido Crosetto, si affidano
le attività di «valorizzazione e gestione, fatta eccezione
per quelle di alienazione, degli immobili militari ». Questa la vera
partita, che fa gola ai vertici del ministero, chiamati a scegliere l’intero
board della nuova società senza alcun filtro pubblico. La foglia
di fico, propagandata soprattutto da Crosetto, sono i diritti sull’immagine
dei simboli militari che d’ora in poi l’esercito potrà pretendere.
Saremmo curiosi di sapere quanto pagherà Mediaset per una ipotetica
fiction sui Carabinieri o sui paracadutisti. Tutti da verificare anche
i vantaggi economici della privatizzazione dei servizi idrici imposta per
decreto agli enti locali. La disposizione è passata grazie alla
fiducia, e con parecchi mal di pancia soprattutto della Lega. Nel testo
si precisa che la proprietà pubblica del bene acqua dovrà
essere garantita (grazie a unemendamentoPd) e che ad andare a gara è
soltanto la distribuzione. L’articolo in questione prevede che la gestione
dei servizi pubblici locali sarà conferita «in via ordinaria»
attraverso gare pubbliche, mentre la gestione in house sarà consentita
soltanto in deroga e «per situazioni eccezionali ». Le deroghe
alla gara sono soltanto virtuali: lo sanno bene i cittadini che in alcune
zone dove il pubblico è efficiente hanno cominciato a protestare.
Ma non sono stati ascoltati.
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