Acerra, nuovo il blocco dei treni contro l’inceneritore:
«Nessuno ci ascolta»
 11.09.2004 Le prime avvisaglie erano state ieri, venerdì, indizi di uno spostamento a Napoli della protesta contro il termovalorizzatore di Acerra. Nel capoluogo campano un breve blocco del traffico aveva “accompagnato” la riunione tra la delegazione di acerrani guidata dal sindaco e il commissario straordinario all’emergenza rifiuti Catenacci. Ma dopo che la riunione è finita, in serata, con un nulla di fatto, la protesta è ripresa ad Acerra con il blocco dei binari sulla tratta Napoli-Roma. Una trentina di manifestanti si è seduta sui bordi dei binari nella stazione ed impedisce dalla tarda serata di ieri la normale circolazione dei treni.

I manifestanti hanno collocato sui binari una tenda da giardino ed alcuni striscioni contro il termovalorizzatore: «Via l’esercito dal Pantano», recita uno di essi. I promotori della protesta hanno anche sostenuto che resteranno sui binari fin quando «sarà necessario». Cioè ad oltranza. Fuori, la stazione è presidiata da polizia e carabinieri. Ma il via vai di cittadini che portano cibi e bevande ai manifestanti sdraiati sui binari è continuo.

Secondo Trenitalia non ci sarebbero stati né ci dovrebbero essere nelle prossime ore particolari disagi per i viaggiatori perché «la stazione di Acerra è l’unica tagliata fuori dalla tratta Napoli-Caserta ed i convogli sono stati instradati sugli itinerari alternativi».

Il comitato contro il termovalorizzatore comunque è deciso a non mollare la linea dura. «I nostri figli non hanno nulla, lo Stato vuole dare loro l’inceneritore»: dice Consiglia Terracciano, una delle donne in prima linea nella lotta di Acerra. Ha anche annunciato che questa sera ci sarà un’assemblea all’interno della stazione alla quale prenderà parte un uomo che ha lavorato in un inceneritore in Svizzera che porterà la propria testimonianza sugli effetti che l’impianto può avere sulla salute pubblica.«Personalmente ho perso per cancro i miei genitori – ha spiegato Consiglia – ma ogni famiglia di Acerra vive o ha vissuto una tragedia simile. Vogliono che i nostri figli subiscano la stessa sorte? Mi sembra che ci troviamo di fronte ad un tentativo di sterminio di massa, dove a morire, oltre alle pecore, sono anche gli stessi acerrani». «La nostra lotta – ha aggiunto – andrà avanti finché non accoglieranno le nostre richieste, ossia la chiusura immediata del cantiere, oltre alla presentazione di un piano regionale serio per il ciclo dei rifiuti».

Tra la gente serpeggia molta delusione per l’incontro si ieri in prefettura a Napoli, con il commissario Catenacci.
«Purtroppo non abbiamo riscontrato alcuna sensibilità da parte delle istituzioni sovracomunali – ha detto ancora Consiglia – sembrava che le nostre ragioni non avessero senso, e non interessassero a nessuno. La loro è una vera imposizione e non ascoltano quello che 45 mila cittadini chiedono. Questa da oggi sarà anche la nostra posizione nei confronti della loro volontà». «Ad Acerra c’è bisogno di ben altro che l’inceneritore – ha concluso – ci sono diecimila disoccupati, circa settemila precari, mancano parchi verdi, luoghi di ritrovo, impianti sportivi, scuole idonee per i nostri figli.
Ma al primo posto c’è sempre la salute dei cittadini, e questo non lo deve dimenticare nessuno».