IMMIGRAZIONE.
Accoglienza in isolamento 18 settembre 2004 Veronica Tomassini Incontro in Prefettura fra l’assessore Vinciullo e
il delegato del governo E’ una questione di termini
esatti. Cosa si prospetta? Un centro di prima accoglienza, il cosiddetto
Pna, di cui la legge Napolitano-Turco ne ha previsto uno per comune facente
richiesta? Improbabile se si pensa che a Siracusa esiste già, in
via Freud. Allora cos’è se non un Cpt, ovvero un centro di permanenza
temporanea per gli extracomunitari? Una struttura difficilmente penetrabile, guardata a vista dalle
forze dell’ordine, un luogo dove è impossibile il contatto tra noi
e gli «altri», i reduci delle carrette per intenderci, i liberiani
sfuggiti ai massacri, i sudanesi e chissà quanti altri ancora arriveranno,
come merce in avaria, battendo bandiera bianca sulle nostre coste. Enzo
Vinciullo, assessore alla Protezione Civile, ieri mattina ha incontrato
il dirigente del Governo nazionale per l’emergenza sbarchi, Calogero Barrile. Dopo un vertice in Prefettura, si è raggiunto un accordo
di massima, alla fine di una fase interlocutoria che Vinciullo ha siglato
con un paio di incontri precedenti, alla Presidenza del Consiglio e al
Ministero degli Interni. Il risultato è la definizione di un centro
di prima identificazione che esula le due denominazioni di cui sopra, Pna
e Cpt, escludendo a rigor di norma il primo e dunque, gioco-forza, rientrando
esattamente nella tipologia del secondo. Questione di termini si diceva.
Si sa per certo che la posizione della Chiesa al riguardo è precisa:
la diocesi siracusana nutrirebbe più che una perplessità
al riguardo. «La Curia segue con attenzione la vicenda – ammette
padre Carlo D’Antoni – e vuole salvaguardare la dignità di questi
uomin». I reduci, appunto, quest’orda spaventosa di miseri che attraversa
il canale con una inquietante puntualità. Costo del progetto: 5
miliardi di vecchie lire, tempi di realizzazione al massimo un anno, con
una suddivisione a moduli dell’opera. Dormitorio, servizi igienici, locali
destinati alla Polizia di Stato, l’area conterrebbe l’impianto che all’occorrenza
fornirebbe un tetto ai barboni del capoluogo benché questi ultimi
avrebbero un bel po’ da scarpinare per raggiungerlo, eventualmente, giacché
l’area sorgerebbe lungo la Ss 124 dove prenderebbe corpo inoltre l’attendamento
della Protezione Civile e dove Vinciullo ha prefigurato l’organizzazione
definitiva del campo nomadi. Lontano da occhi sospettosi, dunque, dal contesto
«bene» che potrebbe avere di che lamentarsi. Come peraltro sta già accadendo. E val la pena ricordare
la rivolta del condominio Cosedil di via Michele Bonanno, apertamente ostile
alla possibilità di condividere un basso con gli immigrati; stessa
reazione che poi l’ipotesi ha suscitato nella dirigenza dell’Istituto «Umberto
Primo»: non vogliono clandestini perché l’edificio è frequentato
da piccoli studenti. E allora, potrebbe replicare qualcuno? In parole povere,
gli ottantacinque ospiti di padre Carlo devono stare, al momento, dove
sono. Nessuno li vuole, tranne la parrocchia e la Curia che ha deciso di
contribuire generosamente alla causa. Altrimenti la strada e prima ancora,
fra un anno, a progetto concluso, il Cpt. Che certo li raccoglierà
tutti, tutti quelli con permesso provvisorio. «Gli immigrati chiusi nei Cpt – riflette amaramente padre
Carlo – non possono essere avvicinati e sono sorvegliati dall’interno e
dall’esterno. Dopo aver ottenuto il permesso provvisorio, in quanto richiedenti
asilo, finirebbero in strada con il divieto di firmare contratti di lavoro
o di locazione». Sarebbero nessuno, insomma. La Regione del Friuli
Venezia Giulia ha rifiutato il Cpt perché «non rispondeva
alla loro cultura dell’accoglienza e della solidarietà». Siracusa
si prepara a farlo, con le associazioni di volontariato e sostenuta dalla
diocesi.