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parole dure e circostanziate. Registrato denunce coraggiose – sempre in una terra “difficile” come la Sicilia – alle quali non erano, non sono seguite indagini (ufficiali o conosciute) o azioni della magistratura competente. Ho deciso così di capire, di andare a fondo, di intervistare lo scrittore e giornalista Carlo Ruta: per intendere il motivo dell’oscuramento di “accadeinsicilia”, se esista un motivo diverso da quello ufficiale, per comprendere cosa stia accadendo a Ragusa. |
Chi è Carlo Ruta, dove
vive, di cosa si occupa?
“Sono un siciliano che cerca di seguire un percorso di autonomia.
Lavoro da parecchi anni nel campo della scrittura. Mi occupo di storia,
ma anche di fatti. Mi coinvolgono le cause che ritengo obiettivamente giuste.
Tempo fa ho scoperto internet e ho deciso di mettermi in gioco, con un
sito di documentazione storica e di inchiesta civile. Così è
nato “accadeinsicilia.net”.
“www.accadeinsicilia.net” è
stato oscurato il 7 dicembre scorso dal Tribunale di Ragusa. Lei alcuni
giorni prima aveva lanciato l’allarme: ”I poteri forti del sud-est vogliono
oscurare il sito “www.accadeinsicilia.net” . Può spiegarci cosa
intende per poteri forti, esistono a Ragusa, e da chi sono costituiti?
“La cuspide ibleo-siracusana è una delle aree più
ricche della Sicilia, in virtù soprattutto delle filiere ortofrutticole
che si spandono lungo la fascia cosiddetta trasformata. E l’istituto di
credito che meglio ha saputo dirigerne i processi finanziari è la
Banca Agricola Popolare di Ragusa, forte di oltre un secolo di storia e
di radicamento”.
“Proviamo allora a identificarla. Retta da un cartello di famiglie del sud est, a partire dai Cartia di Ragusa, conta oggi novemila soci sparsi in tutta l’isola e oltre. Per capitalizzazione è una delle prime Popolari e, in assoluto, la quarantesima banca italiana: cosa non irrilevante se si considera che prende le mosse dal sud estremo. Mai andata in passivo, in via ufficiale almeno, nell’ultimo decennio è riuscita a contrastare i trend nazionali, cercando spazio in Lombardia, dove ha acquisito la società d’intermediazione Concordia Sim dalla famiglia Negri”.
“Sul piano territoriale: accudisce i club d’affari più importanti, con una studiata somministrazione del credito; risulta collegata con numerose amministrazioni pubbliche, riuscendone a condizionare la politica; reca agganci forti con la magistratura ragusana, da cui non ha mai subìto una vera inchiesta, malgrado sia stata più volte denunziata. Cucendo tali dati, alla luce comunque di taluni fenomeni opachi, di cui si è cercato di dar conto negli ultimi mesi, si può avere allora un quadro coerente dei poteri forti che controllano gli Iblei e Ragusa in particolare”.
La richiesta del provvedimento
è stata chiesta dall’avvocato Carmelo Di Paola. Lo stesso avvocato
Di Paola, mi corregga se sbaglio, è presidente dei probiviri della
Banca Popolare di Ragusa, patrocinatore di un’impresa del Sud Est siciliano,
ed anche il patrocinatore legale del Procuratore della Repubblica, Agostino
Fera, in alcuni processi che lo interessano, in Sicilia e fuori la Sicilia.
Cosa significa tutto questo? In merito a ciò, in una recente intervista
ha affermato che si è arrivati a delle conclusioni, supportate da
documenti e testimonianze. A cosa si riferiva?
“L’avvocato Carmelo Di Paola è in effetti uno dei maggiori
elementi di contatto dei potentati che reggono l’area. E’ socio forte,
presidente dei probiviri e patrocinatore legale della BAPR. E’ risultato
patrocinatore della Ellepi srl di Ragusa in un fosco affare miliardario
contratto con esponenti della destra berlusconiana sotto l’egida della
Provincia Regionale. E’ infine patrocinatore legale del procuratore della
Repubblica Agostino Fera in processi che, a vario titolo, interessano quest’ultimo”.
“E da tali nessi discendono ovviamente dei fatti e delle condotte, come quelle della Procura ragusana, che non tiene in alcun conto le denunzie alla BAPR per transazioni illecite e falso in bilancio, mosse da alcuni soci storici, e archivia disinvoltamente il fascicolo sull’affare Ellepi-Provincia, malgrado la documentata testimonianza di un ex funzionario pubblico, che per altro, nelle ultime settimane, da “accadeinsicilia” e poi da una emittente radiofonica, proprio il Di Paola ha chiamato in causa per tangenti. Che dire di più?”
La Procura di Ragusa le ha fornito
un motivo Ufficiale per l’oscuramento? Ed il gestore dello spazio web come
si è comportato? Perché il giudice Vincenzo Saito ha emesso
tale ordinanza con “provvedimento d’urgenza”?
“La Procura di Ragusa, posta sotto accusa nell’ambito dell’inchiesta
per i motivi anzidetti e per altro, non si è espressa ufficialmente
perché non poteva farlo. E’ stata adottata quindi una via alternativa,
assai veloce, quella cioè di un provvedimento in sede civile, dietro
istanza del Di Paola che ha chiesto espressamente l’oscuramento preventivo.
Si tratta evidentemente di un gesto gravissimo, atto realmente a tutelare
non tanto il “buon nome” del Di Paola quanto gl’interessi della banca ragusana
e del palazzo di giustizia, al centro del lavoro investigativo di “accadeinsicilia”.
“Per evitare lo scandalo che già montava, si è fatto ricorso a un mezzo estremo, fortemente intimidatorio, sicuramente scandaloso. E da qui si può intendere cos’è e cosa nasconde in realtà il sud-est”.
“accadeinsicilia” è on-line
da tre anni. Avevate raccolto e scritto duemila documenti. Mi pare fosse
organizzato a sezioni, tra cui quella su “Giuliano e lo Stato”, comprendente
la sentenza romana del processo d’ appello del 1956 su Portella della Ginestra.
Come, perché, e con quale intento avete portato avanti tutto ciò?
Di cosa vi siete occupati finora?
“Sin da subito l’obiettivo è stato quello di fornire documenti
utili, preferibilmente originali e inediti nel web, per la conoscenza storica
e del presente, a partire dalla Sicilia, cercando di privilegiare comunque
aspetti che, pur significativi e ricchi di sollecitazioni, per motivi vari
non trovano un adeguato riscontro in sede storiografica e informativa”.
“E nel fare tutto questo si è cercato di seguire un canovaccio. Si sono scartate anzitutto impostazioni di tipo “generalista”, che a tanti siti riescono benissimo, puntando invece su una serie di specificità, rese attraverso il vaglio delle fonti archivistiche e testimoniali, l’inchiesta sul campo, la denunzia civile. Con tale impostazione nascono allora le sezioni di “accadeinsicilia”, a partire da quella dedicata a “Giuliano e lo Stato” che ha raccolto parecchie decine di documenti inediti o poco conosciuti in stretta collaborazione con “Non solo Portella” e in particolare con il presidente di tale associazione, lo storico Giuseppe Casarrubea”.
Lei si occupava personalmente
del giornale on-line, avendo come collaboratori diverse persone di spessore,
intellettuali, tra cui lo storico Casarubea e l’ex direttore del mitico
l’Ora, Fidora. Avete portato avanti, molto coraggiosamente, un’inchiesta
che riguarda la Banca Agricola Popolare di Ragusa, la condotta di alcuni
magistrati della Procura della Repubblica presso il tribunale di Ragusa;
l’assassinio del giornalista de L’Ora Giovanni Spampinato. Era in corso
inoltre un’inchiesta su alcune voci di spicco della finanza italiana. Quale
di queste pensa possa aver dato maggiore “fastidio”?
“Negli ultimi anni sono state curate numerose inchieste, alcune
delle quali restano aperte. Si è fatta informazione sui “movimenti”
dei poli commerciali da Misterbianco, nel Catanese, a Modica, sulle presenze
e gli intrighi mafiosi di Scicli e di Vittoria, sull’irruzione del gruppo
Antonveneta in Calabria e in Sicilia. Le inchieste che hanno determinato
le repliche più avventurose e intimidatorie sono tuttavia le ultime,
quelle che lei cita nella domanda”.
“Evidentemente i potentati che ne sono al centro si sono sentiti smascherati”.
Il suo ultimo libro “Segreti
di banca”. L’Antonveneta dai ‘miracoli’ del nord-est agli intrighi siciliani
è andato letteralmente a ruba in Veneto. E questo è già
di per sé strano. In seguito alla pubblicazione ha ricevuto diversi
attestati di stima, anche di addetti del settore finanza. Quali sono insomma
i miracoli dell’Antonveneta e quali gli intrighi Siciliani?
“Segreti di banca” si inscrive in un percorso d’indagine avviato
da qualche anno, riguardante i lati in ombra di un certo mondo finanziario
nelle situazioni di cosiddetta normalità. E ho puntato l’attenzione
sull’ Antonveneta perché tale gruppo, fiore all’occhiello della
finanza del nord-est, rappresenta al riguardo una vicenda emblematica”.
“Protagonista indiscusso ne è stato infatti Silvano Pontello, uomo di fiducia di Michele Sindona alla Banca Privata negli anni che ne precedettero il tracollo. Ho cercato di individuare quindi le permanenze di un metodo, di un modo di fare finanza, che ha radici lontane e che tuttavia, appunto con Pontello, un innovatore nel senso schumpeteriano, è riuscito a liberarsi delle scorie più gravose e compromettenti, con il benestare dell’Abn Amro e delle famiglie della Delta Erre che hanno firmato il patto di sindacato”.
“Gli intrighi al sud e in Sicilia nascono in fondo dalla combinazione di tale metodo con taluni ambienti, da cui sono derivati atti estremi”.
Si parla molto poco di Sicilia
dell’est, sia nelle cronache locali che nazionali, e di Ragusa in particolare.
Di mafia non si parla più, si dice che si sia inabissata. E’ come
se fosse evaporata ma, soprattutto, scomparsa dall’agenda politica. Uno
dei suoi libri, Edizioni La Zisa di Palermo, si intitola Politica e mafia
negli Iblei. Cosa ne pensa, “Cosa Nostra” esiste nella Sicilia dell’est?
“Se parliamo di Sicilia, sicuramente si è inabissata la mafia
armata, delle lupare e dei kalashnikov, per il ritrovamento, dopo gli anni
ruggenti e quelli del ripiego, di un necessario e durevole equilibrio,
che invece, per esempio, si è tragicamente rotto nel Napoletano.
Ma rimane in auge quella, assai più mimetica, che raggiunge i suoi
scopi con il ricatto e l’ intimidazione, con il controllo stringente sui
cittadini e sulle città”.
“A tenere largamente il campo è in sostanza la mafia, tradizionalmente discreta ma vitale, delle situazioni “normali”. E tale presenza la si ritrova in Sicilia come nel Veneto, a Napoli come a Milano, nell’ovest dell’isola come nell’est. Proprio nelle aree che si mostrano più dimesse essa ritrova anzi l ’ambiente più consono per mantenere i propri affari e il controllo sulle cose”.
“Cosa Nostra rimane un bubbone irriducibile e resta il modello di riferimento per tante realtà territoriali: l’universo dei poteri criminali e del malaffare organizzato, nel paese già ampio e variegato, si mostra nondimeno in espansione, garantito per altro quanto basta dall’attuale quadro governativo. Sullo specifico dell’est siciliano si può dire allora che esiste un radicamento criminale non indifferente, che ha invaso la politica, l’economia, le istituzioni”.
“Non si tratta di mafia in senso classico, anche se in talune occasioni può diventarlo, ma le metodologie di fondo, quelle della coartazione, dell’attacco al diritto con gli strumenti della minaccia e della rappresaglia, sono del tutto convergenti. Il Procuratore della Repubblica di Ragusa, in un’udienza al tribunale di Messina, ha affermato: “I giornali potevano scrivere quello che volevano”.
“I giornali purtroppo hanno causato poi il secondo omicidio (quello di Spampinato ndr). Scusi avvocato se lo dico, ma è così”.
E il riferimento era naturalmente
all’Ora e all’Unità. In merito a tali affermazioni molti intellettuali
ma anche tanti semplici cittadini, d’ogni parte d’Italia, si sono indignati.
Ed hanno criticato apertamente l’operato di chi rappresenta nella sua veste
lo Stato. Stima che la posizione del suo giornale, il fatto di registrare
e riportare integralmente le sdegno, abbia influito, in qualche modo, nell’azione
della Procura di Ragusa?
“Il rilievo che “accadeinsicilia” ha dato alle frasi del procuratore
Agostino Fera, tanto più scandalose se si considera che in quegli
eventi degli anni settanta fu parte in causa, e allo sdegno provocato nel
paese, ha sicuramente contato sulla decisione di oscurare il sito. Ma,
come detto, hanno influito in modo risolutivo le inchieste in corso su
Ragusa. Il senso rimane comunque quello della rappresaglia, nelle logiche
sopra evidenziate. Tanti cittadini si chiedono, dopo quanto è successo,
come possa tale magistrato rimanere al suo posto, che è di alta
responsabilità. Ma anche tale condotta è un correlato della
“normalità” di cui si diceva”.
Chi era, su cosa indagava Giovanni
Spampinato? E soprattutto, cosa resta di oscuro sull’assassinio del giornalista?
Ci sono gli elementi per riaprire l’inchiesta?
“Govanni Spampinato era un giovane cronista de “L’Unità”
e de “L’Ora” che da Ragusa, usando il fiuto oltre alla razionalità,
nei primi anni settanta aveva perfettamente compreso che nell’est siciliano,
da Catania a Siracusa, da Ragusa a Gela, c’erano troppo conti che non tornavano,
troppe cose da capire e da scoprire. E s’impegnò in tal senso, firmando
inchieste memorabili”.
“Fu il primo a indagare su aspetti degenerativi tradizionalmente taciuti e rimossi, come il contrabbando di reperti archeologici fra la Sicilia e la Grecia, che in quegli anni avveniva con l’ausilio di importanti emissari dei colonnelli a Siracusa. Fu, con altri cronisti de “L’Ora,” fra i primi in Italia ad avvertire e a spiegare i nessi che andavano stabilendosi fra ambienti malavitosi, mafia e trame neofasciste”.
“E non è poca cosa se si considera che solo negli anni ottanta, dopo le prime deposizioni di alcuni rei confessi, venne ufficialmente alla luce l’esistenza di un patto eversivo fra il neofascista Valerio Borghese e i vertici della mafia siciliana. Ovviamente ci sarebbe tanto altro da dire sul giornalismo di Giovanni Spampinato”.
“Per tanti motivi andrebbe meglio ricordato in questo paese, come Placido Rizzotto, Peppino Impastato e numerosi altri. Su “accadeinsicilia” si è cercato quindi di rendergli giustizia. D’altra parte, reggono ancora troppi insoluti sulla sua uccisione e su quella di un ingegnere del MSI, Angelo Tumino, che ne fu in diretto antecedente. Ed esistono in effetti gli elementi perché si possa riaprire l’intero caso in senso giudiziario. Ma chi dovrebbe farlo oggi? Il procuratore della Repubblica Fera, che, con i suoi colleghi, già allora, da sostituto, fu denunziato dalla stampa democratica italiana come insabbiatore?”
Ha mai percepito di essere andato
al di là del Rubicone ovvero del consentito? Che le Vostre inchieste
fossero andate oltre? Ha colto qualche “segnale”, come avviene spesso in
Sicilia, avuto minacce? Quali sono o saranno le vostre prossime azioni?
Giuridiche, di mobilitazione civile?
Carlo Ruta si sente solo, ha
paura, cosa vuole dire a tutti coloro – giornalisti, società civile,
politici, semplici e onesti cittadini con la “schiena dritta” – che stanno
leggendo in questo istante?
“Sì, questa percezione c’è stata e c’è, ma
è una ragione in più per continuare. Segnali, più
o meno preoccupanti, se ne sono colti abbastanza, nelle chiavi implicite
di cui si è detto, ma non hanno condizionato il lavoro informativo.
Per quanto riguarda le azioni prossime, l’impegno primo è quello
di continuare le inchieste, a partire da quella sulla BAPR. Riguardo alla
situazione odierna, direi che si presenta varia”.
“Sono giunte numerose attestazioni di stima e di solidarietà, cosa che mi onora, e da tanti è stata espressa una decisa volontà di mobilitazione. Si riscontra tuttavia, fino a oggi almeno e tranne pochi casi, l’assenza della politica e del mondo ufficiale dell’informazione”.
“Riguardo all’oscuramento, si sa che sarà lungo perché questo è l’intendimento dei magistrati ragusani. Ai primi di gennaio si sarà tuttavia on-line e si sta già lavorando in tal senso. Sicuramente, nessuna parte dell’archivio andrà perduta, malgrado il giudice Vincenzo Saito, cosa davvero allarmante e sintomatica, abbia imposto al server Aruba.it-Technorail di Arezzo la distruzione degli oltre duemila documenti. Su questo è altri fatti scandalosi, provvederemo comunque a informare i lettori di “accadeinsicilia” con delle news letter”.
“Cosa vorrei dire alla società civile? Spero che faccia sentire il più possibile la sua voce in difesa della libertà d’informazione, oggi sempre più a rischio nel nostro paese”.
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