Tassa sull’aborto.
Tanti no, dalle donne ai medici.
E Forza Italia annuncia il dietrofront
 La rifiutano le donne (com’era scontato), la rifiutano i medici (com’era anche questo ovvio) ma ora la rifiutano anche pezzi interi del centrodestra. Si parla dell’idea del senatore azzurro Gentile – subito ripresa e rilanciata dal ministro Sirchia – di tassare le donne che sono costrette ad abortire più di una volta.

A dare lo stop all’ennesima crociata, è stato fra i primi il vice coordinatore di Forza Italia, Cicchitto. «Nei limiti delle sue competenze, che non sono straordinarie, visto il ruolo svolto in materia ella Regioni, è auspicabile che il ministro Sirchia si impegni a recuperare consenso nel mondo della sanità, ma non a realizzare una revisione della legge sull’aborto di cui non si sente la necessità. Bisogna stare anche molto attenti a non colpire sensibilità del mondo femminile che vanno rispettate».

Ultima frase, questa, che forse rivela il perché della precipitosa marcia indietro. Imposta anche dalle nette associazioni dei medici. Per tutte valga quella di Mario Falconi, presidente dell’Ordine dei Medici. Che va giù duro: «Credo che sia una proposta oscena e credo che lo stesso ministro abbia fatto un autogol, avrebbe fatto bene a non riprenderla». Per Falconi, la legge 194, «è una legge giusta e fatta bene. Dovremmo impegnarci tutti di più per il sostegno alle donne, dal primo
momento in cui si pone il problema del concepimento, e ancora dopo, sia che decidano per l’aborto che per il proseguimento della gravidanza. Bisogna avere rispetto per chi deve affrontare un trauma del genere, ci sono donne che a 30-40 anni di distanza ancora lo vivono in modo drammatico».
Ecco le ragioni della marcia indietro della destra. Precipitosa al punto che che Antonio Tomassini, anche lui senatore di Fi e presidente della commissione Igiene e Sanità di Palazzo Madama liquida così il progetto del collega: «Quella del senatore Gentile sull’aborto è da considerarsi un’iniziativa estemporanea e del tutto personale».

Del resto, neanche a farlo apposta, proprio in questi giorni sono stati pubblicati i numeri, raccolte dalle Regioni e dall’Istituto superiore della sanità, relativi alle interruzioni volontarie delle gravidanze. Tutti io dati dicono che gli aborti sono in cale. In netto calo. Nel 2003 sono state 132.795 le donne che vi hanno fatto ricorso mentre nel 2002 erano state 134.106. Un calo quindi dell’1%. In aumento invece il ricorso all’interruzione tra le donne immigrate presenti nel nostro territorio. Donne, a cui spesso – va ricordato – non è concesso accedere agli ambulatori di prevenzione.

Ce n’è abbastanza, insomma, perché addirittura il governatore del Lazio, Storace dica così: «È evidente che la strada proposta dal senatore Gentile non è praticabile. Dal ministro Sirchia mi
aspetto più che un ticket sull’aborto, azioni positive per evitare quella che per una donna resta una tragedia ». E a contrapporsi al senatore Gentile è anche l’Udc. Che parla attraverso le parole del presidente del partito, Luca Volontè. «Prima di parlare di qualsiasi modifica alla legge sull’aborto, per altro confermata da un referendum, mi sembra indispensabile fare di tutto affinchè le leggi dello Stato siano applicate integralmente. Uno dei modi pressochè sconosciuti che la legge prevede a tutela del nascituro e della madre è quello di attivare i consultori familiari. Altro modo è quello di rendere consapevoli le madri della possibilità di disconoscere il proprio figlio al momento della nascita. Non voglio dunque commentare le ultime posizioni in merito mi sembra molto più importante che la legge sia conosciuta e applicata».