Acerra,  «Fermate l’inceneritore o fermiamo la città»
In forse l’apertura delle scuole.  
14.09.2004
 Dopo quattro giorni di turni per il blocco della stazione ferroviaria, ad Acerra la lotta contro l’inceneritore va avanti e mette a rischio anche l’apertura delle scuole, prevista per mercoledì 15. Si profila infatti uno sciopero generale degli studenti, dopo che il comitato cittadino di lotta contro il termovalorizzatore, ha chiesto a tutta la popolazione di «fermare la città». La richiesta, al Consiglio regionale della Campania così come al commissario Catenacci e al governatore Bassolino resta quello di sospendere i lavori per l’inceneritore a Pantano. I componenti del comitato, hanno anche incontrato i dirigenti scolastici, ed hanno chiesto solidarietà alla lotta che sta impegnando ormai da mesi la cittadina.

Nel frattempo proprio dove sorge il cantiere dell’impianto di incenerimento dei rifiuti sono anche spuntati dei reperti archeologici, che in mattinata l’assessore comunale della Margherita Eva Basile è andata a vedere in un sopralluogo. Si tratta di alcuni cocci, una strada, e una vasca ovoidale, divisa in due settori, che potrebbe anche risalire all’età del bronzo, circa 1700 anni avanti. La verità è che in tanti sperano nell’intervento della sovrintendenza ai beni culturali, che nel frattempo continua i sopralluoghi per verificare se la zona debba essere considerata di interesse storico ed archeologico, «per fermare i lavori».

Intanto alla radio sul caso di Acerra interviene il ministro Altiero Matteoli, elencando i numeri dell’emergenza rifiuti e suscitando un vespaio di reazioni. Secondo Mattioli le 80mila tonnellate di rifiuti provenienti dalla Campania smaltite in Germania in sei mesi hanno un prezzo dieci volte superiore a quello che costa lo stesso servizio in Italia. «Ogni regione italiana smaltisce i rifiuti in casa propria mentre in Campania – dice Matteoli – si pretende di smaltirli in altre parti d’Italia o in Germania». Per la Campania va trovata quindi una soluzione «e l’unica moderna, tecnicamente avanzata e meno inquinante è il termovalorizzatore». In tal senso, continua il ministro, «voglio continuare a ragionare anche con chi protesta per convincere coloro che si oppongono dei motivi che ci hanno indotto ad accelerare la costruzione del termovalorizzatore». E sull’urgenza di arrivare a questa soluzione aggiunge che per smaltire tutto il materiale accatastato e quello che si sta producendo in Campania, «occorreranno 40 anni. Ecco perché il termovalorizzatore di Acerra, ma anche l’altro previsto in Campania, deve partire in tempi brevi».

«Il ministro Matteoli ha dato per scontato che l’aggiornamento della Valutazione di Impatto Ambientale darà esito positivo – gli rispondono i Verdi -. Questo atteggiamento conferma le nostre perplessità e dimostra che anche questa volta l’unico obiettivo che si pone il Governo, d’intesa con la Regione Campania, è quello di mettere a posto le carte. Il ministro dimentica che disattende tutti gli impegni, compresi quelli sottoscritti con la Conferenza Episcopale».

«La posizione del Governo non ci meraviglia, quella del Governatore invece sì – sostiene il presidente dei Verdi regionali Alberto Patruno.- perché non è vero che i rifiuti non hanno colore: al modello Brescia bisogna contrapporre il modello San Francisco, città che sta chiudendo gli inceneritori ed è arrivata a quasi il 60 per cento di raccolta differenziata in un anno. Bassolino chiedeva l’alternativa al piano attuale: questa è l’America che ci piace, la copi». Per i Verdi «la questione dei rifiuti e di Acerra è solo la punta di un iceberg di una serie di altri ritardi su tematiche quali la tutela ambientale, il risparmio energetico, lo sviluppo dei parchi regionali, la gestione delle risorse idriche e quella di una sanità più vicina alle esigenze delle fasce deboli».

Intanto la Cgil di Acerra con una lettera di risposta alla segreteria regionale del sindacato, si definisce «parte importante del movimento cittadino contro l’inceneritore che è, soprattutto, battaglia per la legalità e la democrazia, valori fondanti del sindacato».
La lettera è firmata: i lavoratori degli enti locali, scuola, Filcams e pensionati.