

Dimas ha anche sottolineato che tale atteggiamento
è incomprensibile visto “l’Italia è uno dei Paesi che ne
uscirà meglio”, poiché “ha le competenze necessarie per l’innovazione
e grandi possibilità in materia di energie rinnovabili”.
Per Dimas il costo supplementare legato al pacchetto
non significa perdita netta, perché i soldi resteranno nelle casse
dello Stato e i “dati forniti dal Governo – ha detto il commissario – sono
completamente al di fuori di ogni proporzione rispetto a quello che chiediamo
di fare ai Paesi: non so da dove vengono, ma non sono ciò che noi
chiediamo”. Secondo la Ue, infatti, i costi annuali si situerebbero tra
i 9,5 e i 12,3 miliardi, mentre in Italia si parla di 18-23 miliardi annui.
Sulla linea di Stavros Dimas anche le associazioni ambientaliste italiane
che pochi giorni fa hanno elaborato una nota comune (vedi articolo Qualenergia.it,
“Obiettivi
2020, il Governo tira la volata alla lobby nucleare?“).
Proprio ieri una nota del Ministero dell’Ambiente, riferendosi ad un documento dell’UE, parlava di stime dei costi con un impatto dell’1,14% sul Pil al 2020: un costo cumulato nell’intero periodo 2011-2020 pari a 181,5 miliardi di euro, con una media annua di circa 18,2 miliardi di euro. Nei giorni scorsi un istituto di ricerca italiano, preso a riferimento dallo stesso ministero, avrebbe collocato i costi del pacchetto fra i 20 e i 23 miliardi l’anno per il nostro paese.
Il Consiglio Europeo dopo l’incontro del 15 e 16 ottobre di Bruxelles ha dunque confermato nelle conclusioni la propria determinazione a tener fede agli impegni concordati nel marzo 2007 e nel marzo 2008, con l’obiettivo di giungere ad un accordo complessivo entro la fine dell’anno. Il Consiglio Europeo ha chiesto alla Presidenza e alla Commissione Europea di intensificare i lavori nelle prossime settimane per permettere al Consiglio stesso in dicembre di trovare risposte adeguate all’applicazione del pacchetto a tutti i settori dell’economia europea e a tutti gli Stati Membri, tenendo conto rigorosamente dell’aspetto costi-efficacia, e considerando la situazione specifica di ogni Stato Membro.
Nel documento approvato dal Consiglio non si parla
però di decisione all’unanimità, peraltro esclusa in tutti
i casi di codecisione tra Consiglio e Parlamento. Se non si arriverà
ad una soluzione condivisa è probabile, secondo alcuni osservatori,
che nel caso in cui l’Italia insistesse nel suo ostruzionismo, l’Europa
alla fine andrà avanti senza il nostro paese. Un’occasione persa,
se come sembra Germania, Regno Unito, Francia e Spagna, accettando questa
sfida nel campo dell’innovazione, sono invece consapevoli che ne potranno
ottenere notevoli benefici anche per l’economia.
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La crisi economica-finanziaria, presa a prestesto dal Governo per alleggerire il pacchetto 2020, non vale per le centrali a carbone e per qulle nucleari? |
| Obiettivi
2020,
il Governo italiano tira la volata alla lobby nucleare? 8 ottobre 2008
Nel documento del Governo si parla di costi invece
che di i costi invece che di investimenti e non viene presentata alcuna
valutazione dei ritorni diretti e indiretti, economici, ambientali e occupazionali
(valore dell’energia risparmiata, minori costi dei permessi, minori impatti
e maggiore occupazione) ma solo un allarme senza alcuna dimostrazione per
cercare di attaccare la strategia europea su clima ed energia. A sostegno
della loro tesi le associazioni elencano una serie di dati e fonti autorevoli
che smentiscono le analisi del Governo (vedi nota tecnica).
Le energie rinnovabili e l’efficienza energetica, tanto
più in un drammatico periodo di crisi economica e finanziaria come
quella di questi giorni, costituiscono l’economia reale del sistema energetico.
NOTA TECNICA Efficienza energetica
Raggiungere il 20% di risparmio di elettricità
è possibile ed economico. Secondo il Politecnico di Milano (3) il
costo dell’elettricità risparmiata ai valori attuali, risulta di
5,4 centesimi al kWh contro gli oltre 9 registrati come prezzo all’ingrosso.
Fonti rinnovabili
Sulle fonti rinnovabili gli investimenti in Germania
hanno prodotto l’occupazione oggi di 250 mila persone. In Italia il solo
settore eolico occupa 13.000 persone e potrebbe crescere a 66.000 contribuendo
da solo ad oltre la metà degli obiettivi per le fonti rinnovabili
al 2020 (5).
Il 14 e 15 ottobre il Consiglio Europeo a Bruxelles
vedrà i Capi di Stato e di Governo discutere dell’ETS e decidere
la posizione dell’UE per la Cop/MOP di Poznan, in Polonia, che si terrà
a dicembre. Altro appuntamento decisivo per chiudere il Pacchetto Europeo
sul clima sarà il 20 – 21 ottobre il Consiglio Ambientale Europeo
a Lussemburgo con i Ministri dell’Ambiente Europei.
Note
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| Sul nucleare
decida il libero mercato
direttore Energia e Ambiente dell’ Istituto Bruno Leoni, sul tema del ritorno dell’atomo in Italia Per il nuclearista Carlo Stagnaro, direttore Energia e Ambiente dell’Istituto Bruno Leoni, l’atomo si deve inserire nello scenario aperto dalle liberalizzazioni del settore energetico. Intervista pubblicata nell’ultimo numero de La Nuova Ecologia. Carlo Stagnaro, direttore Energia e Ambiente dell’Istituto Bruno Leoni, è un nuclearista per il quale l’atomo si deve inserire nello scenario aperto dalle liberalizzazioni. Cosa che in Italia non è scontata. Gli abbiamo posto alcune domande su energia atomica e libero mercato. Qual è la situazione del nucleare nel panorama
delle liberalizzazioni?
Quali sono oggi gli ostacoli per il nucleare?
La politica oggi sembra guidare le scelte energetiche.
Cosa ne pensa?
Ma cosa succede se un’azienda fallisce durante l’esercizio
di una o più centrali nucleari?
Che rischi politico-finanziari ci sono in Italia per
l’atomo?
Se fosse un ingegnere nucleare, investirebbe a livello
professionale sull’Italia?
Il problema delle scorie appare irrisolto anche dal
punto di vista economico. Quali le soluzioni?
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| Il vero affare
del nucleare? Solo lo smantellamento
sul tema del ritorno dell’atomo in Italia. Cosa pensa dell’apertura sul nucleare del Governo?
C’è chi sostiene che i costi tra atomo e solare,
siano a favore del primo. Qual è la sua opinione?
È credibile che il nucleare abbassi il prezzo
dell’elettricità?
Oggi si parla “bene” del nucleare di terza generazione.
Quali sono le sue caratteristiche?
Come potrebbe inserirsi l’Italia sulla terza generazione
del nucleare?
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