Proviamo a rovesciare il dubbio: esiste un Occidente cristiano
e moderato? Esiste, anche se non mancano gli angoli neri delle leghe: xenofobia
e fascismi viscerali. Ma noi, popoli classe media, siamo equilibrati nelle
virtù borghesi e alla ricerca di qualsiasi dirimpettaio col quale
dialogare nei commerci malgrado l’incomprensione delle culture litigiose
per secoli. Tenendo presente che moderato ormai non vuole dire tenere al
guinzaglio lacchè sottomessi, o imitare l’arroganza delle Compagnie
delle Indie, o stimolare in Borsa il dominio economico delle multiunghie
nascoste in ufficetti che governano i continenti con dogmi i quali non
escludono l’espugnazione armata delle risorse indispensabili al nostro
benessere. Tutto sommato niente di nuovo.
Anche sull’altra sponda scarse novità: tagliano le teste,
nessuna moderazione. E chi non le taglia, tace e diventa complice. Complici
proprio tutti? Nella stessa misura in cui lo è la zona grigia delle
folle benestanti del G8. Non vogliono sapere chi sta pagando la loro obesità
con la sofferenza, e non sopportano gli orribili ricatti che all’improvviso
scuotono i popoli del petrolio, dei diamanti, dell’uranio, delle foreste
da bruciare, delle braccia quasi gratis. Per la vergogna di riconoscere
la propria disattenzione (in fondo lontana e veniale), si affidano agli
uomini forti. Non solo militari o capi di Stato. Anche i giornalisti sanno
essere robusti. Bisogna ammettere che la crisi nella quale siamo precipitati
sollecita strane fantasie che mettono in crisi la risposta a proposito
dell’Occidente moderato e cristiano. Fantasia del professor Patrick Boylan,
ricercatore e cattedratico di linguistica all’università Roma 3,
delegato per il programma Socrates\Erasmus della Commissione Europea. È
stato presidente del Coordinamento Lettori Lingue straniere e membro dell’esecutivo
della Società Internazionale per la Ricerca e Formazione in Comunicazione
Interculturale. Le medaglie sono tante, elenco lungo: mi fermo qui. Boylan
è nato a Los Angeles, quindi cittadino americano, non proprio come
Berlusconi ma, insomma, anche lui ha le carte a posto e in più la
tessera del partito Democratico. Voterà Kerry. Non so quanti studenti
di Roma 3 invitano elettronicamente a sfogliare i suoi articoli. L’impressione
è che le letture aumentino dopo l’invasione dell’Iraq. La tesi dell’ultimo
intervento è sconcertante:
il professor Boylan sostiene che «molti
elementi inducono a pensare chi ci sia dietro e per conto di chi agisca
il sedicente esercito islamico, quello
che ha ucciso Baldoni, che ha rapito i due
giornalisti francesi e le due coraggiose operatrici di pace italiane. Non
fanatici mussulmani, bensì squadroni della morte che secondo il
Guardian (9 dicembre 2003), Chicago Sun Times (25 luglio 2004 ), Guardian
Weekly (23 luglio 2004 ), BBC Web News (25 maggio 2004) vengono addestrati
in Medio Oriente e somigliano come due gocce d’acqua ai protagonisti di
un copione più volte sperimentato dalla Cia in America Latina, e
non solo». In America Latina erano cubani e salvadoregni di
Miami. Si allenavano nel sud della Florida travestiti da mercenari di Managua:
Reagan non la sopportava. I racconti degli indigeni Misquitos sopravissuti
a stragi misteriose non lasciavano dubbi: gli assassini erano cubani di
Castro, anche se ogni tanto tra loro discorrevano in inglese. Ma che strano
pensavano i poveri Misquitos spaventati. Il tam tam ufficiale accusava
i sandinisti di massacrare gli indios perché indifferenti alla loro
rivoluzione. Mille chilometri di strade di fango annebbiavano la comprensione
politica. Nella convinzione del professore Boylan, il modello è
stato trapiantato in Iraq per aiutare il primo ministro Allawi a diventare
il nuovo Saddam. «Fantapolitica?». Il professore lo nega. Negroponte,
dal primo giugno ambasciatore Usa a Bagdad, ha un passato di rispetto in
Honduras dove aveva organizzato queste squadre della morte le cui imprese
ricadevano «sui nemici sandinisti». Forse Boylan allarga le
sue lucciole nell’analizzare le notizie di giornali pur molto seri, eppure
alcune coincidenze inquietano chi ha conosciuto Negroponte (cristiano greco
ortodosso) quando le organizzazioni umanitarie americane accorse a Tegucigalpa
lo accusavano degli stessi peccati: fare il burattinaio delle stragi per
eccitare le Tv straniere contro i sandinisti. Voleva emozionare il Congresso
incerto sulla strategia del rovesciare il governo votato in Nicaragua dopo
la fuga di Somoza. Contrari all’intervento armato i democratici; i reganiani
spingevano. E il Congresso ha convocato Negroponte per controllare le denunce.
Si é salvato ai punti grazie all’occhio benevolo dei servizi resi
a Saigon. Non innocente, non colpevole: la carriera poteva continuare.
Aveva cominciato ad esibire i suoi talenti 35 anni fa, in Vietnam. Un americano
tranquillo. Animava l’operazione Phoenix per dare una mano al generale
Van Thieu ad eliminare gli avversari politici e gli intellettuali inerti
ma spaventati dalla pax americana quindi potenzialmente favorevoli ai Vietcong.
Anche la carriera di Allawi è precoce: all’università fa
il bravaccio del partito Baath. Va agli esami con la pistola nella cintura.
Diventa una delle ombre terribili di Saddam e quando l’ambizione é
frustrata dagli umori discontinui del dittatore, continua nei servizi segreti
inglesi fino a quando non lo accoglie la Cia. «Adesso sta facendo
esattamente ciò che faceva Saddam 40 anni fa, dopo la presa di potere
con la sponsorizzazione di Washington. Ha ripristinato la pena capitale,
istituito il coprifuoco e ora potrebbe usare gli squadroni della morte
per eliminare le opposizioni in vista delle elezioni di gennaio».
Il New York Times della scorsa settimana racconta della visita dell’Allawi
nelle carceri segrete dove sono chiusi politici sospetti del partito di
Saddam. Allawi si infuria quando i detenuti non gli mostrano rispetto.
Due volte tira fuori la pistola, spara, uccide. Sbalordisce l’ufficiale
americano che lo accompagna. E il segretario del primo ministro conforta
l’alleato: «In questo momento all’Iraq serve un uomo così…».
Grazie America. «Purtroppo – insiste il professor
Boylan – i testimoni stranieri danno fastidio. Vedono, sanno, capiscono
e raccontano cosa succede nel regno del terrore». E allora «non
ci devono essere pacifisti ficcanaso, giornalisti non allineati, Ong incontrollate,
gente che potrebbe scattare foto» e insinuare dubbi sgraditi nelle
opinioni pubbliche del G8. «Occorre spaventarli, allontanarli come
ha fatto il primo Saddam e come e i dittatori latino-americani. Ricordate
quei film sui giovani volontari Usa in Honduras e in Cile (Missing, ndr),
eliminati assieme a preti e suore e allo stesso vescovo Romero da misteriose
squadre di rapitori assassini che volevano agire a mani libere?».
Accompagno il professore con un ricordo.
Le ultime parole di Segundo Montes, gesuita spagnolo, dirigeva Proceso
rivista dell’università Centro Americana di San Salvador. Ai giornalisti
stranieri che andavano a salutarlo, esodo in massa dopo l’elezione di un
presidente di “Arena”, destra armata, Montes implorava con timidezza: «Non
andate via. Appena restiamo soli le luci si spengono. Nessuno saprà
niente di noi, e gli squadroni si rimettono al lavoro». Sei mesi
dopo viene ucciso assieme a tre confratelli. White, ex ambasciatore di
Carter in Salvador, accusa la struttura misteriosa di Oliver North e Otto
Reich (Negroponte sullo sfondo) di organizzare operazioni definite con
eleganza «guerra psicologica». I gesuiti erano gli psicologi
da spegnere.
Il teorema degli squadroni iracheni, armati
e tranquilli durante i rapimenti; professionali come contractors bene addestrati,
può contemplare la strategia dell’ansia: rapire persone che rappresentano
le folle contrarie a questa guerra, per esasperare e dividere l’opinione
pubblica pacifista alla quale i reporter francesi, Baldoni e le due ragazze
fanno riferimento. Appositi giornali e Tv sono pronti ad esasperare la
frantumazione anche se non deve essere facile ricantare la fiducia al Bush
che sta passando al piano B della lotta al terrorismo: scappare senza perdere
la faccia. Quanto tempo resteranno nelle mani degli organizzati fanatici
ma precisi come un computer? Il tempo che può servire a far scoppiare
la tensione degli amici nell’Europa ingrata coi liberatori. Poi si vedrà.
Forse la ricostruzione é fantasiosa. Non spiega la decapitazione
dei due contractor americani e l’agonia del contractor inglese, e sarebbe
terribile se la più piccola delle ombre agitate dal professore in
qualche modo rappresentasse la realtà. Purtroppo i riferimenti di
Boylan sono precisi e documentati. Contribuiscono a confondere le certezze
distribuite dalle voci ufficiali. Dopo averlo letto e ascoltato il professore
è complicato rispondere alla domanda se esiste un Occidente cristiano
e moderato.
(Mentre scrivo i bombardamenti Usa hanno ucciso tre donne e sette
bambini in due diverse città. I piloti che hanno schiacciato il
bottone non sapevano chi fossero quelli sotto. I piloti sono gente perbene,
timorosa di Dio. Non commetterebbero mai un peccato. Colpa dei terroristi
che per salvare la pelle si nascondono fra gli innocenti, sia pure mussulmani).
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