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7 settembre, Venerdì
Lo sciopero generale della destra continua con dichiarazioni sempre più bellicose; studenti fascisti prendono a pietrate i pullmann che non fanno sciopero, in pieno centro. |
7 settembre, Venerdì
Lo sciopero generale della destra continua con dichiarazioni sempre
più bellicose; studenti fascisti prendono a pietrate i pullmann
che non fanno sciopero, in pieno centro.
Sede della Femet, il sindacato metallurgico; come spesso accade, un
compagno mi ha fatto un ” bidone”,lo aspetto. Con l’aiuto di alcuni operai
cerco di mettere giù un messaggio di adesione di Lotta Continua
al Comitato di solidarietà coi marinai antigolpisti torturati, divertendoci
per i pasticci linguistici. “Ma cos’è Lotta Continua,trozkista?”
No…. “Pro-cino”? No…” Assomiglia un po’ al MIR .. e gli operai italiani
ce l’hanno la casa?.. Fanno lotte economiciste, vogliono l’area sociale?
Potresti fare un articoto di una discussione politica di operai di diverse
fabbriche, mandare al tuo giornale la voce dei lavoratori..”.
Conosco così per caso Juan Olivares, uno dei massimi dirigenti
del FTR (Frente Trabajadores Revolucionarios) , da poco consigliere nazionale
della CUT (la Cgil cilena), presidente del Comando Comunal (Una sorta di
comitato di quartiere con poteri di autogestione) di Estacion Central etc.
Avevo letto il suo nome sui giornali, non credevo fosse un compagno di
modi così semplici, essenziali.. “ Andiamo alla.riunione del Cordon
Vickuna Mackenna, discutono la ristrutturazione della dirigenza e i nuovi
sistemi di elezione dei delegati, dopo che i comunisti hanno accettato
di entrare nel C ordon.” Arriviamo in ritardo, i trasporti pubblici sono
ogni giorno peggio. Juan ricorda i tempi duri quando era uno dei primi,
dei pochi operai del MIR. E’ un operaio specializzato, come quasi tutti
i dirigenti operai. “Allora lavoravamo stile “tupamaro” in fabbrica nessuno
sapeva che ero del MIR. Quanti passi avanti in pochi anni! Adesso abbiamo
un seguito di massa, ci hanno sabotati con brogli elettorali alle prime
elezioni sindacali, ma se si rifacessero adesso..”.
A mangiare, a casa sua, mi mostra con orgoglio i libri di Quimantù,
tutta la famiglia ascolta in silenzio il notiziario delle 14 di Radio Nacional.
Uno dei bambini mi fa uno sberleffo. “Perche? ” Ha la faccia da momio!
“.(momio cioè mummia, parola chiave di quei giorni, così
da sinistra venivano definiti i borghesi e ceti medi di destra) Ridiamo,
” Ma no, è un compagno, solo che è europeo.”..
Juan mi parla del Comando Comunal del suo quartiere, dell’occupazione
di case e di locali per l’asilo, delle fabbriche occupate il 29 giugno.
“AIla base c’è molta più unità che ai vertici, ed
è una unità di lotta. Pensa che anche compagni del PC mi
hanno votato presidente, non gli importa se sono del MIR…” Dice che non
c’e più 1’entusiasmo, la combattività dell’ottobre ’72, o
di giugno; molti sono delusi per le vacilaciones dei dirigenti, c’e meno
iniziativa. Più che un golpe classico Juan teme capitolazioni molto
forti del governo. Il passaggio definitivo di Allende e della UP a una
politica centro-riformista trascinerebbe in un primo momento una parte
dele masse; ma poi il movimento riprenderebbe molto più autonomo.
Lo scontro, prima o poi è inevitabile; in tutta la fase che stiamo
vivendo sono possibili tentativi golpisti.
Pomeriggio,` riunione del Cordon Santa Rosa. La sala di una vecchia
associazione operaia, il ritratto di Recabarren, un tavolo, sulle panche
oltre 100 operai di varia età, delegati delle fabbriche. Introducono
i dirigenti, il quadro politico, la necessità di riprendere l’iniziativa.
“E’ inutile che continuiamo a criticare il governo se non facciamo niente”..
Si propongono iniziative per.contrattaccare lo sciopero dei commercianti,
dei trasporti e la offensiva propagandista della destra per le dimissioni
di Allende. “Facciamo un manifesto, chiediamo le dimissioni di Frei, di
Urrutia Manzano..”(presidenti di centro destra di camera e Senato) C’è
il vizio verbalistico di alcuni settori delta sinistra socialista, intervengono
brevemente alcuni operai.Sono tutti d’accordo, aggiungono o correggono
le proposte.
Juan fa un intervento molto concreto, racconta altre esperienze di
requisizione di camion etc. A metà riunione arrivano i due dirigenti
di Cautin (sud) per raccontare le torture ai contadini, la combattivita
e la rabbia che aumentano. “Siamo venuti da voi perchè siete i nostri
fratelli di classe”. Gli operai hanno ascoltato attentamente, applaudono.
Si alza un operaio, timido: “ compagni, sembra di ascoltare un racconto
del Brasile, ma queste cose accadono nel nostro paese, e sotto il governo
che abbiamo mandato su noi operai!., II Presidente ci deve una spiegazione…
io vorrei che questi compagni venissero a parlare nella mia fabbrica, perche
c’è tanta gente che certe cose non le capisce.” “Anche noi di Madeco
vorremmo…” Viene deciso così su due piedi un comizio per lunedi
pomeriggio all’uscita delle fabbriche.L’organizzazione del Cordon è
semplice, forse troppo, ancora fragile. Alla fine della riunione ci sono
difficoltà per mettere in moto le proposte approvate, parecohi delegate
sono gia usciti, chi fa il manifesto? Quando ci si ritrova?
Verso sera, a Radio Nacional, i compagni sono molto agitati: arrivano
telefonate concitate da alcune fabbriche, allanamientos , a Sumar si spara
addirittura, voci di altre fabbriche. Che succede? Un ‘operativo’ simultaneo
contro quattro fabbriche, molti arresti, in Sumar c’è stato uno
scontro a fuoco tra operai e FACH (militari dell’aviazione). Ma non si
deve dire che operai hanno sparato. Le radio di sinistra denunciano la
provocazione contro operai inermi. La CUT non prende nessuna iniziativa.
Un appello della presidenza dei Cordones a far suonare per protesta le
sirene di tutte le fabbriche fallisce quasi completamente, per disorganizzazione.
In Sumar si tiene subito dopo una assemblea di protesta, con alcuni deputati.
Il governo continua a tacere su questi fatti. Paura di rompere il delicato
equilibrio coi militari? Del resto le annunciate dimissioni dell’ammiraglio
Montero sono rientrate, tutto sembra tranquillo negli alti comandi.
(Dal mio diario privato,7 settembre:
Il professore di sinistra che mi ospita è arrivato sbuffando
“Hanno preso a pietrate l’autobus in cui viaggiavo”, e dopo un attimo “Cadrà,Allende”,come
se la pietrata dei fascisti lo avesse illuminato. Comunque continuano tutti
abbastanza sereni, allegri,ironici. Mi sento pieno di sentimenti. Voglia
di amare, partecipare, fare di più. Voglia di far niente, divertirmi,
sbarazzarmi di questa tensione che è salita dentro di me, la tensione
di questa situazione storica incredibile. Anch’io ho un po’ paura. Paura
forse di vedere la sconfitta, forse tragedie.) .
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