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Anche il giorno di un golpe comincia come tutti gli altri, svegliarsi presto, il the caldo, la gente di Vickuna Mackenna aspetta l’autobus, Coppelia che si prepara a uscire con la bambina, il notiziario di Radio Corporacion: un commando ha messo fuori uso la radio UTE (sinistra), sempre peggio ‘sti attentati. |
Anche il giorno di un golpe comincia come tutti gli altri, svegliarsi
presto, il the caldo, la gente di Vickuna Mackenna aspetta l’autobus, Coppelia
che si prepara a uscire con la bambina, il notiziario di Radio Corporacion:
un commando ha messo fuori uso la radio UTE (sinistra), sempre peggio ‘sti
attentati. Radio Corporacion è dietro la Moneda: “In questo momento
vediamo che il presidente è giunto alla Moneda con una scorta armata.
Non si conoscono i motivi, attendiamo informazioni”. Boh? `Jaime , in pigiama,
ironizza ” in genere il “Chicho” si alza tardi..”
Arriva la telefonata da Roma, leggo il notiziario preparato la sera
prima. “Clemente, guarda che Allende e arrivato molto presto alla Moneda,
è strano, state attenti alle agenzie… “.
Ho vissuto il golpe in casa, ascoltando la radio, guardando alla finestra,
telefonando a chi conosco, seguendo le telefonate, le visite i discorsi
della giovane famiglia che mi ospita: come la maggioranza dei cileni, anche
di quelli di sinistra. L’esperienza della gente qualsiasi, condannata di
colpo a far da spettatori ai fatti che cambieranno la loro vita.
DIARIO DELL’11 SETTEMBRE
Sono le 8 e qualche minuto, la radio è accesa… ” Ci comunicano
che effettivi dell’esercito hanno “allanato” Radio Nacional mettendola
fuori uso “. La radio del MIR! Telefono preoccupato: “No, qui niente; è
la pianta trasmittente, fuori città, stiamo cercando di ripararla,
solita ley de armas… “. Radio Corporacion continua ” trasmetteremo tra
pochi istanti un messaggio del Presidente, le comunicazioni con Valparaiso
sono interrotte… “.
Ma che succede? Qui è tutto tranquillo, sarà una nuova
serie di provocazioni dell’esercito… “Cittadini, vi parla il Presidente
della Repubblica” la voce ormai familiare “ qualche ora fa le truppe della
Marina hanno occupato Valparaiso. Ciò costituisce un sollevamento
illegittimo… “.
” Paolo! Corri a fermare Coppelia e la bambina! “. (J.è ancora
in pigiama).In strada ,sempre tutto normale, io so, la gente non ancora:
ma cosa so? Coppelia ha gia preso l’autobus per il centro. Compro i giornali,
mi colpisce il titolone del Siglo “ Cada cual a su poste de combate!”(tutti
ai propri posti di combattimento) ma è uno dei soliti appelli alla
vigilanza. Risalgo. “Non l’ho trovata. Cosa han detto? “. “Dice che a Santiago
è tutto tranquillo, di andare a lavorare, vigilare.”Però
ha detto ‘ espero’che i soldati de1la repubblica siano fedeli. Espero vuol
dire ‘aspetto che’ ma anche ‘ spero’… Un aereo da guerra sorvola basso
il centro, lo si vede e lo si sente nella radio. Girare angosciati la manopola
della radio, verso destra… da un canale inni militari e poi una voce
gracchiante, come disturbata, e prepotente. “Bando numero uno… la giunta
dei comandanti in capo… il signor Allende deve dimettersi… prendiamo
in mano… ” le firme si sentono male, chi è questo ” Mendoza “?
Da dove trasmettono, chi sono? E’ davvero Pinochet? Seguiamo senza parlare,
con le dita sulla manopola, questa battaglia delle radio. Quelle di destra
smettono le loro musichette e si collegano con la vocetta prepotente, a
sinistra molte già tacciono, le rimaste trasmettono inni della CUT(sindacato),
frasi di propaganda, strani annunci (” La gioventù radicale ci ha
pregato di trasmettere il seguente messaggio ‘A Santiago e isola di Pasqua
piove torrenzialmente’ “). Radio Balmaceda (della DC) tace. Ripassano gli
aerei, radio Portales si è interrotta.
Ritelefono a Radio Nacional “ avete sentito che… sì, compagno,
stiamo uscendo, auguri…. adios”
E’ la prima volta che sento questa parola (che vengo salutato con adios).
Si comincia a sentire qualche sparo lontano. Per il corso passano camion
carichi di soldati armati, sette, otto… dell’esercito; la gente li guarda,
nessuna reazione, con chi stanno, dove vanno?
Radio Corporacion (di sinistra) continua a trasmettere, disturbata.
“ I lavoratori devono lasciare un picchetto in fabbrica e circondare la
Moneda… no, questa e l’opinione di un nostro collega, trasmettiamo ora
un comunicato della CUT”. “I lavoratori devono occupare immediatamente
tutte le fabbriche, non accettare provocazioni, stare in allarme e attendere
ordini centrali”. Si annuncia un nuovo messaggio del presidente, tutti
attorno alla radio, la sorella di Coppelia arrivata in ansia perchè
lei non è ancora tornata… La voce familiare, chiaramente emozionata,
quasi interrotta da un rombo di aereo legge il messaggio. E’ un discorso
morale, storico, eroico, come se fossero successe già tante cose
che invece non si vedono ancora, già scontata una sconfitta che
non si vede ancora… conferma che sono davvero Pinochet, Leigh Merino
quel1i che… “ non fare sacrifici inutili… i semi gettati germoglieranno.”
Forse si sarà lasciato sconvolgere dall’emozione; e gli operai,
i settori delle Forze Armate, le armi, i piani? Ma una sensazione irreparabile
e impotente di sconfitta ci sta già conquistando. Coppelia è
tornata, ha visto carri armati, gente che scappava, un colonnello in pensione
le ha dato un passaggio. Era tutto eccitato. Dal centro adesso si sentono
spari più forti, più frequenti.
“Paolo non uscire! per gli stranieri è più pericoloso….”.
“Non vado verso il centro.”
Sono passate da poco le 10, in Vicuna Mackenna, il grande corso che
unisce il centro coi quartieri popolari e industriali della zona sud, molta
gente. Una fiumana silenziosa che sta evacuando il centro, a piedi, sui
pulman stracarichi. Qualcuno chiacchiera e sorride;lo stesso sorriso del
ragazzo dell’appartamento di fronte che mi ha gridato sfottendomi ” poder
popular… ” (merda, sanno che siamo di sinistra!). I momios cominciano
a esultare. Vado verso le fabbriche più vicine. I carabinieri alle
finestre del commissariato, ognuno col fucile mitragliatore in mano, a
difendersi da un nemico che non sanno ancora chi è. Sapranno con
chi stanno? Gli spari dal centro (1-2 chilometri di distanza). La gente
silenziosa. I compagni hanno già paura di parlare?
Per un attimo fantastico: un’azione avventata di alcuni settori delle
forze armate, una grossa reazione popolare, la vittoria… e il socialismo,
o quasi, e io qui, a scrivere in Italia…Ma non si vede niente di tutto
questo. Operai al cancello di una fabbrichetta, anziani; mi fanno parlare
col dirigente. “ Stiamo qui, tranquilli, come ha detto la Cut. Ma se si
aspetta siamo fottuti… Ma che vuoi fare? Credo che siamo già fottuti
“.
Venti operai anziani, non fa testo, vado alla Elec Metal. Dietro il
recinto sul prato, tre operai sdraiati, la radiolina accesa: ” il presidente
non si dimette: i nostri dirigenti ci hanno detto che ci sono truppe fedeli,
aerei anche, con un segno rosso…”; al cancello, un picchetto (niente
armi…) conosco di vista il dirigente sindacale. “ La riunione del Cordon
è alle due… no, non sono arrivate, sai che le armi le maneggiano
i partiti..” ‘Hai sentito il presidente ?’ “ Vuole passare alla storia…
ma non è questo che .ci serve in questo momento, merda…” .
Si ferma un proletario che sta passando fuori; ascolta e sorride: “Io
vado alla mia “comuna”, lì non ci manca niente..”
Torno verso casa, fendendo la fiumana; gli spari lontani, ma qui non
si vede niente. Possibile che manchino ancora ordini, armi? Forse nelle
prossime ore. E io senza tessera da giornalista senza rullini nella Kodak
col registratore ad aggiustare, impossibile telefonare a Roma… colto
di sorpresa e rabbioso di impotenza. Come chissà quanti altri. Rientro
nell’appartamento, c’è un va e vieni di parenti e amici, si scambiano
notizie, appuntamenti. L’ultima radio di sinistra ha taciuto per sempre;
su tutti i canali lo stesso inno militare e quella voce gracchiante: “Transmite
la red de radiodifusion de las fuerzas armadas y carabineros de Chile..”.
Hanno dato un ultimatum al presidente, minacciano di attaccare con tutti
i mezzi la Moneda; un amico di casa è arrivato dal centro, i soldati
dei golpisti portano un bracciale, come un segno per distinguersi. Si spara
contro il GAP (Guardia Presidenziale), reparti di carabinieri, non si capisce
niente.
Coppelia è sempre al telefono, eccitata di vivere in mezzo a
un film, un racconto “Pensa, i carri armati” . E’ difficile rendersi conto
che sta succedendo davvero: un’altra fila di camion militari passa nel
corso Vicuna Mackenna. Sono circa le 12, i due aerei da guerra continuano
a sorvolare, bassi, li vediamo dalla finestra. “E’ per spaventare la gente..”
No! Si abbassano, rumori più forti, si rialzano. Stanno bombardando
la Moneda, allora era vero, ma sono dei pazzi criminali, non hanno paura
di niente. E il Presidente là dentro.. Il bombardamento ci dà
l’idea che ci troviamo di fronte a degli assassini scatenati; però
non è possibile che siano tutti d’accordo, sarà l’iniziativa
di un comandante, non possono andare avanti così. La voce gracchiante,
alla radio, rivendica con orgoglio il bombardamento e lo usa come minaccia.
Di fronte alla mia finestra, una villetta bianca, improvvisamente a
tutto volume l’Halleluia di Haendel, gli aerei continuano a bombardare,
un ragazzo sale sul tetto a guardare, sorride, piazza la bandiera cilena.
Non riesco neanche a odiarli, sono troppo incredibili, Haendel (casa mia..
.i dischi di mio padre) la borghesia è morte.
Dopo il bombardamento sulla Moneda, per parecchi minuti non si era
sentito un solo sparo: segno come di uno sbigottimento generale. Si comincia
a temere sulla sorte del presidente; ma in tutti i colpi di Stato, pensiamo,
c’è sempre un po’ di galateo.
La radio annuncia il coprifuoco alle tre, in strada sempre la gente
che va verso la periferia, i parenti di casa se ne vanno, la gente per
strada si dirada, ogni tanto qualche camion carico di soldati, gli spari
da più parti, in genere mitra contro armi corte, ma sempre lontani.
La radio annuncia che il presidente si è arreso; poi non dice
più niente su questo. Riprendono sparatorie, ormai ci stiamo abituando,
si può anche mangiare ascoltando gli spari: “questo dev’essere un
mitra punto 30..”
A un angolo della strada un gruppo di giovani allegri, benvestiti,
penso fascisti. Passa un’altra colonna di camion. Per la prima volta vanno
verso la periferia, ripenso agli operai che ho visto la mattina nelle fabbriche,
il gruppo di fascisti all’angolo applaude. Nuvole scure e freddo scendono
dalle Ande sulla città, sembra che qualcuno lo faccia apposta.
Ci rendiamo conto di essere l’unico appartamento in questo pezzo di
strada senza la bandiera alla finestra, e i fascisti ci stanno guardando,
meglio che arrivi presto l’ora del coprifuoco.
I ricordi di tutte le ore seguenti, fino alla fine del coprifuoco (ore
12 del 13 settembre) non hanno più ordine cronologico. Telefonate,
nuovi incredibili comunicati dalla voce gracchiante, scene dalla finestra,
rumori.
Verso sera, a una delle telefonate di amici, Jaime risponde con un
tono diverso, chiude il telefono, ci guarda , “guevòn, se echaron
al chicho ” (Hanno ucciso Allende). Silenzio. Poi cominciano le voci, si
è suicidato, no, sono morti il tale e il tal’altro, ci sono città
che resistono, ma la cugina, da Chillan, dice che anche li è come
a Santiago.
Sempre l’11 sera, inaspettata, arriva la comunicazione con Roma che
avevo chiesto invano la mattina, chissà sara una svista del controllo
militare, un colpo di fortuna. E’ eccezionale sentire la voce di Giorgio:
“Qui ci stiamo gia mobilitando..” ma io cosa gli posso dire, solo voci,
pareri.
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