| Lunedì 10 settembre E’ un giorno che mi ricordo bene. Non come vigilia del golpe, ma come una giornata particolarmente piena: stavo cominciando a orizzontarmi nel mio ruolo di giornalista improvvisato, i compagni cominciavano a riconoscermi e a darmi informazioni. E questo mi piaceva molto. |
Lunedì 10 settembre E’ un giorno che mi ricordo bene. Non
come vigilia del golpe, ma come una giornata particolarmente piena: stavo
cominciando a orizzontarmi nel mio ruolo di giornalista improvvisato, i
compagni cominciavano a riconoscermi e a darmi informazioni. E questo mi
piaceva molto.
A1 mattino ero andato in centro a imbucare l’’intervista con Ortega
e altri pezzi per il giornale: in centro, la solita tensione di quei giorni.
Nelle strade riservate ai pedoni si raccoglievano firme per le dimissioni
di Allende. Mi pare fossero studenti della Cattolica. Plotoni di polizia
vigilavano, si spostavano di qua e di là coi lacrimogeni puntati,
facevano spostare la gente.
Mi avevano imprestato un pacco di documenti del MIR ciclostilati, li
porto alla Xerox per una fotocopia da mandare in 1talia. Forse perchè
gli ho offerto di pagarlo in dollari, l’omino della Xerox non mi ha chiesto
nome e indirizzo (meglio così…) ‘Passo domani a ritirarli!’. II
negozio di radiotecnica, dove ho portato a riparare il registratore, è
sempre chiuso, da dieci giorni in sciopero, ‘momio’ maledetto, il registratore
mi serve!
II bus passa vicino all’università, davanti una marea di ragazzi
con la giacchetta blu di liceale. Gridano ‘Que renuncie!’(si dimetta) non
c’è neanche più bisogno di dire il nome è LUI che
deve dimettersi, il corrotto, l’affamatore,l’ubriacone plagiato da Fidel
Castro.
Verrò poi a sapere che all’università si stava celebrando
la nascita del Comando Multi Gremial di Santiago: i dirigenti dei sindacati
dei camionisti, dei commercianti, dei professionisti si uniscono per coordinare
la loro azione fino alla vittoria. Sono ormai i gremios le vere forze politiche
di massa della destra.
Al pomeriggio, vado a Radio Nacional. ” Cosa c’’e oggi?”
“Guarda, una nostra compagna va a fare un giro per le fabbriche, ti
può accompagnare.” Vengono a prenderci in macchina due giornalisti
dell’OIR, l’agenzia di notizie della Presidenza. Corre voce che sia imminente
una perquisizione dell’esercito a qualche fabbrica di Vickuna Mackenna,
scendiamo all’Elec Metal. Il dirigente sindacale sta consegnando dei soldi
a un compagno: ” Portali al sindacato”. Ci spiega che sono i soldi dell’amministrazione
della fabbrica (area social) e che se vengono i militari si rubano tutto.
Gli operai sono tranquilli, lavorano. ” Sembra che non vengano. Comunque
abbiamo già deciso che non faremo nessuna resistenza, solo propaganda.
Un altoparlante interno comincerà a trasmettere un messaggio che
spiega ai soldati che sono fratelli di classe degli operai, che qua non
ci sono armi, che i macchinari sono delicati e facciano attenzione. Poi
anche lo slogan del MIR ‘Soldato non morire per i padroni, vivi lottando
con il popolo’”.
Continuiamo il giro. Alla fabbrica Rittig del cordon Macul gli operai
sono riuniti nel cortile, in assemblea (150 tra operai e operaie). Commentano
sdegnati l’invasione dei soldati
del venerdi precedente, alla ricerca di armi. Hanno maltrattato le
operaie, hanno distrutto macchine, hanno stracciato i manifesti e il materiale
di propaganda, hanno rubato soldi e cibo, e arrestato 4 compagni. Allora
non è vero che l’esercito sta con noi, sono tutti reazionari. Dobbiamo
dire al presidente che la smetta di trattare bene i militari, la palanca
(la leva) rivoluzione siamo noi, la classe operaia..Qualcuno grida ‘Milicia
Popular’ le operaie sorridono.
Quattro impiegati sono stati licenziati sabato, per decisione di tutta
la fabbrica. Chiedo perchè.
‘Per che giornale lavori?’ mi chiedono diffidenti. ‘Per un giornale
italiano, di sinistra… ” ” Del partito ‘comunista?’ ‘Beh, non proprio,
però di sinistra.’ ” Guarda erano quattro momios, avevamo le prove
che sono stati loro a far venire i soldati, per questo li abbiamo cacciati.”
Tutti d’accordo, anche quelli che si dicono democristiani. L’assemblea
termina con la decisione di protestare al direttivo del Cordon per la sua
inefficienza nella mobilitazione.
Terza tappa, una manifestazione in Gran Avenida, un comizio all’uscita
delle fabbriche. L’avevano decisa ,venerdì, nella riunione del Cordon
ma poi pare che quasi nessuno l’abbia preparata, salvo quelli del MIR.
I socialisti hanno tentennato: bisticciano tra di loro perchè c’è
poca gente,
mille persone, pochi operai. Parlano, i `contadini di Cautin , denunciano
la repressione “Socialismo o Muerte; companeros. “. Parla un vecchio proletario
dell’Abastecimiento Directo,(Approvvigionamento diretto, mercati popolari
che saltavano gli intermediari)/ fa un discorso arrabbiato, vivace, un
po’ sanguinario:” Se queste sono le cose che loro fanno alle nostre campagne
contadine, stiano attenti perchè `andiamo a casa loro dalle loro
belle signore… “. La gente ride e applaude. Uno studente del Fer mi riconosce
mi saluta poi mi prende con un’aria misteriosa: “Se vuoi vederne delle
belle vieni domattina al nostro liceo. Domani c’è il corteo degli
studenti di destra. Però noi ci organizziamo per boicottarli..’.
Mi pare di essere a Milano: “Vamos a sacar la cresta a los fachos.”.
Alla fine del comizio mi avvicino a Hernan Ortega, il presidente del
Cordone. E’ arrabbiato coi suoi compagni socialisti che non hanno preparato
la manifestazione: “Se continuiamo a fare dei buchi nell’acqua cosi, ci
mangiano in un boccone “. Mi invita per il giorno dopo alla riunione del
Cordon Cerrillos. `
Torno alla Radio Nacional a sentire le altre notizie del giorno. Continua
la discussione nell’UP tra il settore Allende favorevole alla ripresa del
dialogo e gli intransigenti di Altamirano. Qualche indiscrezione nel senso
che Allende è disposto a sottoporsi a referendum. Nella DC si aspetta
un’altra riunione per decidere le dimissioni dei senatori, gesto di protesta
per sollecitare quelle di Allende. Il MIR invita il PS a tener duro, a
costo di rompere con Allende e il PC. Non capisco molto bene a che cosa
mira questa presa di posizione. Saluto il compagno che conosco meglio,
mi racconta sorridendo che è riuscito ad andare a cinque riunioni,
un’opera d’arte coi filobus, mi spiega. Gli chiedo un po’ di tempo per
parlare di politica, ho le idee un po’ confuse.
“Va bene, giusto stasera ho una “charla” politica e mi raccontano un
po’ di cose. Vieni domani alle 18 “. E scrive Paolo sul taccuino.
Bautista Van Schouwen, uno dei massimi dirigenti del MIR, arriva verso
le 22. Parla col tecnico della radio: “Senti, la trasmissione di domattina
preferirei registrarla adesso, domattina forse non posso venire”. Va bene.
Anch’,io parlo col tecnico, gli prometto dischi dall’Italia.
Torno a casa e preparo i punti da leggere per la telefonata della mattina,
da Lotta Continua.`
Mi scrivo gli appuntamenti: 11 settembre, ore 9 liceo, ore 11 Cordon
Cerrillos, ore 15 Moneda (per farmi dare la tessera da giornalista), ore
18 Radio Nacional.
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