Chi è al-Zawahiri, numero 2 di al-Qaeda
09.09.2004.

 Ayaman al Zawahiri è considerato il numero due di al Qaeda e il braccio destro di Osama Bin Laden. Le rivendicazioni del rapimento delle due volontarie italiane Simona Torretta e Simona Pari, apparse ieri e oggi su un sito islamista e considerate poco attendibili, sono state firmate da un gruppo che si firma «Ansar al Zawahiri», i seguaci di al Zawahiri.
Il chirurgo egiziano, sul quale l’Fbi ha posto una taglia di 25 milioni di dollari, ha lanciato frequenti messaggi audio e video poi trasmessi dalle televisioni arabe, e in uno di questi ha tuonato anche contro la legge francese sul velo islamico.

Il sette ottobre 2001 al Zawahiri invitò gli afghani alla Jihad nel video con cui bin Laden rispose all’inizio dell’attacco americano contro il regime dei Taleban. «A tutti i giovani, i religiosi, i seguaci di Dio e del profeta: questa è una nuova battaglia – disse allora il medico egiziano – una grande battaglia simile a quelle iniziali combattute per l’Islam: alzatevi per dignità della vita e l’eternità della morte». Per due volte al Zawahiri, 53 anni, è stato dato per morto. La prima nel dicembre 2001, quando fu diffusa la notizia del suo ferimento e della sua probabile morte sotto i bombardamenti.

Nell’ottobre del 2002, poi, era stata l’agenzia russa Itar-tass a riportare la notizia dell’uccisione del numero due di Al Qaeda durante un’operazione delle truppe speciali. Ma anche questa volta la l’informazione, sempre proveniente da fonti del nuovo governo afghano, si rivelò infondata.
Per gli esperti di terrorismo, il medico egiziano, fondatore della Jihad islamica egiziana, il gruppo accusato, tra l’altro, dell’assassinio del presidente Anwar Sadat nel 1981, vanta un curriculum più ampio dello stesso Bin Laden: «Il suo nome è emerso in quasi tutti gli episodi che hanno coinvolto estremisti islamici dagli anni Settanta ad oggi», spiega Diàa Rashwan, uno dei massimi esperti egiziani di militanti estremisti.

Zawahiri ha lasciato l’Egitto nel 1986 e negli anni successivi è stato in Arabia Saudita, Pakistan e Sudan, prima di stabilirsi in Afghanistan, dove nel 1998 si è unito ad al Qaeda, diventando il braccio destro e l’ombra del miliardario saudita. Nato il 19 giugno 1951 e discendente di due importanti famiglie egiziane, fu arrestato per la prima volta in Egitto nel 1966 all’età di 15 anni, e finì nuovamente in carcere dopo l’assassinio del presidente Sadat.

Messo in cima alla lista dei ricercati dalle autorità egiziane dopo l’attentato dinamitardo contro l’ambasciata del Cairo in Pakistan nel 1995, è stato condannato a morte in contumacia quello stesso anno per le azioni commesse dal gruppo della Jihad, quindi incriminato con Bin Laden negli Stati Uniti in relazione agli attentati contro le ambasciate statunitensi in Kenya e Tanzania nel 1998.

Gli attentati segnarono la prima delle sue dichiarazioni pubbliche: «Dite agli americani che non temiamo bombardamenti, minacce ed atti di aggressione – ha dichiarato a un giornalista pachistano, il suo biografo, nel 1998 – Abbiamo sopportato e siamo sopravvissuti ai bombardamenti sovietici per dieci anni in Afghanistan, e siamo pronti a nuovi sacrifici».