CHI  VUOL SEDERSI
AL LORO TAVOLO
Furio Colombo

«Blurp» è il piccolo rumore che senti nella schiena di un neonato, se lo tieni in braccio
dopo il latte. Quando il bambino sta bene, fa «blurp» subito. Vuol dire che ha digerito.
Un «blurp» (che le mamme italiane chiamano affettuosamente ruttino) si è distintamente sentito in questi giorni in un piccolo assembramento di professionisti della politica che usano radunarsi intorno al Riformista.
E adesso invitano al picnic del momento: tutti al tavolo delle riforme di Berlusconi e dei suoi avvocati.
È il segno che, in buona salute come sono, hanno appena digerito tutto di Berlusconi, l’elogio di Mussolini (eppure Pannella si era chiesto pubblicamente: «che sia diventato matto»?), le ventidue gravissime domande dell’Economist, (il direttore di quel giornale ha confermato al nostro foglio bolscevico che sta ancora aspettando) la descrizione dei giudici come malati di mente (tutti i giudici italiani gli hanno risposto il 18 settembre. Tutti, senza eccezione), la gentile definizione della opposizione come «sabotaggio» (l’intero centrosinistra ha spiegato che tipo di regime sudamericano
sia espresso in queste parole), la legge Gasparri (che il compagno Luca Cordero di Montezemolo definisce incompatibile con la libertà di stampa in un Paese democratico»). Hanno digerito il «premierato forte» di cui il compagno Giovanni Sartori, un movimentista scalmanato dai tempi del ’68, ha dichiarato: «dissento radicalmente. Questa riforma inceppa il sistema parlamentare, lo rende incapace di funzionare. Avremo il sistema del potere personale del premier».
Incalza il compagno Mancino: «Con questa riforma, dalla dittatura della maggioranza, già oggi lamentata, si passerebbe alla dittatura del primo ministro. Mi pare un po’ troppo». Aveva avvertito un ex presidente della Repubblica (Oscar Luigi Scalfaro): «Attenzione ai primi sintomi del fascismo».
Come si vede c’è in Italia una banda di avventuristi che non vuol saperne di «aprire il tavolo dele riforme» insieme alla stessa persona accusata di evadere le tasse, la giustizia, la pratica normale della politica, l’accettazione della Costituzione e della Storia, il capo di governo che divide l’Europa, separa l’Italia dall’Europa, spezza il Nord dal Sud, frantuma la scuola, nega la Resistenza che ha fondato la Repubblica, controlla da solo tutte le informazioni.
Il problema è: chi altro, in tutta Italia – al di fuori dal gruppetto di professionisti della politica occasionalmente dislocato nel foglio appena citato – ha digerito così bene due anni e mezzo di democrazia calpestata (e anche di insulti personali) e vorrebbe, a tutti i costi e subito, sedersi allo stesso tavolo con gli avvocati del più celebre imputato del mondo?
* * *
Il problema non è di strategia politica. È un problema umano, morale, logico. È umano perché tutti noi sappiamo, dalla nostra esperienza personale e di vita associata, che ci sono cose che si possono e cose che non si possono fare. È ovviamente, vistosamente impossibile discutere in generale di riforma della giustizia con una persona che ha definito i giudici (non anni, ma giorni fa) mentalmente tarati.
È, in particolare, non progettabile una seduta di lavoro sulla riforma della Corte Costituzionale mentre si attende da quella Corte una serie di sentenze sulla costituzionalità delle leggi preparate ad personam dagli avvocati-deputati di Berlusconi.
Tra le altre, c’è una sentenza che potrebbe cambiare la storia della Repubblica.