Fra
le ultime adesioni quella della Fiom.
Il corteo del 4 giugno a Roma
passerà da piazza Venezia, come richiedono da giorni gli organizzatori
della manifestazione.
A confermarlo è il prefetto
di Roma che ha incontrato i giornalisti insieme al sindaco Walter Veltroni
e al presidente della provincia Enrico Gasbarra. Il prefetto ha voluto
anche rassicurare i cittadini (smentendo l’allarmismo della destra) sulla
possibilità che si verifichino scontri e sul timore di atti di terrorismo.
«Abbiate pazienza – ha detto – perché ci saranno
dei problemi con il traffico.
Ma non preoccupatevi perché non ci sono messaggi allarmanti dal
punto di vista del terrorismo».
Per quel che riguarda l’ordine
pubblico, ha aggiunto, «non vedo grandi pericoli»,
e «la città avrà
comunque una forte presenza delle forze dell’ordine».
Il percorso del corteo è
stato definito in un incontro fra il comitato Fermiamo la Guerra e il Questore
di Roma:
partenza ore 16 da Piazza della
Repubblica, via Cavour, via dei Fori imperiali, piazza Venezia, via Petroselli,
via dei Cerchi, viale Aventino,
Porta San Paolo, dove si terrà il meeting finale.
«Con l’amministrazione
Bush ci sono delle legittime ragioni di dissenso – ha affermato il sindaco
di Roma Veltroni – Ma per voler la pace bisogna usare la non violenza.
Roma si prepara ad accogliere un ospite importante col rigore e la serenità
che
ha mostrato in tante occasioni
analoghe. In questi tre anni siamo sempre riusciti a far convivere le responsabilità
istituzionali con un grande pluralismo, che non ha mai portato ad incidenti.
Speriamo di continuare così».
La maggioranza e il governo continuano
tuttavia ad alimentare tensione e allarmismo. Soprattutto Alleanza Nazionale
che per bocca del vicepremier
Gianfranco Fini dice: «Permetteremo il diritto a tutti a manifestare
ma dobbiamo comunque bloccare gli estremisti pericolosi». Più
cauto il ministro degli Interni Beppe Pisanu: «Il diritto a manifestare
sarà garantito
così come è stato
garantito 6.670 volte nell’ultimo anno».
«Non vorremmo che Fini
parlasse memore della mai dimenticata sua esperienza personale condotta
nel luglio 2001 nella sala operativa delle forze dell’ ordine a Genova
– ha ribattuto il diessino Pietro Folena – Il movimento pacifista può
e deve isolare
i violenti e resistere alle
provocazioni di questi giorni, accogliendo l’ appello del sindaco di Roma».
L’ultima, importante, adesione
al corteo è stata quella della Fiom. Anche i metalmeccanici saranno
in piazza contro Bush,
ed invitano i lavoratori «ad
esprimere la loro volontà di pace in quella giornata anche con atti
simbolici» tra i quali «l’esposizione di bandiere della pace
in ogni fabbrica, cantiere e luogo di lavoro, brevi fermate contro la guerra,
suono
delle sirene in contemporanea
con la partenza della manifestazione e qualsiasi atto di pace sia ritenuto
opportuno».
Intanto il primo e unico atto di disobbedienza è stato compiuto da un gruppo di militanti di estrema destra. Che, nella mattina di martedì, sono riusciti ad esporre sulle tribune allestite per la parata del 2 giugno, proprio di fronte al palco presidenziale, uno striscione che recita: «Dall’infamia e dall’antifascismo nacque la Repubblica: criminali ieri ascari oggi».
Il leader dei Cobas Piero Bernocchi
definisce l’autorizzazione a passare per piazza Venezia «una saggia
decisione», mentre
il leader dei disobbedienti
romani Nunzio D’Erme, in una conferenza stampa improvvisato, annuncia:
«La mattina del 4, colpiremo
e bloccheremo tutti i luoghi delle multinazionali, che stanno facendo i
soldi con la guerra in Iraq. Ci saranno manifestazioni in tutta la città
ma, soprattutto, colpiremo e screditeremo le aziende che fanno affari in
Iraq»
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