Bologna 2 agosto 2004 la Strage 24 anni dopo:
gli assassini liberi, la verità lontana 
«Come potrà un esecutivo, il cui presidente del consiglio è stato iscritto alla Loggia massonica P2 (tessera numero 1816), condurre coerentemente la lotta al terrorismo quando il Gran Maestro di questa Loggia e i suoi accoliti si sono distinti
per i depistaggi delle stragi, per sovvenzioni alle bande armate neofasciste e nella corruzione del nostro Paese?».

 Ventiquattro anni, un quarto di secolo. Tanto tempo, ma il boato della bomba che stroncò la vita di ottanta persone, ne mutilò altre centinaia, offese un’intera nazione sembra ancora risuonare a Bologna, dove in diecimila si sono ritrovati per ricordare la strage della stazione.

Un corteo è sfilato per la città, con i testa i parenti delle vittime, il sindaco Cofferati. Quest’anno la commemorazione è divisa tra due sentimenti: la soddisfazione per l’approvazione della legge che riconosce un risarcimento alle famiglie delle vittime, la rabbia perché i due esecutori materiali della strage, i neofascisti Valerio Fioravanti e Francesca Mambro, sono liberi nonostante la condanna definitiva all’ergastolo.

Paolo Bolognesi, presidente dell’associazione dei familiari delle vittime, ricorda che sulla strage pesa ancora il segreto di Stato.
«È un fatto – dice – che serve a non arrivare alla verità». Ma Bolognesi accusa esplicitamente anche il Governo. Un attacco diretto al presidente del Consiglio. «Come potrà un esecutivo, il cui presidente del consiglio è stato iscritto alla Loggia massonica P2 (tessera numero 1816), condurre coerentemente la lotta al terrorismo quando il Gran Maestro di questa Loggia e i suoi accoliti si sono distinti per i depistaggi delle stragi, per sovvenzioni alle bande armate neofasciste e nella corruzione del nostro Paese?».

Duro Bolognesi anche con alcuni esponenti di Alleanza Nazionale:
ricorda che alcuni parlamentari hanno chiesto la concessione della grazia per i due stragisti condannati Mambro e Fioravanti.
Ricorda che solo un anno fa, il 2 agosto, il presidente della regione Lazio Francesco Storace, ha incontrato nel suo studio Francesca Mambro,
e infine che, lo scorso anno ancora, 39 parlamentari di An hanno presentato una petizione per «ridurre al silenzio l’associazione».

Per questo, oggi,
l’associazione denuncia senza incertezze che uomini di un partito di governo si sono schierati dalla parte del terrorismo e contro le vittime».

Sergio Cofferati, per la prima volta alla commemorazione da quando è diventato sindaco, si chiede perché Bologna sia stata colpita con tanta ferocia e così tante volte. Ma per Cofferati è soprattutto indecente che «la verità giudiziaria sia stata accompagnata da atti di clemenza incomprensibili verso gli esecutori materiali della strage. A questo punto – ha proseguito – serve anche un’altra verità: non solo gli esecutori, ma anche i mandanti escano dall’ombra e siano colpiti dalla giustizia». Invece a Bologna «sono passati tanti, troppi anni.
È indispensabile che sia approvata una legge che tolga il segreto di stato sui delitti di strage e terrorismo».
Occorre insomma, per Cofferati, che «il velario si sollevi definitivamente e che si intrecci la verità politica con quella giudiziaria».