Ventiquattro anni, un quarto di secolo. Tanto tempo, ma il boato della bomba che stroncò la vita di ottanta persone, ne mutilò altre centinaia, offese un’intera nazione sembra ancora risuonare a Bologna, dove in diecimila si sono ritrovati per ricordare la strage della stazione.
Un corteo è sfilato per la città, con i testa i parenti delle vittime, il sindaco Cofferati. Quest’anno la commemorazione è divisa tra due sentimenti: la soddisfazione per l’approvazione della legge che riconosce un risarcimento alle famiglie delle vittime, la rabbia perché i due esecutori materiali della strage, i neofascisti Valerio Fioravanti e Francesca Mambro, sono liberi nonostante la condanna definitiva all’ergastolo.
Paolo Bolognesi, presidente dell’associazione dei familiari delle
vittime, ricorda che sulla strage pesa ancora il segreto di Stato.
«È un fatto – dice – che serve a non arrivare alla
verità». Ma Bolognesi accusa esplicitamente anche il Governo.
Un attacco diretto al presidente del Consiglio. «Come potrà
un esecutivo, il cui presidente del consiglio è stato iscritto alla
Loggia massonica P2 (tessera numero 1816), condurre coerentemente la lotta
al terrorismo quando il Gran Maestro di questa Loggia e i suoi accoliti
si sono distinti per i depistaggi delle stragi, per sovvenzioni alle bande
armate neofasciste e nella corruzione del nostro Paese?».
Duro Bolognesi anche con alcuni esponenti di Alleanza
Nazionale:
ricorda che alcuni parlamentari hanno chiesto la concessione della
grazia per i due stragisti condannati Mambro e Fioravanti.
Ricorda che solo un anno fa, il 2 agosto, il presidente della regione
Lazio Francesco Storace, ha incontrato nel suo studio Francesca Mambro,
e infine che, lo scorso anno ancora, 39 parlamentari di An hanno
presentato una petizione per «ridurre al silenzio l’associazione».
Per questo, oggi,
l’associazione denuncia senza
incertezze che uomini di un partito di governo si sono schierati dalla
parte del terrorismo e contro le vittime».
Sergio Cofferati, per la prima volta alla commemorazione
da quando è diventato sindaco, si chiede perché Bologna sia
stata colpita con tanta ferocia e così tante volte. Ma per Cofferati
è soprattutto indecente che «la verità giudiziaria
sia stata accompagnata da atti di clemenza incomprensibili verso gli esecutori
materiali della strage. A questo punto – ha proseguito – serve anche un’altra
verità: non solo gli esecutori, ma anche i mandanti escano dall’ombra
e siano colpiti dalla giustizia». Invece a Bologna «sono passati
tanti, troppi anni.
È indispensabile che sia approvata una legge che
tolga il segreto di stato sui delitti di strage e terrorismo».
Occorre insomma, per Cofferati, che «il velario
si sollevi definitivamente e che si intrecci la verità politica
con quella giudiziaria».
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