MAFIA, FASCISMO, BERLUSCONI E L’UOMO RAGNO.
Intervista a Franco BIFO Berardi

il governo Berlusconi è sostanzialmente un governo di mafia, e per la prima volta nel corso della storia di questo paese succede una cosa originale, che non era mai successa: la mafia e il fascismo sono alleati. Capirà: è una situazione straordinariamente interessante, per l’intelletto, per la fantasia; un po’ meno per la libertà politica, un po’ meno per la società civile…

Intervista andata in onda – in diretta – qualche giorno fa a Dabliuradio, Palermo, 88.8 fm. Le domande sono di Totò Pernice. Grazie agli amici di Cyberzone. […] una nota biografica di un suo allievo, più spirituale che di fatto, credo. Comunque… Franco Berardi Bifo, un ricercatore dai tratti indefinibili, vista l’ampiezza dei campi in cui ha dato il suo contributo. Elemento costante il tema della mutazione, in varie forme: dall’impatto sociale, dalle nuove tecnologie, alla ridefinizione dei confini del corpo, procurata dai continui innesti dell’artificiale, ai cambiamenti dell’immaginario, all’interno dei nuovi orizzonti della comunicazione. Ha cercato di individuare la fragilità del sistema, le possibili incursioni e ricombinazioni. […]
Bifo – Sono qua.
Gabriella Imperiale – La prima domanda è intorno al tema della psicoanalisi, della schizopolitica o psicoanalisi, come scriveva lei su Cyberzone. Lei parla di schizopolitica e di psicoanalisi: quanto c’è di schizofrenico nel tuo – ti do del tu – farti chiamare in due/tanti modi?
Bifo – Mah… Si… Il mio maestro, che si chiama Felix Guattari, ci ha suggerito l’idea che noi non esistiamo come individui, come unità, come realtà facilmente identificabili; ciascuno di noi è come una nuvola, che raggruppa processi molto diversi, linguaggi molto diversi, esperienze molto diverse, e anche intenzioni molto diverse; dunque anche identità diverse tra loro… Dunque non mi spaventa per nulla la schizofrenia della mia proposta, del mio modo di propormi…

G.I. – Va bene… Attestiamoci su questo fatto di tante molecole sparse…

Pernice – Bifo, io sono Totò Pernice, un portatore sano di domanda, perché amo personalmente la psicoanalisi, però porto questa: considerare finita la psicoanalisi può avere a che fare con la fine o l’interruzione della tua, di terapia?
Bifo – Io non sono mai stato in terapia. Ad un certo punto ne ho parlato con il mio amico Guattari, il quale faceva l’analista, lo psicanalista, lo psichiatra, di mestiere, e lui mi ha preso un po’ in giro quando gli ho detto che mi sarebbe piaciuto probabilmente intraprendere un’analisi didattica; mi ha detto che non è una cosa per me… Non so cosa volesse dire, comunque m’ha convinto!

G.I. – Ancora prima che quella personale, quindi. Un’analisi didattica direttamente, tralasciando quindi il lavoro su sé stesso…
Bifo – Probabilmente quello che gli ha fatto impressione è stato il fatto che io saltassi alle conclusioni prima ancora di cominciare (sorride).

G.I. – Molta velocità, quindi, di tappe… E invece: io volevo chiedere cosa intendi per patologia dell’esistenza sociale? Perché ne parli se poi celebri la morte di Freud, che ha scritto quasi cento anni fa Psicopatologia della vita quotidiana? Bifo – Mah, dunque… Freud parla appunto di psicopatologia della vita quotidiana e si riferisce a quel mondo che è il mondo della nevrosi familiare, che è il mondo di Edipo, che è il mondo del rapporto, dei rapporti interni ad un ambiente così facilmente riconoscibile come europeo, mitteleuropeo, viennese, ecc. ecc. ecc.. Naturalmente quella di Freud è un’intuizione straordinaria – non buttiamola affatto via… Lui ha cominciato a parlare di Psicopatologia della vita quotidiana e noi su quella strada dobbiamo continuare, solo che la vita quotidiana di cui parliamo oggi è la vita quotidiana che porta dentro di sé il pianeta, le tecnologie, il mondo, le razze, i popoli, le rivoluzioni, le contro-rivoluzioni… Tutto questo entra a determinare l’inconscio collettivo. Ecco: Freud si è fermato proprio nel punto in cui inizia la schizo-analisi e il metodo che Freud ha intuito è certamente un metodo ancora fecondo, ma il campo in cui lui si muove è probabilmente un campo molto parziale…

G.I. – Applicato ad oggi ed alla società attuale…
Bifo – Sì, certo. Nel mondo in cui noi viviamo, che è il mondo della trasparenza globale, il mondo in cui tutti i flussi di comunicazione possono raggiungere il nostro cervello, la nostra psiche, la nostra vita quotidiana, la psicopatologia della vita quotidiana non è più quella che era per Freud, la psicopatologia delle quattro mura domestiche, dei piccoli veti, dello sporco segretuccio familiare… Lo sporco segretuccio familiare costituisce l’uno per cento dei traumi che il corpo e la mente di un essere umano del nostro tempo subisce.

G.I. – Certo. Una mancata elaborazione di tutti i dati che ci vengono – più che proposti – imposti dai media…
Bifo – Gran parte di ciò che accade nella vita sociale, nella grande vita, nella vita planetaria, è per noi presente in forma comunicativa ma del tutto non elaborato, e quindi diviene l’inconscio, la paura, quello che succede dopo l’11 settembre, il panico che si generalizza nel mondo, la percezione della guerra come il controcanto dei nostri atti più quotidiani: beh, non è questo forse il nostro inconscio di oggi?

G.I. – Quello collettivo, insomma…
Bifo – Certo. T.P. – Quindi, forse, più che il tramonto della psicanalisi un eclisse che ci auguriamo momentanea sotto il sole dell’uomo merce? Bifo – Intanto l’eclisse non è momentanea, è un’eclisse definitiva, eccome. La psicanalisi non è tramontata, la psicanalisi ha messo in moto un metodo che oggi noi dobbiamo essere in grado di applicare schizoanaliticamente, cioè non più riportandoci al recinto stretto della dimensione familiare e dell’Edipo, ma dobbiamo riconoscere che la follia è dappertutto, che la sofferenza è dappertutto, e in qualche modo la terapia – anche la terapia – può essere dappertutto.

G.I. – La psicanalisi può aver avuto un ruolo all’interno del mercato globale?
Bifo – Beh, la psicoanalisi o, forse meglio, la schizoanalisi, cioè un’analisi capace di modificare continuamente il proprio punto di vista, è lo strumento migliore per capire che cos’è il mercato mondiale. Il mercato mondiale è una straordinaria macchina di produzione di follia, di sofferenza, ma anche di desiderio, anche di esperienza, ecco… Certo che tra psicoanalisi e mercato mondiale c’è un rapporto; non credo che possiamo ridurre la psicoanalisi al mercato, anche se un rapporto tra queste due sfere c’è sicuramente.

G.I. – Economico sicuramente, anche perché l’analisi è un po’ elitaria… E comunque, forse, rimangono fuori dalla psicoanalisi alcune fasce sociali…
Bifo – Lei insiste molto su questa questione della psicoanalisi… Io penso che della psicoanalisi se ne può parlare per cinque minuti; poi bisogna cambiare argomento perché sennò si annoiano tutti. Questa questione… Guattari diceva: la psicoanalisi, il pensiero di Freud è una cosa importantissima. basta sapere che è una mitologia; è un mito come è un mito – che ne so – il dolce stil novo. Il dolce stil novo è importantissimo: è grazie al dolce stil novo se noi siamo in grado di pensare l’amore come scelta, che siamo in grado di costruire le nostre relazioni familiari e sociali sulla base di una relazione affettiva, quindi… Grandissimo dolce stil novo. Però saremmo stupidi se riducessimo, se pensassimo che il dolce stil novo è la spiegazione del mondo. Il dolce stil novo è una mitologia, una fantasia straordinaria; così la psicoanalisi: la psicoanalisi è un raccontino, il raccontino papà, mammà, l’Edipo, e questo, e quello… E’ vero tutto questo? Ma no che non è vero: è una straordinaria macchina interpretativa, è un modo per mettere in moto interpretazione, mutamento, relazioni, invenzioni, paure, terapie… Però, poi, se pensiamo che quel giochino lì, il giochino edipico spiega tutto del mondo, allora ci chiudiamo tra quattro mura e ci terrorizziamo con l’Edipo dall’inizio alla fine.

GI – Anche se il gioco può essere un gioco terapeutico?
Bifo – Non può essere; quello di chiudersi tra quattro pareti, fissarsi sull’Edipo non può essere un gioco terapeutico…

G.I. – Quello di un’analisi personale forse va oltre la lettura edipica…
Bifo – Diciamo… Io non credo che la psicoanalisi funzioni neppure dal punto di vista terapeutico, né dal punto di vista interpretativo né dal punto di vista terapeutico; è uno degli strumenti che possiamo usare; però dobbiamo sapere che ad un certo momento è bene uscire da quelle quattro mura… E’ bene alzarsi da quel divanetto, è bene abbandonare quel mondo ammuffito di tipo familista. Abbiamo altre paure, altri terrori, e abbiamo – se dio vuole – anche altre speranze, altri piaceri, oltre quello dello sporco segretuccio familiare.

TP – E’ ricorrente nei suoi scritti il post-umano. Cos’è – o chi è?
Bifo – Chi sia o che cosa sia lo scopriremo nel prossimo futuro, per il momento possiamo solo intuirlo. Vede: ogni volta che noi usiamo il prefisso post, post-industriale, post- moderno, post-avanguardia, post-umano, vuole dire che avvertiamo un problema, che è quello dell’esaurimento di ciò che abbiamo già conosciuto, ma non siamo in grado di risolverlo, altrimenti useremmo un concetto, anziché un post-concetto. Ecco, allora, che cosa vuole dire post-umano? Vuole dire che la parola e il concetto umano in fondo non è qualcosa di eterno o di naturale; l’uomo non c’è stato sempre: l’uomo – e l’umano – sono un invenzione del rinascimento e dell’umanesimo, o – se vogliamo – potremmo forse risalire un po’ più in là… Ma certamente l’umanità non ha sempre pensato di essere umana: a un certo punto ha elaborato l’idea di un’identità che prende forma piena nell’epoca dell’umanesimo… Ma poi che cos’è, l’uomo? Tanto per cominciare l’uomo non è la donna; l’uomo è… L’uomo dell’umanesimo è un dominio tutto maschile sulla natura. Ora… E’ l’idea della potenza del governo, della sovranità, del dominio, appunto… E’ un’idea molto maschile, quella dell’umanesimo. Ora noi, forse, nel terribile caos in cui il mondo è piombato durante il ventesimo secolo e soprattutto nella catastrofe, nell’apocalisse, nella quale siamo piombati negli ultimi due anni, e negli ultimi due mesi in modo particolare, noi dobbiamo riconoscere che l’umanesimo è finito, non ha più niente da dirci. Non esiste più una capacità di governo dell’uomo sulla natura. La capacità di governo dell’uomo sulla natura è solo distruzione, devastazione, morte, inquinamento, vergogna… Ecco: allora basta con l’idea di un governo umano sulla natura. La natura riprende il suo posto e lo fa per il momento in maniera devastata e devastante. Forse il problema è che si tratta di andare oltre l’idea del governo, del dominio, forse bisogna andare anche oltre all’idea dell’uomo e scoprire che il concetto più grande di quello di uomo è il concetto di cosmo femminile… Un cosmo, una dimensione cosmica, una dimensione più che umana e al tempo stesso la disponibilità femminile a vivere nel flusso senza pretendere di dominarlo.

GI – Io dovevo farle un’altra domanda sulla psicoanalisi… Sono in totale imbarazzo, anche perché mi riferisco sempre al suo articolo e quindi devo citarla per forza – ahimè – sempre intorno alla psicoanalisi. Lei dice: la psicoanalisi è legata ad una condizione elitaria, per i suoi alti costi, per i suoi tempi lunghi, ma anche e soprattutto perché richiede una disponibilità intellettuale sempre più rara oggi che il tempo – forse è legata più al tempo -, il tempo mentale è divenuta la fonte principale del valore economico. Quindi io le chiedo: esiste secondo lei la possibilità di recuperare il proprio tempo? Se sì, come?
Bifo – Tanto per cominciare abolendo il capitalismo, se questo fosse possibile. La macchina che mangia il tempo, che distrugge il nostro tempo, che trasforma il nostro tempo in valore, in danaro, in capitale, è la macchina capitalistica, è il sistema che trasforma la vita umana in danaro. Fino a qualche decennio fa, il tempo – fino diciamo all’epoca industriale – il tempo umano diventava valore diciamo in maniera relativamente tranquilla: ogni ora valeva una certa quantità di capitale, di merce, e così via. Da un certo momento in poi, quando siamo usciti dall’epoca industriale e siamo entrati nell’epoca del lavoro cognitivo, noi ci rendiamo conto del fatto che il tempo può essere velocificato, accorciato… Il tempo può diventare sempre… non solo sempre più produttivo (questo lo sapeva anche il capitalismo industriale), ma il tempo può diventare sempre più intenso. Il problema però qual è? Che noi progressivamente stiamo trasformando il nostro tempo, la nostra vita, il nostro corpo, la nostra sensibilità, la stiamo trasformando in una macchina produttiva di valore, e non siamo più in grado di vivere il nostro tempo come rapporto con noi stessi, come rapporto col corpo degli altri, come rapporto con l’anima del mondo in cui noi viviamo, e la sensazione di avere fretta credo che sia ormai sempre più diffusa, in tutti gli strati sociali, in tutta le aree geografiche… Forse a Palermo un po’ meno che a Bologna… Sappiamo che è così. E’ possibile fermare questa tendenza che distrugge il nostro piacere di vivere nel tempo? Io non lo so se è possibile. Certamente… Certamente è l’unica cosa auspicabile che mi venga in mente.

GI – Varrebbe la pena di provare almeno a pensarci a questa possibilità. […] Una domanda sul tema dell’amicizia, perché pare che le abbia fatto una conferenza o un seminario su vari temi e quello dell’amicizia era il più toccante, il più coinvolgente emotivamente… Quindi ci vuole parlare un po’ dell’amicizia?
Bifo – Mah, è difficilissimo dal momento che l’amicizia non è un argomento del quale si può parlare… In qualche modo è l’argomento che parla… L’amicizia è quella condizione – ma potremmo dire lo stesso dell’amore, potremmo dire lo stesso della simpatia, intesta nel suo significato più profondo – è quella condizione sulla base della quale noi condividiamo un percorso; e prima di tutto condividiamo un percorso di senso. Amicizia è quella condizione che ci rende possibile riconoscere il mondo come uomo condiviso. Il mondo non ha un senso, l’infinità degli eventi del mondo non hanno un senso, in ultima analisi, e tutti i tentativi filosofici di stabilire una verità ultima del mondo come sappiamo sono falliti e comunque destinati al fallimento. Però la capacità che ha l’uomo di trovare – o meglio – di porre un senso nel mondo, di inventare, di creare un senso per il mondo dipende dalla capacità di condividere, dalla capacità – diciamo così – di attraversare l’abisso camminando su un ponte che non c’è. L’idea fondamentale è questa: che il senso… E in realtà la nostra ricerca del senso spalanca sotto i nostri occhi un abisso, e che su quell’abisso possiamo camminare solamente se siamo capaci di condividere un percorso. L’amicizia è questo: la condivisione.

GI – L’altra domanda invece era riferita al tempo: lei diceva una cosa molto bella citando Milan Kundera, che raccontava del tempo come di un vedere una giacca di taffettà che vista da un punto diverso, dello spettatore poteva assumere delle tonalità, dei colori differenti… Quindi si può guardare al tempo in questo modo, guardandolo sempre in un modo diverso, e quindi anche modificandolo…
Bifo – Kundera aggiunge una considerazione sul passato: noi pensiamo che il passato sia immodificabile. E’ passato, dunque è così. In realtà ci rendiamo conto del fatto che man mano che ce ne allontaniamo il passato per noi sta cambiando e allo stesso modo noi tendiamo a credere che il futuro – quello sì – è la dimensione che noi possiamo scegliere, modificare. La realtà delle cose ci mostra invece che il futuro – quello sì – è immodificabile, e ci attrae dentro la sua dimensione con la potenza dei suoi automatismi ai quali in generale non abbiamo la possibilità di sfuggire.

GI – O come direbbero i Sex Pistols – che lei ha citato…
Bifo – … Il futuro non esiste…

TP – Forse non più fantascienza ma post-fantascienza… Oggi, quindi, cosa è più fantascienza: il Grande Fratello o Guerre Stellari?
Bifo – Dopo l’undici settembre la distinzione tra fantascienza e mondo reale è definitivamente cancellata. La politica planetaria del nostro tempo è fantascienza. Non c’è nessuno scrittore di fantascienza che abbia avuto la capacità di immaginare quello che nel mondo sta effettivamente accadendo, per cui io non sono più in grado di dire che cosa sia fantascienza e nel paragone che lei propone – tra Guerre Stellari e il Grande Fratello – direi si tratta di due scene diverse dello stesso spettacolo, uno spettacolo che non è neanche di grande qualità.

TP – Però la Marvel e l’Uomo Ragno erano riusciti ad immaginare l’undici settembre…
Bifo – E sì, è vero, certo! Dove eri, dove eri Uomo Ragno mentre accadeva tutto questo?

GI – Sognano di più gli stanziali o i nomadi?
Bifo – La risposta dovrebbe essere evidentemente che sognano di più i nomadi, questa è la risposta che ci viene in mente. Gli stanziali tendono a territorializzare tutto, e quindi anche il loro inconscio… Gli stanziali fanno piuttosto degli incubi, che dei sogni, però non ne sono sicuro, anche perché per quello che riguarda la mia esperienza personale debbo dire che il rapporto coi sogni diventa tanto più difficile da gestire quanto più densa è la temporalità della vita quotidiana, quanti più eventi, impegni, necessità, razionalità, bisogni e così via – riempiono la vita quotidiana tanto più inaccessibile sembra essere la dimensione del sogno. Per cui, nomadi e stanziali sognano se riescono a mantenere uno spazio per la libertà dal tempo velocificato.

TP – Lei comunica. Cosa, a chi, perché, e perché Cyberzone in questo percorso? Bifo – Intanto non sono sicuro del fatto che comunico…

TP – Beh, adesso in diretta c’è la prova certa…
Bifo – Ah: dal punto di vista tecnologico non c’è dubbio che sto compiendo un’azione…

GI – Noi saremmo la prova umana, perché per me questa è una comunicazione di fatto…
Bifo – Comunicazione invece è la capacità di costruire condivisione, capacità di costruire una dimensione comune, e questa è una sfida non tanto semplice, non tanto ovvia… Perché Cyberzone, però mi chiede lei… GI – Lei dice Ciberzone [non Saiberzon, NdOnnivora]

Bifo – Siccome di cyberpunk me ne occupo da tanto tempo, e in qualche modo ho importato in Italia questa parola, allora mi prendo la libertà di dire in italiano, anzi in greco, perché in realtà cyber è una parola che proviene dal greco, mica dall’americano… Io non contesto il fatto che si possa dire “saiber”, però credo che si possa dire anche ciber, come lo dicevano i greci prima ancora di noi. Dunque… Perché Cyberzone… Perché intanto mi pare una delle riviste più vicine al sentimento globale, che escano sul territorio nazionale italiano. Cyberzone riesce ad interpretare l’epoca presente mettendosi dal punto di vista di quello che sta accadendo, quello che sta per accadere, e questo è raro, nel mondo giornalistico italiano, non ne vedo molte di cose di questo genere. In secondo luogo perché ci stanno dentro tre o quattro persone – Emanuele, Iginio, Massimiliano, Silia, che sono miei amici, e quindi…

GI – Un rapporto anche amichevole…
Bifo – L’amicizia è condivisione…
GI – Non ho osato dire amicale, come dicono gli psicologi, perchè sarebbe stato grave, a questo punto…
Bifo – Sì, molto!… E quindi questa è una ragione sufficiente…

GI – Lei come vede questa sua giacca di taffettà, che rappresenta un po’ il passato che muta, che cambia? Guardando il suo passato…
Bifo – Il mio passato è un argomento talmente complicato che faccio fatica a parlarne in coda ad una trasmissione, e le dico anche un’altra cosa: in questo momento penso soprattutto al futuro!

GI – Che allora c’è…
Bifo – Accidenti!… L’espressione no future, l’affermazione che il futuro non c’è aveva molto a che fare con l’affermazione che non c’è più l’umano, che non c’è più il futuro atteso dall’umanesimo; è quello il futuro che i Sex Pistols vedono dissolversi, il futuro che l’umanità si era sempre aspettato, il futuro che ci era stato promesso dalla rivoluzione francese, il futuro che ci è stato promesso dalla democrazia, il futuro che ci è stato promesso dal capitalismo, quel futuro non c’è più. Però il futuro delle nostre paure e delle nostre speranze, quello c’è, eccome, perché noi costantemente lo immaginiamo, lo proiettiamo, e poi ci entriamo dentro scoprendo che in realtà è lui ad attrarci inesorabilmente. Io penso di più a quello, in questo momento

GI – … Una domanda degli amici di Cyberzone, sul tema delle commissione di controllo della democrazia in Italia, che le sta portando avanti, per l’Europa…
Bifo – Sia chiama Osservatorio sulla stato della democrazia in Italia. Come lei sa bene – dal momento che vive a Palermo – noi stiamo ormai in un paese che è governato quasi ufficialmente dalla mafia; il governo Berlusconi è sostanzialmente un governo di mafia, e per la prima volta nel corso della storia di questo paese succede una cosa originale, che non era mai successa: la mafia e il fascismo per la prima volta sono alleati. Capirà: è una situazione straordinariamente interessante, per l’intelletto, per la fantasia; un po’ meno per la libertà politica, un po’ meno per la società civile. Ora, io sto costituendo, ho costituito con un certo numero di amici, giornalisti e operatori di rete un piccolo osservatorio, che si chiana Osservatorio sullo stato della democrazia in Italia, e che si trova in rete all’indirizzo www.osdem.it in cui ogni mese riferiamo alcuni episodi che segnalano l’infamia, la vita personale, le azioni, le leggi, le dichiarazioni, le parole, tutto ciò che proviene dal ceto politico che oggi governa questo paese. Questo quello che noi stiamo cercando di fare è una banca dati sull’indegnità umana. Non so se è un’operazione politica, ci interessa come operazione letteraria.

GI – … E umana…
Bifo – E umana!