
La Padania Max Parisi
Berlusconi mafioso? 11 domande
al Cavaliere per negarlo
Dai miliardi per comprare il terreno della futura Milano2, alle
società siciliane con parenti di Buscetta: al Signore di Arcore
la parola.
Spieghi, e sia chiaro
Basta. Basta con questa indicibile manfrina messa in piedi dai mezzi
di comunicazione di massa sulle vicende giudiziarie – specialmente quelle
palermitane – di Silvio Berlusconi. È arrivata l’ora delle certezze
definitive. Di seguito presento al signor Berlusconi una serie di domande
invitandolo pubblicamente a rispondere nel merito con cristallina chiarezza
affinché una volta per tutte sia lui in prima persona a dimostrare
– se ne è capace – che con Cosa Nostra non ha e non ha mai avuto
nulla a che fare. A scanso di equivoci e strumentalizzazioni, già
da ora – signor Berlusconi – le annuncio che nessuna delle notizie sul
suo conto che leggerà in questo articolo è frutto di “pentimenti”,
e nessuna delle domande che le sto per porre si basa o prende spunto anche
fosse in modo marginale dalle parole dei cosiddetti “pentiti”. Tutto al
contrario, esse si basano su personali indagini e su documenti amministrativi
che in ogni momento – se lo riterrà – potrò inviarle perché
si sinceri della loro autenticità. Detto questo, prego, legga, e
mi sappia poi dire.Partiamo da lontano, perché lontano inizia la
sua storia imprenditoriale, signor Berlusconi.Primo quesito: lei certamente
ricorda che il 26 settembre 1968 la sua società – l’Edilnord Sas
– acquistò dal conte Bonzi l’intera area dove di lì a breve
lei costruirà il quartiere di Milano2. Lei pagò l’area circa
4.250 lire al metro quadrato, per un totale di oltre 3 miliardi. Questa
somma, nel 1968 quando lei aveva appena 32 anni e nessun patrimonio familiare
alle spalle, è di enorme portata. Oggi, tabelle Istat alla mano,
equivarrebbe a 38 miliardi, 739 milioni e spiccioli. Dopo l’acquisto –
intendo dire nei mesi successivi – lei aprì un gigantesco cantiere
edilizio, il cui costo arriverà a sfiorare 500 milioni al giorno,
che in circa 4-5 anni porterà all’edificazione di Milano2 così
come è oggi. Ecco la prima domanda: signor Berlusconi, a lei, quando
aveva 32 anni, gli oltre 30 miliardi per comprare l’area, chi li diede?
Inoltre: che garanzie offrì e a chi per ricevere tale ingentissimo
credito? In ultimo: il denaro per avviare e portare a conclusione il super-cantiere,
chi glielo fornì? Vede, se lei non chiarisce questi punti, si è
autorizzati a credere che le due misteriose finanziarie svizzere amministrate
dall’avvocato di Lugano Renzo Rezzonico “sue finanziatrici”, così
come altre finanziarie elvetiche che entreranno in scena al suo fianco
e che tra poco incontreremo, sono paraventi dietro i quali si sono nascosti
soggetti tutt’altro che raccomandabili. Sì, perché – mi creda
signor Berlusconi – nel 1998, oggi, se lei chiarisse una volta per tutte,
con nomi e cognomi, chi le prestò tale gigantesca fortuna facendo
con questo crollare ogni genere di sospetto e insinuazione sul suo conto,
nessuno e dico nessuno si alzerebbe per criticarla sostenendo che lei operò
con capitali sfuggiti, per esempio, al fisco italiano e riparati in Svizzera,
poi rientrati in Italia grazie alla sua attività imprenditoriale.
Sarei il primo ad applaudirla, signor Berlusconi, se la realtà fosse
questa. Se invece di denaro frutto di attività illecite, si trattò
di risparmi onestamente guadagnati e quindi sottratti dai rispettivi proprietari
al fisco assassino italiota che grazie a lei ridiventarono investimenti,
lei sarebbe da osannare. Parli, signor Berlusconi, faccia i nomi e il castello
di accuse di riciclaggio cadrà di schianto. Secondo quesito: il
22 maggio 1974 – certamente lo ricorda, signor Berlusconi – la sua società
“Edilnord Centri Residenziali Sas” compì un aumento di capitale
che così arrivò a 600 milioni (4,8 miliardi di oggi, fonte
Istat). Il 22 luglio 1975 la medesima società eseguì un altro
aumento di capitale passando dai suddetti 600 milioni a 2 miliardi (14
miliardi di oggi, fonte Istat). Anche in questo caso, vorrei sapere da
dove e da chi sono arrivati queste forti somme di denaro in contanti. Terzo
quesito: il 2 febbraio 1973 lei fondò un’altra società, la
Italcantieri Srl. Il 18 luglio 1975 questa sua piccola impresa diventò
una Spa con un aumento di capitale a 500 milioni. In seguito, quei 500
milioni diventeranno 2 miliardi e lei farà in modo di emettere anche
un prestito obbligazionario per altri 2 miliardi. Signor Berlusconi, anche
in questo caso le chiedo: il denaro in contanti per queste forti operazioni
finanziarie, chi glielo diede? Fuori i nomi.Quarto quesito: lei non può
essersi scordato che il 15 settembre 1977 la sua società Edilnord
cedette alla neo-costituita “Milano2 Spa” tutto il costruito del nuovo
quartiere residenziale nel Comune di Segrate battezzato “Milano2” più
alcune aree ancora da edificare di quell’immenso terreno che lei comperò
nel ’68 per l’equivalente di più di 32 miliardi in contanti. Tuttavia
quel 15 settembre di tanti anni fa, accadde un altro fatto: lei, signor
Berlusconi, decise il contemporaneo cambiamento di nome della società
acquirente. Infatti l’impresa Milano2 Spa iniziò a chiamarsi così
proprio da quella data. Il giorno della sua fondazione a Roma, il 16 settembre
1974, la futura Milano2 Spa – come lei senza dubbio rammenta – viceversa
rispondeva al nome di Immobiliare San Martino Spa, “forte” di un capitale
di lire 1 (un) milione, il cui amministratore era Marcello Dell’Utri. Lo
stesso Dell’Utri che lei, signor Berlusconi, sostiene fosse a quell’epoca
un «mio semplice segretario personale». Sempre il 15 settembre
1977, quel milione venne portato a 500 e la sede trasferita da Roma a Segrate.
Il 19 luglio 1978, i 500 milioni diventeranno 2 miliardi di capitale sociale.
Ecco, anche in questo caso, vorrei sapere dove ha preso e chi le ha fornito
tanto denaro contante e in base a quali garanzie.Quinto quesito: signor
Berlusconi, il cuore del suo impero, la notissima Fininvest, certamente
ricorda che nacque in due tappe. Partiamo dalle seconda: l’8 giugno 1978
lei fondò a Roma la “Finanziaria d’Investimento Srl” – in sigla
Fininvest – dotandola di un capitale di 20 milioni e di un amministratore
che rispondeva al nome di Umberto Previti, padre del noto Cesare di questi
tempi grami (per lui). Il 30 giugno 1978 il capitale sociale di questa
sua creatura venne portato a 50 milioni, il 7 dicembre 1978 a 18 miliardi,
che al valore d’oggi sarebbero 81 miliardi, 167 milioni e 400 mila lire.
In 6 mesi, quindi, lei passò dall’avere avuto in tasca 20 milioni
per fondare la Fininvest Srl a Roma, a 18 miliardi. Fra l’altro, come lei
certamente ricorda, la società in questo periodo non possedeva alcun
dipendente. Nel luglio del 1979 la Fininvest Srl, con tutti quei soldi
in cassa, venne trasferita a Milano. Poco prima, il 26 gennaio 1979 era
stata “fusa” con un’altra sua società dall’identico nome, signor
Berlusconi: la Fininvest Spa di Milano. Questa società fu la prima
delle due tappe fondamentali di cui dicevo poc’anzi alla base dell’edificazione
del suo impero, e in realtà di milanese aveva ben poco, come lei
ben sa. Infatti la Fininvest Spa venne anch’essa fondata a Roma il 21 marzo
del 1975 come Srl, l’11 novembre dello stesso anno trasformata in Spa con
2 miliardi di capitale, e quindi trasferita nel capoluogo lombardo. Tutte
operazioni, queste, che pensò, decise e attuò proprio lei,
signor Berlusconi.Dopo la fusione, ricorda?, il capitale sociale verrà
ulteriormente aumentato a 52 miliardi (al valore dell’epoca, equivalenti
a più di 166 miliardi di oggi, fonte Istat). Bene, fermiamoci qui.
Signor Berlusconi, i 17 miliardi e 980 milioni di differenza della Fininvest
Srl di Roma (anno 1978) chi glieli fornì? Vorrei conoscere nomi
e cognomi di questi suoi munifici amici e anche il contenuto delle garanzie
che lei, signor Berlusconi, offrì loro. Lo stesso dicasi per l’aumento,
di poco successivo, a 52 miliardi. Naturalmente le chiedo anche notizie
sull’origine dei fondi, altri 2 miliardi, della “gemella” Fininvest Spa
di Milano che lei fondò nel 1975, anno pessimo per ciò che
attiene al credito bancario e ancor peggio per i fondamentali dell’economia
del Paese. Sesto quesito: lei, signor Berlusconi, almeno una volta in passato
tentò di chiarire il motivo dell’esistenza delle 22 (ma c’è
chi scrive, come Giovanni Ruggeri, autore di “Berlusconi, gli affari del
Presidente” siano molte di più, addirittura 38) “Holding Italiane”
che detengono tuttora il capitale della Fininvest, esattamente l’elenco
che inizia con Holding Italiana Prima e termina con Holding Italiana Ventiduesima.
Lei sostenne che la ragione di tale castello societario sta nell’aver inventato
un meccanismo per pagare meno tasse allo Stato. Così pure, signor
Berlusconi, lei ha dichiarato che l’inventore del marchingegno finanziario,
che ripeto detiene – sono sue parole – l’intero capitale del Gruppo, fu
Umberto Previti e l’unico scopo per il quale l’inventò consisteva
– e consiste tutt’oggi – nell’aver abbattuto di una considerevole percentuale
le tasse, ovvero il bottino del rapinoso fisco italiota ai suoi danni,
con un meccanismo assolutamente legale. Queste, mi corregga se sbaglio,
furono le ragioni che addusse a suo tempo, signor Berlusconi, per spiegare
il motivo per cui il capitale della Fininvest è suddiviso così.
È una motivazione, però, che a molti appare quanto meno curiosa,
se raffrontata – ad esempio – con l’assetto patrimoniale di un altro big
dell’imprenditoria nazionale, Giovanni Agnelli, che viceversa ha optato
da molti anni per una trasparentissima società in accomandita per
detenere e definire i propri beni e quote del Gruppo Fiat. In sostanza
lei, signor Berlusconi, più volte ha ribadito che “dietro” le 22
Holding c’è soltanto la sua persona e la sua famiglia. Non avrò
mai più motivo di dubitare di questa sua affermazione quando lei
spiegherà con assoluta chiarezza le ragioni di una sua scelta a
dir poco stupefacente. Questa: c’è un indirizzo – a Milano – che
lei, signor Berlusconi conosce molto bene. Si tratta di via Sant’Orsola
3, pieno centro cittadino. A questo indirizzo nel 1978 nacque una società
fiduciaria – ovvero dedita alla gestione di patrimoni altrui – denominata
Par.Ma.Fid.A fondarla furono due commercialisti, Roberto Massimo Filippa
e Michela Patrizia Natalini. Detto questo, certo rammenta, signor Berlusconi,
che importanti quote di diverse delle suddette 22 Holding verranno da lei
intestate proprio alla Par. Ma.Fid. Esattamente il 10 % della Holding Italiana
Seconda, Terza, Quarta, Quinta, Ventunesima e Ventiduesima, più
il 49% della Holding Italiana Prima, la quale – in un perfetto gioco di
scatole cinesi – a sua volta detiene il 100% del capitale della Holding
Italiana Sesta e Settima e il 51% della Holding Italiana Ventiduesima.
Vede, signor Berlusconi, dovrebbe chiarirmi per conto di chi la Par.Ma.Fid.
gestirà questa grande fetta del Gruppo Fininvest e perché
lei decise di affidare proprio a questa società tale immensa fortuna.
Infatti lei – che è un attento lettore di giornali e ha a sua disposizione
un ferratissimo nonché informatissimo staff di legali civilisti
e penalisti – non può non sapere che la Par.Ma.Fid. è la
medesima società fiduciaria che ha gestito – esattamente nello stesso
periodo – tutti i beni di Antonio Virgilio, finanziere di Cosa Nostra e
grande riciclatore di capitali per conto dei clan di Giuseppe e Alfredo
Bono, Salvatore Enea, Gaetano Fidanzati, Gaetano Carollo, Carmelo Gaeta
e altri boss – di area corleonese e non – operanti a Milano nel traffico
di stupefacenti a livello mondiale e nei sequestri di persona. Quindi,
signor Berlusconi, a chi finivano gli utili della Fininvest relativi alle
quote delle Holding in mano alla Par.Ma.Fid.? Per conto di chi la Par.Ma.Fid.
incassava i dividendi e gestiva le quote in suo possesso? Chi erano – mi
passi il termine – i suoi “soci”, signor Berlusconi, nascosti dietro lo
schermo anonimo della fiduciaria di via Sant’Orsola civico 3? Capisce che
in assenza di una sua precisa quanto chiarificatrice risposta che faccia
apparire il volto – o i volti – di coloro che per anni incasseranno fior
di quattrini grazie alla Par.Ma.Fid., ovvero alle quote della Fininvest
detenute dalla Par.Ma.Fid. non si sa per conto di chi, sono autorizzato
a pensare che costoro non fossero estranei all’altro “giro” di clienti
contemporaneamente gestiti da questa fiduciaria, clienti i cui nomi rimandano
direttamente ai vertici di Cosa Nostra.Settimo quesito: è universalmente
noto che lei, signor Berlusconi, come imprenditore è “nato col mattone”
per poi approdare alla televisione. Proprio sull’edificazione del network
tivù è incentrato questo punto. Lei, signor Berlusconi, certamente
ricorda che sul finire del 1979 diede incarico ad Adriano Galliani di girare
l’Italia ad acquistare frequenze tivù. Lo scopo – del tutto evidente
– fu quello di costituire una rete di emittenti sotto il suo controllo,
signor Berlusconi, in modo da poter trasmettere programmi, ma soprattutto
pubblicità, che così sarebbe stata “nazionale” e non più
locale. La differenza dal punto di vista dei fatturati pubblicitari, ovviamente,
era enorme. Fu un piano perfetto. Se non che, Adriano Galliani invece di
buttarsi a capofitto nell’acquisto di emittenti al Nord, iniziò
dal Sud e precisamente dalla Sicilia, dove entrò in società
con i fratelli Inzaranto di Misilmeri (frazione di Palermo) nella loro
Retesicilia Srl, che dal 13 novembre 1980 vedrà nel proprio consiglio
di amministrazione Galliani in persona a fianco di Antonio Inzaranto. Ora
lei, signor Berlusconi, da imprenditore avveduto qual è, non può
non avere preso informazioni all’epoca sui suoi nuovi soci palermitani,
personaggi molto noti da quelle parti per ben altre questioni, oltre la
tivù. Infatti Giuseppe Inzaranto, fratello di Antonio nonché
suo partner, è marito della nipote prediletta di Tommaso Buscetta.
No, sia chiaro, non mi riferisco al “pentito Buscetta” del 1984, ma al
super boss che nel ’79 è ancora braccio destro di Pippo Calò
e amico intimo di Stefano Bontate, il capo dei capi della mafia siciliana.
Quindi, signor Berlusconi, perché entrò in affari – tramite
Adriano Galliani – con gente di questa risma? C’è da notare, oltre
tutto, che i fratelli Inzaranto sono di Misilmeri. Le dice niente, signor
Berlusconi, questo nome? Guardi che glielo sto chiedendo con grande serietà.
Infatti proprio di Misilmeri sono originari i soci siciliani della nobile
famiglia Rasini che assieme alla famiglia Azzaretto – nativa di Misilmeri,
appunto – fondò nel 1955 la banca di Piazza Mercanti, la Banca Rasini.
Giuseppe Azzaretto e suo figlio, Dario Azzaretto, sono persone delle quali
lei, signor Berlusconi, con ogni probabilità sentiva parlare addirittura
in casa da suo padre. Gli Azzaretto erano – con i Rasini – i diretti superiori
di suo padre Luigi, signor Berlusconi. Gli Azzaretto di Misilmeri davano
ordini a suo padre, signor Berlusconi, che per molti anni fu loro procuratore,
il primo procuratore della Banca Rasini. Certo non le vengo a chiedere
con quali capitali – e di chi – Giuseppe Azzaretto riuscì ad affiancarsi
nel 1955 ai potenti Rasini di Milano, tenuto conto che Misilmeri è
tutt’oggi una tragica periferia della peggiore Palermo, però che
a lei Misilmeri possa risultare del tutto sconosciuta, mi appare inverosimile.
Ora le ripeto la domanda: si informò sulla “serietà” e la
“moralità” dei nuovi soci – il clan Inzaranto – quando tra il 1979
e l’80 diverranno parte fondamentale della sua rete tivù nazionale?
Ottavo quesito: certo a lei, signor Berlusconi, il nome della società
Immobiliare Romana Paltano non può risultare sconosciuto. È
impossibile non ricordi che nel 1974 la suddetta, 12 milioni di capitale,
finì sotto il suo controllo amministrata da Marcello Dell’Utri,
perché proprio sui terreni di questa società lei darà
corso all’iniziativa edilizia denominata Milano3. Così pure ricorderà
che nel 1976 l’esiguo capitale di 12 milioni aumenterà a 500, e
che il 12 maggio del 1977 salirà ulteriormente a 1 (un) miliardo,
e che cambierà anche la sua denominazione in Cantieri Riuniti Milanesi
Spa. Come al solito, vengo subito al dunque: anche in questo ennesimo caso,
chi le fornì, signor Berlusconi, questi forti capitali per aumentare
la portata finanziaria di quella che era una modestissima impresa del valore
di soli 12 milioni quando la acquistò?Nono quesito: lei, signor
Berlusconi, certamente rammenta che il 4 maggio 1977 a Roma fondò
l’Immobiliare Idra col capitale di 1 (un) milione. Questa società,
che oggi possiede beni immobili pregiatissimi in Sardegna, l’anno successivo
– era il 1978 – aumentò il proprio capitale a 900 milioni. Signor
Berlusconi, da dove arrivarono gli 899 milioni (4 miliardi e 45 milioni
d’oggi, fonte Istat) che fecero la differenza? Decimo quesito: signor Berlusconi,
in più occasioni lei ha usato per mettere in porto affari di vario
genere – l’acquisto dell’attaccante Lentini dal Torino Calcio, ad esempio
– la finanziaria di Chiasso denominata Fimo. Anche in questo caso, come
nel precedente riferito alla Par.Ma. Fid., lei ha scelto una società
fiduciaria – questa volta domiciliata in Svizzera – al cui riguardo le
cronache giudiziarie si erano largamente espresse. Tenuto conto della potenza
dello staff informativo che la circonda, signor Berlusconi, mi appare del
tutto inverosimile che lei non abbia saputo, circa la Fimo di Chiasso,
che è stata per lungo tempo il canale privilegiato di riciclaggio
usato da Giuseppe Lottusi, arrestato il 15 novembre del 1991 mentre “esportava”
forti capitali della temibile cosca palermitana dei Madonia. Così
pure non le sarà sfuggito che Lottusi venne condannato a 20 anni
di reclusione per quei reati. Tuttora è in carcere a scontare la
pena. Ebbene, signor Berlusconi, se quel gangster finì in galera
il 15 novembre del ’91, nella primavera del 1992 – cioè pochi mesi
dopo quel fatto che campeggiò con dovizia di particolari, anche
circa la Fimo, sulle prime pagine di tutti i giornali – il suo Milan “pagò”
una forte somma “in nero” – estero su estero – per la cessione di Gianluigi
Lentini, e usò per la transazione proprio la screditatissima Fimo,
fiduciaria di narcotrafficanti internazionali. Perché, signor Berlusconi?Ecco,
queste sono le domande. Risponda, signor Berlusconi. Presto. Come ha visto,
di “pentiti” veri o presunti non c’è traccia negli 11 quesiti. Semmai
c’è il profumo di centinaia di miliardi che tra il 1968 e il 1979
finirono nelle sue mani, signor Berlusconi. E tuttora non si sa da dove
arrivarono. Poiché c’è chi l’accusa che quell’oceano di quattrini
provenne dalle casse di Cosa Nostra e sta indagando proprio su questo,
prego, schianti ogni possibile infamia dicendo semplicemente la verità.
Punto per punto, nome per nome. È un’occasione d’oro per farla finita
una volta per tutte.
Sappia che d’ora in poi il silenzio non le è
più consentito né come imprenditore, né come politico,
né come uomo.
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