«Berlusconi minaccia in maniera indegna il capo dello Stato, le istituzioni e la democrazia di questo paese. Dimostra ancora una volta la sua estraneità allo spirito e alla lettera della Costituzione italiana». Così reagisce Rosy Bindi, deputata della Margherita. «Con la minaccia di rinviare il voto del 9 aprile – aggiunge – siamo oltre ogni limite di decenza istituzionale. I presidenti delle Camere facciano rispettare le prerogative costituzionali e non assecondino questa pericolosa follia».
Berlusconi non si ferma di fronte a nulla e tenta una inaudita forzatura nei confronti del capo dello Stato. Visto che Ciampi non sembra intenzionato a seguire le sue indicazioni sullo spostamento della data di scioglimento delle Camere, minaccia di spostare la data delle elezioni. Una specie di colpo di Stato. «Se dipendesse da Berlusconi, non si voterebbe mai» è il commento durissimo del segretario di Ds, Piero Fassino. «Berlusconi minaccia in maniera indegna il capo dello Stato le istituzioni e la democrazia di questo paese. Dimostra ancora una volta la sua estraneità allo spirito e alla lettera della Costituzione italiana», reagisce Rosy Bindi, deputata della Margherita.
«Io ritengo veramente assurdo non dare al Parlamento due settimane di lavoro in più. Se si ritenesse di non darle potremmo arrivare anche a dire di spostare la data delle elezioni dal 9 aprile a maggio, alla loro scadenza naturale». È quanto ha affermato il presidente del Consiglio durante la registrazione de Il senso della vita che andrà in onda martedì sera. Berlusconi ha ricordato come domenica sia andato dal presidente della Repubblica «per fornire il parere del governo sul prolungamento e sciogliere le Camere l’11 febbraio. Non concederlo sarebbe irragionevole e insensato perché non c’è una sola ragione al mondo per non farlo».
«A parte la poca serietà di prendere in giro in questo modo il capo dello Stato, si prendono in giro anche gli italiani, anche se capisco che, se dipendesse da Berlusconi, non si voterebbe mai»: è durissimo il commento del segretario dei Ds, Piero Fassino. «Ma la democrazia – ricorda Fassino – ha delle regole certe e sicure: il 9 aprile è una data indicata da lungo periodo come data delle elezioni e non c’ è alcuna ragione per spostarla».
La data del 9 aprile era stata concordata con il capo dello Stato,
anche in considerazione che un’eventuale voto a maggio si sarebbe sovrapposto
a quello per il Presidente delle Repubblica. Per Ciampi, infatti, questi
sono gli ultimi mesi del suo mandato. Inoltre era stato lo stesso Berlusconi,
nella sua conferenza stampa di fine d’anno, ad annunciare per il 29 gennaio
lo scioglimento delle Camere. Data che adesso non gli va più bene
dopo che non è riuscito a cancellare la legge sulla par condicio
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