Se Carlo Azeglio Ciampi arriva al punto di esigere che Berlusconi
si presenti «senza indugio» alle Camere, se lo richiama pressantemente
alla prassi costituzionale, significa che la sfida del premier, sfiduciato
dalla sua maggioranza e dalla maggioranza degli italiani ma intenzionato
a non dimettersi, crea il massimo allarme nelle massime istituzioni della
Repubblica. Perché quello che ieri il capo dello Stato ha dovuto
arginare è qualcosa che in sessant’anni di democrazia non si era
mai visto.
È la determinazione proterva di un presidente del Consiglio
a non muoversi da palazzo Chigi, costi quel che costi.
È il disprezzo conclamato per la prassi costituzionale e
per le regole. È il richiamostrumentale e infondato a precedenti
non dimissioni, risalenti a oscuri governicchi della prima Repubblica.
È l’uso privato della cosa pubblica, la concezione padronale
dell’esecutivo che lo autorizza a qualunque sgarbo, a qualunque forzatura
pur di non prendere atto della realtà.
Ma ci deve essere anche qualcosa di poco sano, una concezione distorta
ed egolatrica del potere che gli impedisce di vedere che il suo governo
è finito, che la Casa delle Libertà si è disintegrata,
che Silvio Berlusconi è al capolinea.
Questo glielo hanno detto gli elettori il 4 aprile scorso come meglio
non si poteva;
e glielo hanno ripetuto ieri condannandolo a una nuova, umiliante
sconfitta.
La situazione è tale che perfino in zone da sempre dominate
dalla destra, come la provincia di Viterbo, il centrosinistra vince amani
basse.Mentre in Basilicata l’Unione raggiunge percentuali bulgare. È
l’ecatombe di cui ha parlato Storace e che ha indotto tutti gli alleati
a cercare di salvare i loro partiti dal rischio estinzione. L’Udc che ritira
i suoi ministri, la Lega che vuole andare a elezioni anticipate, An sul
punto di implodere contro il suo stesso leader incapace di reagire alla
disfatta: ecco l’armata in fuga che il premier cerca di radunare in vista
di un dibattito parlamentare inutile e per certi versi anche assurdo. Perché
può darsi che, sotto gli occhi di tutti, i capi del centrodestra
decidano di recitare l’ultima farsa e facciano finta di mettere insieme
i cocci dell’alleanza. Ed è possibile che ricorrendo a qualche raggiro
Berlusconi ce la faccia a resistere qualche mese ancora nel bunker. Ma
poi? Quando sarà il momento di decidere, di scegliere, di governare,
di mettere a posto i conti pubblici, di adottare le misure di contenimento
della spesa che l’Europa pretende, di rispondere alle richieste delle imprese,
come si metteranno d’accordo Bossi e Follini, come colmeranno la distanza
siderale che li separa sulla devoluzione o sugli aiuti al Mezzogiorno?
Preso atto di una divisione nel proprio campo profonda e probabilmente
insanabile, qualsiasi uomo di governo appena responsabile avrebbe imboccato
la via maestra dell’interesse del paese.
Espressione, tuttavia, che nessuno ha potuto ascoltare dalla bocca
del premier. Che in questi giorni, invece, ha preferito parlare di complotti
e congiure, minacciando e ricattando, sostenendo che qualcuno vuole prendere
il suo posto.
Berlusconi appare ancora immerso nel sogno di quattro anni fa, quando
credette di essere uno statista e di poter fare dell’Italia quello che
voleva. Purtroppo lo ha fatto. Ma adesso che qualcuno lo svegli, per cortesia.
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