E senza un ciuffo di verde non si respira
La «punta di diamante» dell’ultimo sacco della città è di fronte all’ospedale «Rizza».

8 luglio 2008.
Vi si stanno costruendo palazzi. E si tratta di una delle più panoramiche zone della città.
Una zona dalla quale si può, ancora oggi, osservare la storia e intuire il futuro di questa città:
teatro greco, anfiteatro romano, Porto Grande, Pantanelli, primi contrafforti degl’Iblei.
Tra qualche mese tutto questo non si potrà vedere più transitando sulla strada provinciale Siracusa-Belvedere.
Lo impedirà una barriera di palazzi. Fino a poco tempo fa questa zona era sottoposta a vincolo paesaggistico.
Con ovvio divieto di edificazione. Ora non più. Cos’è cambiato per far cadere vincoli e divieti?
La denuncia parte da un cittadino per bene, il presidente del Centro internazionale di studi «Don Luigi Sturzo»,
Bruno Maltese (foto a lato), il quale ancora si stupisce che accadano cose del genere.
Ma il problema investe tutta la città. E non finisce lì.
Gli ultimi «buchi» esistenti nella colata di cemento stesa in questi ultimi anni (e decenni) sono ormai cantieri.
O sono già palazzi. Lì dove sarebbe stato vitale piantare un ciuffo di verde o realizzare un parcheggio ora è ingorgo di palazzi.

«Non si respira più in questa città di cemento» sottolinea Maltese.
E ancora. Riviera Dionisio il Grande si chiama così per vecchia convenzione. («Per ingiuria», sottolinea ironicamente Maltese). Ma tutto è tranne che una «riviera». Il mare sta oltre le case. E non mancano gli scarichi fognari abusivi. Vecchi e nuovi.
Un’altra colata di cemento, ricorda ancora il dottor Maltese, è quel grosso centro commerciale attaccato all’autodromo.
Ha occupato un’area infrastrutturata, strategica per l’autodromo e non solo. E impedisce ormai ogni possibile ipotesi
di sviluppo produttivo di quella zona. È ancora il presidente del centro «Don Sturzo» a rilevarlo.
E la questione dei lungomare? Questa è una città che dovrebbe essere accerchiata dai lungomare: da est a ovest;
da Targia al Porto Piccolo, dal Porto Grande ai fiumi Anapo e Ciane, da questi all’Isola, al Plemmirio, a Terrauzza, Fanusa,
Arenella, Ognina, Fontane Bianche; tutta la linea di costa dovrebbe essere un lungomare, un continuum di intima intesa
tra la città e il suo mare. E invece di lungomare non ce n’è neppure un metro.
Ma si continua a parlare di water front e simili fantasie. Che peraltro potrebbero, dovrebbero anzi, essere realtà.
«Siracusa è una città abbracciata dal mare» era scritto in una gigantografia della più antica agenzia di viaggi,
ormai scomparsa anch’essa, in Ortigia. E invece tra la città e il suo mare una barriera è stata eretta.

Non c’è bisogno di citare Nizza o Cannes come esempio di città con grandi lungomare, famosi nel mondo.
Basta un salto nei Comuni costieri del Ragusano: Cavadaliga, Pozzallo, Samperi, Marina di Ragusa e così via hanno
dei lungomare da fare invidia. Tutti con insediamenti edilizi a monte soltanto. Tutti con immense spiagge libere attrezzate,
con servizi igienici, docce, punti di raccolta per piccoli rifiuti. Un sogno per noi.