Bush è venuto da Berlusconi
non solo per l’Iraq ma anche per le basi
Nato e Usa in Italia.
E’ questo il dato che non dovrebbe
sfuggire al movimento pacifista.
Il comando navale europeo Usa di Londra è ormai fuori gioco rispetto
alle nuove guerre. Le truppe americane in Germania sono un soprammobile.
Occorre spostare tutto. Ma dove?
Le basi spagnole sono un’incognita con Zapatero, nessuna base turca
ha (come Taranto) la certificazione Nato HRF per l’alta prontezza d’uso
delle forze navali Usa. E allora che fare? Bush va da Berlusconi e, dietro
i fumogeni della cronaca e della spettacolarità, chiede di potenziare
i punti nevralgici della logistica militare Usa in Italia.
E’ questo il retroscena della visita di Bush a Roma, con il suo staff
di esperti e uomini in uniforme. Al centro c’è la nuova mappa militare
Usa a Napoli, Taranto, Milano-Solbiate Olona, La Maddalena, Livorno-Camp
Darby, Catania-Sigonella.
Bush ha chiesto nuovamente a Berlusconi carta bianca per ridislocare
a proprio piacimento comandi militari, navi, uomini e armi Usa in Italia:
ha chiesto di realizzare una più rapida rete logistica militare.
L’Italia non è più trincea della guerra di posizione contro
l’Est con tante piccole basi disseminate nella Penisola.
L’Italia diventa punto di passaggio e “autostrada militare” con superbasi
veloci per la guerra di movimento amaricana.
Nessuna informazione è ufficialmente trapelata – il Parlamento
italiano sarà l’ultimo a sapere cosa gli Usa faranno in Italia –
ma si registrano interessanti novità.
Le informazioni più recenti sono quelle pubblicate dal New York
Times che rivela un progetto rimasto fino ad ora segreto: il comando europeo
della Us Navy potrebbe trasferirsi da Londra a Napoli.
Per saperne di più su questa novità clamorosa occorre
cliccare su:
http://www.paginedidifesa.it/2004/zuccotti_040605.html
http://www.panorama.it/europa/capitali/articolo/ix1-A020001024944
http://www.agi.it/news.pl?doc=200406041119-1036-RT1-CRO-0-NF60&page=0&id=agionline.dalmondo
http://www.giornale.it/folder/news5Giu200484324.shtml
http://www.raulken.it/article2593.html
Alle ore 8.57 del 5 giugno 2004 l’esperto di questioni militari e strategiche Enrico Iacchia ha anche lui confermato a Radiotre (per informazioni: [email protected]) che in questi giorni – in cui l’attenzione focalizzata sulla guerra in Iraq e sulla visita di Bush a Roma – è passato in secondo piano il progetto del Pentagono di ridislocare le sue forze in Europa, ritirando massicciamente i militari Usa dalla Germania e intendendo trasferire il comando navale europeo Usa da Londra – “ormai fuori mano”, ha argomentato Iacchia – a Napoli, ossia più a sud.
Attualmente il comando navale Usa per l’Europa è a Londra. “Gli Stati Uniti avrebbero voluto spostarlo in Spagna, ma con Zapatero sono sorti dei problemi. E allora probabilmente andrà in Italia, forse a Napoli”, ha concluso Iacchia.
L’intero comando europeo della Us Navy è composto
da almeno 1500 uomini e – dalla seconda guerra mondiale ad oggi – ha avuto
il suo perno operativo nella palazzina vittoriana in North Audley Street
a Londra a Napoli. In quel comando sono stati pensati i piani di guerra
contro la flotta sovietica: fino agli anni Novanta il centro nevralgico
della flotta americana in Europa erano le acque profonde a nord della Gran
Gretagna, era la calotta polare artica dove si andavano a nascondere i
sottomarini nucleari. Era un confronto torbido fatto di testate nucleari
pronte per il lancio da abissi gelidi.
Ora il baricentro operativo si sposta a sud in mari
più caldi, nel Mediterraneo.
Pizza, mandolino, Vesuvio, cozze e propulsori nucleari.
L’Italia si appresta ad un potenziamento della presenza
americana in alcuni punti strategici. Nuovi accordi, accordi da perfezionare,
accordi da ratificare. Con il via libera dei due Presidenti sono ora lì
quelle carte, sui tavoli che decidono il potenziamento del dispositivo
militare Usa a Napoli e a Taranto.
Al centro ora c’è – in simbiosi con il ridislocamento
strategico da Londra a Napoli del comando di tutte le forze navali Usa
nei mari che bagnano l’Europa – il ruolo della più grande base navale
della Nato nel Mediterraneo, cioè Taranto.
Quando a febbraio abbiamo – documenti alla mano –
parlato di trasferimento del comando della VI Flotta Usa da Gaeta a Taranto,
pensavamo ad un “alleggerimento di Napoli”, come se Napoli e Gaeta “andassero
in pensione”. E invece sembra che le cose si dirigano verso esiti che non
avevamo previsto: da una prospettiva di ridislocamento a sud delle forze
esistenti in Italia si passa ad uno spostamento complessivo verso l’Italia
del baricentro militare navale americano.
Lo spostamento da Napoli-Gaeta verso Taranto in realtà
fa posto ad un corposo spostamento dal comando di Londra verso il Sud dell’Italia.
E veniamo alle ripercussioni sulla base di Taranto,
da poco diventata Nato con certificazione di alta prontezza d’uso HRF (che
nessuna base turca ha).
A Taranto Bush vorrebbe un’altra base. Gli industriali
di Taranto hanno già detto di sì alla “superbase” sulle pagine
del giornale “La Voce del Popolo”.
La nuova base Usa a Taranto dovrebbe sorgere nella
zona del porto commerciale, a cinque chilometri di distanza dalla nuovissima
base Nato di Chiapparo che fra poche settimane sarà inaugurata (si
dice alla presenza di Ciampi). Gli Usa vorrebbero gestire un’ampia banchina
di attracco acquisendone – tramite una banca americana – la dispobibilità.
La zona è quella del molo polisettoriale e lì la maggiore
profondità non comporta problemi per le portaerei. Già le
ultime tre navi americane giunte in occasioni diverse a Taranto nel 2004
hanno attraccato in quella zona del porto commerciale e non nella nuova
base Nato di Chiapparo.
La nuova base che Bush vorrebbe a Taranto è
anche più lontana dalla vista di occhi indiscreti. Non potrebbe
essere osservata dal lungomare o da palazzi vicini con il binocolo come
è invece comodamente possibile per la base Nato di Chiapparo.
La nuova base desiderata da Bush presenterebbe quindi
condizioni di maggiore segretezza e sicurezza per le navi Usa. E avrebbe
più spazio rispetto a Chiapparo.
Questo rafforza l’idea che tutte le componenti operative
(le navi della VI Flotta) presenti a Napoli e Gaeta vadano a Taranto. A
Napoli verrebbe traslocato il comando navale Nato di Londra che si unificherebbe
con l’HQ Allied Naval Forces Southern Europe già esistente nella
città del Vesuvio.
Della strategia di potenziamento delle basi Usa in
Italia ne aveva già parlato Ennio Caretto sul Corriere della Sera
del 27 novembre 2003 con un pezzo titolato “Bush riorganizza le Forze Usa
in Europa. Sarà dato più peso alle basi nella Penisola”.
Sottotitolo: “Forse un comando dei reparti speciali e una struttura di
intelligence”.
Scriveva Caretto che gli Stati Uniti intendono riposizionare
le proprie truppe ritirando parte delle forze dislocate in Germania e precisava:
“Non è prevista la richiesta di nuove basi in Italia, ma alcune
infrastrutture militari Usa esistenti nel nostro Paese saranno potenziate.
E al Pentagono si discute se creare nuovi centri di comando regionali,
tra cui uno italiano, per intelligence e corpi speciali”.
E dalla Casa Bianca confermavano: “Da oggi gli Usa
terranno intense consultazioni con amici, alleati e partner di tutto il
mondo per porre le forze necessarie nei luoghi più appropriati in
risposta alle nuove esigenze di sicurezza. Missioni ad alto livello si
recheranno nelle capitali straniere”. Tra la fine di novembre e la prima
settimana di dicembre del 2004 vi sono state apposite riunioni dei ministri
di Difesa ed Esteri alla Nato a Bruxelles. “Vogliamo sentire le loro idee
– ha detto il capo del Pentagono, Donald Rumsfeld – vedere insieme che
cosa si può fare”.
Oltre a Napoli e a Taranto, altro punto nodale è
Livorno dove un accordo tra governo italiano e governo Usa sancisce il
raddoppio del canale di Camp Darby, per dimezzare i tempi di carico delle
navi. Altro punto nevralgico è La Maddalena dove è previsto
un ampliamento della base dei sommergibili nucleari di Santo Stefano, impiegati
anche per l’intelligence. Accordo di potenziamento anche per le strutture
di Catania-Sigonella. L’obiettivo è quello di consentire la maggiore
mobilità possibile alle truppe e ai mezzi, organizzando in qualsiasi
momento ponti aerei verso il Medio Oriente. Il questo quadro il nuovo comando
Nato di Solbiate Olona, a pochi chilometri da Milano e dall’aeroporto di
Malpensa, sarà un punto nevralgico per le future mobilitazioni di
rapido intervento delle truppe di terra Usa.
Ennio Caretto pecisava sul Corriere della Sera: “L’amministrazione
Bush mantiene il massimo riserbo sui dettagli del piano di riposizionamento”.
E questo ci spiega come mai a Roma a nessun giornalista è stata
rivelata la parte più delicata e riservata della missione dello
staff di Bush.
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