28.06.2004

Berlusconi non di vuole credere
“Non ho notizie nè da Milano, nè da nessuna altra parte ma  che dormirò sonni tranquilli”
L’Udc: «Ringraziamo Bossi e Tremonti»
di Marcella Ciarnelli
 «Non ho notizie nè da Milano, nè da nessuna altra parte ma sinceramente credo che dormirò sonni tranquilli» ha detto ieri sera il presidente
del Consiglio in trasferta ad Istanbul per partecipare al vertice della Nato, quasi a voler esorcizzare il risultato negativo nel ballottaggio
alla provincia di Milano ormai nell’aria che, qualunque cosa lui vada dicendo, a questo punto è il simbolo di un cambiamento di rotta del Paese.
C’è da scommettere che all’ombra della Moschea blu Berlusconi non avrà riposato granché. Davanti ai numeri inesorabili, nella notte quelli veri,
che lo hanno riportato alla realtà. Arrivano dalla Provincia di Milano, la sua, quella in cui il premier vota e dove ora dovrà spiegare alla defenestrata Ombretta Colli (e non solo) perché la Lega una volta è amica e un’altra non lo è. Arrivano da molte altre realtà. Il sogno va svanendo.

Il risultato dei ballottaggi non potrà non avere una conseguenza sugli equilibri interni alla maggioranza di governo. La tensione esplosa nelle settimane all’indomani della prima tornata elettorale è destinata ad acuirsi. Manovra, rimpasto, ministeri da spacchettare per accontentare questo
o quello, la fila per un posto da sottosegretario. Un incubo che Berlusconi ha cercato di allontanare esibendo un incauto ottimismo.
Dopo aver ribadito che non ha alcuna intenzione di «passare attraverso una crisi» per risolvere i problemi all’interno della maggioranza il presidente del Consiglio ha tracciato l’itinerario che lo aspetta al suo ritorno in Italia che potrebbe anche prevedere un’appendice a Bruxelles per designare,
con gli altri capi di stato e di governo della Ue, il successore di Romano Prodi alla guida della Commissione che per lui è Josè Manuel Barroso
«un candidato ideale».
«La prossima settimana dovremmo chiudere tutto, sia il lancio della politica per lo sviluppo dell’economia, che comprende la riduzione delle tasse,
sia un eventuale rafforzamento della squadra di governo» ha detto Berlusconi. Nessun legame, quindi, per il premier tra i risultati che fioccano
e la tenuta dell’esecutivo. «Non vedo perché il governo non debba rimanere. Abbiamo un mandato di cinque anni e intendiamo rispettare
il programma. Tutto il resto è strumentale» afferma con leggerezza e dimenticandosi in modo strumentale che a tre anni dal suo arrivo a Palazzo Chigi sono proprio i punti qualificanti del programma, a cominciare dalla riduzione delle aliquote fiscali, a non essere stati rispettati. Se ci sarà bisogno di modificare l’assetto del governo, qualcosa pure la si farà. «Se dobbiamo rafforzare la squadra -insiste il premier- la rafforzeremo.
Potremo arrivarci anche con delle new entry ma solo se migliorano la squadra. Averne per fini diversi non credo sia accettabile nè da noi,
nè dai cittadini».

Il messaggio agli alleati scalpitanti è chiaro. Ma gli alleati a cui è destinato il messaggio non aspettano molto per fargli sapere come la pensano. «Voler premiare a tutti i costi l’asse Bossi-Tremonti ha dato questi risultati». È il commento del capogruppo dell’Udc alla Camera Luca Volontè.
«Dai cittadini italiani è venuto un giudizio chiarissimo su questa prima parte della legislatura e dei governi di coalizione della gran parte delle città
è delle province italiane». «È un segnale palese di difficoltà – prosegue Volontè – a cui bisogna reagire con un cambio di rotta e cambiando marcia
alla Cassa delle Libertà». Secondo il dirigente dell’unico partito di centrodestra uscito bene da questa tornata elettorale, ora «c’è bisogno
di responsabilità, di metodo e di merito dentro la coalizione e da condividere con l’intero paese». «Non è il tempo di strapuntini – sottolinea Luca Volontè – e nemmeno di divani ma ben altro è il compito che gli elettori ci hanno assegnato: riflettere e ripartire per il bene del paese». Il nodo, dunque, è il rapporto con la Lega. Il partito di Bossi rimasto senza leader ha di certo condizionato l’esito del voto. Quando ha corso da solo e quando, in seconda battuta, ha scelto l’apparentamento, anche se Roberto Calderoli tenta di salvare il salvabile dicendo che il voto sul governo
«è stato quello delle europee».
Ma è anche vero che dopo la sconfitta personale di Berlusconi alle europee, quella di un candidato come Ombretta Colli, strettamente legata
al premier, nei ballottaggi appena conclusi è il segnale che le cose non funzionano più. Anche nei colonnelli di Forza Italia le sicurezze stanno cedendo il passo al panico. Per spargere ottimismo non basta Fabrizio Cicchitto che dice «chi parla di spallate, di elezioni politiche anticipate dice parole
in libertà» e sostiene di vedere «un governo e una maggioranza che tengono in modo indiscutibile». Non basta Claudio Scajola che invita a dare
«alle elezioni amministrative il significato che hanno». Invito che ovviamente vale solo quando a perderle sono loro. Il vice presidente dei deputati
di Forza Italia, Isabella Bertolini insiste sul fatto che «il risultato di Milano impone ora una riflessione profonda nella Casa delle Libertà e ancora
di più in Forza Italia». Punta il dito sulla Lega che «prima va da sola, poi all’ultimo momento corre ai ripari, ma è troppo tardi, e gli elettori
ci puniscono». Una coalizione penalizzata dal fatto di non essersi presentata unita al primo turno è anche la lettura che del voto dà Paolo Romani, coordinatore “azzurro” della Lombardia. «Il risultato della Lombardia rappresenta il de profundis del governo Berlusconi e della maggioranza»
è stato il drastico commento di Alessandra Mussolini.