Enzo Baldoni:
L’imbarazzo della Croce Rossa
27.08.2004 Leonardo Sacchetti

 Con una mappa sotto gli occhi, seguendo le e-mail scritte da Enzo Baldoni sul suo blog o quelle inviate ad alcuni amici (come a Teresa Sarti, presidente di Emergency) e ripassando la ricostruzione fatta da Diario è possibile ricostruire i giorni iracheni del pubblicitario e reporter italiano ucciso dall’«Esercito islamico in Iraq». Baldoni arriva a Baghdad il 6 agosto con un volo dalla Giordania allestito per alcune ong. Nella capitale irachena va ad alloggiare all’Hotel Palestine. Nei primi giorni conosce un giordano-palestinese che si trova in Iraq da alcuni mesi. Probabilmente, secondo alcune mail scambiate tra Baldoni e l’inviato Rai a Baghdad, Pino Scaccia, il trasferimento del pubblicitario milanese fuori dal Palestine è legato all’offerta di Ghareeb: una casa privata vicino alla propria. Il giordano-palestinese e Baldoni legano immediatamente e insieme compiono tre viaggi: uno a Falluja e due a Najaf.

FALLUJA
È il 9 agosto quando Baldoni parte per Falluja a bordo della Nissan di Ghareeb. «Ghareeb – scrive due giorni dopo, l’11, lo stesso Baldoni sul suo blog www.bloghdad.splinder.it – deve portare qualcosa a Falluja. Non indago, non voglio sapere niente, ma sono certo che si tratta di aiuti umanitari. Partiamo la mattina di buonora. Ghareeb è nervoso, non l’ho mai visto così teso». Probabilmente, tale tensione è dovuta alla destinazione:
Falluja è una città molto pericolosa per chiunque, soprattutto per gli occidentali visto che lo stesso esercito Usa è convinto che proprio in qualche nascondiglio di Falluja si nasconda Al Zarqawi, considerato il luogotenente di Osama bin Laden in Iraq. In una pausa del viaggio, i due si fermano
a bere un bicchier d’acqua in casa di amici di Ghareeb: qui, Baldoni conosce Mohammed. È un iracheno che, a causa di un bombardamento Usa, perde entrambe le gambe e vede morire moglie e figlio. «Una qualche associazione benefica – scrive Baldoni alla presidente di Emergency – gli ha dato due piedi spaiati, un 37 e un 38, e gli manca una rotula. Si può fare qualcosa per questo ragazzo di Baghdad che mi sono preso a cuore?». Emergency, in Iraq, ha un centro specializzato in questo tipo di interventi: a Sulaymania, a Nord, nel Kurdistan iracheno. È là che Baldoni,
dopo il secondo viaggio a Najaf, avrebbe voluto portare Mohammed.

NAJAF: IL PRIMO VIAGGIO
È il viaggio compiuto da Baldoni, sempre insieme a Ghareeb, con la Mezza Luna Rossa. In origine, al convoglio umanitario per Najaf doveva partecipare anche la Croce Rossa italiana ma da Roma arriva un alt. Giuseppe De Santis, capo della missione della Cri a Baghdad e conoscente
di Baldoni, entra in contatto con il pubblicitario milanese e gli spiega l’impossibilità dell’organizzazione umanitaria di gestire, ufficialmente, un viaggio nella città santa sciita, assediata dai tank americani. È il 15 agosto quando Baldoni, insieme al resto dei mezzi umanitari, arriva a Najaf. Il 16 Baldoni è nuovamente a Baghdad: si è lussato una spalla e medita di interrompere il viaggio.

NAJAF: IL SECONDO VIAGGIO
È il 19 quando un secondo convoglio umanitario parte alla volta della città santa sciita. Anche stavolta, la Cri non riceve il via libera da Roma
ma decide di partecipare senza insegne. «Il convoglio – precisa Fabrizio Centofanti, portavoce della Cri – è partito non contro il parere di Roma,
ma senza neppure avvertirci». Al viaggio si aggrega anche la Rai. Sulla strada per Najaf, all’altezza di Mahmudiya, una mina esplode: un camion
del convoglio risulta danneggiato e l’autista ferito, ma la missione prosegue. A Kufa (15 km da Najaf), iniziano le versioni contrastanti tra quando riassunto da Diario e quanto finora dichiarato dalla Cri. Il convoglio si ferma a Kufa: è la versione della Cri. Siamo arrivati a Najaf: è la versione
di Baldoni, confermata da Scaccia. Il convoglio non autorizzato riprende la strada per Baghdad. Nuova fermata a Kufa mentre la troupe della Rai riparte immediatamente per la capitale. Sono le 16 di giovedì 19 agosto: partito Scaccia, non ci sono più testimoni oculari, non ci sono più persone disposte a raccontare cosa sia successo a Baldoni e a Ghareeb, rimasti con tutto il resto della missione Cri-Mezza Luna a Kufa.
Quel che sembra ormai certo è la morte, sempre a Mahmudiya, di Ghareeb, mentre della sorte di Baldoni, diretto a Baghdad per poi accompagnare Mohammed a Sulaymaniya, non si hanno più notizie. La stessa Croce Rossa, arrivata a Baghdad, annuncia di aver perso per strada i due
ma non chiarisce dove né come. De Santis della Cri viene rimosso dall’incarico e si arrocca dietro il silenzio.
In quel silenzio, forse, c’è più di una risposta alle ultime ore di libertà di Baldoni.
Perché la Cri ha tardato nel confermare tale ricostruzione? Dove, come e quando il convoglio della Cri ha perso di vista Baldoni e Ghareeb?