
Ma le definizioni, la consapevolezza di un comune sentire programmatico, non bastano. «Si può andare avanti con la spontaneità e l’assemblearismo?», si chiede Asor Rosa. La risposta è «no». E la proposta, già anticipata nei giorni scorsi dai giornali, è la creazione di una «Camera di consultazione permanente, un organismo plurimo e bifronte, aperto da una parte alla società politica organizzata e dall’altra alla società civile, nella quale siedano allo stesso tavolo segretari di partito e rappresentanti delle associazioni». Dunque, «non un nuovo partito, né una Fed di sinistra». Ma al contempo, questo sì, un luogo reale di aggregazione per un’area politica ben definita. Anche numericamente: «Esiste un vasto settore dell’opinione pubblica di sinistra, variamente composto. Un’area formata da forze che stanno in parte nella società politica, in parte nella società civile. Un po’ di vecchio e un po’ di nuovo. Un’area che, dal punto di vista elettorale, si può stimare intorno al 13%».
Contenuti e contenitori: una
lista unitaria della sinistra radicale
Ma se queste sono le premesse (e le cifre, dedotte dalla somma delle
percentuali prese dai partiti alla sinistra dei Ds alle ultime elezioni
europe), qual è lo sbocco futuro? Asor Rosa non lo dice, limitandosi
ad evocare «un esito che non è disdicevole sognare».
Non lo dice nemmeno il direttore del Manifesto Gabriele Polo. Ad
affermarlo con molta chiarezza è invece il segretario dei Comunisti
italiani Oliviero Diliberto, che, fra gli applausi, torna a proporre una
reale unità politica ed elettorale. Partire dalla «Camera
di consultazione», certo, ma per approdare a una confederazione della
sinistra radicale. E ad una lista unitaria, se non per le regionali almeno
per le politiche. «La proposta di Asor Rosa è l’avvio di un
percorso. Dobbiamo fare tutti un passo indietro. Io sono disposto a farlo,
il mio partito è disposto a farlo, per fare poi tutti insieme un
passo avanti. Bisogna ricostruire la Sinistra, porre fine a litigi e frantumazione.
I contenuti non si traducono in politica senza i contenitori».
A chi, a partire da Fausto Bertinotti, appare più che tiepido su questa proposta, Diliberto replica: «Spero che Bertinotti non sia freddo di fronte all’esigenza di centinaia di migliaia di persone. Dopo il congresso di Rifondazione a marzo mi auguro che Bertinotti si segga ad un tavolo con noi per discutere dell’unità a sinistra. Rimettendoci insieme daremo più forza alle nostre battaglie». L’obiettivo politico, al di là della palese competizione per l’egemonia a sinistra, è pesare di più nella Grande alleanza democratica: «Non voglio che la linea di politica economica del centrosinistra sia dettata da Montezemolo – afferma il segretario del Pdci – Quando andremo a parlare dell’abrogazione della legge 30, della riforma Moratti, della Bossi – Fini, quando discuteremo della destinazione delle poche risorse disponibili, lì cominceranno le difficoltà. Difficoltà che derivano dai rapporti di forza nella coalizione».
Le sconcezze del centrosinistra
La «Camera di consultazione» come strumento per una
sfida nel centrosinistra. Lo dice, con toni molto duri, anche Giorgio
Cremaschi della Fiom: «Bisogna mandare via Berlusconi ma anche
fare in modo che non torni la politica precedente. Quando scopriamo che
le sconcezze di questo governo discendono da quello compiute dai governi
precendenti, ci rendiamo conto che serve un cambiamento profondo, non solo
una vittoria elettorale».
È sui mezzi, non sui fini, che le differenze appaiono più evidenti. Per Cremaschi, ad esempio, la «Camera di consultazione» non serve. «Un nuovo organismo è inutile. Questa assemblea è la Camera, insieme a tutte le assemblee che faremo da oggi in avanti, allargandoci ai movimenti che oggi non ci sono, Disobbedienti compresi».
Cantieri aperti
I rappresentanti dei partiti appoggiano la proposta di Asor Rosa,
ma bocciano Diliberto. Il più tranchant è il verde Alfonso
Pecoraro Scanio: «Non serve rispondere ai listoni con i listini.
Perché dobbiamo infognarci in una discussione sui contenitori? Dobbiamo
dare un segnale opposto». No, grazie anche da Rifondazione: «Siamo
qui per costruire una sinistra larga, non per mettere insieme cocci spezzati
del passato», polemizza Fausto Bertinotti.
E Franco Giordano osserva: «La proposta
di Asor Rosa mi pare più praticabile, perché fa maturare
i tempi di una discussione sui contenuti. C’è bisogno di una nuova
soggettività politica, ma questa si fa allargando il dibattito,
non cercando nuovi modelli organizzativi». Il percorso non comincia
e non si esaurisce con la «Camera di consultazione»: «Domani
(domenica, ndr), su iniziativa di alcune riviste, daremo il via
a un’elaborazione programmatica, che cercherà di definire alcune
proposte concrete per la coalizione. Un’iniziativa parallela, non in contrapposizione,
l’apertura di un nuovo cantiere».
Le due sinistre
Due cantieri in due giorni. Un po’ troppo? I soggetti in campo sono
più o meno gli stessi. Disposti a dire di sì a tutti e due
i progetti. Le diverse anime della sinistra diessina, che saranno in prima
fila all’iniziativa programmata domenica mattina dalLe riviste Aprile,
Carta, Alternative, il network Eco Radio e Quaderni laburisti, sono pronte
ad entrare nella «Camera di consultazione» lanciata da Asor
Rosa: «Mi pare che sia una sperimentazione utile. E penso che la
Sinistra dei Ds ci debba stare», afferma Pietro Folena, che dice
no a una «raccolta di ceti politici». E aggiunge: «Il
ragionamento del 13 per cento non mi convince. I movimenti sono potenzialmente
maggioritari». Certo, però, che «se va avanti il progetto
riformista si apre un vuoto. La leadership Ds ha sbagliato a non essere
presente».
La «Camera di consultazione», comunque, dovrebbe essere aperta al di là dei confini politici della sinistra radicale, accogliendo contributi anche dalla Margherita e dalla Quercia. Per Fabio Mussi, deve assomigliare ad un «luogo strutturato dove si discute di programmi per l’intera coalizione». Ma se l’approdo dei Ds sarà il partito riformista, aggiunge «mi sento di prevedere che io e altri in quel partito non ci saremo». Per Cesare Salvi, «è necessario aprire un dialogo: non si può dare per scontata l’idea delle due sinistre»
Un esito concreto
E i movimenti? Il timore è la dispersione di un’iniziativa
così riuscita. Nella platea affollatissima si vedono tanti personaggi
della stagione dei girotondi, da Pancho Pardi a Paolo Flores D’Arcais.
«Il rischio di oggi – osserva Paul Ginsborg
– è che si finisca senza un esito operativo. C’è grande sete
di dibattito e di superamento di una visione troppo partitistica».
Anche per il professore anglo – fiorentino, «uno sbocco elettorale
è da escludere». Sul tavolo devono essere messi grandi temi:
«Facciamo un esempio. Nei rapporti nord / sud del mondo si fa come
nel quinquennio fra il 1996 e il 2001 o in modo diverso? Che percentuale
del Pil vogliamo destinare alla cooperazione allo sviluppo, lo 0,17 o lo
0,33 per cento?»
Poco dopo, prendendo la parola dal palco, Ginsborg si mette a canticchiare
il ritornello di una canzone tradizionale inglese. Parla del «grande
vecchio stupidissimo Duca di York»: «Il Duca di York – spiega
– aveva 10 mila uomini e donne». Però non sapeva consa farsene:
«Noi siamo qui 3 mila uomini e donne. Non finiremo come il Duca di
York che portò questi uomini e donne in alto sulla collina e poi
li fece scendere… Fine della strategia del grande vecchio stupidissimo
Duca di York».
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