Associazione Nazionale Magistrati Roma, 17 giugno 2008
ANM SU SOSPENSIONE DEI PROCESSI
Si tratta di un intervento di cui non si comprendono le finalità e che aggrava la già difficile situazione del processo penale.


Un emendamento presentato al disegno di legge di conversione del decreto-legge in materia di sicurezza propone di introdurre la immediata sospensione di tutti i processi di primo grado in corso per fatti commessi prima del 30 giugno 2002, ad eccezione dei processi di criminalità organizzata e per delitti puniti con pena superiore a dieci anni.
Si tratta di un intervento di cui non si comprendono le finalità e che aggrava la già difficile situazione del processo penale.
Abbiamo il dovere di sottolineare le gravissime disfunzioni che deriverebbero dal generalizzato rinvio di un anno di migliaia
di processi, anche per fatti di rilevante gravità.
Le cancellerie, già particolarmente gravate da numerosi incombenti, si troveranno costrette ad inviare alle parti del processo
la comunicazione della sospensione, con sostanziale paralisi di ogni altra attività.
I ruoli dei tribunali saranno integralmente stravolti, senza possibilità alcuna di recuperare tempo e risorse per gli altri processi. In pratica cancellerie e giudici saranno impegnati nel prossimo anno a smistare i processi sospesi e a fare rinvii.
Al termine della sospensione i processi dovranno essere ripresi e portati a sentenza, con una serie di ulteriori ritardi connessi agli avvisi alle parti, al possibile mutamento del giudice, alle difficoltà pratiche conseguenti alla ripresa dell’attività dibattimentale.
Le persone offese dal reato saranno di fatto private della possibilità di far valere le proprie pretese nel processo penale.
Particolarmente ingiustificata appare la sospensione anche per i processi per i quali è conclusa l’istruzione dibattimentale
ed è in corso la discussione.
Infine la individuazione del termine del 30 giugno 2002, del tutto sganciato da qualsiasi riferimento, crea una ingiustificata disparità di trattamento tra i diversi imputati.
L’Associazione nazionale magistrati ha sempre evidenziato l’assoluta necessità di interventi diretti a restituire credibilità
e funzionalità all’intero sistema giudiziario, da attuarsi con misure di carattere organico, in un percorso di dialogo e confronto con tutti gli operatori del diritto, nel comune intento di realizzare una giustizia in grado di dare risposte alle attese dei cittadini.

Il Presidente Luca Palamara
Il Segretario Giuseppe Cascini

Più di 100 mila i processi sospesi
Saranno «almeno 100mila» i processi che dovranno essere sospesi per un anno una volta che diventerà legge l’emendamento al dl sicurezza approvato oggi in Senato. È l’Associazione nazionale magistrati a fornire le cifre delle ricadute della norma che sospende i provvedimenti per alcune tipologie di reato commesse prima del 30 giugno 2002. Un impatto, avverte il segretario, Giuseppe Cascini, che rischia di creare «un caos senza precedenti» negli uffici giudiziari, mettendo «in ginocchio» il sistema giustizia.

I vertici dell’Anm ci tengono a precisare che le loro non sono «interferenze» nei lavori del Parlamento, ma «osservazioni per assicurare il funzionamento del processo, che è il nostro unico obiettivo».

Ma proprio ai legislatori chiedono di fare «attenzione»: «La politica si fermi – è l’appello di Cascini, affiancato durante la conferenza stampa dall’intera giunta del sindacato delle toghe – non imbocchi la strada del conflitto e dell’invettiva. La giustizia ha bisogno di confronto sui diritti che riguardano i cittadini».

«Riteniamo indispensabile far sentire la nostra voce – afferma il presidente dell’Anm Luca Palamara -. Il nostro unico obiettivo è che la giustizia funzioni. L’Anm non pone veti, ma ritiene di dover sottolineare gli impatti che le riforme hanno sul sistema». Impatti che sarebbe stato «dovere» del ministro della Giustizia riferire in Parlamento, fa eco il vicepresidente Gioacchino Natoli.

Lo stop arriverà per quasi tutti per reati di «maggiore allarme sociale», dai sequestri agli stupri, alle rapine, al traffico di rifiuti, all’immigrazione clandestina, per citarne solo alcuni. Per tutti sarà «obbligatoria» la sospensione di un anno una volta che sarà entrata in vigore la norma sospendi-processi, approvata in prima battuta al Senato nell’ambito del dl sicurezza. L’elenco lo diffonde l’Anm per dare l’idea dell’impatto che la decisione avrà. 

Elenca il “sindacato delle toghe”: si dovranno fermare i processi per sequestri di persona, rapine, furti, associazioni a delinquere, stupri e
violenze sessuali, aborti clandestini, usura, sfruttamento della prostituzione, omicidio colposo per medici e pirati della strada, traffico di rifiuti, aborto clandestino, bancarotta fraudolenta, frodi fiscali, violenze private, maltrattamenti in famiglia, corruzione (anche in atti giudiziari), abuso d’ufficio, peculato, rivelazione di segreto d’ufficio, intercettazioni illecite, reati informatici, detenzione di materiale pedo-pornografico, molestie, truffe comunitarie, adulterazione di sostanze alimentari, somministrazione di sostanze pericolose, incendi, detenzione abusiva di armi.

Il 90% dei reati, ricorda l’Anm, è punito con pene inferiori a 10 anni e rientra quindi nei casi di sospensione. Compresi quelli di microcriminalità e di «maggiore allarme sociale». «Cosa dovremmo dire – chiede il segretario Giuseppe Cascini – ai genitori o alle vittime di uno stupro? Tornate tra un anno, non c’è urgenza… Mi chiedo: qual è invece la fretta di introdurre una disposizione che mette in ginocchio la giustizia, non se ne può parlare pacatamente, anzichè intervenire in modo affrettato e spericolato?». 

Gli uffici, soprattutto le cancellerie, saranno «costretti per un anno a smistare processi e a comunicare l’avvenuta sospensione»: «Nei fatti è ai limiti dell’impossibile» celebrare altri processi rispetto a quelli già fissati e che dovranno essere sospesi, avverte il vicepresidente Gioacchino Natoli. «Sarebbe necessaria, almeno, una task force straordinaria di 10-15 mila addetti in più negli uffici giudiziari per raggiungere l’obiettivo che ci si prefigge».

 
Associazione Nazionale Magistrati  Roma, 17 giugno 2008

SULLE DICHIARAZIONI DEL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO
Innanzitutto esprimiamo piena solidarietà e sostegno ai magistrati oggetto di invettive tanto veementi quanto ingiustificate.

In una lettera indirizzata al Presidente del Senato, il Presidente del Consiglio dei Ministri, on. Silvio Berlusconi,
rivolge accuse gravissime nei confronti del presidente del collegio giudicante e del pubblico ministero del processo
che lo vede imputato a Milano di corruzione in atti giudiziari. 
Innanzitutto esprimiamo piena solidarietà e sostegno ai magistrati oggetto di invettive tanto veementi quanto ingiustificate. 
In uno Stato democratico ogni imputato può difendersi con tutti gli strumenti del diritto e con la critica pubblica;
ma chi governa il paese non può denigrare e delegittimare i giudici e l’istituzione giudiziaria quando è in discussione
la sua posizione personale. 

Purtroppo è già accaduto in passato. Ma non è possibile assuefarsi. 

Questi comportamenti rischiano infatti di minare alla radice la credibilità delle istituzioni e di compromettere
il delicato equilibrio tra funzioni e poteri dello Stato democratico di diritto. 
Chiediamo alla politica ed al governo di non imboccare questa strada, di rispettare l’indipendente esercizio della giurisdizione nello spirito di un confronto sui temi della giustizia franco ed aperto e perciò capace di individuare proposte e soluzioni efficaci per il funzionamento della giustizia italiana. 

Il Presidente Luca Palamara
  Il Segretario Giuseppe Cascini